Generazione perduta

Massimiliano Fortuna

Recensione di Massimiliano Fortuna


Vera Brittain, Generazione perduta, Giunti, Firenze-Milano 2015, pp. 636, € 16,00

Generazione perduta

Venti di una nuova guerra sono tornati a soffiare in Europa. Quasi inevitabilmente la mente corre alle molte che l’hanno preceduta. Per la nostra storia recente la più epocale è stata probabilmente la prima guerra mondiale, si potrebbe infatti dire che ha chiuso un’epoca, quella inauguratasi un secolo prima con il Congresso di Vienna e ne ha aperta un’altra, nella luce della quale probabilmente ancora ci troviamo.

La grande guerra è stata un immane disastro, nel quale quasi tutti i capi politici di allora sono entrati con la convinzione che si sarebbe trattato di un rapido scontro armato. Quella che si rivelò essere la prima guerra industriale moderna durò invece quattro lunghissimi anni e sfigurò il volto dell’Europa. I libri di testimoni che l’hanno attraversata e ce la raccontano sono numerosi. Fra i più intensi e commoventi c’è senza dubbio quello di Vera Brittain, Testament of Youth. Pubblicato nel 1933 è un libro poco noto in Italia, tradotto soltanto nel 2015 con il titolo Generazione perduta.

La Brittain ripercorre le memorie della sua vita a partire dall’inizio del secolo (era nata nel 1893) sino al 1925 e nel raccontare la sua storia traccia il profilo di un’intera generazione di inglesi, quelli che erano ventenni quando è scoppiata la prima guerra mondiale. Il titolo italiano da questo punto di vista è certamente giustificabile, in Inghilterra, come negli altri paesi, quella fu davvero una Lost Generation: uomini che finirono la propria vita nelle trincee o che tornarono devastati, alcuni in corpi mutilati, altri nello spirito pur se integri fisicamente, ma anche giovani donne che persero fidanzati, fratelli, amici.

Esattamente ciò che accadde a Vera Brittain, che nel fuoco della prima guerra mondiale vide morire prima il suo promesso sposo, poi due cari amici e da ultimo il fratello Edward. Lei stessa sperimentò da vicino gli orrori delle battaglie o perlomeno le loro conseguenze, dal momento che per lunga parte del periodo bellico prestò servizio come infermiera volontaria.

Finita la guerra passarono diversi anni prima che la Brittain riuscisse a dar forma a questo libro che da tempo sentiva di dover scrivere e con il quale è riuscita a raccontare alle successive generazioni, in modo appassionante e coinvolgente, il buio che attraversò la sua, ma anche la propria vocazione letteraria e l’impegno per la promozione della pace e per i diritti delle donne che alimentarono la sua vita dopo l’abisso delle armi.

In Italia, come detto, non molto si conosce di Vera Brittain, anche se l’atto estremo di questa storia ha per protagonista il nostro paese. Dopo la morte della Brittain infatti, nel 1970, le sue ceneri, secondo suo espresso desiderio, vennero sparse in un piccolo cimitero sull’altopiano di Asiago, dove 52 anni prima era stato sepolto il corpo del fratello Edward, uno dei pochi inglesi uccisi sul fronte italiano durante la grande guerra.


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