Ucraina, oltre gli schieramenti…

Elena Camino

Strategie minacciose contro il nemico

Sono nata nel 1946, subito dopo la fine della 2° guerra mondiale, e sono cresciuta con l’idea che il mondo – dopo i terribili eventi che avevano segnato la prima metà del ‘900 – avrebbe imparato a rinunciare all’uso delle armi per risolvere i conflitti. L’Europa era destinata a diventare un faro di democrazia, un esempio di saggia politica internazionale…

Intanto, però, continuava l’escalation di armamenti, con la produzione di armi sempre più potenti, tanto potenti da renderle… inutilizzabili: il loro uso infatti era improponibile, perché avrebbe provocato catastrofi globali. Era opportuno costruirle e tenerle pronte, sfruttando una straordinaria capacità di controllo tecnologico: ma dovevano servire solo come ‘deterrenza’, cioè per spaventare i nemici.  Messa così a tacere- con giustificazioni insensate –  la preoccupazione dei pacifisti, i grandi movimenti antinucleari si sono dissolti.

Nel frattempo sono emersi problemi nuovi: il ‘nemico’ con cui fare i conti è diventato il pianeta, quando ha incominciato a dare segni di insofferenza rispetto alla presenza umana. Nei confronti del pianeta si sono messe in campo le consuete, consolidate strategie, pensando di continuare a ‘dominare’ la Terra grazie alle straordinarie e sempre più potenti innovazioni militar-industrial-tecnologiche.  Anche con il nemico più recente, il virus COVID-19, che da due anni scorrazza per il mondo e sfugge ai tentativi di eradicarlo, l’approccio è stato aggressivo. Il teatro del conflitto, stavolta, è stato il corpo umano (più che la medicina di base…), e ha suscitato perplessità e contrarietà…   

Tuttavia tarda a dare frutti la presa di coscienza della totale dipendenza dell’umanità dal continuo, dinamico fluire della vita sulla Terra, e dell’inadeguatezza dei metodi ‘violenti’ per assicurare la sopravvivenza (con una vita accettabile) a tutte le comunità viventi – umane e non umane.    Così, i conflitti violenti stanno dilagando, le risorse per una vita per tutt* basata su semplicità e sufficienza si riducono… e le armi nucleari fanno di nuovo capolino nelle riunioni dei potenti.  

Impreparati a reagire

La crisi che sta vivendo l’Europa, con il suo punto focale in Ucraina, è descritta, spiegata, alimentata da dichiarazioni e azioni, mosse e contromosse di molti soggetti interessati, in una complessa e mutua esibizione delle ‘forze in campo’: truppe, aerei, navi; soldati regolari e mercenari; armamenti…  

Già, quelle armi atomiche che dovevano servire solo per minacciare gli avversari, adesso diventano una tentazione; anche perché gli ultimi modelli – che hanno sostituito le bombe ingombranti e vistose dei decenni passati – sono schierate nelle vicinanze, sono maneggevoli, e possono essere agevolmente caricate sugli di aerei di ultimo modello …  Noi, ex-pacifisti, restati nonviolenti ma silenziosi per tutti questi anni, che cosa possiamo fare? E i giovani, ai quali la crisi climatica ha oscurato il futuro, che la pandemia ha chiuso in casa, e la tecnologia informatica ha sedotto offrendo mondi virtuali irrealizzabili? Come possiamo aiutarli a capire, e ad agire per il bene comune, abbandonando le grossolane strategie militari e i modelli fallimentari della violenza, delle armi, delle guerre?

