Lanza del Vasto interprete di Gandhi. Teologia e filosofia: un pensiero strutturale

Autore
Antonino Drago


Lanza del Vasto interprete di Gandhi

Riassunto. Questa presentazione della figura di Lanza del Vasto interprete di Gandhi è composta di tre parti: brevi indicazioni biografiche di Lanza del Vasto e suo rapporto con Gandhi (discepolato e sua conversione totale); sue interpretazioni (sociali) della Bibbia (peccato strutturale, la non violenza come riforma della religiosità cristiana, la comunità come ordine dei non violenti); suo pensiero filosofico (critica della filosofia occidentale, rapporto con Nicola Cusano, sua filosofia trinitaria, ricerca di una nuova logica). L’idea portante, comune alle tre parti, sarà il carattere strutturale del suo pensiero.

Premessa

La personalità di Lanza del Vasto è ampia, complessa e molto profonda. Nello spazio di un articolo, ne potrò dare solo un schizzo. Lasciando alla lettura dei suoi libri (affascinanti anche per lo stile letterario) l’approfondimento dei temi che presenterò. Il seguito è composto da tre parti, una soprattutto biografica, una sulla sua interpretazione della Bibbia e una sul suo pensiero filosofico; esse lo caratterizzeranno succintamente cristiano non violento, come esegeta biblico e come filosofo. Poiché nel seguito dovrò discutere anche dei problemi di metodo, mi scuso in anticipo per la mia rozzezza teologica, essendo la mia formazione di  tipo scientifico.

1. Cenni biografici, rapporto con Gandhi e caratterizzazione del suo cristianesimo

       1.1 Cenni biografici su Lanza del Vasto [1]

       (omesso)

       1.2 L’importanza della vita di LdV

Andando oltre le magre note biografiche indico l’importanza della esperienza di vita di LdV, aggiungendo le sue caratterizzazioni personali: poeta, drammaturgo, scultore, musico, filosofo e teologo “all’aria aperta”.

Occorre sottolineare che egli è stato tra i primi ad andare in India (dove ha viaggiato anche a piedi) per una ricerca di conversione; ed è stato l’unico che poi dopo l’ha raccontato come pellegrinaggio geografico e spirituale. Lo ha fatto in modo ammirevole; il suo libro è stato tradotto in sei lingue, in Italia è stato pubblicato da quattro case editrici,

E’ stato l’unico discepolo cattolico (e quasi l’unico occidentale) di Gandhi.

Presso di lui si è convertito a un cristianesimo basato sulla non violenza; avendola intesa come l’amore per i nemici indicato dal Vangelo; con essa ha iniziato una riforma radicale della religiosità cristiana.

Tornato in Europa, qui è stato tra il primo a proporre la non violenza applicata alla vita spirituale cristiana e ai problemi sociali; ed è stato il primo a fondare, nel 1948, un Ordine di comunità gandhiane (perciò non violente e interreligiose).

Ha elevato il pensiero di Gandhi ad un sistema teologico-politico.

E’ tuttora l’unico ad aver dato una risposta completa al problema della violenza nel mondo: ne ha caratterizzato l’origine nel peccato originale, ne ha indicato la sua crescita in strutture istituzionali della società moderna e infine ha suggerito come convertirsi da essa, sia personalmente, sia costruendo una vita associativa alternativa.

1.3 L’importanza di Gandhi per LdV e nella storia  

In viaggio sulla nave per andare in India, LdV ha scritto:

Colui che io seguirò assomiglia in tutto al mio Signore. Ha solo un mantello e non porta soldi alla cintura. Non si preoccupa di che cosa mangerà domani e con che cosa si vestirà. Egli ha sofferto tribolazioni per fame e sete di giustizia. Ha teso la guancia sinistra quando hanno colpito la sua guancia destra. È venuto per servire, come il mio Signore. Gli sono grato per non essersi servito del nome del mio Signore per avere autorità sugli uomini.[2]

In India ha incontrato Gandhi e ne è diventato discepolo [3]. Questo periodo della vita di LdV ha avuto una importanza cruciale. Dopo l’incontro ha scritto: “Mi aspettavo molto da Gandhi, ho trovato di più”.[4]

Ma oggi come possiamo giudicare freddamente la novità storica di Gandhi? In fondo, che cosa ha fatto Gandhi? Non è facile rispondere a queste domande perché sulla figura storica di Gandhi esiste una grande varietà di giudizi, ampiamente contrastanti[5].

