Sciopero del sesso: un complicato successo

Autrice
Erin Tansimore


Lo sciopero del sesso come forma di protesta ha portato a grandi risultati nel corso della storia, ma ha anche contribuito all’oggettificazione e all’oppressione delle donne.

Sciopero del sesso

Lo sciopero del sesso è stato usato dalle donne come tattica per protestare contro la guerra e altri tipi di violenza per secoli. L’idea di questa forma di resistenza è entrata a far parte del pensiero comune tramite l’antica commedia di Aristofane “Lisistrata”, scritta nel 411 a.C. L’opera ruota attorno al personaggio principale Lisistrata e la sua mobilitazione per riunire tutte le donne della Grecia attraverso lo sciopero del sesso verso i loro mariti, affinché gli uomini decidessero di porre fine alla guerra del Peloponneso durata anni.

La scrittura cruda di Aristofane, incentrata su battute scherzose e provocanti sulle mogli e sulle erezioni, è stata oggetto di polemiche ma continua a essere popolare e rilevante.

Con il passare del tempo, come ha sottolineato la studiosa Helen Morales, Lisistrata è diventata la figura di riferimento per qualsiasi attivismo femminile che implichi lo sciopero del sesso. Infatti, “Lysistratic non-action” è l’espressione utilizzata da diversi studiosi che si occupano di questa forma di resistenza- codificata con l’aiuto dello scienziato politico Gene Sharp, il quale l’ha inserito nella sua ampiamente citata lista: “198 Methods of Nonviolent Action.” 

Secondo Morales, la definizione generalmente accettata dello sciopero del sesso è “il ritiro temporaneo del sesso fino a quando certe richieste sono soddisfatte”. Gli scioperi del sesso organizzati e portati avanti dalle donne, spesso accompagnati simultaneamente da altre forme di azione, hanno infatti dimostrato di essere strumenti efficaci per protestare contro la violenza e lavorare per la pace. Detto questo, un numero crescente di studiosi e attivisti ha iniziato a sfidare la visione generalmente favorevole di questa tattica. Infatti, alcuni hanno sostenuto che l’azione politica delle donne basata sul rifiuto del sesso può effettivamente perpetuare la stessa violenza a cui cerca di opporsi, rafforzando il potere patriarcale e l’oppressione eteronormativa. Questa visione è molto lontana dalla trama spensierata di “Lisistrata”, che può anche essere parte del problema.

Prima di criticare questa tattica nonviolenta, tuttavia, è importante analizzare alcuni casi storici di “Lysistratic non-action”. Facendo questo, possiamo capire meglio la violenza che scatena il suo uso, la varietà di modi in cui ha avuto successo, e le strutture culturali in cui è stato situato. Questi casi di studio forniscono le basi per analizzare e mettere in discussione le motivazioni sottostanti agli scioperi del sesso e perché sono stati così efficaci all’interno della nostra società globale.

Il boicottaggio delle nascite Irochesi

Nel 1600 gli uomini comandavano una guerra furiosa e senza regole tra le tribù native di quello che oggi si chiama Nord America, comprese le sei tribù che compongono la nazione irochese, nota anche come Confederazione Haudenosaunee. Le donne irochesi volevano più potere sulle decisioni di guerra, così decisero di mettere in atto un boicottaggio del sesso e della procreazione. Questo boicottaggio fu una tattica particolarmente potente nella nazione irochese, a causa della credenza culturale che le donne avessero una conoscenza più profonda della nascita e dei suoi segreti di quanto potessero mai fare gli uomini. Gli uomini risposero al boicottaggio dando alle donne il potere di porre il veto a qualsiasi guerra.

 Il sistema politico moderno degli Stati Uniti è stato modellato su quello della Confederazione Haudenosaunee, con l’eccezione della struttura matrilineare e la distribuzione molto più equa del potere nel processo decisionale, che sono sempre stati parte della società Haudenosaunee.

Il significativo potere detenuto dalle donne della nazione, sia prima che dopo il boicottaggio, alla fine influenzò le donne non native alla Convenzione di Seneca Falls del 1848 ad affermare la loro autonomia e a combattere per i loro diritti. Il boicottaggio sessuale nonviolento delle donne irochesi è considerato la prima ribellione femminista sulla terra che oggi si chiama Stati Uniti.

