Da Gaia a Tecno-Gaia… e poi?

Elena Camino

di Elena Camino


Il corpo di Gaia

 “Voglio finire presto, perché ho bisogno di staccare la mente e di immergermi nella consapevolezza gloriosa e sensuale delle connessioni tra la grande atmosfera, i germogli primaverili, la profondità del tempo dell’evoluzione e il mio umile respiro. Inspiro. Espiro. Attraverso il respiro sono collegato alle profondità oceaniche, ai detriti lì seppelliti, ai cicli che si rinnovano di anno in anno. Sono collegato al lichene giallo sulle ripide e scure scogliere e ai foraminiferi[1] che nuotano dall’altra parte del mondo. Sono connesso alla Thioploca[2], a una pianta di mais, ad un nematode[3]; ai noduli fissatori di azoto delle radici, alla tundra, alla stratosfera. La gratitudine è in cielo e il cielo è sicuramente qui sulla Terra. E allora io dico: grazie Gaia”.

Torino, gennaio 2001. Siamo tre amic* (una chimica, un biologo, una fisica), e stiamo rileggendo insieme alcune frasi dell’ultimo capitolo di un libro che abbiamo appena finito di tradurre: Gaia’s body, (Il Corpo di Gaia), dello scienziato Tyler Volk. 

Andiamo avanti nella lettura. L’Autore riferisce brani di un dialogo:

“Sei il benvenuto”

“Che cosa? Chi ha parlato?” […] potrebbe essere Gaia?

“Potrebbe essere”

“Wow!”

“Metti da parte le fanfare […]. Vedo che stai scrivendo un libro su di me. La maggior parte di ciò che hai scritto è abbastanza decente. Ma quanta arroganza! Gli uomini sarebbero la gilda[4] biochimica più recente. E via, siamo seri! Dal mio punto di vista voi uomini siete solo particolarmente prolifici e respiratori iperattivi, ma davvero nulla di speciale”

 “Ma bruciamo combustibili fossili. Siamo i primi a farlo. E stiamo fissando azoto senza l’aiuto dei procarioti[5]. Siamo una nuova gilda”

“Non potreste nemmeno digerire il vostro pranzo senza i miei microbi. E il vostro prezioso affare dei combustibili fossili non è per nulla sostenibile sulla scala del tempo, almeno per quella a cui sono avvezza. Solo un flash nel buio. E quando i combustibili fossili saranno finiti, quanto azoto pensi sarete capaci di fissare, hmm? Dimmi, se sei così sveglio, che cosa accadrà ai tuoi amati monsoni del New Mexico con l’incombente cambiamento climatico?”

“Uh, non lo so”

“Così ora sei diventato un dottor Non-lo-so, eh? E dimmi che ne sai di questo: i batteri del suolo stanno respirando più intensamente negli ultimi decenni?”

“Mi trovi di nuovo impreparato, Gaia. […]

“Stai cominciando a stufarmi. Non sono venuta qui per parlare di me, ma di te. Sarò breve. Voi uomini avete bisogno di farvi un’immagine di voi stessi, dare un senso al ruolo che potete avere nel grande schema delle cose. Mi piace la tua idea che la qualità caratteristica della vostra gilda sia la conoscenza, soprattutto perché è per questa via che riposa la speranza. Ma lasciate che vi dica che avete davanti una strada estremamente lunga da percorrere. Prendete la vostra famigerata Rivoluzione Industriale. La vostra specie ha dato il via ad una trasformazione globale senza avere alcuna idea dell’effetto serra che avrebbe causato. […]   Non potete nemmeno immaginare quanto avete ancora da capire per intravedere le mie vie”.

“Un’ultima cosa. Se voi uomini aspirate ad essere la gilda che conosce tutte le altre gilde, allora dovete assumervi alcune responsabilità e mostrare un po’ di rispetto per me, le mie matrici[6] e le altre specie. Tutte le forme viventi hanno delle responsabilità verso l’intero, la capacità di rispondere collegando ciascuna cosa a tutte le altre. Quindi la responsabilità in se stessa non è una vostra invenzione nuova di zecca. Ma se la vostra gilda si concentrerà sulla conoscenza, allora dovete anche cercare la sapienza, e questa reca con sé un tipo nuovo ed originale di responsabilità”.

“Che tipo di responsabilità, Gaia?”

“Pensaci come all’enigma più prezioso”.

