La soluzione per la scarsità di cibo è nel tuo cortile

Ellen Brown

9 giugno 2022 – Mentre i sistemi alimentari globali da cui dipendiamo sono sottoposti a una tensione sempre più crescente, c’è una soluzione alla crisi impellente che la maggior parte dei nordamericani può trovare nei propri cortili o prati davanti casa.

Una confluenza di crisi diverse – blocchi e chiusure di attività, carenza di lavoratori, interruzioni della catena di approvvigionamento, inflazione, sanzioni e guerre – ha aggravato la carenza di cibo; e siamo stati avvertiti che potrebbe durare più a lungo del cibo conservato nelle nostre dispense. Che fare?

Jim Gale, fondatore di Food Forest Abundance, ha sottolineato in una recente intervista a Del Bigtree che negli Stati Uniti ci sono 40 milioni di acri di prato (oltre 16 milioni di ettari). I prati sono la monocoltura più distruttiva del pianeta, assorbendo più risorse e pesticidi di qualsiasi altra coltura, senza fornire alcun rendimento. Se dovessimo trasformare il 30% di quei prati in orti basati sulla permacultura, dice Gale, potremmo essere autosufficienti dal punto di vista alimentare senza fare affidamento su importazioni o prodotti chimici.

La permacultura è una tecnica di giardinaggio che «utilizza le qualità intrinseche di piante e animali combinate con le caratteristiche naturali di paesaggi e strutture per produrre un sistema di supporto vitale per città e campagna, utilizzando la più piccola area coltivabile».

Le famiglie russe hanno dimostrato che la cosa è praticabile, utilizzando metodi di permacultura su semplici giardini o orti di villette o assegnazioni chiamate dacie. Come spiega il dottor Leon Sharashkin, traduttore e editore russo con un dottorato in silvicoltura presso l’Università del Missouri:

«In sostanza, ciò che fanno i giardinieri russi è dimostrare di poter sfamare il mondo; senza OGM, fattorie industriali o altri espedienti tecnologici si può garantire che tutti abbiano abbastanza cibo da mangiare. Si tenga presente che in Russia ci sono solo 110 giorni all’anno di stagione di crescita, quindi negli Stati Uniti, ad esempio, la produzione potrebbe essere sostanzialmente maggiore. Inoltre attualmente l’area occupata dai prati negli Stati Uniti è due volte maggiore di quella dei giardini della Russia ma non produce altro che un’industria multimiliardaria di “cura del prato”».

Il modello Dacia

Le dacie sono casette di legno su un piccolo appezzamento di terreno, in genere di appena 600 metri (656 iarde). Nella Russia sovietica, furono assegnate gratuitamente sulla base della teoria che la terra appartenesse al popolo, e molti funzionari pubblici ne furono i destinatari. Le famiglie a cui non era stata assegnata una dacia potevano accedere a un appezzamento di terra collettivo dove potevano coltivare ortaggi, visitare regolarmente i loro orti e raccogliere i prodotti.

Le dacie erano originariamente utilizzate principalmente come buen retiro per fuggire dalle città e trascorrere le vacanze in campagna. Ma negli anni Novanta si sono evolute da luogo di riposo a uno dei principali mezzi di sussistenza: fu quando l’economia russa soffrì per quello che la giornalista Anne Williamson, testimoniando al Congresso, definì lo «stupro della Russia». L’economia fu distrutta e poi saccheggiata dagli oligarchi finanziari, che si precipitarono ad acquistare beni a prezzi di saldo.

Spogliate di altre risorse, le famiglie russe hanno ricorso alle loro dacie per coltivare il cibo. Il dottor Sharashkin ha osservato che la quota di orti nell’agricoltura nazionale è aumentata dal 32% nel 1990 a oltre il 50% nel 2000. Nel 2004, gli orti rappresentavano il 51% della produzione agricola totale della Federazione Russa, una percentuale maggiore del contributo dell’intero settore della produzione di energia elettrica; maggiore di tutte le industrie forestali, della lavorazione del legno e della cellulosa e della carta; e significativamente maggiore delle industrie del carbone, del gas naturale e della raffinazione del petrolio messe insieme.