Comunque è innegabile che egli ha compiuto una profonda riforma della religiosità indù; ed ha anche preso in contropiede la civiltà occidentale, piena di conflitti e di guerre: solo lui riusciva a risolvere i conflitti sempre senza armi e senza violenza, applicando con efficacia e creatività la sua idea di non violenza; tanto che ha saputo liberare l’India dal giogo coloniale dell’impero britannico, il più grande mai esistito sulla terra. Ritengo che queste grandi novità storiche debbano essere tenute in conto da un giudizio che alla fine risulterà molto impegnativo, anche se fosse sorprendente per la nostra cultura tradizionale.

Propongo un giudizio sintetico (che sarebbe lungo anche solo tentare di giustificare): egli, senza dichiararlo programmaticamente ed esplicitamente, ha compiuto tre riforme rispetto alla civiltà occidentale e anche alla sua civiltà originaria indù:

  • La riforma della religiosità: ha basato la sua religiosità non tanto sulla obbedienza ad un magistero ecclesiale o sulla lettura dei testi sacri, ma sul lavoro su di sé, considerato come essenziale per la vita spirituale; lavoro che ha accompagnato (grazie ai suoi studi di Legge a Londra) con l’uso della ragione, quella che l’Occidente aveva usato estensivamente dal tempo dell’Umanesimo; e con la fede di poterle conciliare tra loro senza fare violenza a se stesso, così da far sorgere la “piccola voce silenziosa” che gli suggeriva la soluzione dei suoi problemi.
  • La riforma dell’etica: egli non ha seguito l’etica machiavellica occidentale del fine che giustifica i mezzi, né ha seguito valori assoluti (egli è passato dal “Dio è la Verità” al “La [ricerca della] Verità è Dio”); la sua etica si è basata sull’evitare le conseguenze negative delle proprie azioni (le violenze e soprattutto l’uccidere anche se in extrema ratio), al costo di inventare nuovi metodi di risoluzione dei conflitti, anche i più impegnativi.
  • La riforma della politica: ha rifiutato la filosofia dominante, quella dell’homo homini lupus di Hobbes; ha basato la sua politica sulla fiducia nella migliorabilità di ogni persona, anche l’avversario in un conflitto; quindi l’ha basata sulla fratellanza, finalizzata a costruire una coesistenza pluralista anche di modelli di sviluppo diversi.

       LdV ha potuto toccare con mano queste tre riforme (che poi ha ben descritto nel suo libro di viaggio[6]) nel periodo in cui è stato discepolo di Gandhi ed ha vissuto in comunità con lui. Il rapporto che LdV ha avuto con Gandhi lo ha coinvolto nella ampiezza e profondità di queste riforme. Ne è seguita una conversione totale. Tornato in Europa, la conoscenza di queste riforme gli ha indicato una strada per riprogettare la intera vita associativa occidentale in modo simile a quella che aveva conosciuto nella comunità di Gandhi. 

1.4 Ma che cosa è la non violenza?

Qui occorre fermarsi per chiarire che cosa è la non violenza di Gandhi. Questo concetto è da precisare sia perché lo stesso LdV non è arrivato, dopo molti tentativi, a deciderlo definitivamente; sia perché ancora oggi è controverso: nel mondo non solo non c’è una definizione comune della parola “non violenza”, ma nemmeno c’è una comune maniera di scriverla (staccando il “non”, oppure no).[7] In effetti LdV aveva trovato la definizione che, secondo me, è la più adeguata, ma l’ha trascurata (forse perché gli sembrò dipendente dal Cristianesimo ed dall’Ebraismo; ma in effetti vedremo che è universale per tutte le grandi religioni).

Si consideri che “non violenza” è la traduzione letterale della parola sanscrita “ahimsa”; essa è composta da “a”, l’alfa privativo (= non), e la parola “himsa” (= violenza), la cui radice è ”han”, che significa “uccidere”. Quindi la parola ahimsa = non violenza significa essenzialmente “non uccidere”, proprio come la 5° “parola” del Decalogo (Deut. 5, 13; v. anche Corano 5, 32).

Ma nella comune accezione ebraica e cristiana quella “parola” del Padreterno è rimasta limitata alle occasioni di scontro personal, ma non in occasione di guerre o altre difese collettive. Anche l’insegnamento tradizionale indù dell’ahimsa era minimalista: indicava un semplice atteggiamento personale di benevolenza. La grande innovazione di Gandhi è stata quella di generalizzare la portata della non violenza a tutta la vita sociale: i conflitti personali nella vita associativa, la giustizia sociale (ad es. la pari dignità dei paria), gli scontri politici  e il rapporto collettivo con la natura.

