On The R.O.A.D.

Autrice
Cinzia Picchioni


Ecco il secondo articolo, On The R.O.A.D., sul tema «riuso» eccetera, anche nel digitale. Se non ricordate, o avete perso il primo ecco come rileggerlo!


On The R.O.A.D.
Il logo del progetto
On the R.O.A.D.

Il progetto R.O.A.D. (Reuse Object Artigiani Digitali-Salva un oggetto destinato all’ecocentro) è già alla 2a edizione per trovare una risposta alle domande e alle esigenze di enti/associazioni/scuole cercando di applicare tutti i principi di un’economia circolare più sana, e soprattutto sostenibile. Per partecipare occorre registrarsi compilando un semplice modulo che ti permetterà:

  1. di donare aggiudicandoti, con un po’ di fortuna, l’oggetto del tuoi desideri
  2. di diventare gratuitamente InformEtico (sono così chiamati i soci dell’Associazione Culturale Soluzioni InformEtiche).

Il progetto R.O.A.D è partito il 13/07/2021 e terminerà il 20/07/2021.

L’utente potrà effettuare delle donazioni a partire da 1 euro, aggiudicandosi gli oggetti che vedrà nella sezione «Negozio».

L’utente si aggiudicherà immediatamente l’oggetto a patto di effettuare il pagamento digitalmente o di ritirarlo e donare in contanti entro il termine del countdown, tenendo presente che la donazione digitale conclude il processo, quella in contanti no (a meno di effettuarla contestualmente al ritiro). Pertanto i primi a donare avranno maggior scelta. Una volta concluso l’iter di donazione e pagamento l’oggetto non sarà più disponibile nel negozio. È possibile visualizzare la lista degli oggetti senza effettuare la registrazione e la suddetta verrà aggiornata durante il progetto aggiungendo articoli e barrando gli articoli non più disponibili. Sarà possibile la donazione e il ritiro in contanti secondo il seguente calendario

  • martedì 13/07/2021 ore 15:00-17:00
  • giovedì 15/07/2021 ore 15:00-17:00
  • martedì 20/07/2021 ore 15:00-17:00

L’oggetto che riceverete si può considerare come un premio in cambio della vostra donazione. Il vincitore dovrà ritirare il bene entro il 15/09/21 a Torino in corso Palestro 14 (previo appuntamento) i vostri riferimenti sono Luca Lilliu, Francesco D’Amico e Fabio Picco.Tutti gli oggetti rimasti verranno nostro malgrado smaltiti in ecocentro.


On The R.O.A.D.

Quella che avete appena letto è l’ultima avventura degli «Artigianelli», dove una «vera e propria simulazione d’impresa permette agli studenti dell’ENGIM di Torino di gestire i clienti in ambiente protetto, mettere le mani nell’hardware, migliorare le proprie competenze e risolvere le problematiche dei clienti che vanno dalla sostituzione del display del cellulare alla reinstallazione dei sistemi operativi dei computer. Tutto avviene con la supervisione del docente Antonio Alessio Di Pinto, uno dei fondatori dei “Restarters Torino”, insieme di realtà differenti con un obiettivo comune; Di Pinto, ex imprenditore di un’azienda informatica, ha deciso di cambiar vita, dedicandosi all’insegnamento e dando vita a un’associazione che si occupa di “Informatica Etica”, o come preferisce chiamarla “Informetica” (Soluzioni InfomEtiche è il nome dell’ Associazione). Ed è proprio il docente Di Pinto a svelarci altri obiettivi del corso che spesso sono meno evidenti ma comunque importantissimi.

«Ho ereditato “Artigiani Digitali” e ho aggiunto un po’ la parte sociale per cui i ragazzi trasversalmente acquisiscono competenze imparando sul campo anche in eventi realizzati al di fuori di Engim, imparando così a gestire vari tipi di problemi sia legati alle persone che tecnici”.

Riguardo poi al concetto di “Informatica Etica”, ci spiega come questo sia un concetto molto ampio, legato ai temi del Digital Divide e dell’obsolescenza programmata, entrambi legati al tema della sensibilizzazione della sostenibilità ambientale:

Lo smaltimento è il recupero sono difficili e costosi, bisogna esigere dai produttori una serie di caratteristiche che portano i prodotti ad essere più duraturi e più facilmente riparabili”.

Chiunque condivida questa idea, può scegliere di far riparare il suo prodotto; la media di riuscita delle riparazioni è del 60% […].
 Se volete metterli alla prova portando a riparare la vostra tecnologia scrivete una e-mail esponendo il problema. La richiesta verrà gestita direttamente dai ragazzi e non possiamo far altro che augurare a tutti loro un buon lavoro!» 



