Dalla propaganda di guerra al giornalismo di pace: Russia-Ucraina-Usa/Nato

Joan Pedro-Carañana

15 agosto 2022 – Questa serie di articoli ha sostenuto che la guerra in Ucraina è alimentata da una campagna di propaganda che nasconde l’aggressività precedente e attuale della NATO e degli Stati Uniti nei confronti della Russia, nonché le possibilità di raggiungere una soluzione pacifica risolvendo i conflitti sottostanti. Come esercizio di responsabilità da parte dei Paesi della NATO, la prima domanda che dovrebbe sorgere è cosa abbiamo fatto e cosa potremmo fare di meglio per evitare ulteriori disastri. Come forza di contrasto alla propaganda di guerra, il giornalismo di pace pone queste e altre domande. Indaga criticamente sul ruolo delle diverse parti in conflitto e rende visibili le possibilità di cessazione della violenza armata e di risoluzione del conflitto.

Il quadro generale per la pratica del giornalismo di pace consiste nel fornire il contesto delle interrelazioni tra tre forme chiave di violenza che sono costitutive della guerra: 1. Violenza diretta, fisica, verso gli esseri umani, le infrastrutture e l’ambiente; 2. Violenza culturale, comunicativa, contro l’altro; 3. Violenza strutturale, basata su un potere ineguale. Violenza strutturale basata su relazioni di potere ineguali.

 

 

La prima di queste dimensioni si riferisce alla parte della guerra che viene resa visibile e trasformata in uno spettacolo redditizio dai media tradizionali. Le altre due dimensioni tendono a essere invisibilizzate dalla propaganda di guerra. La propaganda della NATO, adottata dai media, si impegna sistematicamente in una comunicazione violenta quando legittima l’escalation della violenza diretta, interpreta l’altro come un nemico eterno e odioso e nasconde i conflitti strutturali e le loro possibili soluzioni. La violenza strutturale implica la mancata risoluzione dei conflitti di fondo, che favoriscono ulteriori forme di violenza diretta e simbolica. Il risultato di queste violenze è un trauma non sanato che genera sofferenza e può fungere da catalizzatore di altra violenza.

Il giornalismo di pace osserva come le tre forme di violenza si rafforzino a vicenda in un circolo vizioso di violenza e intende contribuire a trasformarlo in un circolo virtuoso di risoluzione dei conflitti: 1. Ricorre alla comunicazione nonviolenta come mezzo per contribuire a ridurre e porre fine alla violenza diretta il prima possibile; 2. Sfida le narrazioni propagandistiche e altre forme di comunicazione violenta; 3. Espone le cause strutturali della violenza diretta e culturale. In questo modo, può contribuire alla guarigione psicologica.

Mentre i media tradizionali tendono a concentrarsi pesantemente sulla violenza diretta, il giornalismo di pace rivela l’importanza di contrastare anche le forme comunicative e strutturali di violenza se si vuole garantire una pace duratura. Comprende che la comunicazione violenta porta solo a un’escalation in una spirale azione-reazione che, come se avesse vita propria, è difficile da fermare una volta iniziata e contribuisce alla violenza diretta. Al contrario, fornisce strumenti per sviluppare processi di comunicazione più armoniosi, basati sulla produzione e sulla condivisione collettiva di idee. Il giornalismo di pace sottolinea inoltre che, come mezzo e come fine, la vera rassicurazione della pace consiste nel progredire nella progettazione e nell’attuazione di strutture geopolitiche e sistemiche meno violente che favoriscano un ordine mondiale basato sulla giustizia e sulla sicurezza reciproca e non sull’aggressione.

Oltre a presentare le forme contestuali della violenza, il giornalismo di pace:

  • dà priorità alle vittime e alle proposte di pace;
  • fornisce informazioni e analisi concrete, dando voce alle persone colpite e rendendo visibili le minacce che potrebbero portare a ulteriori sofferenze;
  • raccoglie le azioni e le proposte di pace dei diversi attori, prestando particolare attenzione a quelle provenienti dalla società civile, e chiede ai leader cosa intendono fare per risolvere il conflitto;
  • identifica le sovrapposizioni e i possibili punti di convergenza;
  • non crede nelle panacee, ma non concepisce nemmeno i conflitti come giochi a somma zero;
  • capisce che la risoluzione dipende dal fatto che le parti mettano da parte qualcosa per guadagnare qualcos’altro e, a lungo termine, per ottenere di più.

Basandosi sull’impegno professionale di agire come un cane da guardia del potere, il giornalismo di pace identifica i diversi attori del conflitto e mette in luce le cause e le responsabilità di ciascuno. Svela le menzogne di tutte le parti – comprese le nostre – e mette in luce gli ostacoli alla pace. Non cade in false equivalenze perché è attento alle relazioni di potere e alle responsabilità concrete di ciascun attore.

Gli operatori del giornalismo di pace sono consapevoli che la promessa di una completa obiettività è una chimera, anche se evitare la partigianeria è possibile, ed è per questo che applicano tre criteri chiave:

  1. Etica (ciò che è giusto): La risoluzione del conflitto;
  2. Tattica (come raggiungerla): Con mezzi pacifici;
  3. Estetica (sensazioni e percezioni): Rendere visibile la morte della guerra e la vita della pace.

Dopo cinque mesi di guerra in Ucraina, l’interesse dei media tradizionali è diminuito notevolmente. La ragione principale è che le notizie sulla guerra hanno smesso di essere percepite come redditizie. L’imperativo commerciale prevale sul valore sociale dell’informazione come diritto dei cittadini e requisito per il corretto funzionamento delle società democratiche. In contrasto con questo approccio, il giornalismo di pace copre i conflitti prima della violenza diretta e anche dopo. È attento alle conseguenze della guerra che si protraggono nel tempo e si concentra non solo sulla pacificazione, ma anche sul mantenimento e la costruzione della pace.

I media mainstream sono inseriti nelle strutture di potere e in una cultura guerrafondaia che li rende subordinati alla propaganda della NATO. Sono i media indipendenti, con tutti i loro limiti di budget e di audience, a rendere visibili le relazioni geopolitiche storiche e attuali e le responsabilità di tutte le parti, a smascherare le diverse campagne di propaganda, a discutere le opzioni e gli impedimenti per raggiungere una soluzione di pace, a dare voce a tutte le vittime e a svolgere quella che dovrebbe essere la funzione sociale del giornalismo. Alcuni media indipendenti che praticano il giornalismo di pace sono Democracy Now!, Responsible Statecraft, Transcend, Open Democracy, Truthout, CounterPunch, Common Dreams (in inglese) o CTXT e Rebelión (in spagnolo).

Il giornalismo di pace si basa sulla premessa che la guerra è lo scenario peggiore che gli esseri umani possano affrontare. La lunga strada verso la pace è sempre difficile da percorrere, ma coloro che la percorrono riescono a trovare la bellezza nell’orrore, e la verità è che non esiste un’alternativa migliore. La pace può essere – e merita di essere – almeno tentata.


TMS PEACE JOURNALISM, 22 Aug 2022 | Joan Pedro-Carañana | Propaganda in Focus – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Enzo Gargano per il Centro Studi Sereno Regis

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