Ordine Internazionale Basato sulle Norme e “nebbioso” blues di fondo

Howard Richards

Le quattro parole “Ordine Internazionale Basato sulle Norme” (OIBN) sono circondate da controversie. Ne passerò in rassegna alcune a mo’ di preludio per una proposta. Che raccomanda di eliminare i discorsi attualmente dominanti, che sono, come direbbe Michel Foucault, le condizioni storiche della possibilità del discorso OIBN. Raccomanderò invece un atteggiamento “svincolato” verso la reinvenzione della vita umana su questo pianeta, per far fronte alla realtà fisica che ora siamo una specie in pericolo, e con la realtà sociale di una specie ormai così politicamente polarizzata che tirar fuori homo sapiens dalle specie a rischio è quasi impossibile.

Una controversia comincia col chiedere “Quali sono le norme?”  Quinn Slobodian,nel suo libro imperdibile The Globalists: The End of Empire and the Birth of Neoliberalism, demonstrates that the rules referenced by the acronym RBIO when it was coined, are not the rules RBIO denotes in 2023.  A quel tempo la filosofia sociale prevalente riusciva a riconciliare, come fece Gunnar Myrdal, gli ideali dell’illuminismo di liberté, egalité, fraternité con l’ortodossia economica. L’OIBN prometteva un futuro migliore dopo una depressione disastrosa e una guerra disastrosa.

Allora, le norme propagate dal Fond Monetario Internazionale permettevano controlli dei capitali. Nel 2023, per il FMI, l’OIC, USAID e altri principali think tank e finanziatori, i controlli del capitale sono verboten.  Il nuovo nome del gioco è riduzione a zero del rischio politico per gli investitori. Difendere il libero ingresso dei capitali e la libera uscita dei profitti sembra essere divenuto parte del senso essenziale dell’essere basati su norme.

Negare il diritto di nazioni sovrane d’imporre controlli ai capitali è un piccolo esempio di un grosso andazzo. Fra la coniazione del concetto OIBN l’odierno blues a Fondo Nebbioso – quartiere di Washington DC sede del Dipartimento di Stato USA – il conflitto secolare di diritto internazionale fra i diritti sovrani delle nazioni e i diritti di proprietà pare essersi risolto a favore dei secondi.

Per parecchi decenni di avanzamento neoliberista e regresso socialdemocratico il neoliberismo radicale si è intrufolato negli accordi commerciali internazionali, in grado di sovvertire le leggi e le politiche delle nazioni. Nella sua forma forte ed emblematica, è radicato nella giurisprudenza di Carl Schmitt, che a sua volta l’aveva derivata dal diritto romano. Nella sua opinione il mondo ha governi duplici. Una mappa del nostro pianeta mostra che ogni nazione governa qualche parte della Terra. I governi nazionali corrispondono all’Imperium romano, all’autorità dell’Imperatore e per estensione all’autorità di qualunque stato-nazione. m c’è un’altra autorità, il Dominium, l’autorità della proprietà. la giurisprudenza dell’economia globale del 2023 riconosce entrambi, Imperium e Dominium. Obbedire alle norme vuol dire obbedire a tutt’e due.

Quando la democrazia minaccia la proprietà, secondo il neoliberismo radicale, uno stato d’emergenza diventa un percorso legittimo per restaurare il rispetto per il Dominium nelle sue forme contemporanee. Giorgio Agamben ha scritto – famoso – che la vera sovranità è [di] chi abbia il potere di sospendere le norme e dichiarare uno stato d’emergenza. Che non è uno scherzo quando si traduce in sparizioni organizzate dalla polizia segreta e sepolture di massa nel deserto, come nel caso del Cile, o nel congelare le riserve di contante di nazioni affamate, detenuto nelle banche di New York e Londra, come nel caso dell’Afghanistan. Ci sono molti altri casi.

