Askatasuna

Askatasuna e la deliberata creazione del nemico: Achtung Banditen!

Daniela Bezzi

“L’Askatasuna è un’associazione sovversiva con l’intento di sovvertire lo stato con azioni violente… No, correggiamo. Non tutta l’Askatasuna è un problema, sono solo 69 appartenenti all’associazione Askatasuna, a comporre l’associazione sovversiva. No, correggiamo di nuovo. L’Askatasuna è un’associazione a delinquere, che usa la politica per commettere dei reati. No: correggiamo ancora una volta. L’associazione a delinquere riguarda 11 persone, che fanno riferimento all’Askatasuna…”

Con queste parole, che riepilogano come meglio non si potrebbe il pressapochismo e l’arbitrarietà dei capi d’accusa che motiverebbero l’ennesima campagna persecutoria nei confronti del ben noto Centro Sociale di Torino, Dana Lauriola (dai primi di maggio in libertà dai domiciliari) ha aperto l’altra mattina, 15 luglio, l’affollata conferenza stampa in risposta alla notizia dell’udienza preliminare, il 29 luglio prossimo, per 28 attivisti di Askatasuna, a seguito di quella indagine che è stata definita (quanto mai significativamente) Operazione Sovrano… o del Sovrano… vai a capire. Migliaia e migliaia di pagine che selezionano da un numero impressionante di intercettazioni nell’arco di oltre dieci anni (!) quanto basta (secondo gli inquirenti) per sostenere il teorema accusatorio.

 

Riprese video di Andrea Pia

“Ha molti mandanti questa Operazione Sovrano. Si sono costituiti parte offesa anche il Ministero dell’Interno. E persino TELT, la società responsabile di quello scempio ambientale che si chiama TAV in Val di Susa, tanto per dire degli interessi che stanno dietro questa storia” ha aggiunto la Lauriola. “Ci sono molti Primi Attori, primo fra tutti il dirigente della Digos Carlo Ambra che meriterebbe un premio per aver scovato associazioni a delinquere ovunque sia stato prima del trasferimento a Torino, dove come prima cosa ha sgomberato l’Asilo Occupato… E sarebbe tutto da ridere, se non fossero in gioco decine di anni di galera per tutti noi”, ha poi concluso.

Come se non bastasse la Guerra in Ucraina. E come se non bastasse l’ennesima crisi di governo a conferma di una sempre più profonda crisi di rappresentanza politica… Come se non fosse sufficiente il crescendo di tensione sociale, sul punto di esplodere su tutti i fronti. Una tensione che la città di Torino sta registrando in modo particolarmente acuto da oltre un anno: manifestazioni NoGreenPass, Comala, Piazza Arbarello, 1° maggio… per non dire degli sfratti, dei picchetti, dei blocchi stradali, ogni occasione è buona per diluviare di manganelli e lacrimogeni qualsiasi manifestazione dissenso. Come se non bastasse appunto tutto questo, eccoci serviti con l’ennesimo episodio della Premiata Serie “Costruire il nemico”, appena sfornato dalla Procura di Torino, come argomenta l’Avv. Claudio Novara nel bel contributo su Volere la luna, sottolineando sin dalle prime righe il ‘cambio di passo dei dispositivi repressivi’ come un preoccupante sintomo di ‘cattivo presente’.

Peccato che in oltre vent’anni di presenza sul territorio e significativa capillarità di intervento sociale non solo in quel di Torino, il Centro Sociale Askatasuna abbia collezionato non solo nemici e pendenze legali, ma anche un bel po’ di amici. Come è stato evidente dalla partecipazione persino superiore alle aspettative, che ha gremito gli spazi esterni di Corso Regina Margherita 47, per la Press Conf convocata appunto venerdì scorso. E come ancor più hanno confermato gli interventi che nell’arco di un’ora e mezza si sono succeduti.

E così, dopo le testimonianze dei portavoce di Spazio Neruda (mirabile esperimento di accoglienza in quella che era una ex-scuola destinata al degrado), dello Sportello Prendocasa (con l’immaginabile elenco di criticità abitative, regolarmente ‘risolte’ a colpi di sfratto), del Centro Autogestito Manituana & Co… dopo le calorose espressioni di solidarietà di alcuni esponenti “storici” del Movimento NoTav, ecco che il microfono è passato alla professionista per niente antagonista Chiara Rivetti, vice-presidente di ANAAO Assomed Piemonte.

