Occidente, immagine del nemico e psichiatria

Autore
Jan Oberg


Evidentemente l’Occidente non sa vivere senza immagini di nemici – si faccia visitare da uno strizzacervelli, così vivremo tutti in pace: Occidente, immagine del nemico e psichiatria

Occidente, immagine del nemico e psichiatria
Foto di Vicki Hamilton da Pixabay

Ho 70 anni e sento da tutta la vita che un giorno i russi faranno un attacco a sorpresa e in 48 ore occuperanno la torre Eiffel. Detto fatto! Noi in Occidente eravamo deboli, beh forse non proprio al momento ma lo saremmo (stati) di lì a poco se non avessimo investito ben di più in “difesa.

Beh, questi dannati russi non sono ancora arrivati – motivo in più per non fidarci di loro, suppongo! La più recente variazione su questo tema bizzarro e irrazionale è che i portavoce militari svedesi sostengono che la Svezia deve fare i conti con un attacco isolato russo all’isola di Gotland – e che la Cina mira a conquistare Taiwan e Biden che dice al mondo che gli USA sono impegnati a difendere Taiwan.

Il tempo in cui si potevano capire gli affari internazionali per mezzo di alcuni princìpi, concetti di scienze politiche e analisi razionale sono spariti almeno 20 anni fa, forse più o meno al tempo dell’11 settembre 2001 – forse già dopo il 1989 allorché in tutto l’Occidente c’era solo un atteggiamento trionfalista, da vincitore-che-si-prende-tutto: al diavolo qualsiasi legge e principio, si può fare qualunque cosa si voglia.

Ben più necessari oggi sono la psicologia sociale, studi culturali – e la cosmologia sociale per onorare Johan Galtung appena diventato 91enne – concetti religiosi combinati con visioni finali e reazioni di panico nonché studi di personalità di leader, della vanità e capacità di ’mentire e ingannare e rubare’ come ridendo l’ex-capo della CIA Mike Pompeo ci disse essere ormai la norma. E ci si può aggiungere una buona letteratura di fantasia, fantascienza e gialli come ispirazione per le proprie analisi. La politologia è dietro la curva – se non l’è sempre stata.

Durante tutto il periodo della Guerra Fredda terminate nel 1989, l’Occidente – USA e NATO – hanno beneficiato dall’aver asserito influenzandoci tutti nell’idea che l’URSS e il Patto di Varsavia fossero un nemico formidabile – benché la spesa militare dei secondi fosse al massimo circa il 70% di quella NATO, la sua tecnologia militare piuttosto arretrata e l’URSS un nano economico senza capacità di presa globale.

Contrariamente a quanto spesso sostenuto dagli ignoranti, la NATO fu fondata nel 1949 e non era una ’risposta’ al patto di Varsavia, istituito nel 1955. Ma roba così era parte della propaganda. Lo Sputnik nel 1957 fu l’unico esempio di un blocco Orientale al primo posto in qualcosa.

Qiando URSS e Patto di Varsavia caddero a pezzi, tutti i leader occidentali importanti promisero a Gorbaciov che non si sarebbero approfittati della debolezza del suo paese; quindi non avrebbero espanso la NATO di ”un pollice”. Sembra esserci stata una promessa che la Germania, qualora unificata, sarebbe stata neutrale e non nella NATO.

Bill Clinton – in termini di politica internazionale uno dei peggiori presidenti americani – non poteva badare di meno a tali promesse quando iniziò l’espansione della NATO nel 1994. Cioè in Georgia [caucasica – ndt], e io ne so qualcosa avendo avuto una lunga conversazione con l’allora rappresentante USA a Tblisi che rivelò volentieri la strategia a lungo termine.