Lo scenario dell’escalation militare

È di pochi giorni fa una lettera pubblicata dall’Associazione ‘Volere la luna’, dal titolo ‘No alla guerra’ con una lunga lista di firmatari e una mail per eventuali adesioni. L’articolo propone un’analisi critica della situazione, in cui vengono individuate responsabilità dei due schieramenti. Si legge, tra l’altro, che: “l’esercizio del diritto all’autodeterminazione del popolo ucraino è stato fortemente condizionato dal tentativo della Russia, da un lato, e del blocco occidentale a guida USA, dall’altro, di trascinare questo Paese ognuno nel proprio campo di influenza”. All’analisi segue una accorata esortazione: “È assolutamente urgente mobilitarsi per impedire il ritorno della guerra in Europa. Un conflitto potrebbe avere conseguenze inimmaginabili. Si deve operare immediatamente per un raffreddamento della tensione politico-militare e l’unica strada percorribile è quella del blocco immediato di ogni escalation militare”

Di facile consultazione su giornali e siti si trovano molti articoli che contribuiscono a costruire e rafforzare lo scenario bellico. Per esempio un recente articolo su La Repubblica – “Techno e kalashnikov, fra i giovani di Kiev che aspettano la guerra” racconta come il governo addestra ragazzi e ragazze alla resistenza, proponendo contro i russi una guerriglia in stile afgano; un servizio fotografico  di skyTG24 presenta le foto di privati cittadini di Kiev che si addestrano alla guerra tra i ruderi industriali vicino alla capitale, percorrendo chilometri di boschi gelati e inospitali: “Qualcuno vuole attaccare casa nostra e noi la vogliamo proteggere.

https://twitter.com/RichardEngel/status/1492904639427190788

A livello istituzionale molti governi stanno contribuendo ad alimentare la prospettiva della guerra, incoraggiando i loro concittadini a lasciare l’Ucraina.

Secondo la BBC (News del 13 febbraio) una dozzina di Paesi ha esortato il propri cittadini a lasciare L’Ucraina: “La Casa Bianca ha avvertito che in qualsiasi momento potrebbe verificarsi un’invasione, forse con un bombardamento aereo.  La Russia ha definito tali accuse come speculazioni provocatorie’“.

Sul sito dell’Osservatorio sulla Sicurezza Internazionale, il 12 febbraio 2022, si legge che “durante la giornata di sabato centinaia di manifestanti sono scesi nelle maggiori piazze ucraine per mostrare unità di fronte al rischio di aggressione. Anche l’Italia si è unita al coro occidentale con le dichiarazioni rilasciate, il 12 febbraio, dal Ministero degli Esteri, che ha esortato tutti i cittadini italiani a partire dall’Ucraina. […] Analoghe misure sono state adottate da Francia, Germania, Gran Bretagna, Stati Uniti e altri Paesi membri dell’Unione Europea (UE). A renderlo noto è stata l’agenzia di stampa Ansa.

Costruire uno scenario più ampio

L’esortazione al blocco immediato di ogni escalation militare è stata ribadita da gran parte della società civile e delle associazioni impegnate a promuovere disarmo e nonviolenza, e trova ampio riscontro a livello politico (dibattiti tra cittadini, pressioni verso i decisori politici, manifestazioni di piazza); ma non apre la strada a proposte concrete a lungo termine.  Eppure, in questi giorni di drammatica escalation del conflitto anche cittadini/e ignoranti e ignari/e come me sentono forte l’esigenza di capire che cosa sta succedendo, e se possibile di offrire un contributo positivo e concreto a sostegno della pace.  La potenza del mondo informatico permette a chiunque abbia l’interesse e l’energia di farlo di consultare centinaia – forse migliaia di articoli, documenti, mappe, interviste – che forniscono una moltitudine di informazioni e interpretazioni sulla storia, sulla geografia, sulle relazioni politiche e sociali internazionali dell’Ucraina, e stimolare verso iniziative costruttive.

In effetti, se invece di focalizzare l’attenzione sul conflitto in atto e sulle sue caratteristiche militari e belliche, sugli schieramenti (chi ha torto, chi ha ragione, chi è forte e chi debole…chi manda armi, dove sono le trincee…) rivolgessimo la nostra attenzione alle persone, alla gente come noi? Le prospettive di indagine sono così tante, e ciascuna può aiutarci a esplorare quelle che rispondono di più – da un lato ai nostri interessi, alle nostre esperienze, alle nostre capacità di provare empatia, dall’altro alle loro difficoltà e bisogni. Come vivono, che attività svolgono, che cosa coltivano? Che film e musiche gradiscono? Quali storie familiari hanno alle spalle, quali esperienze li hanno segnati, orientati? Di che cosa hanno paura? Che futuro sognano? Come possiamo proteggerle?