Le dacie sono ormai un diritto codificato dei cittadini russi. Nel 2003, il governo ha firmato il Private Garden Plot Act, che concede ai cittadini appezzamenti di terreno gratuiti da 1 a 3 ettari ciascuno (1 ettaro è pari a circa 2,5 acri). Il dottor Sharashkin ha affermato nel 2009 che «con 35 milioni di famiglie (70% della popolazione russa) […] che realizzano oltre il 40% della produzione agricola russa, questa è con ogni probabilità la più ampia produzione alimentare su microscala praticata in qualsiasi nazione industrialmente sviluppata».

In un articolo del 2014 [Dacha Gardens-Russia’s Amazing Model for Urban Agriculture], Sara Pool ha scritto che la Russia ottiene «oltre il 50% di prodotti agricoli da orti familiari. Il modello di giardinaggio da cortile utilizza circa il 3% di seminativi e rappresenta circa il 92% di tutte le patate russe, l’87% di tutta la frutta, il 77% delle verdure e il 59% di tutta la carne russa secondo il servizio statistico statale federale russo».

I nostri prati verdi. Belli ma tossici e dispendiosi

Invece delle dacie, in Occidente abbiamo prati verdi incontaminati, che non solo non producono cibo ma necessitano di una manutenzione chimica e meccanica che contribuisce in modo massiccio all’inquinamento dell’acqua e dell’aria. I prati sono la più grande coltura irrigua negli Stati Uniti, coprendo quasi 32 milioni di acri. Questo è un problema in particolare negli stati occidentali degli Stati Uniti, che attualmente soffrono di una ridotta produzione alimentare a causa della siccità. I dati compilati da Urban Plantations dall’EPA, dal Public Policy Institute of California e dall’Alliance for Water Efficiency suggeriscono che, rispetto ai prati, i giardini utilizzano il 66% in meno di acqua. Negli Stati Uniti, frutta e verdura sono coltivate solo su circa 10 milioni di acri. In teoria quindi, se lo spazio occupato dai prati americani fosse convertito in orti, il paese potrebbe produrre quattro volte più frutta e verdura di quanta ne produce oggi.

Uno studio condotto da scienziati della NASA in collaborazione con ricercatori del Mountain West ha stimato che i prati americani coprono un’area delle dimensioni del Texas che è 3 volte più grande di quella utilizzata per qualsiasi altra coltura irrigua negli Stati Uniti. Lo studio non riguardava, tuttavia, la crescita dei prati ma il loro impatto sull’ambiente e sulle risorse idriche; lo studio ha rilevato che «il mantenimento di un prato ben curato consuma fino a 900 litri di acqua per persona al giorno e riduce l’efficacia del sequestro [di carbonio] fino al 35%; e bisogna aggiungere le emissioni derivanti dalla fertilizzazione e dal funzionamento delle attrezzature per la falciatura».

Per combattere i problemi dell’acqua e dell’inquinamento, alcune città hanno proposto di abbandonare il grande prato verde a favore di orti, piante autoctone locali, prati o semplicemente lasciar morire l’erba. Ma i prati ben curati sono una tradizione culturale statunitense consolidata; e alcuni comuni hanno vietato i giardini nel cortile in quanto non soddisfano gli standard estetici del quartiere. Alcuni proprietari di case, tuttavia, hanno reagito. La Florida ha finito per approvare una legge nel luglio 2019 che vieta alle città di proibire i giardini commestibili per motivi estetici; e in California nel 2014 è stato approvato un disegno di legge che consente l’uso del cortile per «l’agricoltura personale» (definita come «l’uso della terra in cui un individuo coltiva piante commestibili per uso personale o donazione»). Come nota un editoriale del «Los Angeles Times»:

«The Legislature recognized that lawn care is resource intensive, with lawns being the largest irrigated crop in the United States offering no nutritional gain. Finding that 30% to 60% of residential water is used for watering lawns, the Legislature believes these resources could be allocated to more productive activities, including growing food, thus increasing access to healthy options for low-income individuals».

