Ultima Generazione e il G7: l’assemblea popolare torna in piazza

redazione

Ultima Generazione (d’ora in avanti UG, NdR) è un gruppo di resistenza civile noto mediaticamente soprattutto per le azioni di blocco stradale e imbrattamento. Ne deriva spesso una percezione strumentalizzata e semplificata: la filosofia e i pilastri su cui UG si fonda sono ben radicati nei princìpi della nonviolenza.

Ultima GenerazioneScrive Leonardo Lovati nel suo Ultima:

«Gene Sharp, studioso fondamentale della strategia della disobbedienza civile, sostiene che la nonviolenza sia una delle più alte forme di democrazia. Porta alla luce le problematiche e le contraddizioni della società, crea spazio per tutti, permette rivoluzioni che possono essere a loro volta rovesciate se provocano malcontento nella popolazione».

Come si crea «spazio per tutti»? Una risposta UG l’ha trovata nell’assemblea popolare. Condividiamo il resoconto di com’è andata a Venaria Reale, in occasione del recente G7.

«Mi preoccupano i temi sociali, la diminuzione della qualità di vita delle persone […] Bisognerebbe eliminare le disparità economiche. Se ci sono dei miglioramenti sono pochi e non si notano, quindi è evidente che il discorso viene affrontato poco».

A parlare è Gina, cittadina di Venaria Reale: la mattina del 29 aprile 2024 è seduta assieme ad altre persone in piazza Vittorio Veneto. Alle sue spalle, l’accesso di via Mensa è bloccato da blindati della Polizia e alte transenne metalliche. Qui inizia la zona rossa a tutela della Reggia in cui, dal 28 al 30 aprile, si tiene il G7 energia e ambiente; proprio in questo luogo il Gruppo locale di Torino di UG ha deciso di protestare contro le decisioni prese in un luogo reso inaccessibile in vista dell’arrivo dei ministri dell’Ambiente e dell’Economia dei sette Paesi più industrializzati. Il mezzo scelto per esprimere il dissenso nei confronti di politiche giudicate palliativi fuori tempo massimo è antichissimo: l’assemblea popolare.

L’ecclesia, l’assemblea popolare nell’antica Grecia, vedeva la partecipazione di tutti i cittadini in possesso dei propri diritti, il fine era la discussione dei progetti di legge e la loro votazione.

Ultima Generazione porta in strada una protesta che è anche un richiamo alla democrazia diretta, un momento di rottura che rende evidente il netto contrasto tra queste persone sedute in cerchio in un luogo pubblico e quelle chiuse nell’esclusiva Reggia a poche centinaia di metri di distanza. Il conflitto si porta così alla luce di questa tiepida mattinata di aprile.

Nelle settimane precedenti è avvenuta la preparazione di quanto sta accadendo: formazione e riunioni operative, il coinvolgimento delle altre realtà, il timore dell’incognita dell’affluenza e quello della comunicazione con le forze dell’ordine. La Questura ha negato una prima piazza richiesta, il mattino stesso si decide di svolgere l’azione in una piazza non concordata ma simbolicamente più significativa.

Nella fase preparativa vengono assegnati i ruoli: c’è un Referente d’Assemblea, un Legal Observer che filma le interazioni con le forze dell’ordine e un Police Contact che funge da anello di congiunzione comunicativa tra assemblea e polizia.

La giornata di oggi è stata preceduta da un blocco della tangenziale da parte del corteo di protesta unito: NO TAV, movimenti pro-Palestina e ambientalisti. Una settimana fa, inoltre, UG stessa ha messo in atto un’azione con cui sono state imbrattate con vernice lavabile le pareti del vicino cinema con scritte di contestazione contro il G7, dando il via alle proteste in vista del vertice.

L’’attenzione mediatica è alta e sono presenti diverse testate giornalistiche e televisioni; altro ruolo coperto è dunque quello del Media Contact, disponibile a farsi intervistare a nome del gruppo. Centrale è il ruolo del Facilitatore, suo il compito di favorire l’inclusività all’interno dei cerchi di discussione: si legittima come tale a inizio assemblea spiegando gli accordi –   rispetto, onestà, inclusività, appunto, e umiltà – e i gesti che verranno utilizzati per evitare di interrompere gli interlocutori e che permettono a tutte e tutti di poter intervenire.

Tutto è pronto dunque: la tensione è sicuramente presente nel momento in cui è evidente che l’affluenza sarà minore di quella immaginata, ma i partecipanti sono comunque un numero sufficiente affinché il Gruppo Locale stabilisca che sì, l’assemblea può partire. La Digos non oppone resistenza alla scelta condivisa di utilizzare piazza Vittorio Veneto e non la concordata piazza Pettiti.

Si inizia dunque con la domanda «rompighiaccio»: «Quali sono i problemi che ti preoccupano e che la politica non affronta, o affronta inadeguatamente?». È Gina, come abbiamo visto, a prendere coraggio e rispondere per prima; inizia poi uno scambio spontaneo tra i presenti.