Di fronte alle drammatiche notizie di questi giorni, e alla superficialità (o al cinismo?) con cui si scommette sui tempi e sugli esiti di questa guerra inaccettabile, vi propongo qui alcuni ‘frammenti’ di pensieri, spunti di riflessione che mi hanno aiutata a conoscere un poco certi aspetti dell’Ucraina, e a sentire più vicine le persone che vivono oggi nella preoccupazione e nella paura.

Una storia complessa e dolorosa

Dopo la Prima guerra mondiale – Massacri di ebrei

Ucraina

Quando, nei primi anni ’20, viveva a Mosca, il pittore Marc Chagall si era messo a insegnare arte in un orfanotrofio ebraico nel quale molti bambini erano giunti come profughi dall’Ucraina, dove in quel periodo si erano verificati numerosi massacri di ebrei. In tale occasione, Chagall ascoltò le terribili tragedie alle quali i bimbi avevano assistito: avevano visto i loro genitori venire uccisi, le sorelle violentate, e loro stessi, fuggendo dagli assassini che li braccavano, dovettero lottare contro la fame e il freddo.

Le voci di quei bambini erano solo tasselli di un mosaico più ampio. Tra il 1918 e il 1921, nei territori dell’attuale Ucraina avvennero ben 1.100 pogrom, nei quali vennero sterminati tra i 50.000 e i 200.000 ebrei, a seconda delle stime fatte dagli storici. Eppure questi fatti sono ancor oggi poco conosciuti e poco studiati, forse perché “messi in ombra” dagli orrori che avrebbero avuto luogo in Europa vent’anni dopo (Natham Greppi).

Negli anni ’30 – Holomodor: sterminio per fame

Questa parola si riferisce alla morte, provocata negli Anni ’30 dalle politiche di Stalin, di milioni di ucraini. Alcuni testi parlano di 2 milioni, altri addirittura di 8 milioni di morti. La tragedia ebbe inizio quando Stalin, tra l’autunno del 1932 e la primavera del 1933, decise la collettivizzazione agraria, costringendo anche i kulaki, i contadini agiati (coltivatori diretti o piccoli proprietari terrieri), ad aderirvi contro la loro volontà. Bernard Bruneteau nel suo libro Il secolo dei genocidi (Il Mulino) scrive che «In Ucraina fu collettivizzato il 70% delle fattorie contro il 59% della Russia», In molti si opposero alle requisizioni, si rifiutarono di cedere i raccolti, nascosero le derrate alimentari e uccisero il bestiame piuttosto che darlo ai kolchoz.

Questo atteggiamento degli ucraini fu considerato dai dirigenti sovietici un gravissimo atto di ribellione e, pur conoscendo la preoccupante carenza di cibo per gli abitanti delle campagne, agenti e attivisti locali del partito furono mandati a fare requisizioni e confiscare derrate alimentari nelle case e nelle fattorie. Questa tragedia rimase nascosta per decenni, finché, negli anni ’50, furono resi accessibili gli archivi segreti dell’URSS. Proprio in quegli anni si alzò la voce dello scrittore russo di origini ucraine Vasilij Grossman: nel romanzo Tutto scorre, scritto tra il 1955 e il 1963, uno dei personaggi, Anna Sergeevna, racconta i terribili anni della collettivizzazione, della carestia e dello sterminio dei kulaki in Ucraina.

Dal 1986 – Un dramma recente

Per le persone non addette ai lavori – non esperte di storia e di politica – l’Ucraina è stata proiettata alle luci della ribalta nei giorni successivi al 26 aprile 1986, quando esplose uno dei reattori della centrale nucleare di Chernobyl, nel nord dell’Ucraina. La nube radioattiva formata durante l’esplosione si diffuse nel resto d’Europa, creando ovunque allarme e dando origine a uno dei più drammatici, controversi e ancora irrisolti ‘casi’ di incidente nucleare per il quale è risultato impossibile giungere a una stima internazionalmente condivisa dei danni a breve e a lungo termine provocati dalle interazioni tra le radiazioni emesse e le comunità (umane e non umane).

