L’intelligenza artificiale al servizio della guerra

Rita Vittori

Si sta parlando molto in alcune testate giornalistiche di un libro di Antony Loewenstein, giornalista investigativo australiano-tedesco: Laboratorio Palestina. Come Israele esporta la tecnologia dell’occupazione in tutto il mondo, Fazi Editore.

La sintesi che l’autore ne fa in un’intervista su «il Manifesto» non sorprende, ma inquieta comunque pensando alle possibili future applicazioni in altri contesti politici. In parole semplici i Territori Occupati palestinesi sono il laboratorio di sperimentazione di Israele per testare armi e strumenti di controllo, che vengono poi rivenduti al resto del mondo.

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I governi israeliani hanno sostenuto un’industria che vende le tecnologie del dominio, dell’oppressione e del controllo al regime dell’apartheid sudafricano, alle dittature sudamericane come in Cile, alle forze degli hutu contro i tutsi in Ruanda. Di questo Loewenstein dà ampia prova con documenti inediti.

La tecnologia al servizio della distruzione di massa

Sia nel libro citato che in molte interviste Loewenstein sostiene e dimostra come Israele esporti armi e  tecnologie di sorveglianza in molte parti del mondo, svelando la falsità delle dichiarazioni di Israele di essere uno Stato isolato circondato da vicini ostili.

Il Cile è solo uno degli esempi di vendita di armi israeliane alle dittature: anche altre della stessa epoca, come Guatemala, Paraguay, Argentina e Honduras, hanno beneficiato della tecnologia militare israeliana. Infatti, il genocidio guatemalteco fu portato a termine con l’aiuto di armi israeliane.

Dopo l’11 settembre Israele ha avuto un ovvio ampliamento del suo mercato: il crollo delle Torri Gemelle ha rappresentato un’occasione per la lotta contro il terrorismo, fornendo a Israele un numero maggiore di clienti, tra cui primeggiano per importanza gli Stati Uniti.

La tecnologia al servizio del controllo di massa

La tecnologia di sorveglianza è un altro tipo di export che Israele ha sperimentato sui Palestinesi e che rappresenta miliardi di dollari di guadagni. Un Report di Amnesty International ha rivelato come nella città di Hebron H2, la tecnologia di riconoscimento facciale venga ampiamente utilizzata ai posti di blocco militari. Non dimentichiamolo, i Palestinesi hanno fortissime limitazioni di movimento; hanno accesso solo a determinate strade e devono superare molti posti di blocco militari dove è in uso un nuovo sistema di riconoscimento facciale noto come «Red wolf». Nel Report si legge:

«Vi sono forti prove che il sistema“Red wolf” sia collegato ad altri due sistemi di sorveglianza dell’esercito israeliano, “Wolf pack” e “Blue wolf”. “Wolf pack” è un grande archivio contenente ogni informazione disponibile sui palestinesi dei Territori occupati: dove vivono, chi sono i loro familiari, se sono ricercati per essere interrogati dalle autorità israeliane.“Blue wolf” è un’applicazione cui le forze israeliane possono accedere attraverso smartphone e tablet, che può immediatamente mostrare le informazioni conservate nell’archivio “Wolf pack”.

Quando un palestinese passa attraverso un posto di blocco dove il sistema “Red wolf” è attivo, il suo volto è scansionato a sua insaputa e senza il suo consenso e comparato coi dati biometrici contenuti negli archivi dove sono conservate solo le informazioni sui palestinesi. In questo modo, il sistema “Red wolf” determina se una persona possa oltrepassare il posto di blocco e acquisisce automaticamente ogni nuovo volto scansionato.

Se il sistema informa che nei confronti di una persona esiste un divieto d’ingresso, questa non verrà fatta passare.

Il sistema “Red wolf” può anche vietare il passaggio sulla base di altre informazioni riguardante i profili individuali dei palestinesi, ad esempio se una persona è ricercata per essere interrogata o arrestata».