Separare Imperium e Dominium, trattando il secondo come più fondamentale, i liberisti intransigenti (in modo rilevante alcuni ordo-liberisti tedeschi) richiedono la politicizzazione dell’ economia e nessuna garanzia di welfare. Milton Friedman è un esempio di neoliberista d’opinioni relativamente moderate.

Una seconda controversia che circonda l’OIBN odierno si chiede se esta tuttora l’ordine mondiale liberista creato dopo la Seconda guerra mondiale. In questo contesto, tale questione sull’OIBN equivale sovente alla domanda se gli USA siano ancora l’egemone globale. Se il potere  è declato o svanito, altrettanto vale per l’OIBN. Se l’OIBN esiste ancora, altrettanto vale per il potere USA.  Alcuni dicono che l’OIBN di ieri s’è già dissolto; con speranza o con terrore, o anche con entrambi, cercano d’immaginar il nuovo ordine internazionale di domani.  Altri ancora dicono che l’OIBN liberista dev’essere difeso a ogni costo per salvare la civiltà, sottintendendo che esista ancora.

Alain de Benoist, autore di Carl Schmitt oggi: terrorismo, “guerra giusta” e lo Stato d’Emergenza, è fra coloro che sono d’una terza opinione controversa. Per lui, l’OIBN non è mai esistito. La prova –ed è arduo dubitare dei fatti che de Benoist schiera a sostegno del caso — è che il mondo, e specialmente gli USA, esercitano una Realpolitik; non l’OIBN. che è o è stato una finzione, non una descrizione.

Una proposta

Inizio la mia proposta con un pizzico di autobiografia, il mio momento damaschino [d’inserzione d’ elementi estranei/banali in un’esperienza che ne viene così valorizzata – ndt].

Facevo praticantato di legge in California quando avvenne, specializzandomi nel rappresentare debitori per fallimento. Stavo aiutando un cliente a riorganizzare la sua azienda insolvente ai sensi del Codice Fallimentare USA, capitolo 11. A un certo punto il cliente fece questa dichiarazione spontanea: “Howard, so di essere sottosopra, ma posso promettere che se mi tira fuori da questo casino, non sarò mai più sottosopra”. Per sottosopra intendeva che i suoi effetti da pagare superavano quelli da incassare. E con la sua promessa intendeva che avrebbe badato in futuro a che in futuro gli effetti da incassare fossero sempre più di quelli da pagare.

Ed è allora che mi venne una domanda: che cosa vorrebbe dire per chiunque riuscire negli affari o anche nella vita, avendo sempre più da incassare che da pagare? E la sua risposta: non potrebbe mai succedere: in fondo un effetto da incassare per qualcuno è lo stesso da pagare per qualcun altro – la stessa cosa da due prospettive diverse. Sommati in un’economia, titoli esigibili e pagabili si uguagliano, come i debiti uguagliano i crediti. Se qualcuno risulta sopra media, con più esigibili che pagabili, comporta che qualcun altro sia sotto media, con più pagabili che esigibili, come appunto il mio cliente in sofferenza – ossia, fra varie prospettive, venendo mollato dall’economia, dormendo sul marciapiedi, frugando nei cassonetti per roba da mangiare.

Col passare del tempo, ho integrato la mia esperienza personale in uno studio legale in California in una cosmologia, la seguente:

  1. Pensiamo alla vita come fenomeno noto esistere solo su un pianeta.
  2. Pensiamo alla vita umana come subsistema della natura, prodotto di milioni d’anni d’ evoluzione.
  3. Pensiamo alla cultura come nicchia ecologica della specie umana, che permette sia la continuità sia l’innovazione. Ogni cultura ha una o più strutture base; chiamate così perché organizzano le scorte necessarie per soddisfare i bisogni di base.
  4. Pensiamo al nucleo della cultura come norme guida del comportamento, talvolta dette anche regole, morale o etica.
  5. Pensiamo alla legge come quel subinsieme di norme fatte rispettare dall’autorità pubblica (nelle poche culture che riconoscono una distinzione fra pubblico e privato).
  6. pensiamo alla crescita economica come minaccia alla sostenibilità ecologica e sociale.