“The crossed legs movement”

Nell’agosto del 2011, le donne della piccola città di Barbacoas, Colombia, hanno organizzato il “Crossed Legs Movement” per chiedere al governo di sostituire la strada altamente pericolosa che collega la città al resto della provincia. In un’intervista sul movimento, una delle donne ha dichiarato:

“Abbiamo solo deciso di smettere di fare sesso e di smettere di avere figli fino a quando lo stato non rispetterà le sue precedenti promesse”.

Il movimento ha ottenuto una significativa attenzione da parte dei media e, alla fine, il sostegno degli uomini, nonché un accordo da parte dello stato per finanziare la strada più sicura. Inoltre, è stato riportato un calo del 26,5% nel tasso di omicidi cinque anni dopo lo sciopero, e le donne coinvolte nel movimento hanno riferito di non aver previsto un aumento dei tassi di violenza domestica come risultato delle frustrazioni sessuali degli uomini.

Nude protest

La dottoressa Stella Nyanzi, un’antropologa medica in Uganda, ha – secondo Phil Wilmot e Johncation Muhindo – attinto al potere storico del tabù per innescare il cambiamento sociale partecipando alla protesta nuda. Nyanzi, una critica della misoginia e della politica ugandese, non è l’unica donna ad utilizzare la svestizione come tattica di protesta. Oltre a essere una pratica audace che attira molta attenzione sul problema in questione, lo svestirsi ha ragioni culturali per essere efficace. Come spiegano Wilmot e Muhindo, In primo luogo, c’è la gravità di un presagio culturale…

Poi c’è l’impiego di mezzi proibiti, che inevitabilmente risulta in un dialogo altamente polarizzato, che tende a sostenere la vittima e ostracizzare l’oppressore. Il tabù della nudità e le implicazioni che ha per lo spettatore rendono le proteste di nudo una forma molto più efficace di difesa politica di quanto possano essere in culture prive di una forte base di tale tabù fisico. Oltre a capitalizzare la presenza del tabù, una manifestante nuda, di nome Barbara Allimadi, ha caratterizzato la sua azione come un modo per dire che rispettiamo i nostri corpi e ne abbiamo il controllo, in opposizione a qualsiasi credenza culturale.

Donne della Liberia unite in un’azione di massa per la pace

Forse uno degli esempi più noti di “Lysistratic non-action” si è verificato in Liberia durante la seconda guerra civile scoppiata nel 2000. Il regime militare del presidente Charles Taylor combatteva contro gruppi ribelli militanti maschili tra cui “Liberiani Uniti per la Riconciliazione e la Democrazia” e il “Movimento per la Democrazia in Liberia”, che erano guidati da capi militari.

L’assistente sociale cristiana Leymah Gbowee decise nel 2003 di mobilitare le donne della sua comunità per pregare per la pace e la fine della guerra. Unite alle donne musulmane guidate da Asatu Bah Kenneth, le donne inscenarono una settimana di protesta per la pace al mercato del pesce nella capitale della Liberia, Monrovia, iniziando effettivamente un movimento che sarebbe stato poi chiamato Women of Liberia for Mass Action for Peace, o WLMAP.

Anche se la protesta del mercato del pesce ha raccolto con successo 2.500 partecipanti, le donne hanno deciso di andare oltre nella loro lotta contro la guerra iniziando uno sciopero del sesso. Poiché gli uomini erano gli autori della violenza contro cui le donne protestavano, le donne – secondo Kylin Navarro – sentivano che se avessero rifiutato il sesso, anche i loro partner avrebbero pregato per la pace e sostenuto la fine della guerra.

Lo sciopero del sesso da solo non ha messo fine alla guerra, ma ha portato a ulteriori proteste da parte delle donne e a richieste di colloqui di pace che hanno avuto successo con il presidente Taylor. I colloqui ebbero luogo ad Accra, in Ghana, e molte donne che protestavano erano lì per assicurarsi che gli uomini negoziassero effettivamente la pace. Le donne del WLMAP hanno inscenato un sit-in fuori dall’incontro di negoziazione, e quando le guardie hanno tentato di arrestarle, secondo Navarro, Gbowee ha minacciato di togliersi i vestiti, un atto che avrebbe fatto vergognare gli uomini. La sua minaccia ha impedito alla sicurezza di rimuovere le donne.