[Traduzione: Il legislatore ha riconosciuto che la cura del prato richiede molte risorse, poiché i prati sono la più grande coltura irrigua negli Stati Uniti che non offre alcun guadagno nutrizionale. Scoprendo che dal 30% al 60% dell’acqua residenziale viene utilizzata per irrigare i prati, il legislatore ritiene che queste risorse potrebbero essere assegnate ad attività più produttive, inclusa la coltivazione di cibo, aumentando così l’accesso a opzioni salutari per le persone a basso reddito]

Nonostante la loro grandezza nell’immaginario americano, i prati verdi immacolati mantenuti da pesticidi, erbicidi e tosaerba elettrici sono un fenomeno culturale relativamente recente negli Stati Uniti. Negli anni Trenta i prodotti chimici non erano raccomandati. Le erbacce venivano controllate strappandole a mano o allevando i polli. L’uso chimico è diventato popolare solo dopo la seconda guerra mondiale e da allora è cresciuto in modo significativo. Secondo l’EPA, ogni anno quasi 80 milioni di famiglie statunitensi irrorano i loro prati con 90 milioni di libbre di pesticidi ed erbicidi. Uno studio del 1999 dello United States Geological Survey ha rilevato che il 99% dei corsi d’acqua urbani contiene pesticidi che inquinano la nostra acqua potabile e creano gravi rischi per la salute della fauna selvatica, degli animali domestici e degli esseri umani. Tra gli altri disturbi, queste sostanze chimiche sono correlate con un aumentato rischio di cancro, malattie del sistema nervoso e un rischio 7 volte maggiore di leucemia infantile.

Questo è solo l’inquinamento nel nostro approvvigionamento idrico. Altri problemi con il nostro feticcio del prato sono l’inquinamento atmosferico e acustico generato da attrezzature da giardino alimentate a gas. L’Environmental Protection Agency stima che queste apparecchiature siano responsabili del 5% dell’inquinamento atmosferico degli Stati Uniti. Gli americani usano circa 800 milioni di galloni di gas all’anno solo per falciare i prati.

Eppure anche le persone che riconoscono gli aspetti negativi dei tosaerba e dei prodotti chimici continuano a usarli, cedendo alla pressione per mantenere le apparenze e rapporti di buon vicinato. Tale pregiudizio culturale potrebbe cambiare, tuttavia, di fronte a gravi carenze alimentari. E mentre i cortili lasciati allo sporco e alle erbacce possono essere antiestetici, i giardini di permacultura ben tenuti sono esteticamente attraenti senza l’uso di prodotti chimici o falciatura. Ecco un paio di esempi, il primo di una dacia e il secondo di un orto comunitario in Pennsylvania:

foto 1 [Stephen Scott, «Small Farmers’ Journal»]

Neighborhood Gardens Trust

foto 2 [Neighborhood Gardens Trust]

Alimenti nostrani: organici, non OGM e senza uso di combustibili fossili

L’orticoltura locale non ha bisogno di fertilizzanti chimici o macchinari che consumano gas per prosperare, come hanno dimostrato i coltivatori russi con la dacia. Il dottor Sharashkin ha scritto nella sua tesi di dottorato del 2008:

«[Il] governo sovietico applicava la politica di consentire il giardinaggio della dacia solo su terre marginali, improduttive o sovrasfruttate che non potevano essere utilizzate nell’agricoltura statale. Ed è esattamente su quelle terre che i giardinieri hanno costantemente prodotto grandi raccolti di frutta e verdura, da quando i giardini privati sono stati autorizzati di nuovo nel 1941 […] La maggior parte dei giardinieri coltiva i propri prodotti senza fertilizzanti chimici.

