Creare sussistenze dignitose che non dipendano da vendite

Autore Howard Richards


Creare sussistenze dignitose
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Questa è la chiave, secondo me, per la soluzione dei problemi del terzo decennio del ventunesimo secolo. Creare sussistenze dignitose per tutti. Si dissolvono i principali ostacoli al salvarci dalle sei minacce all’umanità trattate in Project Save the World; per chi non ne sappia abbastanza, le 6 minacce sono: Guerra e armi, riscaldamento globale, fame, pandemie, contaminazione radioattiva, e rischi cibernetici. Si potrebbero comporre molti altri tali sestetti; che comporterebbero tutti la domanda “dove cominciamo?”

Se dovessi rispondere io in una parola, invece delle dodici del titolo, sceglierei “patriarcato”. Perché? In breve: perché alcune(i) femministe(i) – fra cui credo ci sia chi usa più sovente il termine – trovano che la costruzione sociale e storica del tipo di rapporti umani (di scambio, distinti da quelli di parentela) alla base dei nostri problemi odierni iniziò approssimativamente 120 secoli fa dopo la rivoluzione agricola. Quando cioè le culture matristiche a centro femminile furono sostituite da società bellicose e sfruttatrici centrate sui maschi.

In tale luce, “Creare, o contribuire a creare, sussistenze dignitose che non dipendano da vendite” equivale a “Benvenuta/o a casa! Non devi più venderti sul mercato del lavoro per avere denaro per affittare una stanza in modo da avere il diritto legale di dormire da qualche parte. Adesso sei una/o di noi, una sorella, un fratello. E’ arrivata l’economia positiva del dono”.

Ma prima di proseguire, dopo aver declinato l’approccio del progetto Save the World che ci assicura non esserci alcun problema di base, che possiamo accomodarci con la visione del mondo liberale dominante condivisa da tutte le brave persone ortodosse e continuare a risolvere problemi concreti particolari, e dopo aver proposto nomi sia di 12 sia il mio di una parola per il problema fondamentale, perché non ho scelto come mia concisa risposta “capitalismo” invece di “patriarcato”? Capitalismo, dopo tutto, ha il merito di non permettere alcuna possibilità di stereotipizzare quasi metà dell’umanità come violenti bebé affamati di sesso ed escluderci dalla conversazione.  Frank Jacob ha recentemente sollevato un caso eloquente per sparare a zero sul capitalismo come problema fondamentale. Ha scritto un capitolo introduttivo per un libro con vari autori recentemente pubblicato dall’Istituto per gli studi Politici di Belgrado, intitolato “Le cinque menzogne del Capitalismo” – pace, libertà, uguaglianza, accesso, futuro.

L’accesso si riferisce alla falsità che chiunque e ognuno possa avanzare per merito fino ad occupare una posizione apicale nella società. Futuro, la bugia più pericolosa, si riferisce alla falsità che il capitalismo sia fisicamente compatibile con la continuazione indefinita della vita umana sul pianeta Terra.  Jacob prova la sua tesi. Il capitalismo asserisce di creare pace, ma non è vero, né mantiene alcuna delle altre quattro promesse che Jacob cita. Gli altri autori concordano, alcun* femmine, altri maschi. Se dovessi scrivere un’opinione concordante, citerei Immanuel Kant e Thomas Paine. Per Kant i fondamenti etici e legali del capitalismo, letteralmente il Weltbürgerrecht (diritto di cittadino del mondo – ndt), costituiscono e definiscono la pace.

Ottemperare sempre a imperativi categorici quali il rispetto assoluto per i diritti di proprietà e per la libertà personale è identico alla pace perpetua. Thomas Paine, il grande libellista della guerra rivoluzionaria americana, propagandava la nuova repubblica americana come alternativa amante della pace ai vecchi imperi guerreschi europei. Paine: “Nostro programma è il commercio”. In generale Jacob decostruisce le facciate che mentono: Lo scambio volontario di [beni di] proprietà fra venditori disposti e acquirenti disposti definisce il capitalismo ed esclude la violenza. Le guerre sono sempre e ovunque causate da estremisti. Libertà, uguaglianza, accesso e future sono anch’esse bugie. Jacob riassume: “Il capitalismo è male, eppure ancora vivo”.