Allora è chiaro che quando LdV ha incontrato Gandhi, che aveva esteso l’insegnamento spirituale della non violenza a tutta la vita sociale, si è convertito a quel Cristianesimo per bocca del Figlio di Dio si era caratterizzato con il seguente insegnamento:

Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira col proprio fratello sarà sottoposto a giudizio. (Mt 5, 21)

Qui Cristo, facendo riferimento ad un esempio di prima mano, aveva esteso anche lui l’insegnamento antico del “Non uccidere” a tutti i casi possibili; e aveva sintetizzato il cambiamento introducendo una “nuova legge”: “Amate i vostri nemici” (Mt 5, 44), proprio quella legge che seguiva Gandhi verso gli inglesi suoi colonizzatori.

Quindi la conversione di LdV di fronte alla non violenza di Gandhi è stata la conseguenza non di un sincretismo religioso, ma dell’aver visto applicato un punto basilare della dottrina ebraico-cristiana, quale era stato sottolineato da Cristo stesso.

LdV ha avuto chiaro questo punto. Infatti il suo viaggio in India è motivato dal voler seguire Gandhi, “Colui che […] assomiglia in tutto al mio Signore.” Quando è stato da Gandhi la sua prima definizione di “non violenza” è stata l’amore per i nemici, la charitas cristiana. Successivamente, nel suo libro di riflessione sul Vangelo (elaborato nel 1947) scrive: “il punto culminante… il nucleo del compimento della Legge” da parte di Gesù è la “Nuova Legge”: l’insegnamento di “Amare i nemici”[8], derivato dal “Non uccidere”, considerato valido in tutte le circostanze. Qualche anno dopo, un suo scritto[9] dà enfasi, anche tipografica, a questo principio per la conduzione della propria vita: “NON UCCIDERE / che fu scritto su una tavola di pietra e senza margini affinché non si potessero agganciare commenti”[10].

Questa concezione è confermata dalla sua illustrazione del voto di nonviolenza (pronunciato dai compagni della comunità); qui egli suggerisce il parallelo tra, da una parte, “un complemento e compimento” che “il Nuovo Testamento porta all’Antico” e, dall’altra, le “nuove accezioni che l’epopea di Gandhi ha dato”[11] alla antica ahimsa (= non violenza); è chiaro che il primo è l’interiorizzazione del “Non uccidere” del vecchio Testamento, fino ad amare i propri nemici; e le nuove accezioni date da Gandhi alla antica non violenza sono quelle per I conflitti nella vita personale e soprattutto in quella sociale. Gesù ha predicato l’amore per i nemici e l’ha dimostrato in alcune occasioni (ad es. il dialogo con la samaritana al pozzo, la risposta al soldato che lo ha schiaffeggiato, ecc.). Gandhi ha applicato la non violenza in tutte le situazioni sociali, anche nella opposizione internazionali tra un grande Paese coloniale e l’impero colonizzatore.

Allora è chiaro che la conversione cristiana di LdV, suscitata in lui da quel Gandhi le cui opere applicavano l’insegnamento basilare della vita cristiana, rappresenta la prima ricongiunzione profonda tra Oriente ed Occidente nella storia dei loro rapporti spirituali; cioè, la conversione di LdV, avvenuta da Gandhi, è stato un atto che ha ricongiunto la vita spirituale dell’Oriente e dell’Occidente su un insegnamento che ha un ruolo strutturale nelle loro fedi.

Questa ricongiunzione non era una semplice aggiunta etica alle fedi tradizionali delle due civiltà, perché sia per essere non violenti che per amare il proprio nemico occorre avere fede non solo in Dio ma anche nell’uomo concreto che sta davanti (anche se in opposizione mortale). In altre parole, ambedue questi insegnamenti hanno aggiunto alla fede in Dio una concorrente fede nella migliorabilità dell’uomo[12], proprio come concorrono i “due più grandi comandamenti” indicati da Gesù: “Ama Dio…, ama il prossimo tuo…”(Mt 22, 7).