La seconda Guerra Fredda

L’espansione della NATO significa che ne sono membri dieci ex-membri del Patto di Varsavia e dell[ex-] repubblica di Jugoslavia. Ci si aggiunga il tentativo di [?] cambiamento di regime a Kiev – cercando alla fin fine di fare entrare l’Ukraina nella EU e anche nella NATO – e la reazione di Putin con l’annessione della Crimea (che sarebbe diventata territorio NATO con un’enorme base navale russa in affitto per i successivi 30 anni e più) e si hanno i contorni sodi della Seconda Guerra Fredda, che ha finora indotto la chiusura russa del proprio ufficio alla NATO e alla richiesta alla NATO di lasciare il proprio a Mosca.

Siamo ad anni-luce da qualcosa che assomigli all’OECD e alle misure di costruzione della fiducia – e dalla saggezza politica della détente (Willy Brandt) e della sicurezza comune (Olof Palme) della prima Guerra Fredda, che aveva anche paesi neutrali, promotori di pace, che servivano da cuscinetti. In effetti non sono più disponibili meccanismi di riduzione della tensione.

La Russia è adesso un paese con l’8% della spesa militare dei 30 alleati NATO. Una nuova formidabile minaccia – di cui i nostri media raccontano per di più solo i lati negativi.

Da allora ovviamente, c’è la NordCorea con l’1% delle spese militari degli Stati Uniti. E c’è l’Iran che l’Occidente vessa in vari modi dal 1953 – col colpo di stato CIA contro il dr. Mossadegh, democraticamente eletto. A quanto si dice, l’Iran – come la Russia – aveva missile che erano una minaccia per tutta l’Europe – per cui avevamo bisogno non di ABM [anti-missili balistici] ma di BMD – Difesa da Missili Balistici che de facto mira a rendere un 2° colpo [di risposta – ndt] un fiasco distruggendo pertanto il vecchio equilibrio del terrore – e così abbassando la soglia [di attrattiva] del [armamento] nucleare. Ma tutto fu fatto con lo stanco mantra NATO: per la Sicurezza, Stabilità e Pace.

Non c’è documentazione convincente che l’Iran volesse un’arma nucleare – offrendo così alle bombe nucleari d’Israele una raison d’être. Ci sono però prove in abbondanza – si veda il classic di Gareth Porter ”Manufactured Crisis: The Untold Story of the Iran Nuclear Scare” (Crisi costruita:la storia non raccontata della paura del nucleare iraniano) – che l’argomentazione che l’Iran si accinge ad acquisire lo status di [stato possessore di] armamento nucleare è una campagna d’opinione risalente agli anni 1990 orchestrata da Israele, Netanyahu e Mossad.

Donald Trump ha deciso di violare il diritto internazionale ritraendo gli USA dall’Accordo JCPOA – negoziato principalmente da paesi [con armi] nucleari dicendo all’Iran che non debba avercele. Tuttavia l’Iran non era ancora stato punito abbastanza per aver aderito meticolosamente a tutte le clausole dell’accordo. Sicché gli USA hanno promosso altre sanzioni primarie e particolarmente secondarie ancor più trivialmente soffocanti per la gente innocente dell’Iran, comprensive perfino di aiuti umanitari quando l’Iran fu colpito da catastrofi naturali. Ma quali media occidentali hanno badato a dirci particolari del genere?

Anche la Siria aveva bisogno di un cambio di regime – a causa dei suoi buoni rapporti con la Russia e l’Iran e per aver rifiutato di sottomettersi alle pressanti richieste USA di costruzione di gas- e oleodotti attraverso il territorio siriano.

Il cambio di regime è stato ben più una guerra sia internazionale che civile; durata dall’incontro dei Marrakesh Friends of Syria (!) del 12.12.12, quando al-Assad fu deposto per decreto e fu istituito un Consiglio Nazionale senza alcuna consultazione con chicchessia in Siria, fino alla liberazione di Aleppo orientale dall’occupazione di 4 anni e mezzo da parte, fra gli altri, di al-Nusra e di 5000 terroristi cinesi uyghuri esattamente (al giorno preciso) 4 anni dopo.