Ucraina
Foto di Stanislav Nepochatov, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

La tragedia di Chernobyl segnò la vita personale, sociale ed economica in Ucraina e nella vicina Bielorussia, ed ebbe conseguenze drammatiche anche sul piano politico. Un libro pubblicato dalla scrittrice Svetlana Alekievich[1] portò alla luce i drammi personali e sociali di centinaia di persone che direttamente o indirettamente furono colpite. Come sottolinea Anna Nadotti in una recensione al libro, lo strumento di indagine dell’Autrice fu “l’ascolto, la capacità di stare a lungo, indifesa e modesta, accanto a tante persone comuni – donne, uomini, vecchi, bambini – fino a guadagnarsene la fiducia e a ricostruire con loro, attraverso un amoroso esercizio di attenzione, quei dettagli che, assai meglio di qualsiasi teoria, sanno illuminare i processi della Storia”.

L’area attorno alla centrale, la Chernobyl Exclusion Zone, è tuttora inabitabile nel raggio di parecchi chilometri, ma anche più lontano la contaminazione resta alta e la vita molto difficile. Al di sotto del sarcofago (la copertura di acciaio e cemento costruita per impedire la fuoriuscita di radiazioni) il nocciolo fuso del reattore è ancora attivo. Sarà necessaria la cooperazione internazionale per finanziare e realizzare una nuova e definitiva struttura di contenimento. In trentacinque anni più di 650 mila bambini provenienti dalle zone contaminate sono stati ospitati nel nostro Paese (e in altri Paesi europei) per trascorrere periodicamente dei soggiorni in zone con aria più salubre, e per poter svolgere visite specialistiche di controllo.

Fonti energetiche: il nucleare…

Nel pieno dell’odierna crisi energetica – che certamente ha a che fare con i ‘venti di guerra’ che attraversano l’Europa –  ero curiosa di sapere da quali fonti dipende l’Ucraina.

Ucraina

Ho scoperto così che nel Paese ci sono 5 centrali in funzione e 2-3 in programma.  E che Il decommissioning di Chernobyl (come sopra accennato) non è concluso. A gennaio 2022 sono in funzione 14 dei 15 reattori nucleari, da cui il paese ottiene più del 50% dell’energia.  La maggior parte dei reattori ucraini ha iniziato a funzionare negli anni ’80 ed è quindi prossima alla fine della durata di vita – 40 anni – prevista dagli ingegneri sovietici che li avevano costruiti. 12 di questi reattori ucraini avrebbero dovuto essere fermati nel 2020, ma sono ancora in esercizio.  In futuro c’è l’intenzione di avviare nel Paese la produzione dei reattori nucleari modulari statunitensi, gli Small Modular Reactors-160 (SMR). Dunque, sull’energia nucleare sono attualmente presenti collaborazioni sia con la Russia che con gli USA.

Inoltre, nell’ambito di un programma nazionale adottato dal governo, l’Ucraina nei prossimi 5 anni investirà 335 milioni di dollari per aumentare gli impianti di estrazione e lavorazione dell’uranio nel centro del Paese. Non sono ancora disponibili siti per ospitare le scorie radioattive, che con questa politica energetica sono destinate ad accrescersi rapidamente.

… i cereali

Una terra nera, un suolo scuro e molto fertile aveva fatto a lungo dell’Ucraina il granaio dell’Unione Sovietica con i suoi 32 milioni di ettari di terra coltivabile, pari a circa un terzo dei campi coltivati dell’intera Unione Europea.Attualmente la Russia è il principale Paese esportatore di grano a livello mondiale, mentre l’Ucraina si colloca al terzo posto. Nel 2021 l’Italia ha importato “oltre 120 milioni di chili di grano dall’Ucraina e circa 100 milioni di chili di grano dalla Russia”.