“Ma di cosa stiamo parlando” ha esordito con energia. “Io sono un medico, sono qui in rappresentanza di una folta Associazione di medici ospedalieri che nella prima, seconda e terza ondata epidemica si sono trovati completamente abbandonati dalle istituzioni, dall’Assessorato e dalle ASL, sottoposti a provvedimenti disciplinari se indossavamo le mascherine per non allarmare i pazienti… e poi all’affannosa ricerca delle mascherine quando era chiaro che era l’unico baluardo contro il contagio…

E non so cosa avremmo fatto senza il sostegno che abbiamo imprevedibilmente trovato nei ragazzi di Askatasuna, purtroppo molti di loro oggi non sono qui perché sono ai domiciliari. Ma come dimenticare la quantità di mascherine regalate all’ospedale di Rivoli con i fondi raccolti durante il Festival dell’Alta Felicità, o distribuite gratuitamente nei quartieri. Per non dire dei tamponi, quando costavano carissimi, che neppure noi avevamo, e che loro sono riusciti a fornire come servizio al quartiere, quando gli hub vaccinali offrivano solo liste d’attesa. E anche in seguito, quando abbiamo cercato di creare una casa di comunità nella struttura abbandonata di Maria Adelaide!

Al disagio sociale, al niente che questa città era riuscita a fare nel periodo di massima crisi, sui ragazzi dell’Aska noi medici abbiamo sempre potuto contare, in nome del diritto alla cura. E anche dopo, per affermare il diritto di sopravvivere alle macerie lasciate dal Covid, per cui chi era in difficoltà economiche lo era ancora di più. L’ultima cosa che abbiamo fatto insieme è stato il Festival della Sanità Pubblica, per denunciare la deriva verso la privatizzazione che, se non sei ricco, ti condanna a scegliere tra fare un’ecografia o pagare le bollette! E dunque io davvero oggi mi chiedo: di che cosa stiamo parlando! Che cosa ha visto la procura in questa realtà associativa, che per noi è stata una risorsa!”.

Dopo di lei, un’anziana signora, Lucia, ‘vicina di casa’.

“Abito qui a fianco e mi considero fortunata ad avere vicini in cui trovo sostegno e amicizia. Abbiamo fatto un sacco di cose belle insieme, dalle feste alle tante iniziative, per i bambini, per gli anziani, per i migranti, ma senza distinguere per categorie, perché prima della razza, del genere, dell’età, esiste la persona.

Vorrei condividere un ricordo che risale al 2015, era un autunno freddo, c’è stato uno sfratto a sorpresa per una famiglia di migranti che conoscevo, una cosa indecente, senza neanche il tempo di raccogliere le proprie cose, cercarsi una sistemazione. Si sono trovati la porta chiusa ed è stata un’esperienza traumatica anche per me, non avevo mai assistito a uno sfratto in quel modo: sono entrati con i sacchi della spazzatura, han portato via tutto, quelle quattro cose, persino il passeggino della bambina Melek che aveva un anno e mezzo. Vivevano in cinque in uno spazio umido, pieno di scarafaggi, che non valeva la metà dei 400 € di affitto che non riuscivano a pagare…

Sono bastati pochi mesi di arretrati per finire in strada e io dico: perché devono succedere queste cose, perché questo accanimento da parte della Digos contro chi, come questi ragazzi, cerca di fare qualcosa, sta con la gente che tribola, chiede giustizia…”

Dopo la vicina di casa Lucia, ecco anche il Vicepresidente della sezione ANPI “68 Martiri” di Grugliasco. Nello Dal Bò. Dal telefonino legge una massima di Montesquieu.

“Ogni pena che non derivi dall’assoluta necessità è tirannica. E’ quindi chiaro che la tirannia esiste a Torino… Qualcuno potrà chiedersi cosa ci fa, qui, oggi, un’Associazione istituzionale come l’ANPI, un Ente morale. Prima di dirvi cosa ci fa l’ANPI, vi dico cosa ci faccio io. Sono figlio di un partigiano. Mio padre mi ha insegnato che di fronte a ogni forma di tirannia, arbitrio, provocazione, violenza – o la combatti o ne sei complice e io lo voglio essere, come mio padre non è stato complice dei fascisti.

L’ANPI di Grugliasco è qui oggi, non perché fiancheggiatore di Askatasuna, ma perché siamo fiancheggiatori della Costituzione. E ogni volta che un articolo della Costituzione viene violato, l’ANPI ha il dovere in base al nostro statuto di essere in piazza. Noi siamo qui oggi, perché il diritto al dissenso sancito dall’Art 21 della Costituzione, viene violato ogni volta che la contrarietà al TAV, o per altro motivo, viene criminalizzato e punito come fosse un reato. L’ANPI di Grugliasco esprime la massima solidarietà al diritto costituzionale di manifestare la legittima opposizione al governo centrale, al governo locale, alla TELT e quant’altri.”