L’Occidente ha sepolto il suo ultimo onore – in senso politico, militar/anti-terroristico, legale ed etico – lì fra le macerie di quella città sorprendentemente magnifica che non solo era situata sulla vecchia Via della Seta ma è anche un Sito del patrimonio Mondiale UNESCO. (Una mia opera artistica si chiama The Entombment of Christ in Aleppo 2021[L’inumazione di Cristo ad Aleppo nel 2021]

La terza Guerra Fredda

E adesso ci troviamo ben addentro la 3^ Guerra Fredda – con la Cina come grosso nuovo nemico. TFF (Fondazione transnazionale di ricerca su pace e futuro) ha pubblicato due rapporti su com’è organizzata, chi la costruisce e com’è finanziata, di cui il secondo, più esteso, è Behind the Smokescreen. An Analysis of the West’s Destructive China Cold War Agenda And Why It Must Stop (Dietro la cortina di fumo: un’analisi dell’agenda della guerra distruttiva dell’Occidente alla Cina e del perché deve cessare)(130 pagine).

Nei media mainstream si apprendono solo cose negative sulla Cina e il suo sviluppo, la sua dirigenza, il suo partito e le sue politiche – Hong Kong, Taiwan, Tibet, ”dittatura”, Xinjiang, Mar della Cina Meridionale, autoritarismo… ma non che la cina resta il paese di vertice ove misurato secondo l’alta soddisfazione relativa dei cittadini per il proprio governo , 95% rispetto a tale valore per gli USA (38%) – secondo il solidissimo studio dell’Università di Harvard (Survey by the Ash Center at Harvard University); e neppure si sente che la Cina ha abolito la povertà tirandone fuori 800 milioni di persone in circa trent’anni. Gran parte degli occidentali non sa nulla sulla Cina, della sua storia, del suo sviluppo, della sua società o dei suoi modi di pensare. Non sarete nemmeno curiosi, solo negativi, condannanti: Non sono come noi e non lo saranno – così cattivi, malvagi, Il pericolo giallo 2.0.

L’unico obiettivo di politica estera occidentale è combattere, condannare, tener giù, contenere e battere in concorrenza la Cina. A tal scopo ci sono nuove leggi negli USA e, come da Legge S.1169, è stato allocato un miliardo e mezzo di dollari per formare addetti ai media a scrivere solo storie negative sulla Cina e la sua Belt & Road Initiative, il più ampio progetto cooperativo della storia umana, che coinvolge oltre 140 paesi per il mondo ma solo l’Italia fra i membri NATO e UE.

Ma i nostri media ce l’hanno detto?  E ci si aggiunga la propaganda fatta dai media di stato USA, USAGM – Agenzia USA per i Media Globali – e vi verrà un lampo di chiarezza a proposito dell’idea dei media liberi e ”indipendenti”. Sta rivelandosi nata morta; ad opera degli USA stessi, non d’altri, neppure di quei media mainstream che si limitano a riprodurre le fonti americane come la verità sul mondo.

Fede cieca nei media mainstream

Ma a differenza dalla vecchia Unione Sovietica – dove nessuno credeva alla Pravda (la Verità) – la gran parte dei comuni occidentali hanno tuttora fiducia in quel che dicono loro i media mainstream e di servizio pubblico – sempre che gli importi di sapere del mondo al di fuori del proprio paese o regione – che, sorpresa-sorpresa guarda caso, hanno le stesse prospettive anti-Russia, anti-Cina, anti-Iran insieme a nessuna indagine o critica delle prospettive pro-NATO, pro-USA e pro-militare. L’auto-inganno ha fatto parecchia strada.