Gaia in trasformazione

Dal 2001 sono trascorsi più di vent’anni. Gli scienziati hanno capito tantissime altre cose del ‘Sistema Terra’, di come funziona, e di come tutte le sue componenti siano interconnesse e continuamente interagiscano tra loro e si influenzino a vicenda. Gli scienziati hanno anche capito – e cercano da più di trent’anni di spiegarcelo – che Gaia – il nostro pianeta vivente –  sta cambiando.  E lo sta facendo in modi inaspettati e imprevedibili. La sua complessità ci impedisce di prevedere quale ‘traiettoria’ imboccherà; non in termini spaziali, ma ‘fisiologici’, cioè quali caratteristiche esprimerà nella nuova personalità che sta assumendo.

Per ora sappiamo che la sua temperatura sta aumentando, i venti diventano più violenti, le piogge più intense ma irregolari, creando alluvioni e zone aride.  Tanti viventi che finora non si erano mai incontrati entrano in contatto, si scambiano informazioni genetiche[7] e materiali, causando grandi novità – dalle epidemie alle nuove forme di vita.     

L’umanità è diventata la specie dominante sul pianeta, e sta contribuendo con velocità crescente a influenzare i cambiamenti di Gaia: sia come ‘massa’[8] che interferisce sui flussi di energia e materia (dal prelievo di risorse, all’alimentazione, alla produzione di scarti), sia come produttrice di novità alle quali le ‘abitudini’ e il metabolismo di Gaia non sono (ancora?) attrezzati.

Qualche esempio? I più grandi fiumi della Terra, che sono le arterie vitali che favoriscono la circolazione della vita su un’amplissima superficie del pianeta, sono ormai sbarrati da enormi dighe che ne hanno bloccato il corso naturale, ostacolando il naturale fluire dell’acqua e della vita, e portando declino e morte ai viventi acquatici e agli ecosistemi in vaste aree circostanti.  Un altro esempio, ancora più grave perché è impossibile porvi rimedio, è la diffusione di minuscole particelle di plastica dappertutto, anche nei più remoti angoli della terra e delle acque… e anche all’interno di tutti gli organismi, compresi i nostri.

Noi e Gaia

Le cronache e – con estremo ritardo e lentezza – il mondo politico ed economico stanno prendendo coscienza dell’aumento della temperatura dell’atmosfera, causato dall’emissione di enormi quantità di gas prodotti dall’utilizzo di combustibili fossili. Ma non c’è ancora sufficiente consapevolezza del fatto che il nostro pianeta può essere paragonato – per certi aspetti – a un organismo come noi. La febbre è sintomo di malessere, ed è accompagnata da altri ‘disturbi’.  Non basta prendere qualche pillola per abbassare la temperatura (come ridurre le emissioni di CO2…), ma occorre interpretare i sintomi, curare le ferite (fermare la deforestazione, bloccare gli scavi di miniere), riequilibrare gli equilibri del corpo (come l’acidità delle acque oceaniche), eliminare le tossine che avvelenano l’organismo (come certe sostanze chimiche usate in agricoltura).   

Dato che aspiriamo a essere ‘la gilda che conosce tutte le gilde’, proviamo a chiederci – più in generale – quale futuro prevede per l’umanità la trasformazione in atto del nostro pianeta. Da Gaia, che accoglie giorno per giorno l’energia solare per generare vita, a Tecno-Gaia, che attinge alle riserve energetiche profonde per produrre morte…

Gaia e le ‘reti’ invisibili

Mentre il nostro pianeta manifestava le prime evidenze delle trasformazioni globali che stava avviando, il governo tecno-militar-industriale che nell’ultimo secolo ha preso il potere e ‘organizzato’ la globalizzazione proseguiva indisturbato (e inconsapevole?) nella costruzione di oggetti materiali che rapidamente hanno invaso grandi porzioni di Gaia: al punto che, se potessimo guardarla con occhiali speciali, ne vedremmo  la superficie traforata per vasti tratti, e dallo spazio ci apparirebbe avvolta da una nuvola di oggetti, molti radio-emittenti.

Cavi per telecomunicazioni

La mappa qui riportata (The Submarine Cable Map) è un documento di libero accesso, prodotto e periodicamente aggiornato da TeleGeography. I fili colorati rappresentano le principali reti di cavi sottomarini in fibra ottica, nei quali passa il  97% del traffico internet mondiale, data la stabilità e la velocità che offrono rispetto ad una comunicazione wireless.  