«La tematica della guerra irrompe quasi immediatamente – dice Rita Vittori del Centro Studi Sereno Regis di Torino – Sono più di vent’anni che i diritti acquisiti su sanità pubblica e istruzione si mettono in discussione se non ridotti soprattutto a sfavore delle persone che hanno poche possibilità economiche. Mi preoccupa l’aumento di finanziamenti per la guerra che diminuiscono il budget per le spese sanitarie. Risultato: chi ha bisogno di assistenza o paga, o trova lunghi tempi d’attesa. Il Parlamento bypassa qualsiasi decisione in merito. Il dissenso è sempre più schiacciato».

Paolo Barisone dell’Osservatorio contro la militarizzazione nelle scuole aggiunge: «Torino sta passando dal ruolo di capitale dell’auto a capitale delle armi, con Leonardo che si appresta a portare in città il nuovo polo tecnologico militare della NATO. E le universià, come il Politecnico, proseguono le loro collaborazioni in questo ambito. Si sta assodando una formazione scolastica, prima che universitaria, vicina alla guerra; a Brescia una circolare dell’assessore all’istruzione promuove gite all’aeroporto militare di Ghedi per permettere l’avvicinamento alla carriera militare degli studenti: è inaccettabile e ipocrita».

La discussione si fa fluida, il microfono passa ordinatamente di mano in mano. Tra i punti ricorrenti c’è la necessità di interconnessione tra i movimenti di resistenza civile: la volontà di cambiamento c’è, vien detto, ma è nascosta, quando non repressa.

Francesco di UG sottolinea la necessità di agire in fretta: «Il ghiaccio non ci aspetta, non aspetta le decisioni dei governi e nemmeno che i movimenti riescano a trovare una prospettiva unitaria: è sì necessario provarci per ottenerla, ma l’urgenza mi fa pensare quanto sia necessaria l’azione diretta. Non abbiamo più molto tempo per agire». Interviene Rita: «Il dualismo ci blocca nelle decisioni. Bisogna a mio avviso sia stabilire delle relazioni con le altre e gli altri e al contempo inventare tecniche di lotta e protesta diverse come fate voi di UG»..

E la cittadinanza come percepisce quanto sta avvenendo? I segnali di supporto, timidi o espliciti, non mancano: il bar ha messo a disposizione le sedie, dagli insegnanti della scuola elementare in piazza giungono voci di approvazione («Vorremmo essere con voi!») e una bottiglia di spumante in dono. Alcuni si fermano incuriositi e rimangono ad ascoltare: Salvatore, anch’egli cittadino venariese, si dice sconfortato e disilluso dopo anni di lotte sindacali e tentativi di rendere più accettabile la qualità della vita nelle zone meno agiate della città. Chiede concretezza:

«Come fanno queste persone, con le loro difficoltà, a beneficiare della transizione ecologica di cui si parla?» Claudio di UG gli risponde riferendosi a una precedente esperienza politica: «Eravamo in un’amministrazione locale e abbiamo cercato di discutere i bilanci rendendoci conto che una parte di questi è blindata: come cittadino vorrei sapere quali sono le parti bloccate, slegate dalla finanziaria, che a livello nazionale riguardano accordii NATO e EU nonché politiche di sostegno alla macchina burocratica che finiscono per perpetrare tutti i privilegi noti della classe politica. Bisogna agire per direzionarle altrimenti».

Dopo due ore di confronto, torna la questione che l’assemblea stessa fisicamente rappresenta, quella sui luoghi di confronto e decisionali che la politica odierna sembra aver rimosso. Dice Rita Vittori: «Fondamentale è che i cittadini tornino in politica, a frequentare i consigli comunali aperti, che si riapproprino degli spazi esistenti. Se ciascuno di noi riuscisse a scoprire il potere che ha dentro, riabilitare e riabitare i luoghi per far politica sarebbe più facile». Ciò che è avvenuto oggi sembra darle ragione, l’inizio è promettente. UG ha intenzione di utilizzare capillarmente e con frequenza sempre maggiore lo strumento dell’assemblea popolare, a partire dalle due giornate di maggio, l’11 e il 25, in cui è intenzionata a portare a Roma in piazza Vittorio Emanuele II il maggior numero di persone.

L’obiettivo cessa di apparire retorico quando trova applicazione concreta: riappropriarsi del futuro, dare un nuovo senso alla partecipazione democratica. Il Gruppo Locale di Torino ha inoltre intenzione di creare degli appuntamenti fissi assembleari in città, che possano essere itineranti e trasversalmente inclusivi.

È necessario essere in tante e in tanti, non bisogna lasciarsi ingannare da una visione sociale che vede nel riconoscimento immediato e nel successo monetizzabile il metro per giudicare un processo che sarà invece lungo e irto di ostacoli: questa mattina è stato appagante sentirsene parte. E percepire chiaramente che la Reggia, i «potenti» rinchiusi al suo interno, i blindati e le transenne sono solo lo sfondo sfocato di ciò che sta nitidamente in primo piano: noi tutte e tutti che abbiamo la possibilità oggi di mettere in atto il cambiamento necessario.

a cura del Gruppo di Ultima Generazione di Torino


 

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