L’approccio di Johan Galtung ad argomenti tabù

Marilyn Langlois

Un argomento cui non è permesso di essere trattato nelle venerate sale accademiche è qualunque accenno che la narrazione ufficiale dell’11 settembre 2001 possa non essere interamente vera. I professori con rispetto per sé stessi non solo eviteranno come la peste tale argomento, ma proibiranno a chiunque di trattarlo in loro presenza, come temendo di poter essere stigmatizzati quali “teorici della cospirazione/ complottisti” per associazione. Quandunque io abbia sollevato domande importune sugli eventi di tale data, il mio ex-marito, scienziato e professore in primaria università terminava la conversazione con la brusca risposta “non credo alle teorie cospiratorie”. Cosa piuttosto bizzarra da sentir dire da uno scienziato, non vi pare?   Ma se le menti inquisitive persistono, che dovrebbe fare un professore di principii? Quale sarebbe l’approccio di Johan Galtung?

L’approccio di Johan Galtung

Johan Galtung, Marilyn Langlois and Graeme MacQueen (Photo courtesy of Marilyn Langlois)

Il 17 febbraio di quest’anno il mediatore visionario, scrittore, ricercatore e padre degli Studi sulla Pace, è tornato agli antenati, suscitando commiati accorati dai molti cui aveva acceso la mente e toccato la vita, compreso questo di mio fratello adottivo birmano Zarni, recentemente accomunato a Galtung come altro degno nominato per il premio Nobel per la Pace.

Il coerente obiettivo di Galtung era la pace positiva, non solo l’assenza di guerra bensì la presenza di dignità, elevazione e autodeterminazione per tutte le persone, dove conflitti inevitabili possano essere trasformati in modo creativo e nonviolento. Sempre pratico, aveva emanato questi cinque comandamenti per la trasformazione del conflitto:

  1. Cerca di vedere il conflitto dall’alto: gli attori, i loro obiettivi, ciò che perseguono, i loro scontri; te compreso. Puoi aver bisogno di aiuto esterno.
  2. Cerca di essere imparziale. Cerca di vedere te stesso ol’altro lato di te stesso chiaramente quanto vedi gli altri. Di nuovo, puoi aver bisogno di aiuto esterno.
  3. La verifica di legittimità: siate giudicanti su obiettivi e modalità di conseguimento, fini e mezzi, compresi i vostri: che cos’è legittimo – legale, compatibile con i diritti umani, con i bisogni umani basilari – che cosa non lo è?
  4. Guardate tutti quegli obiettivi e relative modi di conseguirli e mettete all’opera la vostra creatività combinata/sinergica: quali sono i cambiamenti minimi necessari per una visione convincente, con il massimo accoglimento di tutti gli obiettivi legittimi?
  5. Attuate quella E se non funziona, tornate al punto n° 1. Riprovate; ancora … e ancora… La chiave sta nella perseveranza

Addestrato in matematica, gli piaceva enumerare i suoi punti chiave: Eccone altri cinque:

  1. Per migliorare, compete con te stesso, non con altri. Non contribuire a una società di vincenti e perdenti.
  2. Focalizzati sul positivo. L’attenzione focale, positiva o negativa, è una tua scelta.
  3. Usa il dialogo per la ricercar congiunta di soluzioni sostenibili. Chiedi: com’è la famiglia, scuola, paese, regione di cui vuoi far parte? Era meglio prima? Dov’è andata per il verso sbagliato? Qual è la cosa peggiore accaduta? E la cosa peggiore che può accadere?
  4. Sii costruttivo/a, creativo/a, concreto/a.
  5. Con un’igiene del conflitto possiamo fare molta strada. I medici hanno diffuso la nozione di lavarsi mani e denti in quanto igiene; è ora di applicare un’igiene ai conflitti: insegnare alla gente di accudire la propria salute ci ha fatto progredire più che i farmaci e le tecniche avanzate.

Galtung si rendeva conto che i media hanno un ruolo importante nel mitigare o esacerbare il conflitto, ecco perché ha avviato TRANSCEND Media Service, una fonte di giornalismo di pace orientato alle soluzioni che offre informazioni ed analisi che vengono sovente marginalizzate o censurate dal mainstream, ma sono cruciali per comprendere e trattare le cause alla radice delle crisi odierne.

Il che mi riporta agli argomenti tabù e all’11 settembre. Galtung personalmente non mise effettivamente in questione la narrazione dominante sull’11 settembre, ma fu sempre aperto ad altri punti di vista. Credeva anche fermamente che un’università dovesse essere un ambiente ovvio per discutere pubblicamente argomenti controversi.

