Guerra in Afghanistan e diritti

Autore
Antonino Drago


Guerra in Afghanistan
Foto di Amber Clay da Pixabay

Dopo venti anni di guerra in Afghanistan, occorrerebbe ricordare quello che tutto il mondo religioso dovrebbe sapere. Il 12 settembre, il giorno dopo l crollo delle tre torri a New York, il papa gridò: “Non vendetta, ma giustizia!”

Purtroppo non è stato ascoltato. La vendetta per tremila morti è diventata guerra da 200.000-1.000.000 morti e devastazione del mondo islamico. E nemmeno si è ascoltato l’ONU. Né è stato [ancora] possibile procedere col Tribunale Penale Internazionale per i crimini di guerra commessi, se non altro quelli commessi dai 160.000 mercenari USA esentati a priori (essendo dei soggetti privati) dalle leggi internazionali.

L’ONU e i diritti

Ora che la vendetta si è consumata, con un enorme disastro e con una sconfitta per l’invasore, ora che Joe Biden dopo venti anni di guerra definisce a suo comodo quali erano i fini di questa guerra, che cosa si vuole dire in giro, che l’ONU è nato per i diritti umani, quelli che occorreva esportare in Afghanistan?

In realtà la carta dell’ONU dice chiaro quale è il suo scopo: “per liberare le nuove generazioni dal flagello della guerra”. Quindi il compito dell’ONU è quello di evitare la guerra. Poi, alla costituzione dell’ONU si è aggiunta la dichiarazione dei diritti; ma essa è divisiva, perché esprime una concezione occidentale della vita; il mondo islamico ha sempre rivendicato una sua maniera di intendere i diritti in dipendenza della comunità e della etica (sharia); e Gandhi diceva che sua madre gli aveva insegnato che prima vengono i doveri e poi i diritti (già il nostro Mazzini lo insegnava), altrimenti i diritti sono privilegi. La sua non violenza, come insegnamento etico, è al di sopra dei diritti. Non una conseguenza dei tribunali che dovrebbero applicare e far rispettare i diritti.

La politica e i diritti

            La sconfitta degli USA in Afghanistan segna la sconfitta della politica dei diritti-privilegi esportati in tutto il mondo. È tempo di ritornare alla politica di eliminare la guerra a cominciare dalle sue armi principali (quelle nucleari e quelle di distruzione di massa), ora condannate solennemente dall’ONU e dal papa, sia nel loro uso sul campo sia nel loro possesso per poter minacciare altri stati di bombardare le loro popolazioni.

            Come ha scritto Lanza del Vasto nel 1959 “l’eroe occidentale” è così potente che si sconfigge da solo (per suo fatalismo attivo, come nel mito di Edipo). Come ha scritto Galtung già nel 2002 l’impero USA è destinato a crollare dal 2020.

            Guardiamo allora oltre la attuale cocente sconfitta USA e del militarismo occidentale. Questo è il tempo della uscita dai monismi (una sola risoluzione dei conflitti mediante le armi, una sola superpotenza, un solo modello di sviluppo) affinché nascano le alternative e si realizzi un pluralismo di più modelli di sviluppo nel mondo.

Quel pluralismo che, dopo il millennio della civiltà occidentale, caratterizzerà la civiltà universale del terzo millennio. È quindi il tempo della nascita del modello di sviluppo non violento in forme sociali concrete.


3 risposte a “Guerra in Afghanistan e diritti”

  1. La collocazione dell’Afghanistan ha sempre avuto un particolare significato.

    Questa Nazione priva di sbocchi sul mare si trova esattamente in una posizione mediana all’incrocio tra Asia centrale, subcontinente indiano e Medio Oriente. Il Paese è importante per diverse ragioni geo-strategiche ed economiche.
    Per prima cosa, l’Afghanistan costituisce uno snodo geo-strategico che va a lambire l’Iran, la ex Unione Sovietica e la Cina, rendendolo parecchio appetibile. Nel corso della sua intera storia quest’area geografica è servita da cuscinetto tra Iran, India e Cina. Più tardi, dopo essersi reso indipendente dall’Iran, l’Afghanistan ha rivestito la stessa funzione tra l’Iran, la Russia (e poi l’URSS) e l’India, a quel tempo ancora sottoposta al dominio coloniale britannico, successivamente divisa tra Repubblica dell’India e Pakistan. L’Afghanistan è il luogo ideale per inserire un cuneo tra le grandi potenze eurasiatiche e per stabilire una presenza militare permanente da cui lanciare future operazioni in tutto il continente.
    In secondo luogo, esso rappresenta la porta di ingresso ai Paesi dell’Asia centrale ricchi di materie prime, che permette di bypassare i territori dell’Iran, della Federazione russa e della Cina. Ciò costituisce un fattore di notevole importanza poiché consente a forze extra-regionali come Stati Uniti o Gran Bretagna di usare questo Paese allo scopo di aggirare tali potenze rivali della regione. Per anni uno dei progetti più importanti per Washington e le sue corporation è stato un corridoio energetico che passasse in territorio pakistano e afgano, partendo dai campi petroliferi e dalle riserve di gas naturale dell’Asia centrale.
    Le missioni di combattimento della NATO si sono concentrate in gran parte nel sudovest e nel nord-ovest dell’Afghanistan, proprio dove era stato progettato il percorso di una pipeline strategica che trasportasse petrolio e gas naturale dall’Asia centrale fino all’Oceano Indiano. Prima dell’11 settembre 2001 Washington era stata coinvolta in negoziati infruttuosi col governo talebano al fine di garantire la sicurezza per questo corridoio energetico in progettazione.