Che cosa ha aggiunto Lanza a Gandhi? I suoi contributi originali sono soprattutto questi due: la introduzione della non violenza nel contesto occidentale, che era molto diverso da quello indiano, il cui problema politico principale non era la giusta richiesta dell’indipendenza; in Europa era la generale compartecipazione al male della oppressione dei popoli nel mondo; quindi qui la non violenza non era una “arma” di lotta giusta, ma era innanzitutto l’invito ad una scelta di conversione così tanto radicale da uscire dalla civiltà europea del tempo; e poi una rifondazione della vita associativa col formare un gruppo di persone, che vivessero in comunità e che poi agissero all’esterno con azioni non violente sui principali problemi della società; cioè, LdV, come lui stesso ha scritto[13], ha avuto un lavoro soprattutto educativo.

Come secondo contributo, LdV ha promosso il pensiero di Gandhi (che non ha scritto libri, solo una autobiografia parziale) ad una concezione intellettuale della religione, etica e politica della non violenza; egli l’ha sviluppata nel solco del pensiero cristiano, ma aperta a tutte le grandi religiosità.

1.5 La struttura culturale del cattolicesimo: incarnazionisti ed escatologisti

(omesso)

1.6 Valutazione teologica tentativa sul cristianesimo di LdV

(omesso)

2. La interpretazione biblica di LdV e la teologia della non violenza

2.1 La evoluzione della vita intellettuale di LdV attraverso la serie delle sue opere principali

Il vasto pubblico ha apprezzato soprattutto il racconto del suo viaggio in India[14] e poi la descrizione della origine e della organizzazione della sua comunità[15]. Ma è il libro I Quattro flagelli[16] cheha avuto il ruolo cardine nella sua vita intellettuale; la quale è ben rappresentata dalla successione storica dei suoi principali libri.[17]

– Tutto, anche Dio, è trinità e tutto è relazione[18]

– Sdoppiamento della relazione in positiva e in negativa: il conflitto tra Bene e Male attraverso due persone rappresentative: Cristo e Giuda[19].

– Un libretto di massime su come elaborare il conflitto tra Bene e Male in sé stesso[20].

– Rifiuto personale del Male del suo tempo (Fascismo, Nazismo, Stalinismo, Guerra imminente) nelle relazioni, personali comunitarie e sociali; la risposta adeguata ad esso: la conversione alla non violenza di Gandhi[21].

– La rielaborazione del Cristianesimo sull’esempio della non violenza di Gandhi[22].

– Fondazione nella struttura sociale alternativa: la Comunità tribù, in cui poi ha vissuto[23].

– La riforma agraria di Vinoba in India (mediante la conversione dei latifondisti indiani) come ulteriore esempio di politica collettiva non violenta)[24].

– Teoria del Male che nella società cresce dal personale all’universale. La teoria della conversione alla non violenza, intesa come impegno di fede nell’uomo e/o in Dio. Teoria dell’agire non violento nella vita personale, collettiva e sociale[25].

– Tutto viene inteso di nuovo come relazioni trinitarie; la Trinità, la quadruplicità del mondo e l’Unità.[26]

– Ricerca di una nuova logica.[27]

E’ molto interessante che questa sequenza di passaggi della sua vita intellettuale è anche la sequenza dei temi che nel seguente paragrafo vedremo espressi dalle sue originali interpretazioni bibliche sulla crescita del male e della conversione da esso. Questa convergenza indica una unità di vita che è raro trovare in persone intellettuali.

2.2 Le sue interpretazioni bibliche         

Il suo libro teorico del 1959, al quale mi riferirò nel seguito, è intitolato I quattro flagelli.[28]

Il primo scopo del libro è fondare la non violenza sul testo sacro occidentale, la Bibbia, per poi, sulla base anche di una analisi sociale indipendente, trarne una interpretazione sistematica della società, anche mondiale.

Nella Bibbia LdV vede, piuttosto che la relazione tra Dio e il popolo ebraico o la relazione tra Cristo e il fedele, un tema più ampio, quello sapienziale che appartiene a tutte le religioni: la lotta tra Bene e Male Ma quel libro riporta una legione di episodi, molti dei quali, in chiaro contrasto con la non violenza, esaltano la violenza e le guerre. Quindi il compito di LdV non era semplice; tanto più che la Bibbia è composto da migliaia di pagine. Egli ha semplificato il suo compito estraendo da essa poco più di cinque brani cruciali. Di ognuno di essi suggerisce una nuova interpretazione, che incomincio ad accennare:

  • Gen 3 Origine del male: il peccato originale nelle persone
  • Ap 6 e 8 Crescita di quel male nella società: esso va a formare “quattro flagelli fatti da mano d’uomo”:     Servitù.   Miseria,   Sedizione rivoluzionaria violenta,   Guerra.
  • Ap 13 Crescita del male a livello mondiale: le due Bestie dominanti l’intera umanità.
  • Mt 5 Come uscire da questo dominio: la conversione. Le beatitudini come le risposte, ricavate dalla vita interiore, ai flagelli sociali inflitti dalle istituzioni sociali.
  • At L’alternativa nella vita associativa: le comunità-tribù, nuovo sviluppo sociale.