La minaccia di nudità tabù, come si è visto nello studio del caso Uganda, è un’altra tattica correlata che ha avuto molto successo in questo caso. I negoziati alla fine hanno portato alle dimissioni e all’esilio del presidente e alla formazione di un accordo di pace. Anche se c’è stata molta violenza tra gli eventi che hanno portato alla pace, lo sciopero del sesso e altre proteste del WLMAP sono stati chiaramente dei catalizzatori per il cambiamento sociale in Liberia.

Anche se i media occidentali affermano continuamente che il movimento WLMAP è stato direttamente influenzato da “Lisistrata”, Leymah Gbowee insiste che non è stato influenzato dall’opera teatrale o da qualsiasi altro sciopero del sesso nella storia. La Gbowee una volta ha dichiarato: Il messaggio era che mentre i combattimenti continuavano, nessuno era innocente – non fare nulla per fermarli ti rendeva colpevole. Il movimento non riguardava solo lo sciopero del sesso; era un modo per unire insieme le donne della Liberia e utilizzare, secondo la Gbowee, chiarezza morale, persistenza e pazienza per influenzare un cambiamento duraturo nel loro paese. Per quanto riguarda la consapevolezza della comunità e l’unificazione delle donne cristiane e musulmane nella lotta contro la violenza, la Gbowee ha detto: “Una singola pagliuzza di una scopa può essere rotta facilmente, ma le pagliuzze insieme non si spezzano facilmente”.

Leymah Gbowee ha ricevuto il premio Nobel per la pace nel 2011 per il suo lavoro nel porre fine alla seconda guerra civile in Liberia. E oggi, attraverso vari progetti, insegna alle ragazze dell’Africa occidentale come essere leader per un futuro di pace e aiuta a costruire reti di donne per la costruzione della pace a livello transnazionale.

Strumento di protesta o strumento di oppressione?

Con così tanti esempi di scioperi del sesso riusciti, è facile capire perché gli studiosi della resistenza civile sono interessati a questa tattica – mostra ancora un altro modo in cui persone tradizionalmente emarginate possono usare strutture preesistenti all’interno delle loro comunità per costruire il potere e influenzare il cambiamento. Tuttavia, come detto prima, c’è un lato più oscuro dell’idea generale della “Lysistratic non-action” e del suo successo, alcuni dei quali sono radicati nelle origini del termine.

Per esempio, la studiosa di classici Helen Morales afferma che il paragone del movimento delle donne liberiane a Lisistrata è inappropriato perché banalizza una situazione in cui le vite delle donne erano in gioco combattendo per la fine di una guerra che minacciava anche le loro vite. La presa in giro comica degli uomini da parte delle donne in Lisistrata non è paragonabile al dilagante abuso sessuale che le donne in Liberia hanno subito e che alla fine le ha motivate ad agire contro la guerra civile.

Non solo questo paragone è oltraggioso e offensivo, ma il focus del cambiamento deve essere sulle condizioni che richiedono uno sciopero del sesso in primo luogo, così come le condizioni che riducono il potere delle donne ad essere esclusivamente interessate alla loro capacità di compiacere i loro mariti e di avere figli. Per quanto riguarda lo sciopero del sesso in Liberia, la Gbowee ha detto che le donne hanno pensato collettivamente: “Cos’altro abbiamo da perdere? I nostri corpi sono i loro campi di battaglia: Mettiamo in gioco i nostri corpi”.

In realtà, nessuno dei movimenti di sciopero del sesso nel corso della storia dovrebbe essere paragonato a Lisistrata. La maggior parte di questi casi di studio hanno luogo nel Sud Globale, e gli scioperi in queste comunità sono discussi attraverso una presunta lente di conflitto violento invece della lente comica attraverso la quale leggiamo Lisistrata. Secondo Morales, una ragione di questo è il razzismo involontario, nella volontà dei giornalisti occidentali e dei loro lettori, di credere che gli scioperi del sesso siano uno strumento politico efficace di altre culture, presumibilmente più primitive delle loro. È inappropriato e irresponsabile paragonare un’azione nonviolenta reale con un dramma storico occidentale. Tale paragone è riduttivo e non rispetta le donne e i movimenti guidati dalle donne.

