Imparare dalla storia

Howard Richards

Nel 1973 lavoravo in Cile con una squadra all’organizzazione di comunità sotto forma di educación popular. Ispirati dalla filosofia di Paulo Freire, non è in fondo un’esagerazione dire che eravamo fanatici nell’evitare a tutti i costi di fare quello che Freire chiamava “educazione bancaria” (porre idee in testa al nostro insegnante/allievi come se stessimo depositando soldi in un conto di banca vuoto). Per almeno un anno l’insegnante / gli allievi dovevano farsi sentire; dovevano trovare il coraggio di dire la loro; dovevano sentire che quel che già sapevano era importante; che essi erano importanti. Solo quando fossimo sicuri che si sentissero nostri uguali, se non migliori, avremmo potuto introdurre “contenuti” insegnandogli cose che sapevamo che non sapevano.

Sapevamo benissimo che stava maturando un golpe militare. Sapevamo anche, pur trovando il modo di non esserne consci, che la situazione contemporanea in Cile come la immaginavano i nostri studenti non somigliava per nulla alle aspre realtà di potere e odio. Ma inquadrare il tema in questo modo dà per scontata la cosa più importante.

Supponiamo che dessimo ai nostri studenti il beneficio della nostra conoscenza superiore, invece di tenercela per noi mentre coltivavamo assiduamente la crescita della loro autofiducia. Che cosa sapevamo? Che le forze armate cilene, sostenute dalla CIA USA, stavano per por fine alla democrazia. Ma perché succedeva? Domanda, questa, che richiede dialoghi coi difensori dei cambiamenti di Sistema che credono di averci risposte.

Ero presente all’ultimo discorso di Salvador Allende per la festa del Lavoro il 1° maggio 1973 in Plaza Bulnes di fronte al palazzo presidenziale. Quando Allende cominciò a parlare un folto gruppo di giovani militanti che stavano vicino a me fecero un dietro-front mostrandogli la schiena, per drammatizzare il loro disaccordo con quel che stava per dire. Avevano tutti lunghi bastoni, come se fossero armi.

Ero venuto a sapere della sindrome “più a sinistra di te” da Bogdan Denitch in incontri della Lega Socialista dei Giovani dell’Area della Baia [di San Francisco] come studente di diritto a Stanford. Questo mi apparve come una manifestazione della sua versione cilena, sostenuta da intellettuali di grosso calibro venuti dall’Europa in visita ad Allende nella sua carica ad offrirgli consiglio. Che era di continuare la sua pratica di far sì che la polizia ignorasse le ingiunzioni dei tribunali di sloggiare gli operai che in tutto il Cile stavano spontaneamente rilevando aziende, industrie e fattorie (compresa una fabbrichetta di marmellata vicino a me in campagna) senza alcuna procedura di legge.

Parti della coalizione di Allende compreso il partito Comunista ne erano contro, spingendo per aderire alla piattaforma promossa da Allende come candidato. Gli intellettuali di grosso calibro avvisarono Allende che i comunisti erano dei conservatori, che le ingannevoli amenità della politica democratica erano destinate a finire, che la nuda verità di lotta di classe sottostante si sarebbe rivelata a tutt’altezza, e che le forze cui si poteva fare più affidamento per sostenere l rivoluzione erano gli operai e i contadini, la cui spontanea presa dei mezzi di produzione doveva perciò essere sostenuta.

I giovani che volsero la schiena ad Allende all’inizio del suo discorso sapevano che Allende avrebbe inserito nel suo discorso un accorato appello ai suoi sostenitori di mitigare il loro ardore e agire in modo più regolare. I giovani con i bastoni concordavano con gli intellettuali europei, non con le riserve di Allende su quel che stava permettendo che avvenisse contro voglia.

Fuori dalla finestra della mia stanza in una pensione in via Moneda a Santiago durante la sera e la notte del 10 settembre 1973 potei vedere e sentire quella che sembrava una interminabile Marcia di lavoratori che gridavano il loro sostegno al governo condannato. A prescindere dalle dispute politiche entro la coalizione di governo, mi resi conto che quelli di noi attivi nell’educación popular e simili avevano raggiunto i propri obiettivi. Le classi oppresse del Cile erano coscientizzate; erano organizzate; erano attive. Stavano esigendo i propri diritti.

Lo spargimento di sangue cominciò alle 5 del mattino dell’11 settembre 1973. Durante il giorno gli operai che avevano rilevato una fabbrica di marmellata vicino a casa mia furono attaccati dall’aria da elicotteri-cannoniere.

Io avevo avuto un’esperienza significativamente simile un decennio prima come giovane avvocato volontario a sostegno dei tentativi di Cesar Chavez e Dolores Huerta di organizzare i lavoratori agricoli della California. Quando infine il sindacato riuscì a organizzare i braccianti che raccoglievano pomidoro nella maggior regione produttrice di pomidoro in California (questo più tardi quando ero già in Cile) i produttori trasferirono la produzione di pomidoro in Mexico.

Ancora dopo, appresi leggendo gli scritti di Immanuel Wallerstein, che quando fu organizzato quel che lui chiamava il Sistema Mondiale Europeo – le cui date chiave sono il 30 gennaio e il 24 ottobre 1648 alla firma rispettivamente del trattato ispano-olandese e poi il trattato multilaterale di Westfalia — il Sistema Mondiale Europeo era già un sistema commerciale internazionale che si sarebbe successivamente espanso divenendo quel che Wallerstein chiamava il Sistema Mondiale Moderno.