Gaia

In un servizio realizzato nel 2020 i giornalisti Gabanelli e Savelli hanno richiamato l’attenzione del pubblico sulla fragilità ‘politica’ di questa rete di cavi, che ospita il traffico internazionale di voci e dati di 7,7 miliardi di persone.  Gli investimenti nella costruzione e nella posa di nuovi cavi stanno crescendo vertiginosamente, soprattutto nell’area del Pacifico. Il mercato dei cavi sottomarini (controllato da società private e grandi consorzi internazionali) nel 2026 dovrebbe raggiungere gli oltre 30 miliardi di dollari, triplicando le dimensioni del 2017.

 “La loro importanza – sostengono i giornalisti – deriva dal fatto che ricordano tutto ciò che su di essi transita, e interromperli, tagliarli di netto, significa mandare in tilt il sistema informatico di interi Paesi bloccando la fornitura di energia, i sistemi di trasmissione delle informazioni sensibili di ministeri ed istituzioni, le transazioni elettroniche, le comunicazioni via Internet”. 

Oleodotti e gasdotti

La mappa qui sotto riportata (di cui si trova una versione interattiva sul sito del Global Energy Monitor[9]) fa parte di una piattaforma multimediale sui progetti infrastrutturali per i combustibili fossili e sul loro sviluppo. Comprende tutti i terminali globali di importazione e di esportazione, nonché tutti i conduttori globali di trasporto di petrolio e gas, di dimensioni superiori a una certa scala.

Gaia

Secondo i dati riportati dall’Atlante delle Guerre, ogni giorno il mondo consuma circa 100 milioni di barili di petrolio e 60milioni di barili di gas naturale. Per trasportare questa enorme quantità di energia ‘fluida’ le condutture sono fondamentali. Sono spesso al centro di dinamiche geopolitiche e geostrategiche collegate ai conflitti in corso.

Circa tre quarti delle emissioni globali di gas serra provengono dalla combustione di combustibili fossili (carbone, petrolio e gas). Questi rappresentano ancora la più grande fonte di emissioni globali di anidride carbonica.

Sono più di  212.000  i chilometri di ampliamento di gasdotti attualmente in corso e pianificati. Secondo il Global Energy Monitor, sono destinati ad aumentare ancora, e la China Oil and Gas Pipeline Network diventerà presto il più grande costruttore di gasdotti al mondo.

Una nuvola in espansione

Gaia

ESRI è un’industria tecnologica che dal 1969 è specializzata nella produzione e sviluppo di GIS (Geographical Information System), un sistema spaziale che raccoglie, gestisce, analizza dati di tutti i tipi e con questi crea mappe.  In questa mappa (selezionata tra le numerose disponibili sul sito) sono rappresentati i circa 19.000 ‘oggetti’ prodotti dall’uomo che stanno orbitando intorno alla Terra. I satelliti che finora sono stati lanciati intorno alla Terra (dati di luglio 2020) sono poco più di 11.000, di cui 7.389 sono tuttora nello spazio. Gli altri sono o incendiati nell’atmosfera, o sono rientrati sulla Terra in forma di detriti.

Alcune mappe di ESRI permettono di selezionare solo certi tipi di satelliti, per esempio quelli con orbite geostazionarie: si tratta di circa 400 satelliti collocati in una regione a circa 36.000 chilometri sopra il nostro pianeta, che è stata chiamata Fascia di Clarke; questa parte della rete forma la “spina dorsale” delle telecomunicazioni moderne e si sta rapidamente affollando.  Nelle mappe ESRI si possono mettere in evidenza anche i ‘detriti’, localizzati in uno ‘spazio pattumiera’. Lì stanno crescendo i rischi di scontri e incidenti con satelliti funzionanti e di importanza cruciale per le telecomunicazioni. Una mappa dei ‘rifiuti spaziali’ prodotta dal Dipartimento della Difesa americano si presenta così:

Gaia

Secondo quanto riporta l’ Ufficio ONU per gli Spazi Esterni , dal 2020 al 2021 vi è stato un aumento del 28% del numero di satelliti lanciati. E nel 2021 l’incremento risulta ancora maggiore. A ‘piazzare’ satelliti intorno alla Terra vi sono compagnie sia civili che militari, e un numero crescente di privati che stanno sviluppando nuove opportunità commerciali.