Secondo la Coldiretti la crisi in atto tra Ucraina e Russia gonfia i prezzi non solo del mercato energetico ma anche quello delle materie prime agricole, specialmente dei cereali. Un eventuale conflitto potrebbe danneggiare le infrastrutture e bloccare le spedizioni dai porti del Mar Nero, causando un crollo delle disponibilità sui mercati mondiali e alimentando il rischio di carestie e tensioni sociali anche in Paesi extra-europei. I principali paesi importatori di grano ucraino sono l’Egitto (11% dell’export ucraino), l’Indonesia (10%) e il Bangladesh (5%).

Musica, articoli, libri…

Una direttrice d’orchestra

Nel 1978 nasceva a Brody, in Ucraina, una bambina mora, Oksana, da una famiglia di musicisti, i Lyniv. Appassionata di musica, studia pianoforte, flauto, violino, canto e direzione d’orchestra e dirige per la prima volta un’orchestra all’età di 16 anni. Ce ne informa Sergio Bevilacqua sul sito ‘Daily cases’ , e prosegue raccontandoci che nell’ottobre 2016 Oskana fa la sua prima apparizione come direttore ospite all’Opera di Graz, in Austria, e a febbraio 2017 è nominata direttrice principale di Opera di Graz e Filarmonica. Nel 2020 la Lyniv vince gli Opera Awards e a marzo 2021 è direttrice ospite al Teatro Comunale di Bologna.

Vedere l’Ucraina da prospettive diverse da quella di una possibile sede di scontro bellico mondiale ci può aiutare a riflettere non solo in termini di ‘schieramenti militari’, di contrapposizione tra ‘amici’ e nemici’, di ‘forze in campo’… Ci sono talmente tante prospettive di conoscenza e collaborazione… Come sottolinea Francesco Palmas su Avvenire (“Confini. La crisi ucraina: perché si rischia la guerra. Le cose da sapere”) sono tante le opportunità per approfondire la storia di questo grande Paese, il secondo per estensione in Europa (più di 600.000 km2, il doppio d’Italia), con 42 milioni di abitanti (in Italia siamo 59 milioni). Il giornalista avverte: “La situazione è complicata da molteplici fattori. Il paese è eterogeneo per storia, lingua e religione. I confini odierni, nuovamente vacillanti, hanno pochi decenni di vita e molte incognite”.

Alcuni libri pubblicati di recente possono aiutarci a far conoscenza con questo grande Paese, vicino ma così poco conosciuto dal pubblico. Ve ne segnalo un paio.

L’editore Mimesis, nel 2020 ha pubblicato un libro che illustra la Storia dell’Ucraina. Dai tempi più antichi ad oggi, di Massimo Vassallo. Partendo dalle epoche più antiche e semileggendarie (di cui si conosce molto poco) e sottolineando i punti di contatto con la “grande” Storia a noi più familiare (colonie greche, Stati clienti di Roma imperiale e, nel Medioevo, espansione commerciale genovese nel Mar Nero), vengono trattati i momenti più importanti che, nel corso dei secoli, hanno portato alla nascita di una distinta Nazione ucraina.

Sembra promettente anche un libro pubblicato nel 2021, che ripercorre un lungo periodo storico, collegando eventi avvenuti nel lontano passato con complessi fenomeni che hanno condotto, nei secoli, all’odierno conflitto in Ucraina.  La ricostruzione storica fa emergere anche il mosaico culturale che fiorì nei secoli, in questo crocevia di religioni, imperi e identità: dalla Rus’ di Kiev ai cosacchi ucraini, dalle contese tra russi, polacchi e turchi sino all’era postsovietica e al processo di allargamento ad est della NATO: Storia e geopolitica della crisi ucraina dalla Rus’di Kiev a oggi. (Giorgio Cella, Carocci 2021.)


[1] Svetlana Aleksievic, PREGHIERA PER CERNOBYL’ ed. orig. 1997.

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