Sono giunto a credere che quando si comincia con la premessa che i mercati sono abitati dallo scambista di Marcel Mauss, che deve vendere qualcosa per avere il denaro per poter comprare qualcosa, si costituisce un gioco le cui regole garantiscono che ci saranno perdenti come il mio cliente di allora. Se ne ottiene necessariamente un’economia instabile, come dimostrato da Hyman Minsky. E si rende intelleggibile la storia dei mercati che generano disuguaglianza e debito inestinguibile, come hanno fatto a lungo prima del capitalismo – come esposto da David Graeber.

Il mio momento damaschino d’innesti estranei e fecondi ha qualche famigliarità con l’osservazione di Keynes che quando si nega all’economia ortodossa la legge di Say (in breve, che ogni venditore trovi un compratore), diventano insostenibili anche altri principi basi dell’ortodossia, fra cui: “..i vantaggi sociali della parsimonia privata e nazionale, l’atteggiamento tradizionale verso il tasso d’ interesse, la teoria classica della disoccupazione, la teoria quantitativa del denaro, l’indefinito vantaggio del laissez-faire rispetto al commercio estero e molto altro su cui dobbiamo porci delle domande”.

La Teoria Generale di Keynes dimostra l’esistenza di due fatti sconcertanti: la cronica debolezza della domanda effettiva; la cronica debolezza dell’induzione all’investimento. La prima implica la seconda tutte le volte che aspettative di vendita determinano la decisione d’investire. E che siano conseguenze della struttura culturale base scambista della modernità è la mia glassa sulla sua torta.   L’identificazione di Keynes della debolezza cronica dello stimolo all’investimento sia il problema economico ci porta a spiegazioni sul declino della socialdemocrazia e l’ascesa del neoliberismo.

Ci hanno giocato gli sforzi consapevoli, intenzionali della Mont Pelerin Society, la realtà fisica, il progresso tecnologico. Io sostengo che la struttura culturale base ci abbia avuto un ruolo maggiore. Entro i confini della mentalità stabilita da quello che Margaret Archer definisce “uomo della modernità”, i neoliberisti han più ragione che torto. Le politiche “keynesiane” alzano effettivamente le tasse; motivano davvero l’industria a trasferirsi altrove. E così via. E che la social-democrazia non funzioni è la riga conclusiva entro i confini di tale mentalità.

Quindi nel 2023 il pensare e l’organizzare svincolato –e rose analoghe con altri nomi—sono diventate il punto di partenza di percorsi verso la solidarietà e la sopravvivenza.

I neoliberisti hanno patrocinato la decostruzione di quel che soleva essere l’ordine internazionale basato sulle norme; con una premessa principale vera: la socialdemocrazia immaginata dalla  Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 si basava su un falso ottimismo “keynesiano” sul funzionamento a lungo termine degli stati assistenziali.

I neoliberisti hanno patrocinato il cambiamento dell’ordine internazionale basato sulle norme da quello che era a quel che è diventato. Adesso comprende uno sforzo concertato di ridurre il rischio politico per gli investitori. Nell’ambito della loro mentalità hanno ragione, perché nel loro insieme le prove dimostrano che: (1) la crescita economica è una funzione della fiducia degli investitori; (2) ridurre la povertà e aumentare il welfare è una funzione della crescita economica.

Per quante grande sia la sofferenza umana, le politiche neoliberiste pretendono di rafforzare la fiducia degli investitori. Vero, ma è anche possibile diminuire deliberatamente l’eccessivo affidamento sugli investitori; praticare un’economia del dono, lavorare con gli investitori con un track record d’impegno ai diritti umani e alle economie circolari, sostenere cooperative e proprietà [aziendale] dei lavoratori, reprimere l’evasione fiscale, e così via. Le alternative sono innumerevoli.