Particolarmente fitta è la presenza di satelliti ad uso militare, definito dal sito Report Difesa  ‘la nuova frontiera delle guerre del futuro’.   “Lo spazio oggi è, dal punto di vista militare, fondamentale per ogni singola operazione militare che si verifica oggi sul pianeta (…).Ogni operazione, dalle operazioni umanitarie alle principali operazioni di combattimento, dipende in modo critico dalle capacità spaziali (…).Ogni aereo da combattimento, ogni aereo bombardiere, ogni nave, ogni veicolo a ruote, ogni singolo soldato, ogni singolo aviatore, marine e marinaio dipende in modo critico dallo spazio per condurre le proprie operazioni”

Dunque, l’umanità moderna ha costruito un grande anello – quasi una nuvola – intorno a Gaia, fatto di acciaio, metalli rari e di onde elettromagnetiche, che è ormai sovraffollato di satelliti. Questa nuvola intorno alla Terra è ormai talmente fitta che secondo alcuni può essere diventata un segno di riconoscimento – per degli extraterrestri in cerca di segnali – della presenza della ‘vita’ (!!!) sulla Terra, anche se finora il suo utilizzo è prevalentemente bellico. 

Gaia e la guerra

La produzione di armi

In questi tragici giorni si sta combattendo una guerra che – accanto alle tecnologie più sofisticate – utilizza elementi di tipo ottocentesco, con trincee e carri armati, qualche missile e scontri corpo a corpo. La paura trattiene i contendenti dall’usare le armi atomiche, che pure sono numerose (anzi, sovrabbondanti!) e facilmente accessibili. Da decenni ormai a coloro che si impegnavano per l’abolizione totale delle armi atomiche, troppo potenti per poter pensare di usarle, le potenze dominanti e le loro élite militar-industriali si oppongono, sostenendone l’importanza come deterrente. Insomma, si sono costruite armi sempre più potenti e costose, utilizzando un crescendo di risorse materiali, energetiche e umane in un pianeta sempre più impoverito, allo scopo di… non utilizzarle.

In questo frangente la produzione e il traffico di armi leggere – più immediatamente utilizzabili –  ha subìto un’impennata. La produzione di armi richiede grandi risorse energetiche e materiali, sempre più difficili da trovare, e spesso localizzate e concentrate in pochi territori. Quindi costruire armamenti non solo ha un impatto distruttivo sul pianeta, di cui saccheggia componenti preziose, ma contribuisce anche a esasperare i conflitti tra gruppi umani, alimentando nuove guerre per l’appropriazione e l’uso di tali risorse.

L’uso delle armi – oltre alle tragiche conseguenti conte dei morti e dei feriti – produce danni ambientali disastrosi, e di lunga durata, che riducono le capacità della Terra di assorbire il peso dell’impronta ecologica provocata dalle attività belliche. In altre parole, rendono sempre più difficile a Gaia produrre quanto è necessario per il nostro sostentamento.  

L’impronta ambientale dello scarpone militare

Da tempo, nella letteratura che studia le relazioni tra guerra e ambiente, si trova l’espressione ‘tapis-roulant of destruction (il nastro trasportatore della distruzione) che mette in luce come la crescente militarizzazione e il conseguente ricorso alle armi per affrontare i grandi conflitti del nostro tempo abbia attivato un processo perverso in cui la pressione delle guerre e la corsa agli armamenti  (Swapna Pathak, 2020[10]) determina una costante necessità di espandere la militarizzazione nelle società, generando un circolo vizioso di distruzione ambientale – guerra – distruzione ambientale. Alcuni Autori (come Jorgenson et al. , 2010[11]) hanno anche messo in luce una relazione positiva tra la spesa militare per soldato e intensità di emissioni di CO2 pro capite.

Non c’era bisogno di molti studi per dimostrare che la guerra fa male alle persone e agli ambienti. Evidenziarne però il perverso meccanismo di ‘auto-moltiplicazione’ dei danni forse può aiutare a riflettere…

I limiti di Tecno-Gaia

Limiti alle attività umane…

È ormai evidente l’inconciliabilità tra i limiti biofisici del pianeta, individuati decenni fa da alcuni studiosi con un grafico diventato famoso, e le ‘pretese’ umane.

