UNITED #FromHateToHope con i Fornelli in Lotta

Autrice
Benedetta Pisani


UNITED #FromHateToHope con i Fornelli in Lotta

Quest’anno il Centro Studi Sereno Regis inizia la campagna UNITED #FromHateToHope con i Fornelli in Lotta, contro i fascismi e le violazioni dei diritti umani. Ogni settimana, a partire da oggi 9 novembre, Giornata Internazionale contro il fascismo e l’antisemitismo e fino al 10 dicembre, Giornata mondiale dei diritti umani, intervisteremo una realtà associativa locale per diffondere il nostro messaggio di speranza. I volontari di Fornelli in Lotta danno inizio a questo viaggio, aprendo le porte della loro cucina che profuma di casa.

Fine settembre 2021, siamo a Villa Olanda, e da lì la vista è bellissima. Si possono vedere la Val Pellice e la città che ci ospita, Torre Pellice, in tutto il loro splendore. La località storicamente antifascista è stata scenario suggestivo di una settimana intensa, ricca di emozioni e scoperte sorprendenti. Una trentina di persone, provenienti da tutta Europa, si sono riunite qui per partecipare a un training internazionale sulla ludopedagogia. Si tratta di una metodologia educativa che utilizza l’aspetto ludico come strumento per accogliere l’alterità insita in ognuno di noi e decostruire pregiudizi e stereotipi.

Tra di noi, c’è qualcuno che non prenderà parte alle attività ma è comunque presente tutti i giorni, per contribuire alla causa e farci sentire a casa, cucinando per tutti ogni giorno, dalla colazione alla cena. In occasioni come questa, dove le pance brontolanti sono numerose, c’è qualcuno che possiamo chiamare (e no, non sono i Ghostbusters). Noi abbiamo avuto l’onore e la fortuna di poter assaporare le pietanze preparate con cura dai volontari di Fornelli in Lotta.

UNITED #FromHateToHope con i Fornelli in Lotta

Fornelli in Lotta è un’associazione nata nel 2010 all’interno del presidio NO TAV del Comitato Val Sangone Collina Morenica. Il problema del TAV non si esaurisce in Val di Susa, in realtà riguarda tutti gli italiani e i cittadini europei. I nostri comuni potrebbero essere coinvolti in questo progetto inutile, devastante e costosissimo. Si prevede la distruzione di un territorio più vasto, tra Rivoli e Rivalta. Questa zona dovrebbe diventare un cantiere enorme, sempre devastante ma in modo diverso da quello della montagna: un tunnel dovrebbe perforare la Collina Morenica con un fronte di uscita di 100 metri di binari su terreni agricoli di classe A.

I presidi sono una forma di lotta e resistenza che mirano a preservare il territorio. Negli anni sono diventati un luogo di incontri, di scambio, di conoscenze, di fidanzamenti, di matrimoni e di condivisione anche di momenti dolorosi. Sono nate amicizie, più o meno consolidate, legate da un filo comune chiamato solidarietà. La Val di Susa è un territorio di migrazione e all’interno del movimento sono nate forme di appoggio e sostegno a queste migliaia di persone che tentano di attraversare la frontiera con la Francia.

Il passaggio avviene soprattutto a Claviere; se fino a qualche tempo fa erano soprattutto giovani single nordafricani a tentare il passaggio, da circa due anni sono aumentate di molto le famiglie che provengono dall’Asia (Afghanistan). Ci sono situazioni difficili da gestire, come donne incinte o persone con disabilità, sia dalla nascita che sopravvenute durante la traversata della rotta balcanica. Quest’ultima è un teatro di violenze e torture, con la presenza di campi di concentramento dei quali sia l’Italia che l’Europa sono in parte responsabili, per via dei finanziamenti al processo di esternalizzazione delle frontiere.

UNITED #FromHateToHope con i Fornelli in Lotta

Fornelli in Lotta è solidarietà, che si manifesta attraverso la scelta di incentivare, appoggiare e creare situazioni di convivialità. Siamo convinti che la convivialità sia una forma di lotta e resistenza e quindi abbiamo unito le nostre scelte sociali e politiche con la passione di alcuni di noi per la cucina. Qualcuno aveva già avuto esperienze lavorative precedenti in questo ambito, ma nessuno è un cuoco professionista. Discutiamo ancora spesso sulla quantità… quando si compra all’ingrosso è difficile capire quante cassette servono. La solidarietà è a 360 gradi: in primo luogo nei confronti del movimento di cui siamo parte viva e attiva. La Val di Susa sta mantenendo delle spese legali importanti, nonostante gli avvocati stiano lavorando gratis; a causa di un vero e proprio accanimento e persecuzione giudiziaria nei confronti del movimento.

Il territorio risulta ad alta densità criminale, più di Scampia e Corleone, infatti è presidiato militarmente al contrario di altri posti dove la presenza dello Stato non è altrettanto forte. Ciò che riportano i media è spesso di parte e non veritiero ma ci sono delle eccezioni. Siamo sottoposti a una repressione tale che le persone della Valle per tornare a casa dovevano mostrare un documento di identità. Si è parlato di terrorismo salvo poi far cadere le accuse.

