Io querelo in prima fila… 3,92

Autrice
Chiara Sasso


17 novembre, Valle di Susa paese. Interno della tabaccheria. Cliente: “Buongiorno, una marca da bollo da 3,92 euro”. Tabaccaia: “Incredibile, in questi giorni tutti vogliono sta marca…”. Sorriso. Discorso sospeso, complicità. La giornata di venerdì 19 si chiama “Io querelo in prima fila” e ricorda una delle tante occasioni nella quale i No tav hanno saputo inventarsi uno strumento per ribellarsi facendo. Oggi serve una marca da bollo da 3,92 euro. Intanto, la guerra di Repubblica contro il movimento non si ferma: uno dei più grandi poteri politici e mediatici proprio non si spiega come mai quel movimento senza leader abbia ormai oltre trent’anni di storia

Io querelo in prima fila

Mercoledì 17 novembre. Valle di Susa paese. Interno della tabaccheria. Cliente: “Buongiorno, una marca da bollo da 3,92 euro”. Tabaccaia: “Incredibile, in questi giorni tutti vogliono sta marca…”. Sorriso. Discorso sospeso, complicità. 

Le istruzioni sono precise: compilare il modulo con le motivazioni di appartenenza al movimento No tav, chi ha acquistato il metro quadrato di terra a Chiomonte segni quello. Perché la querela possa andare avanti bisogna poter dimostrare di “appartenere” veramente al movimento, non solo a parole. Per depositare la querela, l’appuntamento è a Torino davanti al tribunale venerdì 19 novembre.

Chi non può si presenti a Susa, alla caserma dei carabinieri, puntuali alle ore 9: bisognerà mettersi in coda. Con mascherina e distanziamento, portiamo bandiere e fazzoletti al collo ma non facciamo caciara. Questa volta non è una manifestazione, è l’esercizio di un diritto di cittadini a querelare chi li ha diffamati. “Bisogna armarsi di santa pazienza per l’ingresso in tribunale e la coda dell’ufficio ci sarà da aspettare. Ma questa attesa sarà ordinata, pacifica educata, non accettiamo provocazioni”. Intanto rimbalzano email, telefonate e messaggi whatsApp. Si organizzano gli impegni quotidiani in funzione dell’appuntamento, chi chiede permessi dal lavoro, chi trova il modo di sistemare i nipoti all’uscita di scuola. C’è fermento.

La giornata si chiamerà “Io querelo in prima fila” per ricordare una delle tante occasioni in cui il movimento No tav ha saputo inventarsi un nuovo strumento per inserire il famoso granello di sabbia nell’ingranaggio. Acquistare un metro quadro di terreno là dove avrebbero dovuto in seguito espropriare. Sono state centinaia e poi un migliaio le persone che si sono presentate. Accadeva nel 2008. L’acquisto si è poi esteso ai terreni di Venaus, alla Maddalena di Chiomonte poi a Susa e in altre zone strategiche del progetto. 

Un pronunciamento del Consiglio di Stato, massimo organo giudiziario in materia di amministrazione, aveva deliberato che per espropriare un bene deve esserci il contraddittorio con tutti i proprietari, negando la richiesta fatta da TELT. Questo ha provocato alla società Tunnel Euralpin Lyon Turin, non pochi problemi e il movimento No tav è stato sempre pronto a rispondere alle chiamate. Tutto può succedere, perché la storia è lunga di trent’anni e non è stata affidata a un solo leader, non si è affidata a una sola persona che nel tempo coltiva il culto della personalità. Il movimento esiste perché esiste una comunità consapevole, cresciuta insieme, con tutte le differenze ma radicata e presente.

È per difendere questo patrimonio umano fatto di tante storie che è stato deciso di non soprassedere, di querelare Maurizio Molinari direttore de La Repubblica, il quale all’interno della trasmissione televisiva “Mezz’ora in più” diretto da Lucia Annunziata il 10 ottobre ha detto che: “I No tav sono un’organizzazione violenta, quanto resta del terrorismo italiano degli anni Settanta. Aggrediscono sistematicamente le istituzioni, la polizia, anche i giornali, minacciano i giornalisti a Torino e la cosa forse più grave è che sono in gran parte italiani che si nutrono anche di volontari che arrivano da Grecia, Germania e a volte dalla Francia e – ha proseguito – per un torinese No Tav significa sicuramente terrorista metropolitano; chiunque vive a Torino ha questa accezione”.

Concludendo poi con l’affermazione “la cosa più grave nei confronti dei No Tav è che siccome si avvalgono di una motivazione ambientalista, quando questa motivazione viene legittimata, loro reclutano, con una dinamica che ci riporta davvero agli anni Settanta”. Nello studio era presente anche Maurizio Landini, chiuso in un silenzio pesante.

La segnalazione della tabaccaia che continua a vendere bolli di 3,92 fa intendere più di ogni altra cosa quanto i No tav siano un movimento popolare difficile, molto difficile, da archiviare.


Fonte: comune-info, 18 novembre 2021


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