A prima vista si nota che il complesso di questi brani costituisce una valida sintesi di tutta la Bibbia sotto l’aspetto che si diceva (la lotta tra il Male e il Bene).

(omesso)

2.3 Le strutture sociali del male supremo

Allora tutti gli uomini, buoni e cattivi, onesti e disonesti, cristiani e pagani, compartecipano al peccato collettivo che si è strutturato nelle organizzazioni sociali; sia quando per quieto vivere o per mancanza di meglio si adeguano passivamente ai voleri di questo tipo di istituzioni, sia col semplice vivere assieme agli altri il che fa ripetere tanti gesti sociali come gesti inevitabili, o innocui o addirittura benevoli; perché egli può essere stato ridotto ad una rotella di un ingranaggio superiore a lui; ad es., le guerre vengono preparate anche dagli uomini che continuano a lavorare onestamente e coscienziosamente; e la gente si accorge della negatività delle istituzioni (ad es., il Fascismo, il Nazismo, lo Stalinismo) solo dopo che esse sono crollate; ne acquista  intelligenza solo quando ne è uscita fuori.

Tutto questo grande gioco sociale viene giustificato dal perseguire l’obiettivo positivo di fare nascere e crescere una splendente civiltà (cosicché colui che si oppone viene considerato un “refrattario”, un “arretrato”, un “incivile”[29]). “Il cumulo di astuzie e di artifici, di leggi e di regimi, di scienze e di tecniche, combinate tra loro a questi fini, si chiama “civiltà”.”[30]

Con questa crescita del Male Lanza del Vasto ha dato un senso pieno al “peccato del mondo” che Gesù è venuto a togliere: è il peccato strutturato con istituzioni sociali; ovvero, il mondo strutturato in istituzioni negative.[31]

Le istituzioni sociali risultanti possono diventare così tanto negative da costituire per la popolazione dei veri flagelli sociali. Lanza del Vasto vede quattro flagelli “fatti da mano d’uomo” tra quelli che sono descritti da Apocalisse 6 e 8; essi sono: Servitù, Miseria, Sedizione e Guerra. Di ognuno vede la realizzazione nella società a lui contemporanea:

  •  Servitù (quella coloniale, quella di tutti i popoli dai “Due Blocchi”, eredi della divisione del mondo compiuta a Yalta nel 1945)
  • Miseria (dovuta al capitalismo, fame nel mondo)
  • Sedizione rivoluzionaria violenta (Marx-leninismo)   
  • Guerra (dopo la crescita delle guerre fino alle due guerre mondiali, la guerra fredda che minaccia l’umanità di distruzione nucleare).

Inoltre egli descrive la crescita del male fino al livello mondiale, laddove operano i flagelli supremi. Essi valgono per la società moderna, nella quale le strutture sociali sono diventate molto più potenti e più estese (anche mondiali) e più raffinate, perché anche intellettuali e spirituali. Infatti la civiltà occidentale per la prima volta nella storia ha costruito moltissime e potentissime istituzioni sociali (Stati moderni, imperi coloniali, mercato mondiale, scienza e tecnologia), anche le più negative (ad es., il colonialismo razzista, il capitalismo sfruttatore dei lavoratori; il sistema economico che genera miseria nel mondo; le dittature totalitarie schiaccianti; la Bomba nucleare che minaccia il suicidio dell’umanità). Perciò la storia di questa civiltà si presta più di tutte a chiarire il punto finale della crescita del Male, che, a partire dall’individuo, arriva, attraverso le istituzioni, a pervadere tutta la società e a dominarla.

E’ il libro di Apocalisse 13 che presenta questa situazione, raffigurandola con due mostruose Bestie che riducono l’umanità ad una schiavitù schiacciante corpo e spirito.

(omesso)

2.4 La uscita dal Male totale come conversione alla non violenza

(omesso)

2.5 Metodo interpretativo: quali categorie?

(omesso)

3. IL LAVORIO FILOSOFICO DI LANZA DEL VASTO: TRINITARISMI E LIMITE LOGICO DEL SUO PENSIERO

3.1 La sua critica della filosofia occidentale e il suo rapporto con Nicola Cusano

Sin da ragazzo LdV ha compiuto un lavorio filosofico: cercava di pensare il mondo attraverso triadi. Di ogni cosa egli vedeva una triade alla maniera di S. Agostino, cioè: l’interno di essa, l’esterno e la loro relazione.