Non dimentichiamo che la tecnologia israeliana viene impiegata nel respingimento dei migranti alla frontiera fra Stati Uniti e Messico, ma anche nella militarizzazione dei confini europei, come ad esempio in Frontex che monitora il Mediterraneo per prevenire la migrazione verso l’Europa, e fornendo all’agenzia i droni Heron. In Ungheria e Bulgaria, inoltre, l’idea di costruire muri per tenere fuori i rifugiati è stata modellata sul tipo di recinzione eretta al confine tra Israele ed Egitto, allo scopo di tenere fuori i rifugiati etiopi (https://www.infopal.it/laboratorio-palestina-come-israele-diffonde-la-tecnologia-delloccupazione-in-tutto-il-mondo). Non solo, ma Roberto Iannuzzi, parlando del libro, su «Il Fatto Quotidiano» scrive:

«Società israeliane come Cellebrite e NSO hanno venduto software per lo spionaggio dei telefoni cellulari in tutto il mondo, e anche a numerosi dipartimenti di polizia negli Usa. NSO, società strettamente legata allo Stato israeliano, ha avuto numerosi rapporti di collaborazione con dittature arabe come Bahrein, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. Le tecnologie di NSO sono state sviluppate da veterani dell’Unità 8200, agenzia di intelligence del governo israeliano. La società fu accusata di complicità nell’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi, avendo il suo software Pegasus permesso alla monarchia saudita di seguire i movimenti del giornalista prima della sua uccisione».

Il ruolo dell’intelligenza artificiale

Secondo altre due recenti ricerche è emerso che l’esercito israeliano abbia sperimentato un nuovo programma denominato «Lavander», grazie al quale vengono contrassegnati tutti i possibili sospetti militanti di Hamas, anche quelli meno importanti, per decidere quando e dove bombardare. Il software come fa a decidere?  Così si legge:

«Il software Lavender analizza le informazioni raccolte sulla maggior parte dei 2,3 milioni di residenti della Striscia di Gaza attraverso un sistema di sorveglianza di massa, quindi valuta e classifica la probabilità che ogni particolare persona sia attiva nell’ala militare di Hamas o PIJ. […]. Lavender impara a identificare le caratteristiche di noti agenti di Hamas e PIJ, le cui informazioni sono state fornite alla macchina come dati di addestramento, e quindi a individuare queste stesse caratteristiche – chiamate anche “caratteristiche” – tra la popolazione generale, hanno spiegato le fonti. Un individuo che presenta diverse caratteristiche incriminanti raggiungerà un punteggio elevato e quindi diventerà automaticamente un potenziale bersaglio per l’assassinio».

Secondo queste ricerche l’esercito israeliano, durante le prime settimane di guerra, si sarebbe affidato a Lavender per l’individuazione dei bersagli da colpire, senza verificare quali criteri Lavender avesse adottato per stilare la lista. L’esercito ha poi scelto di attaccare queste persone mentre rientravano nelle loro case private e non nell’ambito di attacchi militari, provocando molti morti civili.

Un altro sistema artificiale in atto è chiamato «The Gospel» che contrassegna invece le strutture in cui operano questi militanti. Collegando quindi i due sistemi l’esercito israeliano aveva una lista dei militanti con le strutture da loro frequentate, comprese le case di famiglia.

«Questi programmi tracciano migliaia di individui contemporaneamente, identificano quando sono a casa e inviano un avviso automatico all’ufficiale di destinazione, che poi contrassegna la casa per il bombardamento. Uno di questi software di tracciamento, rivelato qui per la prima volta, si chiama “Dov’è papà?”

“Inserisci centinaia [di obiettivi] nel sistema e aspetti di vedere chi puoi uccidere”, ha detto una fonte con conoscenza del sistema. “Si chiama caccia ampia: fai copia-incolla dalle liste che il sistema di destinazione produce».

Nei due articoli, che vi invitiamo a leggere, si possono leggere approfondimenti sul loro funzionamento e i possibili errori a cui vanno incontro.

È ancora possibile sostenere il Governo israeliano stia semplicemente reagendo agli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2024?

No.


 

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