Mi è capitato recentemente di ascoltare l’ultimo dibattito dei capi-partito alle elezioni tedesche; nessuno di loro si è opposto ai facilitatori della discussione che affermavano come dato di fatto che Russia e Cina siano grosse minacce; e tutti loro più o meno entusiasticamente sostenevano che la crescita di spesa militare al 2% per la NATO sia necessaria. Una misura che va contro qualunque pensiero intellettuale. Posto che per logica la spesa militare debba essere determinata da analisi pertinenti delle effettive minacce e non variare secondo con aumenti o cali del PIL.

Ma di questi tempi il livello intellettuale è tale che ogni discorso su pace e disarmo è stato fatto sparire, cancellato, incapsulato da infastiditi aggrottamenti di ciglia. Il che comporterà ovviamente un boomerang o contraccolpo – in particolare per chi segue gli USA ciecamente come, per dire la Germania dell’Est seguiva Mosca; Danimarca e Norvegia, per citare solo due DDR contemporanee.

La malattia dell’Occidente

Ovviamente una diagnosi è la paranoia – finta o reale dall’interno del box occidentale dove il Complesso Militar-Industrial-Mediatico-Accademico (MIMAC) agisce molte, molte volte peggio di quel MIMAC contro il quale il presidente Eisenhower ci ammoniva nel suo discorso di commiato – uno dei più significativi dell’era contemporanea.

Ma c’è dell’altro oltre la paranoia. Che serve a uno scopo – la sempre crescente ma autodistruttiva influenza del MIMAC, ossia del militarismo. Che può essere paragonato all’alcolismo o alla dipendenza da droghe. C’è sempre bisogno di un altro goccio, un’altra dose, fa sentir bene per un po’, dopodiché torna prepotente il bisogno di un altro/a ancora. A meno che non si cerchi aiuto in tempo, si è molto probabilmente definitivamente fregati.

Stiamo inoltre avendo a che fare con la proiezione psico-politica dei lati oscuri dell’Occidente su altri  – l’Occidente che incolpa costantemente altri di fare che fa esso stesso in scala ben maggiore. Voglio dire, paragonare la Crimea col Kosovo, Afghanistan, Iraq, Libia o Siria. Oppure biasimare la Cina per i suoi diritti umani quando ha salvato milioni di vite dalla povertà. Mentre negli USA oggi 20 percento della gente vive sotto la soglia della povertà. O raccontarci che l’Iran che non invade nessuno da circa due secoli sia una minaccia per il mondo.

Vedere nemici ovunque – anzi aver bisogno di nemici – è segno di un corpo sociale debole, in frammentazione. Un essere umano sano non vede tutti a priori come nemici e amici solo quando “l’altro” diventa come sé stesso. Il problema è debole auto-fiducia e identità insicura.

Un altro termine sarebbe dicotomizzazione ad absurdum senza sfumature intermedia: USA buono, altro cattivo, Oriente contro Occidente, socialismo o capitalismo, Smith o Marx, stare con noi o con i nostri nemici (George W Bush dopo l’11 settembre), o obbedienza o sottomissione, o i nostri valori ’universalizzabili’ o essere demonizzati e puniti.

E combiniamo tutto ciò con uno zelo missionario ispirato al cristianesimo – lasciare intatto nessun territorio, 700-1000 basi militari NATO in 130 paesi, Forze Speciali, infiltrazione d’intelligence ovunque sia in agguato un nemico, enormi operazioni manipolatorie della realtà e inganni mediatici, piazzamento mirato di storie – tutto per il bene di uno, non il bene comune per tutti, per come è venduto.

E poi c’è il grevissimo fattore esclusivamente negato: essere in declino. Gli USA e altri in Occidente si comportano come un vecchio patriarca. Approssimandosi la fine della vita, sente di star perdendo potere, che il suo ruolo, la sua autorità e il modello da leader viene sempre più ignorato – un insegnante i cui allievi non gli obbediscono più e addirittura ridacchiando indulgenti.