Guardando poi il lato pratico della filosofia, raccomando di sostenere punti di crescita dove siano già state create alternative praticabili.  Ci sono modi per passare dalla parte del più forte già diretta da qualche parte; per valutare tali casi ci si chieda se mandano messaggi che la gente capisca – non c’è scopo nel parlare a sé stessi; se la gente non capisce un messaggio non le sarà possibile agirci intorno. Una seconda fase nel trovare o creare un punto di crescita sta nel selezionare fra le varie cose che la gente capisce i temi capaci di muoversi autonomamente; dove c’è energia per il cambiamento? Quali iniziative stanno attraendo risorse?

Non serve che io spinga costantemente la mia idea favorita se non ne traggo indicazioni d’aver trovato un punto di crescita che smuove energie altrui.  La terza e più importante domanda è se quel che si può fare o sostenere sta davvero facendo differenza nel risolvere il problema. Non stiamo necessariamente contribuendo a un cambiamento strutturale solo perché otteniamo un grosso contributo finanziario, o vinciamo un premio come cittadino eccellente, od otteniamo recensioni entusiastiche da persone che dicono che venire al nostro seminario gli ha cambiato la vita. Tutto quanto precede può essere indicativo che stiamo intercettando un bisogno e svolgendo un’utile funzione sociale.

Ma le domande ultimative in merito sono: stiamo davvero intercettando bisogni? Stiamo davvero aiutando la nostra cultura a funzionare in modo sostenibile e gioioso nel proprio ambiente fisico? Stiamo approssimando una società in piena educazione dove ci si allinea trasversalmente rispetto ai vari settori per il bene comune?


Breve bibliografia introduttiva sull’Organizzazione Svincolata

Anderson, G. (2022) Concepts of Unbounded Organizing

Andersson, G (2018): Unbounded Governance: A Study of Popular Development Organization Amazon Books.

Andersson, G., & Richards, H. (2012). Bounded and unbounded organisation. Africanus, 42(1), pages 98–119.

Andersson, G., & Richards, H. (2015). Unbounded Organizing in Community.  Lake Oswego OR. Dignity Press.   This is a practical step by step guide to doing unbounded organizing in community development.

Gavin Andersson, Raff Carmen, Ivan Labra and Howard Richards (2018). Organisation Workshop. Beyond the Workplace: Large Groups, Activity and the Shared Object. Mind, Culture and Activity.  Volume 25. Pages 86-90.

Raff Carmen and Miguel Sobrado (editors), A Future for the Excluded: Job Creation and Income Generation by the Poor, Clodomir Santos de Morais and the Organization Workshop.  London: Zed Books. 2000.

Richards, H. (2019). Moral (and ethical) realism. Journal of Critical Realism, Volume 18, pages 285–302. https://doi.org/10.1080/14767430.2019.1618623

Richards, H  & Sarah L. Watson, 2019. “Moral Education for Structural Change,” International Journal of Contemporary Education, vol. 2(2), pages 52-60, October.2019

Richards, H. Modernity’s ‘other’ and the transformation of the university  International Journal of Development Education and Global Learning 7(2):6-25  Volume 7, (2015)  pages  6-25.

Richards, H, (2013). Unbounded organisation and the future of socialism. Education as Change 17. 229-242.

Richards, H. (2014) Unbounded Organization and the Unbounded University Curriculum.  In Patricia Inman and Diana Robinson (editors) .  University Engagement and Environmental Sustainability.  Manchester: Manchester University Press.

Richards, H. (2021). The Theory of Small Wins. Live Encounters Magazine. https://liveencounters.net/2021-le-mag/10-october-2021

Richards, H., & Andersson, G. with the assistance of Malose Langa, Foreword by Evelin Lindner.   (2022). Economic theory and community development. Lake Oswego OR. Dignity Press.

Sewchurran, Kosheek, Plumbing the Depths of Leadership.  Cape Town:  Artistry in Everydayness, 2022.

YouTube:

Organizzarsi per sempre; la storia della trasformazione di Westonaria

Siti Web:

www.unboundedorganization.org

www.unboundedacademy.org


EDITORIAL, 30 Jan 2023

#781 | Howard Richards – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.