Il primo stato moderno, l’Olanda, era già una componente di una nascente economia globale; era un deposito attraverso il quale (i) metalli preziosi del Nuovo Mondo passavano dalla Spagna all’Europa settentrionale. Le esportazioni spagnole e portoghesi venivano scambiate con merci nord-europee secondo i precetti legali neoromani accettati internazionalmente. Un po’ più di tre secoli dopo, quando i coltivatori spostarono la propria produzione in Messico per evitare di pagare i salari USA, il Sistema Mondiale Europeo era già diventato da oltre un secolo il Sistema Mondiale Moderno.

Le vite delle donne e degli uomini che raccolgono pomidoro a mano nel sole ardente giorno dopo giorno, che sapevano di essere sottopagati e spremuti nel lavoro, sono state influenzate da forze maggiori e storie più lunghe di cui sapevano nulla. Così come le vite dei nostri insegnanti/allievi in Cile nel 1973.

Dunque, è risultato che le mie esperienze nel ventesimo e poi nel ventunesimo secolo avevano (avuto) luogo in un’economia globale. Come espresso da Wallerstein, le scienze sociali oggi hanno un solo oggetto di studio: il Sistema-mondo moderno; qualunque cosa possano studiare è compresa in e parte di esso.

Una conseguenza della storia per come si era svolta sarebbe che qualunque possano essere le leggi della California sul lavoro, i loro poteri causali tenderebbero a essere superati da poteri causali più forti. Quando il sindacato degli agrari aveva finalmente organizzato il raccolto di pomidoro, i legislatori dello stato avevano, molto grazie al sindacato e ai suoi alleati, istituito norme che stabilivano un salario minimo per i lavoratori agricoli e sancito il loro diritto ad organizzarsi. Ma, come risultò, la legge dello stato non importava molto. Né importava molto la legge federale, come si dimostrò. Avevo fatto personalmente pressione sul senatore [J.F.] Kennedy, futuro presidente, quando visitò Stanford, di premere per l’estensione di un salario minimo ai braccianti agricoli. Kennedy aveva risposto che la politica era l’arte del possibile.

Ho creduto di capire che nel parapiglia della politica democratica, bisogna essere in grado di fornire voti e contributi elettorali e attenzione mediatica se si vuole ottenere l’attenzione dei legislatori che poi scrivono. Infatti, concluse la sua risposta dicendomi: “Mi accenda un fuoco sotto e io mi ci muoverò sopra.” Si era nel 1960. Durante i primi anni 1960 molti di noi, negli USA e in giro per il mondo, accendevano fuochi sotto i legislatori; talvolta riuscendoci. Il 22 novembre 1963 il presidente Kennedy, uno dei legislatori che badava un po’ a noi, fu misteriosamente assassinato. Due dei più famosi fra le migliaia al mondo che cercavano di riformare il sistema approvando leggi migliori e vennero anch’essi assassinati furono Robert Kennedy e Martin Luther King, Jr.

Ma nulla di tutto ciò fece alcuna differenza per le donne e gli uomini che avevano guadagnato per un breve periodo un salario sindacale raccogliendo pomidoro in California.

Frattanto, la situazione era perfino peggio per la mia amica Alicia Cabezudo. Che insegnava segretamente a classi clandestine diritti umani durante la più recente delle tante dittature militari in Argentina. Gli argentini non avevano legislatori sotto cui accendere fuochi. Per prima cosa, l’Argentina doveva restaurare un governo democratico. Solo allora avrebbero avuto una chance di partecipare al parapiglia della politica democratica, e, si spera, fatto qualche passo da bebé verso le lungamente attese ma mai in arrivo liberté, egalité, fraternité.

Dopo la caduta dell’ultima dittatura, nel 1983, il presidente costituzionalmente eletto Raul Alfonsin scoprì tramite l’UNESCO che Alicia aveva insegnato diritti umani clandestinamente. La invitò ad associarsi a un gruppo che progettava una massiccia campagna d’istruzione per insegnare i valori democratici agli argentini. Io ho appreso qualcosa sull’Argentina perché lei invito me, Magnus Haavelsrud, e qualche altro straniero a facilitare l’apprendimento dei valori democratici fra gli ufficiali di polizia e i cadetti in addestramento per diventarlo.

Ci si aspettava ampiamente che il presidente Alfonsin, oltre a promuovere un sistema educativo che avrebbe insegnato la democrazia, la cittadinanza, e i diritti sociali garantiti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, attuasse anche politiche sociali che aumentassero almeno i salari fino al loro livello del 1975. Ci si aspettava che le sue politiche conducessero a una prosperità condivisa.

Che ciò non avvenne sorprese qualcuno ma non me: Alfonsin si trovava costretto dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Banca Mondiale, dagli investitori internazionali, e in generale dalla realtà economica contemporanea. Non fui sorpreso perché avevo già imparato dalla mia esperienza californiana che, checché possano essere le leggi nazionali, la legge del Sistema-Mondo Moderno è che gli investitori scelgono alle leggi di quale nazione obbediranno quando scelgono dove situare le proprie operazioni aziendali. Date le norme odierne del gioco economico, l’Argentina aveva bisogno di loro più che loro dell’Argentina. Avevo imparato dalla mia esperienza cilena che alcune delle più note e intellettualmente più sofisticate teorie critiche pro-cambiamento possono incoraggiare tentativi di cambiare la realtà economica contemporanea che falliscono in pratica.


EDITORIAL, 27 Jun 2022 | #751 | Howard Richards – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.