Nel 1927 scrive e discute la sua tesi di laurea in Filosofia all’Università di Pisa proprio su questo tema: “Approcci alla Trinità spirituale” (pubblicata nel 1971). Ma in seduta di laurea gli si fa notare che le sue triadi (statiche e gerarchiche) erano state anticipate da quelle (dinamiche) di Hegel[32]. Da ciò il pungolo a criticare a fondo della filosofia occidentale moderna, che aveva già cominciato nella tesi, esaminando Cartesio e Kant. Ampiamente rimaneggiata, questa tesi viene pubblicata nel 1971.

Per svolgere nella maniera più profonda la sua critica alla storia di questa filosofia, egli parte dalla massima generalità: considera la ampia varietà delle categorie del pensiero orientale e di quello occidentale. Il suo obiettivo è dimostrare che la filosofia occidentale ha perso il sé e quindi l’unità dell’essere umano: l’esempio cruciale è la filosofia di Cartesio, che pone come basilare la distinzione-separazione tra res cogitans e res extensa. Poi la ragione critica di Kant si fonda su un insieme di categorie che in realtà sono “rapsodiche” e quindi non stringenti. La successiva filosofia di Hegel rappresenta una sana reazione a tutto ciò; essa vuole rifondare la filosofia ricominciando dallo stesso modo di ragionare, la logica. Ma la sua nuova logica (chiamata “dialettica”) è confusa, le sue triadi sono malformate.

Ad es. la prima triade “Essere-Non essere-Divenire” ha per sintesi un termine, “Divenire”, che per LdV è inaccettabile. Esso parte da un secondo termine “Non essere” in cui il ”non” è equivoco. Se è quello della logica classica (e quindi indica lo speculare opposto dell’affermativo), allora la sintesi dei due termini è solo in Dio. Se invece, per avere la sintesi al finito, non lo fosse, allora bisognerebbe definirlo; cosa che Hegel non fa e ciò genera infiniti equivoci. E comunque il “non Essere”. dice LdV,  non può esistere in sé. Perciò la sintesi “Divenire” è fuori di luogo. Quindi questa prima triade dimostra che anche Hegel non sa chi è il proprio essere, il proprio sé. Questo suo sfalsamento della verità, che avviene alla base e all’inizio della novità di Hegel, comporta una rovina irreparabile della sua filosofia. 

Più in generale, si può osservare che era inevitabile che la critica di LdV giungesse a queste conclusioni. Mentre nella filosofia antica c’erano due metafisiche, la henologia (ricerca dell’unità) e la ontologia (la accettazione di idee assolute) nella modernità ha prevalso la metafisica della ontologia[33]. Invece il pensiero di LdV, la cui vita interiore era basata sulla ricerca del sé e sull’unità personale, è di tipo henologico (da ricercatore dell’unità); perciò egli non poteva non essere in radicale disaccordo con i filosofi dominanti la moderna storia della filosofia occidentale, (quasi) tutti seguaci della ontologia, e quindi tale da porre al primo posto l’Essere; che per di più. Dice LdV, è vuoto del sé.[34]

3.2 Il suo rapporto con Nicola Cusano

(omesso)

E’ chiaro che la sua spiegazione è un atto di fede in quella filosofia trinitaria che ha sempre avuto, piuttosto che un ragionamento.

Ma egli sa che questo è un suo punto debole, perché, dopo aver sottolineato l’insuccesso del tentativo di Hegel, dichiara di ricercare una nuova logica, chiamata da lui Novissimum organon.[35]. Purtroppo egli non conosce il libro De Non Aliud di Nicola Cusano perché editato alla fine del 1800 e rimasto profondamente oscuro fino a pochi anni fa, perché sempre interpretato con la logica classica.


Antonino DRAGO

Lanza del Vasto interprete di Gandhi

Già della Università “Federico II” di Napoli –  via P.C. Benvenuti 3 Calci 56011 – [email protected]


Abstract. This presentation of the figure of Lanza del Vasto is severed in three parts: brief indications of Lanza del Vasto’s life and his relationship with Gandhi (discipleship and his total conversion); his (social) interpretations of Bible (structural sin, non-violence as a reform of Christian religiosity, community as an order of non-violent people); his philosophical thinking (critique of Western philosophy, relationship with Nicholas Cusanus, his Trinitarian philosophy, his search for a new logic). The main idea, common to the three parts, will be the structural character of his thought.