Sono state accusate persone come Erri de Luca per aver difeso il sabotaggio come atto politico. Da considerare che si tratta di azioni contro le cose e non contro le persone, e.g. tagliare delle reti messe illegittimamente non può essere un reato ma una forma di lotta non violenta. In questo quadro alterniamo le marce, gli sbandieramenti e un’attività settimanale che riguarda il fornire il cibo che va alla frontiera, a Oulx, il venerdì sera.

La nostra attività di salvaguardia dei migranti è iniziata a Saluzzo. Andavamo per portare da mangiare a coloro che “campeggiavano” in condizioni mostruose fuori dell’area recintata autorizzata e che trovavano lavoro a condizioni vergognose. L’idea che una situazione del genere si verifichi a 50 km dal capoluogo del Piemonte fa riflettere. Collaboriamo con l’associazione Carovana Migranti che ha come obiettivo quello di portare in giro per il mondo testimonianze di realtà difficili, come quelle delle donne nordafricane che hanno perso i figli.

Fornelli in Lotta ricopre anche un ruolo fondamentale nell’organizzazione del Festival Alta Felicità, l’evento che ormai contraddistingue le estati NO TAV, regalando tre giorni di camminate per i sentieri della Valsusa, dibattiti con attivisti e attiviste, momenti di socialità consapevole e concerti.

Partecipiamo all’organizzazione del Festival da quando è nato. Abbiamo imparato a cucinare vegetariano e vegano per rispondere alle esigenze di tutti i partecipanti. Quest’anno ci sono stati meno partecipanti ma è comunque molto stancante… abbiamo cucinato dalla mattina alla sera. Al Festival siamo circa una ventina, per mandare il cibo ai migranti siamo circa 3 o 4 il giovedì e il venerdì. Per i migranti riusciamo ad avere dai mercati generali le verdure, altrimenti non avremmo la disponibilità economica per sostenere queste spese.

Lavoriamo con cibi di stagione, possibilmente a km 0, ma prendiamo anche il cibo di recupero che andrebbe buttato o che rimane invenduto. Alcune persone ogni tanto ci portano donazioni, (uova, olio, pasta ecc). Come privati si può contribuire tramite donazioni o con il 2*1000, e partecipando alle nostre iniziative. La sede è a Rivoli nel centro storico, e la usiamo anche come base logistica per la raccolta di vestiti. A volte le persone donano vestiti malmessi, solo per svuotare l’armadio; in questi casi rifiutiamo le donazioni perché non sono adatte e neanche troppo rispettose. Solitamente, l’abbigliamento tecnico e le scarpe adatte alla traversata li acquistiamo grazie ai finanziamenti. Le scarpe, ad esempio, vengono riportate indietro e riutilizzate.

Gianna e Lallo cooperano anche con un orfanotrofio a Nairobi, dove una signora si dedica quotidianamente al soccorso, aiuto e accoglienza di bambini abbandonati, i quali spesso hanno anche subito violenze. Opera senza sovvenzioni e sopravvive grazie alla solidarietà delle persone che la sostengono attivamente. È un asilo informale ma opera anche una volta superati i primi gradi di istruzione, tentando di inserire questi ragazzi nei college per dar loro delle prospettive di vita migliori.

Quando nostra figlia è tornata da Nairobi ci ha fatto conoscere questa realtà, dicendo che servivano materassi e altre cose. Nel frattempo, noi eravamo andati in pensione e ci siamo detti che avevamo più tempo a disposizione per dare una mano. Siamo partiti prima che scoppiasse la pandemia, con l’idea di stare un paio di mesi e aiutare i bambini. Abbiamo fatto attività creative, io ho anche insegnato e per il resto… abbiamo improvvisato. È nato un rapporto molto stretto. La signora ci ha ospitato a casa sua, abbiamo conosciuto i membri della sua famiglia, con lei vive un bambino abbandonato da una delle ragazze cresciute nell’orfanotrofio.

Dopo 20 giorni lì, ci siamo attivati per dar vita a una nuova associazione, Action For, che ha come obiettivo primario quello di aiutare l’orfanotrofio in modo continuativo. Organizziamo eventi, creiamo gadget afro-piemontesi con i tessuti che nostra figlia ci porta dall’Africa. Avere un’associazione più formale ci ha permesso di presentare un progetto e una richiesta di contributo alla Chiesa Valdese. Approvato, verrà parzialmente finanziato per creare una fattoria per l’orfanotrofio su un terreno in affitto e formare alcuni ragazzi al lavoro agricolo. Si persegue un duplice obiettivo. Far diventare la fattoria una fonte di alimentazione sana per i bambini (che sono circa 40) e creare un piccolo reddito per i ragazzi che riescono a lavorare nella fattoria.

Alla fine siamo rimasti 4 mesi per via del lockdown. L’ultimo mese è stato un po’ pesante… avevamo paura di ammalarci, anche se la situazione peggiore al tempo era in Italia. Ogni volta che ci cancellavano il volo, i bambini erano contentissimi. Sono gocce nel mare ma è pur qualcosa.


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