Il futuro dell’Ucraina e le infinite guerre della NATO

Ramzy Baroud

di Ramzy Baroud


Ciò che serve per il futuro dell’Ucraina sono pace e sicurezza, non un’altra guerra infinita unicamente motivata dagli interessi strategici di un numero limitato di nazioni e alleanze militari
Il futuro dell'Ucraina
Foto di Mathias P.R. Reding da Pexels
Molto è stato detto e scritto sulla NON imparzialità dei media e sul cosiddetto double standard nella risposta dell’Occidente alla guerra Russia-Ucraina, soprattutto se confrontata con altre guerre e conflitti militari in tutto il mondo, specialmente in Medio Oriente e nel Sud globale. Meno ovvio è come tale ipocrisia sia un riflesso di un fenomeno molto pervasivo, che governa il rapporto dell’Occidente con la guerra e con le zone di conflitto. Come ogni guerra guidata dalla NATO dall’inizio dell’alleanza nel 1949, queste guerre hanno portato a una devastazione diffusa e a un tragico bilancio di morte. Il 19 marzo, l’Iraq ha commemorato il 19° anniversario dell’invasione statunitense che ha ucciso, secondo le stime più modeste, più di un milione d’iracheni. Le conseguenze di quella guerra sono state altrettanto devastanti se consideriamo gli effetti di destabilizzazione per l’intera regione del Medio Oriente; con le guerre civili o per procura che ne sono conseguite. Il mondo arabo si sta ancora oggi riprendendo da quella tragica esperienza. Sempre il 19 marzo è stato commemorato l’undicesimo anniversario della guerra della NATO alla Libia, seguito, cinque giorni dopo, dal 23° anniversario della guerra della NATO alla Jugoslavia. Come tutte le guerra guidate dalla NATO dalla data iniziale dell’alleanza nel 1949, queste guerre hanno comportato devastazioni enormi e un tragico bilancio di vittime. Tutte queste guerre, a partire dall’intervento NATO nella penisola coreana nel 1950, non hanno portato alcuna stabilità in quelle regioni in guerra. L’Iraq è ancora oggi vulnerabile al terrorismo e agli interventi militari esterni e resta, per molti versi, un paese occupato. La Libia è divisa tra vari fronti in guerra fra di loro, soggetta in ogni momento a un ritorno alla guerra civile. Eppure, l’entusiasmo per la guerra rimane alto, come se oltre settant’anni d’interventi militari falliti non ci avessero insegnato alcuna significativa lezione. Ogni giorno, i titoli dei giornali ci dicono che gli Stati Uniti, il Regno Unito, il Canada, la Germania, la Spagna o qualche altra potenza occidentale hanno deciso di spedire un nuovo tipo di “armi letali” in Ucraina. Miliardi di dollari sono già stati stanziati dai paesi occidentali per contribuire alla guerra in Ucraina. A fronte di ciò, molto poco è stato fatto per offrire piattaforme per soluzioni diplomatiche e non violente. Solo una manciata di paesi del Medio Oriente, dell’Africa e dell’Asia si sono offerte come possibili mediazione o hanno insistito su una soluzione diplomatica alla guerra, per esempio sostenendo (come ha ribadito il ministero degli Esteri cinese il 18 marzo) che “tutte le parti devono unitariamente supportare la Russia e l’Ucraina nel portare avanti iniziative di dialogo e di negoziato, che possano sortire risultati concreti e condurre alla pace”. Anche se la violazione della sovranità di qualsiasi paese è illegale secondo il diritto internazionale, ed è una chiara violazione della Carta delle Nazioni Unite, questo non significa che l’unica soluzione alla violenza sia la contro-violenza. E questo è più che mai vero nel caso della Russia e dell’Ucraina, perché è da otto anni che l’Ucraina orientale è in uno stato di guerra che ha già falciato via migliaia di vite, privando intere comunità di qualsiasi senso di pace o sicurezza. Le armi della NATO non sono assolutamente in grado di affrontare alla radice le cause di questa lotta tra comunità. Al contrario, possono solo aggravarla ulteriormente. Se un maggior numero di armi fosse la risposta, il conflitto sarebbe stato risolto anni fa. Secondo la