Affinché gli scioperi del sesso abbiano successo, le donne devono avere uno spazio in cui si sentono sicure e non minacciate. La partecipazione di massa necessaria per fornire questo spazio può portare alla costruzione di comunità, come tra le donne cristiane e musulmane della Liberia. Tuttavia, le donne non sempre si sentono sicure nell’impegnarsi in proteste come gli scioperi del sesso. La violenza domestica e sessuale all’interno degli scioperi del sesso è stata quasi interamente trascurata in favore del paragone delle proteste a un’antica commedia, ma la minaccia di violenza sessuale che le donne affrontano quando si impegnano in queste proteste è reale. Quando le donne usano il sesso come tattica persuasiva, rischiano un contraccolpo di violenza da parte delle loro controparti maschili, che sono generalmente accettate nella sfera politica pubblica ed esercitano un potere che potrebbe non essere concesso alle donne.

Le donne del movimento WLMAP hanno partecipato alle riunioni con il volto livido dopo che i loro mariti le avevano violentate, e molte reazioni alle proteste nude di Stella Nyanzi riguardavano la sua nudità e non il suo messaggio. Ha senso che gli scioperi del sesso permettano alle donne di protestare usando una forma di potere che hanno all’interno di particolari società, ma come nota la studiosa dei movimenti delle donne Marie Principe: “La minaccia della violenza sessuale durante le manifestazioni stabilisce intrinsecamente una tattica intimidatoria di genere che scoraggia la partecipazione femminile negli spazi pubblici”. Considerando anche che almeno il 35% delle donne sperimenta la violenza sessuale e/o fisica del partner intimo e che 12 milioni di giovani ragazze all’anno si sposano in tutta l’Africa, la “minaccia” è tangibile.

I moderni scioperi del sesso sono anche spesso radicati nella misoginia eteronormativa. A Toronto, in Canada, nel 2012, Nicole Osbourne James ha aperto un blog che ha dato il via al movimento “Guns Get None”, uno sciopero del sesso per protestare contro la violenza delle armi legate alle gang. Anche se il grado del suo successo non è ampiamente noto, l’idea generale, secondo il Center for Homicide Research, era che la responsabilità degli uomini dovrebbe essere verso le loro famiglie non nei confronti di una gang. Protestare contro la violenza delle armi è certamente un lavoro importante, ma l’idea generale di questo sciopero impone ruoli di genere dannosi e oppressivi.

Come nota Maureen Shaw di Quartz, non è chiaro come uno sciopero del sesso come questo si applicherebbe alle donne queer che non fanno sesso con gli uomini – o, per questa ragione, che influenza avrebbe sugli uomini gay che non fanno sesso con le donne, o cosa significa “rispettare la vagina” per le donne trans. Scioperi sessuali come “Guns Get None” perpetuano i ruoli di genere tradizionali e binari, così come l’alterazione e l’ostracizzazione delle donne che non sono etero e cisgender.

Le strutture degli scioperi del sesso effettivamente cancellano non solo le donne queer, ma anche i lavoratori del sesso. Come afferma Morales:

Lo sciopero del sesso è, secondo me, una categoria largamente fasulla: non è un termine descrittivo o euristico significativo. Implica anche una visione strana e superata della sessualità umana. In contrasto con il giornalista del quotidiano The Guardian, che ha lodato lo sciopero in Colombia come una nuova interpretazione della lotta delle donne per i loro diritti – una in cui la sessualità viene usata come strumento di potere – una ridefinizione di ciò che significa essere una femminista in tempi moderni, molti troveranno l’immagine delle donne che usano il sesso per manipolare uomini deboli, guidati dalla libido, piuttosto stanca. Il termine “sciopero del sesso” suggerisce che il sesso ordinario è una specie di lavoro, svolto da una donna per un uomo e che per lei non avere rapporti sessuali è un tipo di azione politica simile a quelle degli scioperi dei lavoratori sindacalizzati.

Alla base di questa affermazione c’è la realtà del lavoro sessuale e la sua legittimità come forma di lavoro. Gli scioperi del sesso permettono il perpetuarsi dello stigma e dell’oppressione dei lavoratori del sesso perché in molti casi i lavoratori del sesso sono ancora “disponibili” per gli uomini indipendentemente dalla presenza di uno sciopero del sesso, mettendoli a rischio di essere etichettati come traditori dalle donne in sciopero. Anche all’interno della trama di Lisistrata, l’ignoranza di altri sbocchi di sollievo sessuale per gli uomini, secondo Donna Zuckerberg del Washington Post, effettivamente cancella l’esistenza del lavoro sessuale e dell’attività omosessuale.

