La guerra per procura in Ucraina

La guerra per procura in Ucraina è una vittoria della propaganda per gli interventisti

Caitlin Johnstone

Il sito neocon The Atlantic ha pubblicato un nuovo articolo intitolato “The Rise of the Liberal Hawks” (L’ascesa dei falchi liberali) che fa infuriare tanto per la sua apologia dell’impero sicofante quanto per il fatto che in gran parte è del tutto corretto: la guerra per procura in Ucraina è una vittoria della propaganda per gli interventisti.

I progressisti vedono la guerra come un’attività intrinsecamente omicida e disumanizzante, che impedisce il progresso, limita la libertà di espressione e incanala le risorse nel “complesso militare-industriale””, afferma l’autore dell’articolo, Dominic Tierney. “La sinistra ha guidato l’opposizione alla guerra del Vietnam e alla guerra in Iraq e ha condannato i crimini di guerra americani, dal massacro di My Lai ad Abu Ghraib. Storicamente, i critici progressisti hanno accusato l’esercito di una litania di peccati, tra cui la discriminazione dei soldati LGBTQ e la dipendenza dal reclutamento nelle comunità povere”.

“Poi è arrivata l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia”, scrive Tierney. “Nessun conflitto straniero dai tempi della guerra civile spagnola ha catturato così tanto l’immaginazione della sinistra”.

“Il presidente russo Vladimir Putin è l’antitesi di tutto ciò che la sinistra rappresenta”, aggiunge Tierney. Non solo ha lanciato un attacco non provocato a una nazione democratica sovrana, ma ha anche denigrato i diritti LGBTQ, il multiculturalismo e l’immigrazione e ha affermato che “l’idea liberale” ha “superato il suo scopo”. Zelensky, al contrario, ha costruito ponti con la sinistra globale. È intervenuto al festival musicale di Glastonbury, nel Regno Unito, dove i presenti hanno cantato il suo nome sulle note di “Seven Nation Army” dei White Stripes.

In Germania, il partito dei Verdi ha guidato la carica per fornire armi a Kiev, ribaltando decenni di riluttanza tedesca a intervenire in guerre straniere. I manifestanti LGBTQ a Berlino hanno anche chiesto alla Germania di aumentare le spedizioni di armi all’Ucraina, in modo che un giorno si possa tenere una parata del Pride nella città di Mariupol occupata dai russi. I liberali ucraini, artisti, traduttori, insegnanti, registi, si sono uniti alla lotta. Come ha detto uno scrittore: “Tutti i nostri hipster in Ucraina combattono””.

Tierney ammette che “c’è una frangia di sinistra negli Stati Uniti che considera ancora l’America l’impero del male nel mondo e rimane profondamente ostile alla sua potenza militare”, ma dice che “la maggior parte della sinistra ha mostrato una notevole solidarietà con la causa ucraina”.

“I liberali che una volta protestavano per la guerra in Iraq ora esortano Washington a inviare più lanciarazzi per sconfiggere l’imperialismo russo”, afferma Tierney. “Il rappresentante Jamaal Bowman di New York, membro del caucus progressista, ha twittato: ‘Siamo inequivocabilmente al fianco della comunità ucraina globale sulla scia dell’attacco di Putin'”.

Ancora una volta, ciò che rende così fastidiosa l’oscenità militarista trionfante di Tierney non è il fatto che abbia torto, ma che abbia ragione. Si può criticare quanto si vuole il suo uso della parola “sinistra” per descrivere i sostenitori liberali del capitalismo e dell’impero che vorrebbero solo che l’impero fosse un po’ meno imbarazzante e che magari perdonasse loro i prestiti studenteschi, ma questa è la colpa delle generazioni di psicopatici che hanno sabotato la sinistra e distrutto la sua memoria, non di Tierney. Quello che dice sui liberali che un tempo protestavano contro l’invasione dell’Iraq e che ora sostengono la guerra per procura degli Stati Uniti in Ucraina è ampiamente vero, anche nell’ala “progressista” del Partito Democratico di Bernie Sanders/AOC.

È un dato di fatto che nel 2022 i liberali sono entusiasti dell’interventismo statunitense. Poiché questa guerra può essere (falsamente) commercializzata come un’invasione “non provocata” da parte dei cattivi che combattono contro i virtuosi buoni della partnership USA/NATO/Ucraina, e poiché non sono i nostri figli e le nostre figlie a essere gettati negli ingranaggi della guerra, le persone che normalmente sarebbero più scettiche nei confronti del militarismo e dell’interventismo sono effettivamente salite a bordo del treno della guerra per procura.

In questo senso, questa guerra è diventata la Guerra del Golfo del 2020: una “buona guerra” che riabilita l’immagine dell’interventismo statunitense per un pubblico stanco della guerra. Proprio come la Guerra del Golfo del 1990 fu usata per far superare agli americani quella che i guerrafondai chiamavano “sindrome del Vietnam” – una sana avversione all’interventismo dopo l’orribile disastro della guerra del Vietnam – la guerra in Ucraina viene usata per logorare la risposta immunitaria collettiva del pubblico all’interventismo accumulata dopo l’invasione dell’Iraq del 2003.

“È un giorno di orgoglio per l’America e, per Dio, abbiamo sconfitto la sindrome del Vietnam una volta per tutte”, ha dichiarato l’anziano presidente Bush dopo aver vinto la sua operazione di guerra/propaganda in Medio Oriente.

Naturalmente, tutti ricordiamo cosa è successo dopo, non è vero? Un decennio dopo arrivò l’11 settembre e un’opinione pubblica ormai riscaldata all’idea di un benefico interventismo militare acconsentì in modo schiacciante a due invasioni di terra su larga scala di due nazioni distinte, con la promessa di una rapida vittoria in cui le truppe sarebbero state accolte come liberatrici. Ne sono seguiti circa sei milioni di morti – circa duemila volte il numero dei morti dell’11 settembre – mentre trilioni di dollari sono stati dirottati dal pubblico americano all’industria bellica, in una nuova era di espansionismo militare senza precedenti.

L’opinione pubblica è stata nuovamente conquistata all’idea dell’interventismo militare, grazie a una spinta narrativa senza precedenti che ha visto la copertura della guerra straniera in Ucraina eclissare persino le guerre a cui gli Stati Uniti hanno partecipato direttamente. Hanno usato tattiche e narrazioni diverse, come sempre, ma il risultato finale nel 2020 è lo stesso degli anni Novanta.

Ora l’opinione pubblica è di nuovo entusiasta dell’interventismo estero e noi dobbiamo solo aspettare e vedere cosa succederà dopo che gli architetti dell’impero ci daranno il nostro prossimo 11 settembre.


Fonte: CaitlinJohnstones.com

Traduzione di Enzo Gargano per il Centro Studi Sereno Regis

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