BBC, gli Stati Uniti hanno già stanziato 2,7 miliardi di dollari per l’Ucraina negli ultimi otto anni, molto prima della guerra attuale. Questo massiccio arsenale comprendeva “armi anticarro e anti-armatura… fucili da cecchino di fabbricazione statunitense, munizioni e accessori”. La velocità con cui ulteriori aiuti militari si sono riversati in Ucraina dopo le operazioni militari russe del 24 febbraio è senza precedenti nella storia moderna. Questo solleva non solo questioni politiche o legali, ma anche morali, evidenziando la smania di finanziare la guerra e la mancanza di entusiasmo nell’aiutare i paesi a ricostruire. Dopo 21 anni di guerra e di invasione dell’Afghanistan da parte degli Stati Uniti, con la crisi umanitaria che è conseguita sul fronte dei rifugiati, Kabul è ora in gran parte abbandonata a se stessa. Lo scorso settembre, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati ha avvertito che “una grande crisi umanitaria si sta profilando in Afghanistan”, ma nulla è stato fatto per affrontare questa crisi definita già allora “incombente”, che nel frattempo è solo peggiorata. L’accumulo di armi della NATO in Ucraina, come nel caso della Libia, avrà dei molto probabili contraccolpi. In Libia, le armi della NATO hanno alimentato la decennale guerra civile del paese. Quanto ai rifugiati afgani, essi non sono accolti volentieri in Europa. Lo stesso vale per i rifugiati provenienti da Iraq, Siria, Libia, Mali e altri conflitti che hanno coinvolto direttamente o indirettamente la NATO. Questa ipocrisia è accentuata quando consideriamo le iniziative internazionali che mirano a sostenere i rifugiati di guerra, o a ricostruire le economie delle nazioni devastate dalla guerra. Fate un confronto tra la mancanza di entusiasmo nel sostenere le nazioni devastate dalla guerra, con l’impareggiabile euforia dell’Occidente nel fornire armi all’Ucraina. Purtroppo, non passerà molto tempo prima che i milioni di rifugiati ucraini che hanno lasciato il loro paese nelle ultime settimane diventino anche loro un peso per l’Europa, e sottoposti allo stesso tipo di critiche mainstream e attacchi di estrema destra. Se è vero che l’atteggiamento dell’Occidente verso l’Ucraina è diverso da quello verso le vittime degli interventi bellici occidentali, non è affatto certo che i “privilegiati” ucraini alla fine staranno meglio delle vittime delle varie guerre in tutto il Medio Oriente. Man mano che la guerra si trascinerà, l’Ucraina pagherà un prezzo sempre più alto, sia per l’impatto diretto della guerra che per il trauma collettivo che sicuramente ne seguirà. L’accumulo di armi della NATO in Ucraina, come nel caso della Libia, molto probabilmente si ritorcerà contro. In Libia, le armi della NATO hanno alimentato una guerra civile che dura da oltre un decennio. L’Ucraina ha bisogno di pace e sicurezza, non di un’altra guerra infinita, progettata a tavolino per servire gli interessi strategici di alcuni paesi o alleanze militari. Anche se le invasioni militari devono essere sicuramente condannate – sia in Iraq come in Ucraina – trasformare l’Ucraina nell’ennesimo teatro di conflitto geo-politico destinato a durare chissà per quanto tempo tra la NATO e la Russia, non può essere la risposta.

Ramzy Baroud

Giornalista, direttore del Palestine Chronicle, ricercatore presso il Center for Islam and Global Affairs (CIGA) dell’Università Zaim di Istanbul (IZU), è autore di cinque libri tra cui: “These Chains Will Be Broken: Palestinian Stories of Struggle and Defiance in Israeli Prisons” (2019), “My Father Was a Freedom Fighter: Gaza’s Untold Story” (2010) e “The Second Palestinian Intifada: A Chronicle of a People’s Struggle” (2006). Il suo sito web è www.ramzybaroud.net

Fonte: Common Dreams, 5 aprile 2022 https://www.commondreams.org/views/2022/04/05/korea-libya-future-ukraine-and-natos-neverending-wars Traduzione di Daniela Bezzi per il Centro Studi Sereno Regis
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