Ma, un attimo. Può darsi che stiamo scivolando per una china viscida in una palude dove nessuno vuole annegare.  Il capitalismo non ha distrutto pace, libertà, uguaglianza, accesso e sostenibilità preesistenti. I suoi difensori hanno predetto che avrebbe conseguito quel che precedenti formazioni sociali non avevano conseguito, compresi pace, libertà, uguaglianza, accesso e sostenibilità. Non l’ha fatto. 

Se potessimo fare un calcolo impossibile, sommando tutti i mali del capitalismo da un lato e tutto il bene fatto dal capitalismo sull’altro lato del libro mastro, sicuramente le somme sarebbero su ambo i lati imponenti. E da un punto di vista pratico, provando a stimare che cosa potrebbe essere ottenibile date le mentalità e le potenze adesso trincerate, questo calcolo impossibile ci preparerebbe a valutare questo consiglio di Buckminster Fuller degno di considerazione: “Non si può trasformare la realtà esistente combattendo la realtà esistente. Si può solo trasformarla creando una nuova realtà che renda obsoleta la vecchia”.

Creare sussistenze dignitose che non dipendano dalle vendite è un modo (in realtà comporta innumerevoli modi) di creare una nuova realtà che rende obsoleta la vecchia. Invita al gioco i capitalisti, anziché stereotipare ognuno di loro per incolparli di ogni fabbrica sfruttatrice in Indonesia e di ogni volta che lavoratori in sciopero sono stati assassinati dalla polizia o l’esercito. Spiana la strada per altri cambiamenti strutturali al momento fuori portata. Come soleva dire il mio nonno anarchico, costruisce la nuova società nel guscio della vecchia.

I miei coautori e io abbiamo trovato utile lavorare con il neologismo “Struttura culturale di base” (BCS). La BCS del mondo moderno può essere considerate come una delle conseguenze del patriarcato e una causa del capitalismo. (Si veda Nancy Hartsock, Money, Sex and Power, [Denaro, sesso e potere],1984), il cui elemento centrale è quel che André Orléan chiama “séparation marchande” [separatezza mercantile], echeggiando e sviluppando in dettaglio il Famoso brano in The Wealth of Nations [La ricchezza delle nazioni] dove Adam Smith scrive che per soddisfare un bisogno basilare come il cibo è inutile appellarsi ai propri bisogni; è inutile appellarsi ai sentimenti umani del fornaio; l’unica cosa che lo smuove è il suo proprio interesse: una vendita; denaro per pane, pane per denaro.

Queste due caratteristiche principali della BCS – (1) separatezza, (2) basarsi sulle vendite per ottenere denaro per vivere – già implicano le due scoperte principali di J.M. Keynes in General Theory: (1) un’insufficienza cronica di domanda effettiva (il dover vendere la nostra prestazione di mano d’opera per un salario sufficiente a condurre una vita umana e sostenere la nostra famiglia non significa che ci sia richiesta sufficiente per i nostri servizi sul mercato del lavoro), e (2) la debolezza dello stimolo ad investire.

Già solo con queste poche considerazioni, senza spingersi qui in maggiore dettaglio, sta forse chiarendosi la risposta alle seguenti domande: “Arriverà mai un giorno in cui ci saranno abbastanza investitori che trovino profittevole assumere persone pagandogli buoni salari attinti ai ricavi delle vendite dei beni e servizi alla cui produzione hanno contribuito gli assunti? Può tale approccio creare sussistenze dignitose sostenibili per ognuno?” Risposta: “Non così probabile!”

Perciò: la dignità per tutti richiede flussi di risorse non provenienti sempre dalla vendita di quanto prodotto dai dipendenti, usandone parte per pagare i salari. Comporta pensare e agire fuori dallo schema della BCS, come si fa ad esempio ai siti dimostrativi del CWP (Programma di lavoro comunitario) sudafricano. Ecco un secondo esempio: passo in rassegna il mio bilancio e trovo di non avere tempo extra, ma invece di avere un migliaio di rand sudafricani ogni mese che non mi servono; li dono a un ente non-profit / onlus. La mia donazione insieme a quelle di altri crea una sussistenza dignitosa per qualcuno.  Quanti esempi sarebbe possible fornire? Il concetto di organizzazione non vincolata coniato da Gavin Andersson offre risposte a volte domande, una delle quali è: un numero illimitato.

