Il sogno di don Milani

Il sogno di don Milani

Cinzia Picchioni

Alessandro Mazzerelli, Il sogno di don Milani, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 2022, pp. 148, € 16,00

Ringraziamenti

Solitamente i ringraziamenti sono in fondo al volume, ma preferisco metterli qui perché sono rivolti anche all’autrice dell’emozionante foto di copertina, che avete appena visto e che viene prima di tutto.

Lo scatto è di Elena Milani (sorella di don Lorenzo) che l’ha concessa «per gli usi di loro desiderio e competenza, ai “ragazzi” del Centro F.R. don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana». La ringraziamo.

Poi ci sono altre collaborazioni di cui essere grati: Comitato nazionale per Don Lorenzo Milani Profeta di Dio; Centro Formazione e Ricerca don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana di Vicchio (FI); Alessandro Mazzerelli, autore del libro, che ci ha messo a parte di una cosa anche molto «intima» come la conversazione che ha avuto con don Milani, per tenere fede a una promessa fatta al Priore che gli chiedeva «non mi tradire». Questa promessa ricorre più volte tra le pagine del libro, facile da leggere perché è scritto proprio come un racconto. Per chi – come la sottoscritta – non ha avuto il privilegio di incontrare don Milani – e addirittura parlargli – è davvero emozionante leggere le sue parole, stampate in corsivo sulla carta, oggi 2022.

Era il 1966 invece, quando l’autore – Alessandro Mazzerelli, a quel tempo tuttofare alla Federazione fiorentina del Psi – ricevette una telefonata: «[…] l’anziana telefonista grida: “Mazzerelli vieni subito che ti cerca un prete!” Prendo la cornetta e mi sento dire: “Sei tu quel matto che ha fatto tutto quel casino a Prato? […] vieni prima possibile a trovarmi a Barbiana, prendi il treno fino a Vicchio e se non ti fa fatica vieni su a piedi. Ho urgente bisogno di parlarti» (p.23). L’aggettivo «urgente» utilizzato dal Priore si è ahinoi rivelato azzeccato. Come sappiamo, don Milani sarebbe morto di lì a un anno, il 26 giugno 1967, a causa di una grave malattia.

Il «casino a Prato» si riferiva all’unico Convegno («ma fu un fatto clamoroso», p. 21) organizzato dal Mazzerelli nel 1964; l’autore, allora ventenne, aveva fondato l’Associazione Giovanile Antifascista Forza del Popolo perché – scrive – «[…] rottomi le scatole con il falso operaismo di Nuova Resistenza». La nuova Associazione tenne un unico Convegno, durante il quale il fondatore tenne una relazione [descritta quasi in dettaglio nel libro Il riscatto, Dehoniane, Roma 1980, NdR] in cui criticò «[…] il comportamento comunista interno e internazionale […]l’evidente tentativo di umiliare ed emarginare il partito socialista italiano […]. Denunciai il terrorismo politico dell’Urss sull’Europa e […] per la prima volta da sinistra, denunciai il crimine jugoslavo delle foibe. […] La reazione comunista fu violentissima, si chiese che fossi espulso dal Psi per indegnità politica, […] L’Unità del 29 aprile 1964 pubblicò un velenoso articolo […]».

Ecco, questo è, in breve, il «casino» che spinse don Milani a voler conoscere il «casinista» che l’aveva causato.

Casinista ma stenografo

Alessandro Mazzerelli, per fortuna, sapeva stenografare, e così noi ora possiamo leggere gli appunti raccolti durante il suo incontro col Priore di Barbiana. Leggiamo parole «fresche», che ci trasmettono il carattere di don Lorenzo Milani, il suo indulgere a volte in «parolacce», i suoi scatti di rabbia, la sua passione nel dire le cose…

Grazie alla stenografia Mazzerelli ha potuto trascrivere direttamente dalla bocca del Priore anche quello che potremmo definire il «centro nevralgico» dell’intero libro: il cosiddetto Decalogo di Barbiana, dieci punti di cui uno è diventato legge: l’Obbligo della dichiarazione pubblica di tutti i redditi e le proprietà da parte dei politici eletti.

«Il decalogo di Barbiana afferma soprattutto degli imperativi morali e se, attraverso la diffusione e l’esempio, cominciano a essere conosciuti e attuati creativamente dal maggior numero di persone, in ogni parte politica, possono diventare cultura comune e comportamenti», p. 6.

Campagna elettorale ascolta!

Di questi tempi, in cui ci troviamo (di nuovo!) a dover scegliere «qualcuno… qualcosa» tra i manifesti e i Programmi che i candidati producono e ci sottopongono, potrebbe essere utile analizzarli alla luce del Decalogo, spuntando via-via le voci: Divieto di ricoprire più di una carica pubblica; Divieto di rimanere per più di due volte nella stessa carica pubblica; Divieto di costituire correnti o gruppi di potere; Irreprensibilità morale nella vita pubblica e privata (!); Esercitare la politica come servizio (!).

Chi, fra i candidati, rientra nelle indicazioni qui sopra? Il candidato x ricopre più di una carica pubblica? Via, cancellato. La candidata y non è moralmente irreprensibile? Via, cancellata. Così potrebbe essere facile votare, no? Soprattutto dopo aver letto il capitolo di p. 112: Che succede ad applicare il Decalogo di Barbiana in una campagna elettorale?

 Naturalmente all’interno delle pagine ciascuna delle 10 Voci è spiegata e motivata.

Il prossimo 25 settembre tessera elettorale, carta d’identità e Decalogo di Barbiana alla mano!

Il Decalogo in Paradiso

Quasi alla fine del libro l’autore immagina di scrivere a don Lorenzo «A un indirizzo del Paradiso» (p. 118) una commovente lettera in cui ripete i 10 Princìpi del Decalogo che – scrive Mazzerelli –: «mi incoraggiano a non mollare e soprattutto a non tradire», p. 119. Eccola di nuovo la richiesta che il Priore gli rivolse: «tu non mi tradire» e che il Mazzerelli tenne nel cuore per tutta la sua vita.

Chiudo questo piccolo contributo per divulgare l’esistenza e il messaggio di don Lorenzo Milani con un’analoga «chiusura», intercorsa tra il Priore e il Mazzerelli, in quella lontana giornata trascorsa insieme… ancora attualissima. L’autore nella lettera si rivolge direttamente a don Lorenzo:

«A chiusura del Decalogo, ricordi… si affrontò anche il problema del pagamento dei politici, io volevo che le cariche pubbliche fossero pari all’ultimo stipendio percepito dall’eletto, tu obbiettasti – giustamente – che la maggioranza dei parlamentari sono professionisti disonesti, che non si s quanto in realtà guadagnano e che poi ci sono Paesi che li pagano molto e altri che li pagano pochissimo. Ho constatato che avevi perfettamente ragione, gli stipendi dei parlamentari portoghesi, ad esempio, sono ben lontani da quelli degli italiani e poi è anche vero, come dicesti, che le campagne elettorali – e non solo – gli vengono pagate da gruppi di potere, per cui il povero elettore, che pensava di votare socialista, invece votava per la “Nestlè”, quella ditta del latte adulterato da inviare ai bambini del Terzo Mondo», p. 120.

Si vota anche col portafogli, ricordate? Bè’… quanto era avanti don Lorenzo Milani?

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