E ha a che fare col tempo – il tempo che si ripete. Se per anni ha provato i soliti vecchi trucchi, ci sarà sempre più qualcuno che comincia a pensare come il piccolo svelatore guastafeste della fiaba di H C Andersen: che l’Imperatore è senza vestiti. E ci si trova rivelati con le proprie guerre perdute e la perduta legittimità agli occhi degli altri astanti.

Ci si aggiunga il giorno del rendiconto in Occidente – il momento Pravda allorché, a mo’ di palla di neve che s’ingrossa rotolando, i cittadini scoprono di non poter più fidarsi di quel che gli viene detto – anche perché hanno libero accesso ad opinioni alternative, di altri paesi e altre agenzie stampa, e fonti realmente indipendenti – e cominciano a usare quelle invece.

Ed è lì che “un mattone qualunque nel muro” cadrà – come a Berlino quella volta. Il Sistema non è stato mai quel che ci hanno raccontato – in quanto a democrazia, libertà, diritti umani, il bene comune del mondo; e alla pace. Quella era la cima propagandistica dell’iceberg. Sotto c’era il ghiaccio profondo, lo stato profondo, l’apparato militare, politico, psicologico e culturale, e i suoi sottomarini d’attacco nucleari…

Giù in profondità c’era il fondamentale disprezzo per chi era considerato più debole – militarmente, in termini di sistema, razza e civiltà, moralmente. Il filosofo norvegese-svedese Harald Ofstad ha rintracciato le radici del nazismo in quel valore, o atteggiamento, basilare nel suo importantissimo libro “Il nostro disprezzo per la debolezza: norme e valori nazisti – e nostri” (1989).

Per far accogliere la cima di quell’iceberg, ci si deve costantemente definire superiori, migliori e più potenti per il bene comune, e avendo perciò diritti eccezionali.

“Si può buggerare tutti per un po’ e qualcuno per sempre, ma non tutti per sempre”come è stato succintamente dichiarato da un saggio, ma quasi di certo non da Abraham Lincoln.

La mia semplice opinione è che nessuno tranne l’Occidente stesso minaccia l’Occidente. Le immagini minacciose occidentali si concepiscono al meglio come costruzioni mentali al servizio del MIMAC – quindi in un pericoloso circolo vizioso perpetuo. Perciò dovremmo sempre e senza eccezioni criticare, opporci e fornire alternative a tali immagini invece di accettare la “paurologia” consciamente manipolativa su cui invariabilmente si basano.

Se i capi occidentali non sanno imparare a vivere senza immagini e proiezioni di nemici, siamo probabilmente condannati. Io mi rifiuto di considerarla un’opzione; perché come detto da Pogo, il personaggio dei fumetti, così saggiamente: “Abbiamo incontrato il nemico ed è noi”.

Quando avremo capito quel tanto e l’Occidente sia graziosamente declinato e diventato un partner forte e sano in un mondo cooperative e non pronto al confronto aspro in un mondo multipolare e multiculturale, l’umanità avrà, ne sono sicuro, un gran futuro e potrà facilmente trovare soluzioni ai suoi problemi, siano il cambiamento climatico, la povertà, la democrazia globale, lo sviluppo, l’alfabetizzazione e l’istruzione.  E la pace.

Alla fine, tutto quel che ci vorrebbe sarebbe che i leader mondiali s’incontrassero dicendo:

Concordiamo di ridurre tutti i rifiuti che abbiamo creato con le armi e il militarismo del 50%, diciamo, e spendiamo quei trilioni di dollari per rendere il mondo un posto migliore.

Conversione delle risorse, umane e altre, da quell’assetto al bene comune.  Nessuno – est, ovest, nord, sud – sembra avere una tale visione e così scivoliamo alla deriva verso una catastrofe senza uguali.


Jan Oberg


EDITORIAL, 25 Oct 2021 | #716 |Jan Oberg, Ph.D. – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis


Una replica a “Occidente, immagine del nemico e psichiatria”

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