 Ancora di più è la misoginia e l’ironia grossolana dietro gli scioperi del sesso per le donne, che sono stati organizzati da uomini. All’inizio del 1900, un guaritore di nome Nyamutswa guidò il popolo Bakonzo dell’attuale Uganda in un movimento di liberazione per resistere alla doppia colonizzazione da parte del Regno Toro e dell’impero britannico. Egli pensava che la resistenza sarebbe stata più facile se i Bakonzo non fossero stati una minoranza, così il movimento fu una sorta di sciopero del sesso al contrario; egli incoraggiò le donne ad avere più figli possibili, idealmente dando alla luce due gemelli.

L’intenso aumento della popolazione fu un successo, ma è difficile ignorare l’assenza di opinioni o testimonianze femminili nelle ricerche che descrivono in dettaglio il movimento. Non è chiaro se Nyamutswa o chiunque altro al potere abbia preso in considerazione le opinioni delle donne di Bakonzo quando ha lanciato questo particolare atto di resistenza che sembra ridurre le donne a macchine per fare figli, o semplicemente, un mezzo per un fine.

L’affermazione che lo spogliarello è efficace in base alla sua classificazione come tabù viene fatta sia dai manifestanti che dai ricercatori. Ma l’analisi di questa idea solleva delle domande: Perché i corpi delle donne sono considerati tabù in particolari contesti? Quali strutture dobbiamo affrontare per capire perché il corpo di una donna può essere palesemente mancato di rispetto al punto che usarlo come strategia di protesta ottiene un’attenzione diffusa? Come possiamo svelare la misoginia radicata che ha permesso al corpo femminile di diventare così ipersessualizzato?

Nel 2011, la senatrice del Parlamento belga Marleen Temmerman ha proposto uno sciopero del sesso per le mogli dei politici fino a quando non avrebbero potuto finalmente formare il governo di coalizione a cui stavano lavorando dall’anno precedente. Dopo un significativo contraccolpo, ha descritto la sua dichiarazione come uno scherzo. E forse stava davvero scherzando, ma è difficile ignorare la possibilità che il contraccolpo dato al suo suggerimento, le abbia fatto ritrattare la sua idea per imbarazzo.

Nel 2019, l’attrice Alyssa Milano ha suggerito uno sciopero del sesso come un modo per combattere per i diritti delle donne all’autonomia corporea sotto forma di accesso all’aborto, citando Lisistrata, lo sciopero del sesso irochese e il Movimento delle gambe incrociate in Colombia come esempi che mostrano come potrebbe essere efficace. In risposta, l’analista legale Imani Gandy ha twittato: “Lisistrata non è uno strumento di organizzazione efficace. Invece, fate sesso con chiunque e sostenete i fondi per l’aborto”. Oggi, gli scioperi del sesso si basano sull’idea che le donne hanno bisogno di affermare il loro potere di protesta attraverso, come nota Zuckerberg, la “sfera domestica”, perché – dato che non sono attori politici a pieno titolo – il loro potere risiede unicamente nella loro sessualità e nella capacità di riprodursi.

Tuttavia, gli scioperi del sesso, o la  Lysistratic non-action, sono stati strumenti di protesta di successo per le comunità di donne per secoli. Dalle grandi differenze negli scioperi in tutto il mondo, è chiaro che lo sciopero del sesso come dichiarazione politica non è, come spiega Morales, un atto universale, astorico, facilmente trasferibile da un contesto all’altro. Invece, gli scioperi del sesso sono complicati e producono cambiamenti in molti modi. Contribuiscono anche al perpetuarsi dell’oppressione delle donne, all’eteronormatività dannosa, alla marginalizzazione o alla cancellazione sia delle lavoratrici del sesso che delle donne LGBTQ+, così come alla riduzione delle donne a oggetti sessuali e macchine riproduttive. Anche se non dovremmo trascurare il potere delle donne di scegliere di impegnarsi in uno sciopero del sesso, dobbiamo anche essere consapevoli che la necessità della Lysistratic non-action deriva dall’oggettivazione e dall’oppressione delle donne che continua a devastare le società di tutto il mondo.


Erin Tansimore

Erin Tansimore si è laureata al Juniata College nel 2020 in Studi ambientali e di genere. Aspirante attivista per la giustizia ambientale, lavora nel campo della conservazione e sta conseguendo una laurea in discipline umanistiche ambientali.


Fonte: Waging Nonviolence, 29 settembre 2021

Traduzione di Cecilia Bolognini e Micaela Martucci per il Centro Studi Sereno Regis


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