Yoga e buona nutrizione

Mira Purn  dialoga con Surya Nath Prasad


Dialogo sul tema yoga e buona nutrizione tra Surya Nath Prasad e Mira Purn nella Giornata Internazionale dello Yoga, 21 giugno

Surya Nath Prasad: ma chi può fare yoga? La risposta molto semplice è che lo yoga può essere praticato da coloro che sono ben nutriti. Ma ahimè! L’80% della popolazione mondiale su circa 7 miliardi di persone non è in grado di fare yoga perché vive con meno di 10 dollari al giorno. Quindi occorre che tutte le persone siano ben nutrite per eseguire le diverse abilità di yoga per la salute olistica. Per maggiori dettagli, si può fare riferimento a Yoga: A practical Skill in Peace Education for nonviolence.

Si faccia riferimento anche un video su UCN News Channel for Peace Education del professor Surya Nath Prasad:

Mira Purn: alcuni yogi [praticante di yoga uomo: yogi; yogini se donna, NdR] non mangiano quasi nulla. Ma questo è per scelta, piuttosto che per povertà! Sì, dovremmo prima soddisfare la fame e la sete in un essere umano, e poi possiamo pensare ad altri bisogni.

Surya Nath Prasad: gentile singora Mira Purn, ero occupato per impegni precedenti e non ho potuto rispondere al suo commento al mio post.

Vorrei precisare alcuni fatti per essere illuminati al riguardo, arricchire la nostra conoscenza e pratica e avvantaggiarci in una sana crescita.

Nessuno può fare a meno del cibo per far crescere il corpo fisico o anche per sopravvivere. L’antico santo indiano Kabir chiese al Dio onnipotente: “O Dio, dammi tanto cibo in modo che la mia famiglia sia ben nutrita, anche io non devo avere fame, e nemmeno un solo bisognoso debba soffrire la fame senza mangiare”. La vera povertà è lo stato di essere senza cibo o denaro a sufficienza. La povertà è la negazione dei bisogni primari.

Un altro antico santo indiano, Tulsidasa, disse nel suo poema epico popolare Ramcharitmanas: “Non c’è miseria al mondo come la povertà”. Il grande poeta dell’antica India Kalidasa nel suo poema drammatico in sanscrito Kumarasambhavam ha detto: “Il corpo è lo strumento per tutte le azioni”.

Ora vengo al tuo punto: “Alcuni yogi non mangiano quasi nulla”, a cui aggiungi: “Ma questo è per scelta piuttosto che per povertà!” Tuttavia, per quanto tempo alcuni yogi possono evitare del tutto di mangiare cibo, anche per scelta piuttosto che per povertà? Qui vorrei citare la storia del Signore Buddha prima che diventasse un santo e iniziatore della grande religione buddista. Il suo nome era Siddhartha Gautama. I suoi 6 anni di duro ed estremo ascetismo autoimposto e di digiuno per 49 giorni giunsero al termine quando una signora di nome Sujata gli diede da mangiare con una ciotola di kheer, un budino di riso al latte. Gautama che sembrava uno scheletro è stato offerto dal suo budino di riso con latte.

Siddharta Gautama guardò Sujata con gratitudine e mangiò tutto il contenuto della ciotola che gli era stata offerta. Mentre Gautama mangiava il budino di riso il suo corpo si rinfrescava. Più tardi, quando Gautama riacquistò le forze, si rese conto che gravi austerità e far soffrire il corpo non erano il modo per raggiungere l’illuminazione. Gautama lasciò il posto quando capì che torturare il corpo non lo avrebbe portato alla verità. Questo fu l’inizio della sua illuminazione. Il dono gli fornì abbastanza forza per coltivare la Via di Mezzo e raggiungere la bodhi  [l’illuminazione, il risveglio, NdR] e da allora in poi fu conosciuto come il Buddha [risvegliato, NdR].

Anche il segreto di alcuni yogi che non mangiano quasi nulla, ma solo per un certo periodo di tempo, è che sono stati privilegiati per molte generazioni, ben nutriti, ben curati e ben istruiti. E il corpo fisico consuma tutto ciò che conserva all’interno durante il digiuno, e dopo un po’ di tempo il corpo diventa così debole da poter sopravvivere.

Adesso vorrei raccontarvi un’altra storia che ci parla del rapporto tra il cibo e Dio. Nella Tattiriopanishad, il figlio Bhrigu chiede a suo padre Varun di insegnargli Dio. Il padre gli dice di imparare dapprima i modi per procurarsi il cibo con i mezzi giusti. Il cibo è Brahama-Dio. Il cibo è pace. Rishi Varun racconta al figlio Bhrigu anche di altri quattro dèi, vale a dire vitale, mentale, intellettuale e spirituale. La manifestazione integrale di questi 5 involucri (kosha) in ogni uomo e donna rende lui o lei felice, sano/a e pacifico/a.



L’autore di queste righe ha avuto l’opportunità di organizzare il Second World Congress of IAEWP nel 1978 (Secondo Congresso Mondiale di IAEWP) sul primo kosha ovvero il cibo, con il tema: Education and World Hunger (Educational Remedy of Hunger for World Peace) [Educazione e Fame nel Mondo (Rimedio Educativo alla Fame per la Pace nel Mondo)] con la speranza che qualcuno dialoghi sugli altri 4 involucri (kosha) degli esseri umani per completare la missione di far nascere l’uomo originario (essere umano), che sarà naturalmente pacifico. Lo stesso autore ha pronunciato il discorso presidenziale sul tema: Food for Peace through Education.

Mira Purn: grazie signore, per le sue piacevoli storie. Sì, anche Swami Isa ci insegna che non possiamo negare di avere un corpo fisico, composto dai 5 elementi e anch’esso soggetto a decadimento. E abbiamo bisogno di ricostituire e mantenere i 5 elementi dentro di noi. Ci ricorda quotidianamente che fornire acqua e cibo adeguati a qualsiasi individuo è la cosa più importante e primaria.

Surya Nath Prasad: cara signora Mira Purn, sarà più piacevole quando praticheremo regolarmente e perennemente fino alla fine della nostra vita. E questo è un processo di educazione permanente per essere umani o Dio supremo. Il cibo è la radice per realizzare Dio. L’educazione è lo sforzo o il processo per manifestare il Dio nell’uomo. Perciò la beatitudine è educazione, la felicità perfetta o completa è educazione.

Un antico libro indiano, Hitoupadesha, definisce così l’educazione: “L’istruzione dà origine all’autodisciplina, l’autodisciplina porta alle capacità, con le capacità deriva la ricchezza (prosperità), la ricchezza promuove il servizio sociale e il servizio sociale porta felicità e pace”. Quindi non c’è scelta tra istruzione e cibo, entrambi sono essenziali. È molto rilevante qui riportare la citazione di una giovanissima rifugiata afgana, Hina Shikhanni, che ha detto: “Nessuno dovrebbe dover scegliere tra l’istruzione e il mangiare”. Ha anche detto: “L’istruzione non è un lusso, è una necessità”. La signora Hina Shikanni è beneficiaria di una borsa di studio DAFI e vive in Pakistan. Le sue citazioni sono state twittate da UNHCR-the UN Refugee, il 30 giugno 2021.



Surya Nath Prasad

Mira Purn


CURRENT AFFAIRS, 5 Jul 2021  | Surya Nath Prasad and Mira Purn – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Cinzia Picchioni per il Centro Studi Sereno Regis


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