Per un'Europa di pace

Per un’Europa di pace

Angela Dogliotti

Sabato 5 marzo si è svolta a Roma una grande manifestazione per far sentire la voce del movimento pacifista sulla guerra in corso in Ucraina:  “Cessate il fuoco. Per un’Europa di pace”. Iniziative e presidi si sono svolti nello stesso giorno anche in altre città, tra cui Milano e Torino.

Chi non ha potuto raggiungere Roma si è ritrovato in piazza Castello su invito del Coordinamento A.Gi.Te., per ribadire, insieme alla Rete Italiana Pace e Disarmo  (RIPD) la condanna dell’azione militare in Ucraina da parte della Federazione Russa e per esprimere massima solidarietà alle popolazioni coinvolte e sostenere tutti gli sforzi della società civile pacifista e dei lavoratori e lavoratrici in Ucraina e Russia che si oppongono alla guerra con la nonviolenza.

Nel comunicato diffuso dalla RIPD  il giorno precedente si legge:”Chiediamo si arrivi a una cessazione degli scontri con tutti i mezzi della diplomazia e della pressione internazionale, con principi di neutralità attiva ed evitando qualsiasi pensiero di avventure militari insensate e fermando le forniture di armamenti che non possono certo portare la pace ma solo acuire il conflitto.

La Pace è possibile solo costruendola con il disarmo, la neutralità attiva, la riduzione delle spese militari, il sostegno a forme di trasformazione nonviolenta dei conflitti, il superamento delle alleanze militari, l’opposizione alla militarizzazione e soprattutto proteggendo le persone.”

Neutralità attiva non significa essere equidistanti tra aggressore ed aggredito, ma rifiutare la logica binaria  amico/nemico, tutti i buoni da una parte e tutti i cattivi dall’altra, e saper riconoscere anche le proprie responsabilità nel conflitto, dall’allargamento della Nato a Est, all’accettazione della situazione di stallo rispetto alla realizzazione  degli accordi di Minsk…

Per un'Europa di pace
Per un’Europa di Pace, Roma 5 marzo 2022 | Foto di Benedetta Pisani

Non c’è dubbio che una maggiore sicurezza e stabilità in Europa è stata raggiunta, ad esempio, quando, con l’accordo Reagan-Gorbaciov del 1987 (Intermediate Range Nuclear Forces Treaty – INF) si sono fatti coraggiosi passi di disarmo, che hanno portato allo smantellamento dei missili sovietici SS20 e dei Pershing 2 e Cruise statunitensi, ponendo fine di fatto  alla guerra fredda, non quando sono aumentati gli investimenti militari e sono riprese le guerre.

Questo è anche il sentimento prevalente nell’opinione pubblica italiana, dalla quale sale un chiaro NO alla GUERRA, come si evince dai dati dell’indagine IPSOS riportata su Domani del 4 marzo,  secondo la quale l’87% degli italiani auspica trattative per un sistema reciproco di sicurezza che garantisca sia l’UE, sia la Federazione Russa; l’83% vuole un nuovo trattato per la smilitarizzaizone dell’UE ; il 91% auspica un accordo tra le grandi potenze affinché non si schierino armi nucleari in Europa e nella Russia occidentale; il 75% teme che si possa arrivare alla terza guerra mondiale e ben il 76% è contro il sostegno militare alla guerra; mentre l’88% vorrebbe garantire un passaggio sicuro alle agenzie non governative per garantire assistenza alle popolazioni colpite.

Sul palco di Roma si sono alternate voci e testimonianze anche dalle altre guerre. Sono state ricordate le madri di soldati russi, bielorussi e ucraini contro l’arruolamento. Tutti abbiamo negli occhi, forse, l’immagine di alcune donne ucraine che rifocillano un soldato russo e gli danno il telefono perché possa chiamare la madre. È anche questo un esempio di resistenza civile contro la disumanizzazione del nemico prodotta dalla guerra. Così come le migliaia di ucraini che cercano di fermare a mani nude l’avanzata dei camion russi; come avvenne a Praga nel ’68 con i carri armati sovietici.

