Un bilancio sociale 2021

Autore Giuseppe Bruzzone


Un bilancio sociale 2021
Photo by Laurentiu Morariu on Unsplash

Lo faccio anch’io a nome mio, un bilancio sociale 2021. Sono un sostenitore della tesi della responsabilità personale in Pace, perché non ci siano più guerre, tanto più nucleari. Senza considerare che certe soluzioni potrebbero avvenire per scelte pubbliche, per la spinta e la richiesta di gruppi sociali, al momento non “evidenti”.

La necessità della tesi di cui sopra deriva dalla constatazione comportamentale, sociologica dei gruppi Stati. Ognuno privilegia la propria politica o in alleanza, diverse volte, presunta tale, con altri Stati.

Nei tempi nucleari in cui siamo e continuiamo a far finta di non considerare per non compiere determinate scelte, è deleterio per i cittadini che compongono, cioè noi.

Se lo Stato è in conflitto con altri, utilizzando la massima capacità di violenza esprimibile oggi, storicamente quella nucleare, ne sortirebbe una distruzione delle cose e dei corpi di tutti noi; mai avvenuta in passato. È la nostra violenza risparmiata che noi abbiamo delegato allo Stato, che esso impiegherebbe nel momento, a suo dire, necessario.

La visione di Hiroshima e Nagasaki non sarebbe sufficiente; con la foto dei contorni di diversi corpi sulla strada o sul marciapiede, senza la loro presenza fisica perché “evaporata” nel calore dell’esplosione, a farci riflettere?

E qui veniamo al momento politico. Se il cittadino riprende la propria violenza non più a disposizione dello Stato e se ne sente responsabile, per cui non ucciderebbe all’ esterno di esso, non lo si può considerare in linea con la non uccisione all’ interno dello stesso? Sarebbe scandaloso? E non è altrettanto scandaloso che certi Capi di Stato manco pensino che la “loro” guerra nucleare coinvolge anche chi non è in guerra? Tale è l’arroganza da padroni del mondo? E noi cittadini di ogni Paese, non avremmo nulla da dire in proposito?

È da questo senso di responsabilità della propria violenza che, insieme agli altri, si potrebbe creare un nuovo modo di rapportarsi nella nostra quotidianità sociale, economica, sanitaria, climatica. Le spese ingenti indirizzate alle armi, alle missioni chiamate di Pace, ma non di Pace, ma solo per interessi vari, si potrebbero utilizzare per affrontare i tanti problemi di cui sopra.

Non sarebbe la realizzazione autentica della salvezza dei cittadini stavolta aperti al mondo; non più guerreggiando, ma scambiandosi le reciproche possibilità; superando il problema dei brevetti dei vaccini, del fatto che se la tua economia poggia sul carbone, io altro Stato o Stati ti aiutiamo a non averne più bisogno per la salvaguardia di tutti? È immaginazione o speranza la mia? Speranza è probabile.

Necessità di cambiare tante situazioni, in questo bivio obbligato del nucleare e degli altri problemi connessi, sarebbe necessario. Non voglio immaginare la faccia degli abitanti di N.Y. per il rialzo del mare, previsto tra non moltissimi anni o dei miei concittadini liguri o in Italia e altri Paesi. Sarebbero tempi nuovi, e per la nostra sopravvivenza, dobbiamo risposta. L’intelligenza l’avremmo. Assumersi la responsabilità per salvare i nostri cari e noi, potremmo. Non c’ è da premere nessun grilletto. Solo la voglia di vivere un qualcosa che ci siamo trovati “dentro” e non sappiamo perché. E in un mondo che sembra non abbia fine e con fenomeni straordinari di potenza che non conosciamo completamente.

Rinnovo un omaggio e un pensiero allo psicanalista, sociologo, politico, letterato, figlio della Terra, Franco Fornari autore del libro “Psicanalisi della guerra atomica”. Come Gandhi, sostiene che devi essere il cambiamento che vuoi all’esterno, nei fatti.

Milano 2 gennaio 2022


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