Alla Costituzione ha fatto riferimento anche Alberto Perino, verso la fine di un tuonante intervento iniziato con “Achtung Banditen! Lo dicevano i tedeschi negli anni ’40, lo dice oggi la Digos… ” e proseguito con l’elenco di tutti i motivi che da oltre 30 anni sostiene il Movimento NoTav nonostante la repressione.

“Come se non sapessimo che le associazioni a delinquere sono in parlamento: leggete le cronache di questi giorni, quel poco che viene a galla, sono degli immorali! In Val di Susa la nostra unica bussola è la Costituzione, e faremo di tutto perché venga rispettata, contro una TELT che non ha rispetto di niente e nessuno, che si fa beffe dei regolamenti e delle leggi. Io li ringrazio questi giovani di Aska e di Spazio Neruda perché stanno facendo cose meravigliose.

Come ringrazio i NoTav che sulla frontiera verso la Francia difendono il diritto alla dignità dei migranti, di chi legittimamente vuole passare il confine, contro gli impedimenti di questo porco mondo che garantisce la libera circolazione delle merci ma non quella delle persone, specie se scure di pelle. Un abbraccio ai compagni di Aska, soprattutto a quelli in detenzione, che sono sempre con noi e continueranno ad essere nei nostri cuori.”

Non meno affettuosa Nicoletta Dosio, che per motivi familiari non poteva essere fisicamente presente. Ha espresso in forma di lettera la sua partecipazione.

“Cari compagni e compagne, il primo momento in cui ci conoscemmo fu il 1mo maggio del ’99, con lo spezzone sociale contro la guerra in Jugoslavia che costò ad Aska un assaggio della repressione a venire. Insieme abbiamo fatto nascere l’opposizione concreta contro il TAV e il modello di vita che lo genera. Una lunga storia di presidi, consapevolezza e dignità che hanno rivitalizzato la vita sociale e culturale di una valle destinata ad essere corridoio di traffico del capitale, in cui tutto passa e nulla rimane.

Abbiamo visto crescere intorno a noi una nuova resistenza, che ha fatto rivivere gli ideali di quella antica e ha dato energia ai giovani: intelligenza, coraggio, fantasia, testarda coerenza alle ragioni di sempre, di uguaglianza e dignità per tutti gli esseri viventi. Quella che abbiamo vissuto insieme è una storia meravigliosa, che ora dai tribunali del potere vi viene inputata come colpa, ma che è il grande dono che collettivamente ci siamo fatti e abbiamo fatto a chi era senza speranza. Una storia che nessuna repressione potrà fermare, perché è vita che scorre verso il futuro: limpida e inarrestabile come l’acqua della Clarea, tenace come le radici dei castagni centenari che stanno soffocando al cantiere della Maddalena. Io sono Aska. Siamo tutti Aska e Neruda, Nicoletta”.

A di là di questa Operazione del Sovrano che si è abbattuta sul Centro Sociale Askatasuna, al di là del molto probabile obiettivo di sgombero, c’è chiaramente la partita del TAV, che è più che mai aperta. Poco più di una settimana fa il presidio di San Didero ha registrato di nuovo la visita di Gabriel Amard (numero due di France Insoumise). Con lui a una delegazione del neonato NUPES francese, per concertare una strategia di opposizione finalmente comune ed efficace, tra Francia e Italia, contro un progetto di Grande Opera che non solo fa acqua (letteralmente) da tutte le parti, ma che la Francia ha chiaramente deciso di posticipare a chissà quando in considerazione dei costi crescenti rispetto a ben più urgenti priorità. Ecco, appunto: di cosa stiamo parlando?

E lo stesso giorno dell’udienza preliminare in Tribunale per i 28 indagati di Askatasuna, 29 luglio prossimo, la città di Torino vivrà il Gran Finale del Climate Social Camp convocato dai Fridays For Future International, dopo quattro giorni densi di eventi, conferenze, dibattiti, che non potranno non interessare anche l’assedio da troppo tempo inflitto alla Val di Susa. E proprio in quello stesso giorno prenderà il via, in quel di Venaus, l’ennesimo Festival dell’Alta Felicità, già da giorni in preparazione. Ma guarda tu, che bella coincidenza…

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