Gaia

Le esigenze avanzate dalle società industrializzate negli ultimi decenni sono incompatibili con le disponibilità del nostro pianeta. Non riconoscere, e soprattutto non accettare questa evidenza ha portato le élites dei potenti che tuttora governano la Terra a ‘caricare’ il pianeta di strutture tecnologiche fino a trasformarla in una sorta di ‘cyborg’, un’identità ibrida: quella che secondo la studiosa americana Donna Haraway[12]non è uomo, non è donna, non è macchina e non è umano. Facendo un salto di scala – dal livello individuale a quello planetario –  Gaia è sempre più invasa da protesi tecnologiche in grado di innescare le reazioni che stanno trasformando il pianeta (cambiamenti climatici, perdita di biodiversità, aumento ingestibile dei rifiuti, ecc.). Queste protesi inoltre sono funzionali a moltiplicare le situazioni in cui scoppiano conflitti armati per l’accaparramento delle risorse, sempre più scarse, con conseguenti reazioni che accelerano (con feedback positivi) il processo distruttivo globale.  

…vincoli imposti alla vita

Gaia sta cambiando, dunque. Ben più profondamente di quanto si creda.  Molti dei suoi naturali processi vitali sono stati impediti o alterati; la sua superficie è percorsa da milioni di grossi tubi che attraversano deserti e foreste per portare ovunque combustibili fossili, fonti di inquinamento;  è avvolta da una nuvola di satelliti che le ruotano intorno, ed è letteralmente intrappolata da una rete invisibile di onde elettromagnetiche emesse da fonti artificiali – dal suolo fino a grandi altezze. Sono le onde prodotte dagli apparecchi di uso quotidiano, come televisori e schermi del computer, forni a microonde, telefoni cellulari, rasoi elettrici, asciugacapelli, dispositivi sanitari (radiografie, TC e risonanze magnetiche)… Anche l’atmosfera intorno e sopra di noi è attraversata da segnali invisibili, tra cui il sistema di trasmissione dati dei comandi militari di tanti paesi[13].

In parallelo allo sviluppo (finora inarrestabile) della componente artificiale, Tecno-Gaia è caratterizzata da una crescente ‘scarsità’: dai minerali per costruire le sue protesi tecnologiche, all’energia per alimentarle, fino al cibo per la sua componente ‘vivente’ (dal pane per l’umanità alle reti alimentari basate sulla biodiversità). Sono facilmente prevedibili drastici cambiamenti…

La tristezza di Gaia

In questi giorni tristissimi stiamo assistendo impotenti alle ennesime scene di guerra che hanno costellato il mondo negli ultimi decenni. Bombe, scontri a fuoco, distruzioni, morti. E’ già successo in tanti territori, e ora avvengono qui, a due passi da noi. E il nostro governo ha dato l’assenso a contribuire a una difesa armata!!!.  Sui numerosi canali TV che in questi giorni trasmettono senza sosta notizie, e riprendono da vicino scene di guerra, proviamo a guardare con gli occhi di Gaia che cosa succede. Sul sito dell’Associazione CEOBS fin dai primi giorni sono stati documentate numerose e varie ‘ferite’ ambientali. 

Ma basta seguire le trasmissioni TV con occhi consapevoli: file di cingolati compattano strade di campagna, rendendole dure come acciaio: dopo sarà impossibile seminare. Un missile ha squarciato un impianto industriale. Le le sostanze tossiche che si riversano all’esterno avvelenano una falda acquifera. Per quanto tempo sarà impossibile bere alla fonte? Dopo un bombardamento, una grande piazza è ricoperta di detriti, e alcune carcasse di auto continuano a bruciare. Non ci sono discariche nei dintorni, per quanto tempo questi resti rimarranno qui? Sullo sfondo del cielo notturno divampa un incendio, che emette un fumo denso: quanti polmoni – umani e di altri viventi – ne saranno intossicati?

Gaia e l’enigma più prezioso

Gaia è addolorata. La guerra colpisce anche lei impedendole di soccorrerci, e le sovrastrutture tecnologiche che la imbrigliano ostacolano il suo desiderio spontaneo di venirci incontro, di soddisfare i nostri bisogni primari. Scarseggiano ormai cibo e acqua.