Parole chiave. Lanza del Vasto, Gandhi, Non violenza, Peccato originale, Peccato strutturale, Cusanus, Filosofia trinitaria, Pensiero strutturale

Keywords. Lanza del Vasto, Gandhi, Non-violence, Original sin, Structural sin, Cusanus, Trinitarian philosophy, Structural thinking


Note

[1] Una ampia biografia è stata scritta da un poeta e compagno della Comunità dell’Arca; il quale ha beneficiato dei ricordi e delle revisioni dello stesso Lanza del Vasto: Arnaud de Mareuil: Lanza del Vasto. Sa vie, son oevre et son message, Dangles, Parigi, 1999.

[2] Lanza del Vasto: Viatique II, Rocher, Monaco, 1991, pp. 303-304.

[3] Ciò è descritto nel quarto capitolo, intitolato appunto “Wharda o tre mesi presso Gandhi” del suo libro Pellegrinaggio alle sorgenti, op. cit.

[4] Lanza del Vasto: L’Arca aveva una vigna per vela (orig. 1978), Jaca book, Milano, 1995.

[5] Per un esempiodi giudizio che esprime varie difficoltà ad approcciarsi a Gandhi, vedasi M. Torri: “Il Mahatma Gandhi. Un santo come uomo politico”, in D. Abignente e S. Tanzarella (edd.): Tra Cristo e Gandhi. L’insegnamento di Lanza del Vasto alle radici della non violenza. San Paolo, Cinisello Balsamo MI, 2003, pp. 17-53.

[6] Egli le indica in maniera discorsiva nei parr. 1-3, 4-22, 23-30 del cap. IV di Pellegrinaggio…., op. cit. Per un commmento si veda A. Bongiovanni: “Pellegrinaggio alle sorgenti. L’incontro con Gandhi e con l’India”, in A. Bongiovanni e P. Trianni (edd.): Lanza del Vasto. Filosofo, teologo e nonviolento cristiano. Uno sguardo critico sull’opera omnia, Aracne, Roma, 2015, 171-182.

[7] A. Drago: “Che Cosa è la nonviolenza. Lanza del Vasto presenta la concezione gandhiana all’Occidente”, in A. Bongiovanni e P. Trianni (edd.): Lanza del Vasto. Filosofo, teologo e nonviolento cristiano. Uno sguardo critico sull’opera omnia, Aracne, Roma, 2015, pp. 193-218.

[8] Lanza del Vasto: Commentaire de l’Evangile, Denoël, Paris, 1950, p. 191-2.

[9] Occasionato dalla lotta della Comunità contro la bomba nucleare francese, avvenuta nel 1958. Che cosa è la Nonviolenza, Jaca book, Milano, 1978, pp. 75-85.

[10] Lanza del Vasto: Che cos’è la non violenza, Jaca book, Milano, 1978, p. 81.

[11] Lanza del Vasto: L’Arca aveva una vigna per vela (orig. 1978), Jaca book, Milano, 1980, p. 164.

[12] In realtà, già Francesco d’Assisi aveva compiuto questa rivoluzione della fede cristiana, sia nell’insegnamento (fratellanza universale, anche con gli animali e con la natura), sia nella vita sociale: (rifondazione della vita ecclesiale sulla povertà materiale ed istituzionale, riconciliazione delle città in guerra tra loro, contrasto alla aggressione della Crociata, incontro amicale con il Saladino, obiezione di coscienza in massa dei terziari francescani di Rimini e di Faenza all’arruolamento militare). Ma la sua riforma è stata confinata ai seguaci del suo ordine, che per di più ha avuto difficoltà a mantenere la memoria dell’insegnamento originario del fondatore.

[13] “De quel droit nous appellons-nous Gandhiens?” (1975) , in Lanza del Vasto: Pages d’Einseignement, Rocher, Monaco, 1993, pp. 185-192.

[14]         Lanza del Vasto: Pellegrinaggio alle sorgenti (orig. 1943), Il Saggiatore, Milano, 2005 (Purtroppo qui l’introduzione è disinteressata all’aspetto spirituale). Tradotto in sette lingue, ha venduto centinaia di migliaia di copie; in Italia ha avuto quattro editori. 

