#Stopthewarnow

#Stopthewarnow: continuare a esserci

Gianni D'Elia

Continua senza sosta da 115 giorni la guerra in Ucraina e continua il percorso della Carovana di pace #Stopthewarnow.

Dopo il viggio di aprile a Leopoli, a cui abbiamo partecipato anche come Centro Studi Sereno Regis e MIR, alcuni volontari dell’Associazione Papa Giovanni XXIII, hanno mantenuto una presenza pressoché stabile in Ucraina continuando a tessere relazioni e preparare il terreno per altre iniziative.

In questi due mesi i volontari hanno organizzato altre evacuazioni di profughi, soprattutto di un gruppo di bambini orfani; un incontro interreligioso si è svolto a Kiev; sono state realizzate altre specifiche azioni umanitarie da parte di alcune delle 176 realtà aderenti a #Stopthewarnow. Si è continuato in vario modo a mantenere contatti con le circa 300 persone evacuate con la prima Carovana di Leopoli.

Ora, #Stopthewarnow ha lanciato l’iniziativa di altre due carovane a Odessa e Mikolaiv, la prima dal 25 al 28 giugno e la seconda dal 14 al 18 luglio.

Perché Odessa e Mikolaiv?

A Odessa si chiederà la riapertura del porto, l’unico rimasto all’Ucraina, consentendo l’esportazione di grano bloccato nei grandi silos del porto. L’assedio russo minaccia da tempo Odessa. Prima della guerra da quel porto partivano grandi quantitavi di grano verso l’Africa e il Medioriente. Il blocco navale che perdura da settimane, minaccia la sussistenza di milioni di persone.

A Mikolaiv, a 140 km da Odessa, si cercherà di portare aiuti umanitari alla popolazione sotto assedio e colpita da due mesi. È una città di circa 350 mila abitanti da cui ne sono fuggiti più della metà. La popolazione è senza acqua potabile perché un bombardamento ha colpito il depuratore dell’acqua.

È evidente che queste due carovane saranno più’ complicate e difficili. In particolare non è così scontato che si riesca ad andare a Mikolaiv che si trova proprio sulla linea del fronte. In una riunione fatta pochi giorni fa, a cui hanno partecipato circa 60 persone delle diverse organizzazioni aderenti, gli attivisti dell’ Apg23, ci hanno comunicato l’attesa delle persone per l’arrivo delle carovane. Questa volta non si riporteranno in Italia persone in fuga ma si conosceranno famiglie che in futuro, in caso di necessità, potranno essere accolte in Italia.

Odessa

Non siamo ancora dentro un’azione di interposizione nonviolenta e a una chiara contrarietà all’uso delle armi e della forza da qualsiasi parte essa provenga, ma anche con queste carovane si chiede con decisione, di fermare la guerra e la violenza sui civili.

Da Odessa, nella riunione, ci viene detto che la pace non è un’idea astratta. Lavorare per la pace significa condividere la sorte, almeno in parte, con chi è colpito ogni giorno e tentare di salvare vite umane.

E insieme alla doverosa condivisione umana con le vittime, continuiamo, passo dopo passo, a costruire modi alternativi di difendersi dalle aggressioni e dalle violenze e a diffondere pratiche e teorie nonviolente.

C’è ancora qualche posto per la seconda carovana a luglio se qualcun* volesse, con le dovute cautele e consapevolezze, partecipare.

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