 
 
 
 
 
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Un popolo determinato a resistere, anche senza armi, non può essere controllato a lungo.

È questa la direzione da seguire, non l’invio di armi agli Ucraini (che, tra l’altro, non si sa bene in quali mani potrebbero finire), insieme al sostegno a quanti si oppongono coraggiosamente alla guerra anche nella Russia di Putin  e alla richiesta di una trattativa urgente e autorevole che consenta una via di uscita onorevole all’avversario.

Intervenire per la pace e non per alimentare la guerra; fermare le azioni belliche, aprire corridoi umanitari  e canali diplomatici, subito! La Comunità Papa Giovanni XXIII si è dichiarata disponibile a organizzare e accompagnare una delegazione di politici europei in Ucraina:

 «L’Europa non può alimentare una escalation militare che rischierebbe di sfociare in un conflitto nucleare. Pertanto la sola possibilità è un forte e coraggioso intervento civile. Proponiamo che ogni paese europeo mandi in una missione coordinata in Ucraina i suoi migliori rappresentanti dei cittadini: parlamentari, europarlamentari».
 
 «È necessario essere rapidi e noi possiamo offrire la nostra trentennale esperienza in zone di conflitto. Stiamo riscontrando un altissimo desiderio di intervento. La gente non vuole rimanere inerme e impotente. Per questa ragione chiediamo ai rappresentanti dei cittadini di impegnarsi in prima persona in un intervento politico, non armato e civile.

Non indossiamo l’elmetto, scrive Domenico Gallo su Volere la luna del 4 marzo, e gridiamo, con Bertold Brecht: Ecco gli elmi dei vinti/ e quando un colpo/ ce li ha sbalzati dalla testa/ non fu allora la disfatta/ fu quando obbedimmo/ e li mettemmo in testa.  Non c’è alternativa alla ricerca di strade  diverse dalla guerra, perché, nell’era atomica non è più possibile parlare di “guerra giusta” : il rischio è l’autodistruzione.


1 commento
  1. ROSA
    ROSA dice:

    esiste l'EUROPA?
    dal 2003 partecipo (invitata) agli incontri Internazionali per la PACE, ricordo i primi incontri con i NOBEL per la PACE, e l'entusiasmo di collaborare, alcuni di loro erano come me amanti della VERITA'-altri Capi di Stato in pensione come Gorbaciof, io ero solo una persona che lavorava per il SOCIALE, in un PAESE di oltre un miliardo di Persone "LA CINA"
    seduta al tavolo con una giovanissima ASMAE DACHAN, al suo primo impegno, eravamo a mangiare al secondo turno,al Primo C'erano i Leaders Politici e Religiosi,durante l'intervallo del Congresso Mondiale Intereligioso a Graz Capitale Europea della Cultura, quando si avvicina e chiede il permesso di sedersi la Presidente del Consiglio d'EUROPA,quasi mi strozzo nel sentire che la persona più importante del Congresso chiedeva la possibilità di conoscerci, perchè io rappresentavo le Religioni nei Media Cinesi e Asmae le Donne Islamiche Italiane (sognando di diventare una scrittrice)
    Oggi l'Europa di Xi Jinping è Germania e Francia, con loro ieri è entrato in contatto telefonico, per parlare di PACE, non si inviano ARMI se si lavora per la PACE, mi spaventa un GOVERNO come quello ITALIANO che mente, nessuno invia armi per fermare la GUERRA
    ho sempre lavorato con i Russi , gli Ucraini e tutti i Paesi legati tramite UNESCO alla Cultura della PACE-è singolare e doloroso ricordare che dal 2004 proprio la Russia ha creato queste alleanze, a San Pietroburgo sede EIDOS, oggi leggo nelle oltre mille pagine i risultati online che i Russi Pacifisti hanno messo in rete- abbiamo 18 milioni di contatti non oscurati.
    dov'è l'EUROPA?

    Rispondi

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