Capaci di immaginare, incapaci di credere

Elena Camino

In questi giorni ho avuto occasione di leggere e vedere alcuni documenti – apparentemente scollegati – che mi hanno portata a riflettere sul fatto che la nostra società è diventata capace di immaginare l’inimmaginabile: soprattutto con l’esplodere della realtà virtuale e dell’enorme sviluppo di storie, scenari, oggetti che non hanno consistenza materiale, ma vivono nel campo di relazione che collega i nostri sensi (in particolare la vista e l’udito) con la nostra psiche, ci siamo abituat* ad accettare questa nuova esperienza come ‘normale’. L’inimmaginabile diventa accessibile, alla nostra portata: immaginabile.

Ma non siamo diventat* capaci di credere all’incredibile. Questo è tragico, perché ci ha privati della facoltà di mettere in atto azioni preventive di difesa, ricerca di alternative, strategie di protezione.  Vi faccio qualche esempio a partire da quanto leggevo e guardavo, nei giorni scorsi.

  • il film ‘Il pianista’ (di Roman Polanski). Le scene della piazza del ghetto di Varsavia affollata di persone incredule, subito prima della deportazione, ve le ricordate? Ancor oggi, rivedendole, sembrano incredibili.
  • Le foto di in questi giorni: basta cercare su un motore di ricerca la parole chiave ‘carri armati russi’ e ne vengono fuori a decine. Lo stesso accade se si cerca ‘manovre NATO’. Intanto il quotidiano La Repubblica ci informa che “Il Regno Unito ha annunciato che invierà d’urgenza armi difensive anticarro all’Ucraina, mentre ingenti forze russe con reparti corazzati, artiglieria, armi pesanti e aviazione, sono schierate in Bielorussia per grandi manovre militari congiunte.” Le avvisaglie di una nuova guerra mondiale?… da non credere!
Capaci di immaginare, incapaci di credere
  • Un servizio di RAI 3, Passato e presente, proprio ieri (18 gennaio), rievocava i fatti avvenuti in Ungheria nel 1956. In particolare proponeva dei filmati sull’esodo dei 180 mila profughi che dall’Ungheria fuggirono in Austria, nella speranza di essere poi accolti in altri Paesi, in Europa, Canada e USA. Fu la prima significativa ondata migratoria interna all’Europa dopo la fine della Seconda guerra mondiale. L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, nato nel 1950, era ancora inesperto, ma efficace. 4.000 di loro trovarono accoglienza in diversi campi di raccolta organizzati e gestiti dalla Croce Rossa;.  Ora, nel 2022, i rifugiati muoiono bloccati dalle barriere erette dagli Europei: al confine tra Polonia e Bielorussia gruppi di persone sopravvivono a temperature inferiori allo zero, con un disperato bisogno di assistenza medico-umanitaria (Medici Senza Frontiere).  Incredibile…
  • Infine, in questi giorni ho consultato anche un sito –  https://closeencountersinwar.org/ – pubblicato a Cuneo dalla Fondazione Nuto Revelli). Nelle pagine di questo sito si può incontrare – al di là delle ricostruzioni storiche, delle interpretazioni geopolitiche – il mondo delle emozioni, e leggere testimonianze su come la guerra agisce e devasta singoli individui e l’intera umanità. Dunque, parlare di guerra, giocare alla guerra, produrre scene virtuali di guerra, partecipare o essere coinvolti in prima persona in guerra modifica e plasma la nostra psiche, il nostro senso morale, senza che se discuta pubblicamente.  Incredibile?

Sabato 22 gennaio – a Torino e altrove – si celebrerà il primo anniversario della dichiarazione di ILLEGALITA’ delle armi nucleari nel mondo. La crescente proliferazione di armi nucleari, in termini di capacità tecniche, facilità di trasporto, distribuzione geografica, accessibilità accende l’immaginazione, e rende immaginabile quello che negli anni passati era inimmaginabile. Un furto, un incidente, uno conflitto locale imprevisto, o l’ignoranza di un decisore ci consentono di immaginare e di rendere plausibile l’inimmaginabile. Una o più deflagrazioni nucleari localizzate – non per questo meno spaventose, e mortali per l’umanità e per tanti viventi. Eppure, chi propone ai membri della società civile di manifestare contro la produzione, lo stoccaggio e l’utilizzo di questi strumenti di morte, si sente rispondere: ma no, l’uso del nucleare è incredibile…

Capaci di immaginare, incapaci di credere

Troviamoci dunque il 22 gennaio – dalle ore 11,30 alle ore 12,30 – nella piazza del Municipio a Torino. Perché la nostra città e il nostro Stato aderiscano al Trattato per la proibizione delle Armi Nucleari, e alla dichiarazione di illegalità che lo accompagna. Un piccolo passo, ma importante.

Finché l’idea di una esplosione atomica resta INCREDIBILE, abbiamo la possibilità, e la responsabilità, di agire perché non si traduca in realtà.

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