  2. Bottini di guerra occulti: l’oppio afgano

    Secondo stime ricavate nel 2003, l’Afghanistan e la Colombia, principale vassallo degli Stati Uniti in America meridionale, hanno le economie maggiormente basate sul narcotraffico di tutto il mondo; il traffico di droga è pari alla «terza fonte di reddito in termini [monetari; N.d.A.] dopo petrolio e traffico di armi». Nel 2003 l’FMI ha calcolato che il riciclaggio di denaro sporco oscilla tra i 590 miliardi e 1,5 trilioni di dollari statunitensi, una quota che va dal 2 al 5% del PIL totale a livello mondiale e la maggior parte deriva proprio dal traffico illegale di droga.

    L’oppio e gli stupefacenti illegali in generale hanno rivestito una parte sconosciuta ai più, eppure di portata storica e centrale, sia nell’economia mondiale che nelle relazioni internazionali. Per comprenderlo appieno e per valutare adeguatamente il ruolo dell’Afghanistan nel mercato mondiale della droga dobbiamo volgerci indietro a guardare la storia del traffico dell’oppio.

    Alcune guerre di grande importanza sono state dichiarate in passato proprio a causa di questa sostanza. Londra e le compagnie di bandiera britannica, come quella delle Indie Orientali che amministrava e governava l’India, condividevano interessi comuni nel commercio e nel traffico dei narcotici. Nell’India sottoposta al dominio britannico e nel resto delle colonie di Sua Maestà gli interessi delle compagnie e quelli governativi erano legati e coincidevano tra loro.

  3. La NATO in Afghanistan – Anteprima di "La Globalizzazione della Nato".La collocazione dell’Afghanistan ha sempre avuto un particolare significato.

    La collocazione dell'Afghanistan ha sempre avuto un particolare significato.

    Questa Nazione priva di sbocchi sul mare si trova esattamente in una posizione mediana all’incrocio tra Asia centrale, subcontinente indiano e Medio Oriente. Il Paese è importante per diverse ragioni geo-strategiche ed economiche.
    Per prima cosa, l’Afghanistan costituisce uno snodo geo-strategico che va a lambire l’Iran, la ex Unione Sovietica e la Cina, rendendolo parecchio appetibile. Nel corso della sua intera storia quest’area geografica è servita da cuscinetto tra Iran, India e Cina. Più tardi, dopo essersi reso indipendente dall’Iran, l’Afghanistan ha rivestito la stessa funzione tra l’Iran, la Russia (e poi l’URSS) e l’India, a quel tempo ancora sottoposta al dominio coloniale britannico, successivamente divisa tra Repubblica dell’India e Pakistan. L’Afghanistan è il luogo ideale per inserire un cuneo tra le grandi potenze eurasiatiche e per stabilire una presenza militare permanente da cui lanciare future operazioni in tutto il continente.
    In secondo luogo, esso rappresenta la porta di ingresso ai Paesi dell’Asia centrale ricchi di materie prime, che permette di bypassare i territori dell’Iran, della Federazione russa e della Cina. Ciò costituisce un fattore di notevole importanza poiché consente a forze extra-regionali come Stati Uniti o Gran Bretagna di usare questo Paese allo scopo di aggirare tali potenze rivali della regione. Per anni uno dei progetti più importanti per Washington e le sue corporation è stato un corridoio energetico che passasse in territorio pakistano e afgano, partendo dai campi petroliferi e dalle riserve di gas naturale dell’Asia centrale.
    Le missioni di combattimento della NATO si sono concentrate in gran parte nel sudovest e nel nord-ovest dell’Afghanistan, proprio dove era stato progettato il percorso di una pipeline strategica che trasportasse petrolio e gas naturale dall’Asia centrale fino all’Oceano Indiano. Prima dell’11 settembre 2001 Washington era stata coinvolta in negoziati infruttuosi col governo talebano al fine di garantire la sicurezza per questo corridoio energetico in progettazione.

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