Per far decollare un approccio non vincolato ci vuole etica (del badare e condividere). Ci serve psicologia (considerando gli studi di Lindner e Hartling su dignità e umiliazione; considerandi di assicurare un normale sviluppo morale almeno fino allo stadio tre di Kohlberg; badando ai bisogni superiori di Maslow, non solo a pagare abbastanza da pagarsi l’affitto e le utenze base; intendimento e scopo di Viktor Frankl: le intuizioni di Erikson sull’identità….). Le conversazioni e l’ apprendimento in corso su tali argomenti “soft” rendono fattibili soluzioni non vincolate al di fuori degli schemi consueti (v. esempi su www.unboundedacademy.org)

Il cambiamento economico chiave è, come diceva Keynes, non tanto imparare nuove idee quanto liberarsi dalla presa di idee vecchie; emancipazione dall’illusione che lo sviluppo economico, una politica amichevole con gli investitori, o l’istruzione, o il microcredito, o legge e ordine, o che tutti diventino imprenditori, e/o una terapia di massa che curi le dipendenze che rendono molti non assumibili; e così via … in qualche modo magico creino ricavi da vendite abbastanza lauti da pagare salari a sostegno della dignità (o mini-profitti d’affari) per tutti coloro al mondo che abbiano bisogno di una buona occupazione retribuita.

Ci serve anche essere sicuri che condividere redditi da immobili e finanza, nonché il sovrappiù da altre fonti, sia foriero di empowerment. Deve formare carattere, non alimentare decadenza (cioè essere moralmente edificante anziché corruttivo, cfr. Aristotile e i suoi seguaci [nostri] contemporanei come Alasdair McIntyre e Martha Nussbaum). I mezzi diventano fini. Non ci si può aspettare che mezzi che umiliano o corrompono conseguano dignità.

La risposta alle domande “Il razzismo finirà fintanto che il numero totale di posti di lavoro decenti resta inflessibile, sicché più lavori validi per appartenenti a un’etnia comportano necessariamente meno lavori validi per gente di altre etnie?” ; “Finirà il sessismo fintanto che più lavori validi per un genere comportano necessariamente meno lavori validi per altri generi?” ; Le narco-culture e il crimine organizzato che approfittano del vizio spariranno fintanto che legittime sussistenze dignitose sono ancor sempre impossibili per molti ?”; e “Può il riscaldamento globale essere invertito fintanto che non bruciare o bruciare carbone è un tema di ecologia contro posti di lavoro?”; anche qui è “Non così probabile!”

Il nuovo libro di Howard Richards, Economic Theory and Community Development [Teoria economica e sviluppo comunitario], sarà presto disponibile presso l’editore Dignity Press, e da Amazon e altri grossi rivenditori di libri, stampato o come ebook.

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Howard Richards

Creare sussistenze dignitose

Il prof. Howard Richards è membro della Rete TRANSCEND per Pace SviluppoAmbiente. È filosofo di sociologia e professore di ricerca all’Earlham College di, Richmond, Indiana, USA. Ha avuto la sua istruzione alla Redlands High School in California, a Yale, Stanford, Università di California a Santa Barbara, alle Università di Toronto, Harvard e Oxford. Attualmente insegna nel programma EMBA dell’Università di Cape Town. I suoi libri comprendono: The Evaluation of Cultural Action; Letters from Quebec; Understanding the Global Economy; The Dilemmas of Social Democracies; Gandhi and the Future of Economics; Rethinking Thinking; Unbounded Organizing in Community;and The Nurturing of Time Future. His new book, written with the assistance of Gavin Andersson, Economic Theory and Community Development: Why Putting Community First Is Essential for Survival, è programmato per la pubblicazione a luglio 2021. [email protected]


EDITORIAL, 13 Dec 2021 | #723 |Howard Richards – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis


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