Quando la pratica [dell’uso di prodotti chimici industriali] si è attenuata negli anni Novanta, quando la produzione dell’agricoltura collettiva è diminuita ed è stata sostituita dalla produzione domestica, si è osservato un significativo abbattimento dell’inquinamento ambientale da prodotti chimici per l’agricoltura (in particolare nei bacini idrografici)».

La maggior parte dei prodotti dell’orto russo viene coltivata non solo senza prodotti chimici per l’agricoltura, ma anche senza semi geneticamente modificati, che sono stati banditi in Russia nel 2016. Come riporta Mitchel Cohen su «Covert Action Magazine», l’uso di OGM si è insinuato comunque, ma un disegno di legge si sta facendo strada – attraverso la Duma (l’assemblea russa al potere) – per vietare totalmente la coltivazione di prodotti modificati geneticamente.

Coltivare il proprio cibo conserva le risorse petrolifere non solo perché non richiede trattori o altri macchinari, ma perché non deve essere trasportato su lunghe distanze in camion, treni o navi. Il cibo percorre in media 1500 miglia prima di arrivare a tavola e le sostanze nutritive vengono perse nel processo. Le famiglie che non possono permettersi il cibo biologico, sano ma costoso, del supermercato possono coltivare il proprio.

Il professor Sharashkin ha osservato che i giardini hanno anche benefìci psicologici. Ha citato studi che dimostrano come l’interazione personale con le piante può ridurre lo stress, la paura e l’affaticamento e può abbassare la pressione sanguigna e la tensione muscolare. Il giardinaggio ci riconnette anche con i nostri vicini e la terra. Sharashkin cita Lev Tolstoj:

«Uno dei primi e universalmente riconosciuti presupposti per la felicità è vivere a stretto contatto con la natura; cioè vivere a cielo aperto, alla luce del sole, all’aria aperta; interagire con la terra, le piante e gli animali».

Dalla crisi all’opportunità

Oggi le persone in Occidente stanno subendo qualcosa di simile allo «stupro della Russia» per mano di oligarchi finanziari. Mi vengono in mente giganti oligarchici come BlackRock e Blackstone, insieme alla «folla di Davos», quel cartello esclusivo di banchieri internazionali, grandi uomini d’affari, media e politici che si incontrano ogni anno al World Economic Forum (WEF) a Davos, in Svizzera.

Il fondatore del WEF Klaus Schwab ha dichiarato che l’attuale confluenza delle crisi è «una finestra di opportunità rara ma ristretta per riflettere, reimmaginare e ripristinare il nostro mondo». È anche un’opportunità (ugualmente “rara ma ristretta”) per noi che siamo stati privati dei diritti civili di reclamare i nostri beni saccheggiati e ritrovare il potere di emettere il nostro denaro, migliorare l’economia al servizio delle persone e re-inventare i sistemi alimentari e i nostri appezzamenti di terra, per quanto piccoli.

Per quanto riguarda la sostenibilità alimentare, possiamo trarre insegnamento dal successo delle dacie russe creando i nostri orti familiari e comunitari. La Russia ha anche assistito alla fiorente crescita degli ecovillaggi: comunità di sussistenza (composte da più cottage familiari) che in genere includono aree comunitarie come una scuola, una clinica, un teatro e un’area per eventi e festival. Formare comunità autosufficienti e «diventare locale» è oggi un movimento popolare anche in Occidente. Un corollario a questo è il movimento indipendente della criptovaluta. Possiamo combinare i due movimenti per finanziare i nostri orti locali con valute comunitarie o criptovalute sostenute dal cibo. Le «monete» crittografiche acquistate ora agirebbero come contratti a termine, fungendo da anticipo della la produttività futura e riscattabili al momento del raccolto dei prodotti agricoli.

Questo argomento sarà approfondito in un articolo successivo, in arrivo a breve.


TRANSCEND MEMBERS, 13 Jun 2022 | Ellen Brown | Web of Debt – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Cinzia Picchioni per il Centro Studi Sereno Regis

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