A un simposio TRANSCEND del 2011 sulle alternative al NAFTA e su come Canada, USA e Messico potessero promuovere meglio una pace positiva, ospitato dall’Università del Nord Carolina a Greensboro, alcune conversazioni accessorie durante le pause fra le sessioni formali finirono sull’argomento dell’11 settembre, forse perché era prossimo il decimo anniversario di quel giorno infausto.   Galtung vide un’opportunità di portare la discussione alla luce del giorno e ci si tuffò, organizzando in aggiunta una presentazione in tema da parte di un comitato competente, aperta non solo ai partecipanti al simposio ma all’intera comunità del campus e al vasto pubblico, dando perfino peso squilibrato all’opinione dissidente “tabù”, nominando come commissari, oltre a sé stesso, due scettici dell’11 settembre — il compianto acclamato ricercatore Graeme MacQueen e me.

Successivamente Galtung riconobbe che c’era qualcosa di dubbio nella distruzione dell’Edificio 7 del World Trade Center, ma non esaminò mai le abbondanti prove che sconfessano la storia ufficiale su chi era dietro all’11 settembre. La sua analisi considerava gli avvenimenti del giorno come una ritorsione da parte di un manipolo di attori mediorientali che hanno inscenato una pubblica esecuzione dei centri nervosi economico (World Trade Center) e militare (Pentagono) del formidabile Impero USA che aveva scatenato l’apocalisse nella loro regione di casa. E condannava chiaro e tondo l’irriflessiva reazione bellicose USA che causò molte più volte morte e distruzione, e il rifiuto di tentare di risolvere effettivamente i conflitti soggiacenti.

Graeme e io enumerammo molti problemi con la narrazione ufficiale, ben noti a quelli del movimento per la verità sull’11 settembre , che indicano una complicità di interni al governo USA, ivi compresi i mancati interventi della difesa aerea; il comportamento del Presidente; prove di esplosivi pre-installati nell’abbattimento degli edifici 1, 2 e 7 del WTC; l’incompetenza dei presunti dirottatori come piloti; confessioni sotto tortura; il trattamento dei dissenzienti e dei whistleblower; la riluttanza a formare una commissione d’inchiesta in merito, e altro ancora. Facemmo presente l’effetto “shock and awe” [shock e sgomento – ndt] degli avvenimenti sciorinati dal vivo in TV, progettati per rendere il pubblico vulnerabile a credere a qualunque spiegazione potessero offrire le autorità.

Graeme spiegò meglio il doppio grave inconveniente degli attacchi all’antrace sotto falsa bandiera, su cui scrisse un intero libro, The 2001 Anthrax Deception: The Case for a Domestic Conspiracy [L’inganno dell’antrace del 2001: caso di cospirazione nazionale]. Era un prolifico ricercatore sull’11 settembre motivato da amore per l’umanità e un uncessante ricerca della verità. Il volume online The Pentagon’s B Movie: Looking Closely at the September 11 Attacks [Il filmetto (di ripiego) del Pentagono: scrutinio meticoloso degli attacchi dell’11 settembre] comprende un ampio compendio dei suoi scritti sul tema.

Noi tutt’e tre — Galtung, Graeme e io — concordavamo che la risposta USA ai crimini dell’11 settembre — intraprendere un’interminabile “guerra al terrore” mirante a rassodare il controllo USA in un mondo unipolare — fosse atroce. Sollecitammo chi era meno invasato a prestare più attenzione ad affrontare gli ulcerosi conflitti fra e forze dell’impero e il resto dell’umanità.   Il pubblico era attento e la successive sessione di domande e risposte fu vivace.  Molti espressero apprezzamento per aver affrontato pubblicamente il tema e aver accolto tutte le voci in merito.

Quanto sopra è inteso come omaggio al mio amico e mentore, il professor Johan Galtung, che ci ha lasciati in febbraio, nonché al mio amico e mentore, il professor Graeme MacQueen, che ci ha lasciati un anno fa.

Per onorare il loro lascito, invito tutti voi coinvolti nell’accademia a dare la stura agli argomenti tabù, si tratti di sfidare le ortodossie sull’11 settembre, sul Covid, sulla Russia, o sul Medio Oriente. Non lasciatevi zittire o intimidire, e unitevi a quegli accademici coraggiosi che hanno rischiato la carriera per parlare francamente. Onorate lo scopo intrinseco delle istituzioni d’istruzione superiore, cioè espandere la nostra conoscenza, consapevolezza e modi di guardare al mondo.

Affinché l’umanità nel suo insieme riscatti il potere e la ricchezza smodati attualmente detenuti dai super-ricchi, dobbiamo usare lo studio die crimini devastanti, e fraudolenti in modo devastante dell’11 settembre per spostare le priorità globali dall’armarci e nuocere al guarire, creando nuove realtà basate sull’ eguaglianza, sull’inclusione e la solidarietà.


EDITORIAL, 29 Apr 2024

#846 | Marilyn Langlois – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.