Se potessimo ascoltarla – come fece Tyler Volk, l’autore che ne descrisse la meravigliosa e misteriosa fisiologia – Gaia ci direbbe forse che non abbiamo imparato abbastanza, e che la nostra arroganza ci sta allontanando da Lei.  Gaia imboccherà un nuovo cammino, liberandosi dai lacci tecnologici che la stanno intrappolando. Troverà nuovi equilibri. Cambieranno climi e stagioni, avranno origine nuove specie, e molte declineranno o si estingueranno.

Che cosa aveva detto Gaia? Se la vostra gilda si concentrerà sulla conoscenza, allora dovete anche cercare la sapienza, e questa reca con sé un tipo nuovo ed originale di responsabilità. […]

“Che tipo di responsabilità, Gaia?”

“Pensaci come all’enigma più prezioso”.

Per aiutarci a pensare abbiamo a disposizione una vasta letteratura, che un Maestro molto amato del nostro tempo, Raimon Panikkar[14], raccolse sotto il termine ‘Ecosofia’: una parola nuova, diceva, per esprimere un’antica saggezza. Esprime la tradizionalissima consapevolezza che la Terra è un che di vivente, tanto nelle sue parti quanto nell’insieme.  […]

Panikkar sosteneva che siamo immersi in una crisi che investe le tre dimensioni del mondo (cosmica, divina e umana) che sono state frammentate e separate, e di cui occorre ricomporre l’unitarietà.

“Qualche piccola modifica dei parametri attuali non ci condurrà certo fuori dal vicolo cieco; né una semplice riforma, che non farebbe altro che prolungare l’agonia di un sistema condannato a morte. E neppure una rivoluzione, perché distorsioni e violenze producono solo reazioni uguali e contrarie. Serve piuttosto una metamorfosi, una trasformazione. Il che implica sperimentare il proprio sé e la Natura in maniera trasformata, non semplicemente interpretare la Natura in un modo nuovo […] Solo una metamorfosi potrà salvarci”[15]

Secondo Panikkar l’ecosofia non è una semplice “scienza della terra” (ecologia) e neppure una “saggezza sulla terra”, ma la “saggezza della terra stessa” che si manifesta all’uomo quando sa ascoltarla con amore.

Vogliamo provarci?


Note

[1] Organismi unicellulari acquatici forniti di guscio

[2] Un batterio di forma filamentosa

[3] I nematodi sono vermi piccolissimi, invisibili a occhio nudo, abitano per lo più nel terreno

[4] Gilda: raggruppamento di organismi che svolgono funzioni simili (per es. la fotosintesi)

[5] Organismi unicellulari senza nucleo

[6] Le matrici di Gaia sono le sue diverse componenti: vita, atmosfera, oceani, terra.

[7] Per esempio il processo che viene chiamato ‘spillover’, salto di specie.

[8] A gennaio 2022, la popolazione mondiale ha toccato quota 8 miliardi di persone.

[9] Il Global Energy Monitor è nato nel 2007, su sollecitazione dello scienziato del clima James Hansen. Con la crescente consapevolezza delle sfide sociali e ambientali dell’uso dei combustibili fossili, questa associazione intese fornire in modo trasparente e libero a tutti informazioni attendibili e aggiornate su questo tema.  

[10] Ecological footprints of war: an exploratory assessment of the long-term impact of violent conflicts on national biocapacity from 1962–2009.

[11] Jorgenson AK, Clark B, Kentor J (2010) Militarization and the environment: a panel study of carbon dioxide emissions and the ecological footprints of nations, 1970–2000. Global Environ Polit. 10(1):7–29.

[12] Donna Haraway è una filosofa e docente statunitense, caposcuola del teoria del cyborg, un ambito del pensiero femminista che studia il rapporto tra scienza e identità di genere.

[13] In Sicilia, per esempio, è in funzione uno dei più importanti sistemi di antenne dell’apparato militare USA, il Mobile User Objective System (MUOS) che dirige e controlla – in sinergia con le basi radar italiane e internazionali – il traffico di velivoli militari (aerei, droni) attualmente impegnati nelle zone di guerra.

[14] Raimon Panikkar (1918 – 2010) è stato un filosofo, teologo e scrittore spagnolo, di cultura indiana e spagnola.  E’ stato una guida spirituale del XX secolo e innovatore del pensiero, teorizzatore e testimone del dialogo interculturale e dell’incontro tra le religioni.

[15] Ecosofia, La saggezza della Terra. Jaka Book, 2015.


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