[15]         Lanza del Vasto: L’Arca aveva una vigna per vela, Jaca book, Milano, 1980.

[16]         Lanza del Vasto: I quattro flagelli (orig. 1959), SEI, Torino, 1996 (tr. it. di: Les Quatre Fléaux, Denoël, Parigi, 1959)

[17]         Ne tratto nel par. 7 di “I quattro flagelli di Lanza del Vasto e le sue categorie politiche ed intellettuali”, in A. Drago (ed.), Il pensiero…, op. cit., pp. 142-146.

[18]    Lanza del Vasto: Gli approcci della Trinità spirituale, tesi di laurea in Lettere e Filosofia, Università di Pisa, 1927.

[19]         Lanza del Vasto: Giuda (orig. 1938), Jaca Book, Milano 1990.

[20]         Lanza del Vasto: Principi e precetti del ritorno alla evidenza (orig. 1945), Gribaudi, Torino, 1972.

[21]         Lanza del Vasto: Pellegrinaggio… op. cit.. Lanza del Vasto: Commentaíre de l’Evangile, op. cit.. Lanza del Vasto: Introduzione alla vita interiore (orig. 1962), Jaca Book, Milano. 1989.

[22]         Lanza del Vasto: Commentaíre de l’Evangile, op. cit.. Lanza del Vasto: Introduzione alla vita interiore (orig. 1962), Jaca Book, Milano. 1989.

[23]         Quelli della nota precedente più Lanza del Vasto: L’Arca …, op. cit..

[24]         Lanza del Vasto: Vinoba o il nuovo pellegrinaggio (orig. 1954), Jaca Book, Milano, 1980.

[25]         Lanza del Vasto: I quattro flagelli, op. cit.. Due libri successivi danno amliamenti su temi particolari:Lanza del Vasto: La montée des ãmes vivantes, Denoël, Parigi, 1968. Lanza del Vasto: L’homme libre et les ânes sauvages, Denoël, Parigi, 1969.

[26]         Lanza del Vasto: La Trinità Spirituale (orig. 1971), Ed. Gandhi, Pisa, 2014.

[27]      Ne tratta nell’ultimo libro, Lanza del Vasto: La Trinità Spirituale, Pisa, Ed. Gandhi, 2014, p. 66-68.

[28]         Lanza del Vasto: I quattro flagelli, op. cit.. Nel seguito citerò la traduzione dal francese compiuta dalla pubblicazione italiana, ma alle volte la modificherò.

[29]         Allora la gente ingenuamente offre la vita per sostenere le istituzioni oppressive: ad es. morire in una guerra che non si sa perché è stata voluta; o anche l’episodio avvenuto sotto il Fascismo: tutti hanno offerto l’anello d’oro del proprio matrimonio alla istituzione Patria, per comprare più cannoni per una guerra di conquista coloniale, lanciata da una élite al potere dittatoriale.

[30]         Lanza del Vasto: Lezioni di Vita, LEF, Firenze, 1967, p. 97-98.

[31]         Trenta anni dopo quel libro, nel 1987 la Sollicitudo rei socialis di papa Giovanni Paolo II ha ripetuto questa visione del peccato nel mondo. “36. E’ da rilevare, pertanto, che un mondo diviso in blocchi, sostenuti da ideologie rigide, dove, invece della interdipendenza e della solidarietà, dominano differenti forme di imperialismo, non può che essere un mondo sottomesso a “strutture di peccato”.”

[32]         A. Fabris: “Sulla tesi di laurea di Lanza del Vasto”, in A. Drago e P. Trianni: La Filosofia di Lanza del Vasto, op. cit., pp. 19-30. Purtroppo LdV ha ignorato che l’avevano preceduto anche Proclo (V sec.), il matematico W.R. Hamilton (~1850) e il filosofo C.S. Peirce (~1870).

[33]         G. Reale: “ “Henologia” e “Ontologia” i due tipi di metafisica creati dai Greci”, in A. Drago e P. Trianni (edd. La Filosofia di Lanza del Vasto, op. cit. pp. 153-164.

[34]         Lanza del Vasto: La Trinità spirituale, Ed. Gandhi, 2014, p. 142.

[35]         Lanza del Vasto: La Trinità spirituale, Ed. Gandhi, 2014, pp. 66-67. Ho sviluppato questo punto in “La filosofia di Lanza del Vasto. Studio mediante un nuovo metodo di analisi logica”, in A. Drago e P. Trianni (edd). La Filosofia di Lanza del Vasto, op. cit. pp. 185-222.


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