L’utilizzo di combustibili fossili deve cessare

Autore
John Scales Avery


L’utilizzo di combustibili fossili

Il rapporto IPCC

Il rapporto di 4.000 pagine del Comitato Internazionale sul Cambiamento Climatico (IPCC) non doveva essere pubblicato fino a febbraio del 2022, ma una copia è stata contrabbandata all’ Agence France-Presse. Di fatto il rapporto chiede una totale trasformazione del nostro modo di vivere se vogliamo evitare la catastrofe. Sostanzialmente dice che l’utilizzo di combustibili fossili deve cessare. La finestra di opportunità sta chiudendosi rapidamente. Si deve intraprendere un’azione urgente in meno di un decennio..

Il rapporto afferma che “Abbiamo necessità di un cambiamento trasformativo che agisca sui processi e i comportamenti a tutti i livelli: individuale, comunitario, aziendale, istituzionale e governativo. Dobbiamo ridefinire il nostro modo di vivere e i consumi”.

Recenti fenomeni meteorologici estremi

Il secondo avvenimento recente che ha contribuito alla gravità dell’emergenza climatica è stata un’ ondata primato di caldo estremo nella parte occidentale degli Stati Uniti e nel sudovest del Canada, dove si sono registrate temperature senza precedenti, sono morti circa un miliardo di animali litoranei (dipendenti dalle maree), nonché molti umani per cause correlate al calore.

Si suppone inoltre che anche recenti alluvioni estremamente gravi in Europa occidentale e in Cina siano collegate al cambiamento climatico.

Le aree polari nord e sud si stanno riscaldando a un tasso doppio rispetto al resto del globo. Di recente si è osservata per a prima volta pioggia sull’altopiano elevato della coltre di ghiaccio dell’interno della Groelandia.

Sono anche diventati più frequenti e vasti gli incendi in tutto il mondo.

La minaccia di carestia su vastissima scala

A meno che ci si sforzi di stabilizzare e infine ridurre la popolazione globale, incombe una grave minaccia che la sua crescita, il cambiamento climatico, e la fine dell’era dei combustibili fossili insieme possano produrre una carestia su vasta scala per la metà di questo 21° secolo.

Al fondersi dei ghiacciai nell’Himalaya e nelle Ande, col privare India, Cina e SudAmerica di scorte idriche estive; all’innalzarsi del livello dei mari, con l’affogare di fertili regioni risicole in SudestAsia; con le siccità che riducono la produzione alimentare di NordAmerica e SudEuropa; col calare dei livelli delle falde idriche in Cina, India, MedioOriente e StatiUniti; e con la progressiva impossibilità di un’agricoltura moderna ad alta resa per il mancare di immissioni chimiche da combustibili fossili, incombe la minaccia che avvenga una carestia a vastissima scala coinvolgente miliardi, piuttosto che milioni, di persone,

Effetti a lungo termine del catastrofico cambiamento climatico

Il problema di mobilitare la volontà politica necessaria per un’efficace azione climatica è di contrasto fra scale temporali. Un’azione effettiva dev’essere intrapresa immediatamente se si deve evitare la catastrofe. Però gli effetti peggiori di un cambiamento climatico a briglia sciolta si situano in un futuro remoto. Perciò è difficile mobilitare l’opinione pubblica forte richiesta per un’azione politica. I politici stessi pochi di numero, possono venire corrotti dalle straricche megaziende dei combustibili fossili, di cui sono in ballo i profitti. Dovremmo quasi essere grati per i recenti fenomeni climatici estremi e gli incendi, che hanno contribuito a rendere conscio il pubblico dei pericoli del cambiamento climatica.

Supponiamo di fallire nei nostri sforzi di evitare un cambiamento climatico incontrollato: e allora? Allora, nel lontano futuro, gran parte della superficie terrestre diverrà inabitabile, cominciando dalle regioni tropicali e quelle che saranno finite sott’acqua per l’aumento del livello marino. Se avrà luogo questo scenario da caso peggiore, la popolazione umana globale sarà molto ridotta.

È immediatamente necessaria un’azione estrema

Non basta cessare le sovvenzioni all’industria dei combustibili fossili. E non basta parlare di future tecnologie per sequestrare il carbonio. Non basta impedire a banche e fondi pensione d’investire in gigantesche megaziende di combustibili fossili. Non basta riservare più tempo televisivo al cambiamento climatico. Tutte misure utili, ma insufficienti. Che cos’è che basta?

Dobbiamo cessare molto rapidamente l’estrazione e l’utilizzo di combustibili fossili. Attualmente, il presidente USA Joe Biden autorizza perforazioni petrolifere su terreno pubblico: questo deve cessare. E attualmente, Canada e Venezuela producono petrolio da sabbie bituminose, procedimento estremamente inquinante in quanto a gas a effetto serra: questo deve cessare. Attualmente, Cina e India dipendono dal carbone per l’energia: questo deve cessare entro i prossimi dieci anni. Si spera che lo scenario da peggior caso evocato prima possa motivare queste azioni climatiche urgenti.

Link ad altri libri su problemi globali:

https://wsimag.com/authors/716-john-scales-avery

http://eacpe.org/about-john-scales-avery/

Vi pregherei di farli conoscere ad amici e contatti potenzialmente interessati.


John Scales Avery

John Scales Avery, Ph.D., partecipe a un gruppo che condivise il Premio Nobel per la Pace del 1995 per lorganizzazione della Conferenza Pugwash su Scienza e Affari Mondiali, è membro della Rete TRANSCEND ed è professore emerito associato all’istituto H.C.Ørsted dell’Università di Copenhagen, Danimarca. Presiede sia il Gruppo nazionale Pugwash danese sia l’Accademia Danese per la Pace e ha conseguito la sua formazione in fisica teoretica e chimica teoretica presso l’M.I.T., l’Università di Chicago e l’Università di Londra. E’ autore di numerosi libri sia su argomenti sia su più vaste questioni sociali. I suoi libri più recenti sono Information Theory and Evolution Civilization’s Crisis in the 21st Century (pdf).


L’utilizzo di combustibili fossili deve cessare, EDITORIAL, 11 Oct 2021 | #714 |John Scales Avery – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis


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