Sì, un buon lavoro

Ecco, io l’ho fatto. Ho portato un pc che aveva qualcosa che non andava. Ma cominciamo dall’inizio.

«Conviene più comprarne uno nuovo», quante volte abbiamo sentito queste parole, con il nostro phon rotto in mano? Qualcuno invece,  gli Artigianelli digitali, accetta la sfida – contrariamente ai riparatori ufficiali, quelli col negozio, quelli con la partita Iva, quelli «esperti», che hanno desistito. Io ho resistito. Io, ostinatamente consapevole (o consapevolmente ostinata?) non ho ceduto di fronte all’ennesimo: «Conviene più comprarne uno nuovo». Ma conviene a chi? Di sicuro non agli artigiani, forse ai produttori. Ma neanche tanto a loro, che soffrono, come tutti, dei cambiamenti climatici, degli elevati costi delle materie prime, dell’aumento incontrollato dei rifiuti elettronici. Anche se li spediamo negli «altri» Paesi, per essere smontati a mani nude da bambini-schiavi…

Io non volevo comprare un nuovo pc portatile. Un po’ perché me l’aveva regalato Nanni Salio (il fu presidente del Centro Studi Sereno Regis, che ora non cammina più tra i vivi), dopo averlo a sua volta ricevuto in dono, «dismesso» da qualcuno tempo prima; e un po’ perché so quanto «costa» costruirne, produrne, trasportarne uno nuovo, persino se non «costa» al nostro portafoglio; infine un po’ perché cerco sempre di allungare la vita di ogni oggetto, a maggior ragione se elettronico (perché molto più impattante quanto a impronta al carbonio).

Così l’ho tenuto lì, nella sua borsa. Aspettando.

E alla fine la mia pazienza è stata premiata. Ho trovato il progetto degli Informetici e degli Artigianelli digitali, a Torino, praticamente sotto casa mia. Senza fretta, con pazienza e professionalità loro hanno trovato il modo di ripararlo, il mio personal computer portatile. E un bel giorno mi hanno scritto per informarmi che era pronto. Così ho parlato con i ragazzi che – sotto la supervisione del loro insegnante Alessio Antonio Di Pinto – avevano «messo le mani» sull’apparecchio, trovando il modo di farlo vivere ancora molti anni. E come pagamento ho fatto una donazione all’Istituto che è la sede di quell’iniziativa e che da anni «cerca di formare a una professione gli studenti del corso di Operatore Elettronico dell’ENGIM Artigianelli di Torino.

Un pomeriggio alla settimana alcuni studenti dedicano volontariamente il proprio tempo per riparare oggetti elettronici, animati dal desiderio di avere più tempo per far pratica e imparare un lavoro che altrimenti rimarrebbe solo teoria. Un’occasione per imparare un lavoro sul campo e crearsi un’esperienza consolidata nel settore. Un ambiente in cui i ragazzi si sentono a loro agio sia con i compagni che con gli insegnanti, accomunati dalla passione per l’elettronica e il saper fare, con l’obiettivo comune di far crescere questo progetto. “Una specie di negozietto”, così vedono il laboratorio questi giovani volenterosi: “Prima analizzo il componente da riparare, per capire cosa ha di rotto, le sue caratteristiche e infine studio come ripararlo, elaboro un preventivo e chiedo al cliente se vuole che proceda con la riparazione”».

Io ho voluto. E adesso ho voluto far sapere a tutti quelli che posso dell’esistenza di questa opportunità, per evitare il più possibile di acquistare l’ennesimo nuovo pc, smartphone, ma anche phon, quello dell’inizio. Mi è stato raccontato proprio dagli Artigianelli che a volte basta smontarlo e pulirlo all’interno per vedere il phon ricominciare a funzionare! Non vi sembra che valga la pena provare? Altro che comprare!!! Secondo la semplicità volontaria «comprare» è l’ultima opzione, quella estrema, dopo aver provato tutte le altre: prestare/farsi prestare; condividere; noleggiare; aggiustare; portare agli Artigianelli; e poi, se proprio si deve, comprare usato, come ci insegna R.O.A.D di cui abbiamo letto in apertura di questo articolo; e se non abbiamo fatto in tempo a partecipare questa volta ce ne saranno altre edizioni. Sicuro. Soprattutto se chiediamo, commentiamo, telefoniamo per avere informazioni.


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