Di-segno nero: il problema della destra radicale

Roberto Frittelli

Ancora oggi, da più parti si ha la tentazione di derubricare il fenomeno a semplice folclore o comunque a sottostimarne la portata. Quello della destra radicale (istituzionale e non), invece, è un problema in forte risalto sia in Europa che negli Stati Uniti e occorre al contrario conoscerlo bene per poterlo prevenire e contrastare.

È con questa idea che la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli (in collaborazione con alcune università italiane ed europee) ha organizzato una serie di incontri dal titolo “Di-segno nero”: cercare di comprendere questo fenomeno in tutte le sue sfumature, nonostante la sua evanescenza e le sue eterogenee manifestazioni lo rendano difficile da cogliere. Durante il primo incontro, che si è svolto a Milano il nove maggio di quest’anno, è stata presentata innanzitutto un’inchiesta che delinea bene il modo in cui i vari partiti europei di destra/estrema destra/populisti/sovranisti (i termini sono spesso intercambiabili e generano proprio quella confusione che impedisce di considerarli come un’unica grande famiglia) sono in realtà collegati tra loro, si spalleggiano e si finanziano, ma non solo: da veri conservatori usano ancora il matrimonio per unire due famiglie e suggellare un accordo, come nel caso dell’eurodeputato di Fratelli d’Italia ed ex Lega Vincenzo Sofo che è convogliato a nozze con la nipote di Marine Le Pen, così da creare un legame indissolubile tra la destra italiana e quella francese. Oltre a presentarci questa inchiesta, gli ospiti dell’incontro hanno fornito un quadro esaustivo delle varie destre europee, cercando sia di inquadrarle nel loro percorso storico dal dopo guerra a oggi, sia di delinearle nell’ottica più attuale del rapporto con Putin e il suo partito Russia Unita e la guerra in Ucraina in generale. Ciò che emerge è un quadro si preoccupante, ma con un pizzico di speranza che lascia ben sperare.

Dalla fine della Seconda guerra mondiale, sono sempre esistiti i partiti di destra in Europa. Questi però erano molto piccoli e risentivano in termini elettorali della sconfitta dei vari fascismi europei sul campo militare. Da qui nasce l’esigenza per gli appartenenti a questi partiti, di trovare una legittimazione sul piano istituzionale che gli permettesse di arrivare a entrare a far parte di una coalizione di governo, con l’intento quindi di farsi riconoscere anche dagli oppositori non come (o non solamente) come dei nostalgici, ma anche come una forza politica legittima e da prendere in considerazione. L’esempio nostrano del Movimento Sociale Italiano che nel tempo si è evoluto in Alleanza Nazionale prima e in Fratelli d’Italia poi, pur mantenendo il simbolo della fiamma tricolore nel proprio stemma, rappresenta un classico tentativo di cambiare volto per rendersi più credibile, mantenendo al contempo i simboli della “tradizione”. È principalmente per questo motivo che anche alcune concezioni politiche di questi partiti sono cambiate nel tempo: basti pensare che queste fazioni erano tra le maggiori sostenitrici della creazione di un’Europa forte che potesse contrapporsi alle due superpotenze mondiali, mentre oggi i partiti conservatori sono anche quelli maggiormente scettici nei confronti dell’UE.

Un altro fattore che però ha contribuito a questo cambiamento, ed è forse quello che costituisce sia il loro punto di forza che il loro punto di debolezza, è il nazionalismo. È il nazionalismo infatti che porta questi partiti ad ottenere consenso, andando a far leva sui sentimenti di rivalsa di popolazioni insoddisfatte e che cercano una soluzione facile e un nemico comune (possibilmente esterno) su cui far ricadere tutte le colpe degli aspetti politici e societari che non funzionano. Ecco quindi che la colpa dei migranti, dell’inflazione, della crisi economica e di tanto altro ancora risulta essere l’Europa (o meglio ancora i burocrati di Bruxelles, formulazione che tanto piace ai leader sovranisti, in quanto porta con sé anche un messaggio implicito di elitarismo della classe dirigente europea). Da qui nasce la preoccupazione: questi partiti sono in crescita nei sondaggi e la loro intenzione neanche tanto nascosta di far implodere l’UE (e.g. Brexit) rischia di concretizzarsi nel futuro prossimo.

Come detto però, questo aspetto spaventoso del loro pensiero e della loro politica, costituisce anche una vulnerabilità, quella che di fatto impedisce loro di coordinarsi in quella che si potrebbe definire una “Internazionale Sovranista”. Per questi partiti, e soprattutto per i loro elettori, l’interesse principale da perseguire è quello del proprio Stato-Nazione e non quello degli altri paesi che fanno parte dell’UE. Slogan come “prima gli italiani” che campeggiano da anni i manifesti elettorali e che hanno una grande presa, hanno però il difetto di portare alla luce dei contrasti più o meno voluti con chi quello slogan lo ripete si, ma dal suo punto di vista. E se da un lato può far sorridere un montaggio nel quale si vedono leader di partito che ripetono questo motto geo-localizzandolo e adattandolo al contesto in cui si trovano (prima i romani se sono a Roma, ma prima i milanesi se sono invece a Milano), evidenziando il paradosso ma non facendo emergere un vero e proprio contrasto, il problema si complica quando si allarga lo sguardo. Come possono mettersi d’accordo un partito che dice “prima gli italiani” e uno che invece proclama “prima i francesi”? Questi interessi non potranno mai coincidere, ed è questo aspetto che rende queste realtà politiche, a livello europeo, allineate sul piano ideologico, ma non su quello istituzionale. I vari partiti conservatori europei, infatti, hanno visioni simili sulla sovranità del proprio Stato ma allo stesso tempo divergono sulla visione di come dovrebbe essere (o non essere) l’Europa del futuro. Nei fatti appartengono a partiti europei diversi, rispecchiando differenze che in patria nascondono bene. La loro incapacità di coordinarsi a livello europeo rappresenta quindi un aspetto che difficilmente permetterà loro di ottenere abbastanza forza istituzionale per portare i cambiamenti da loro voluti nel vecchio continente. Ed è anche per questo che oggi, di fronte ad una crisi come quella della guerra in Ucraina, questi partiti non hanno una visione comune e addirittura arrivano ad attaccarsi per via dei loro rapporti precedenti con la Russia, che per alcuni partiti sono ridotti al minimo (la Polonia ad esempio), mentre per altri sono e sono stati la base su cui hanno costruito le loro fortune.

Il quadro politico storico e attuale che è stato presentato durante questo incontro e che qui ho provato a riportare nei suoi passaggi chiave può rappresentare una buona guida per chi cerca di ricostruire il percorso fatto da questi partiti, in modo da poter provare a coglierne le traiettorie future. Quella dell’estrema destra è una galassia molto variegata, che coinvolge militanti adolescenti e politici di primo piano; per comprendere il senso del disegno nero che queste persone cercano di realizzare, è necessario guardare negli occhi chi impugna la matita.

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