Processo di pace nord-irlandese: un modello per la Palestina?

Autore
Nicolò Spinola


Processo di pace nord-irlandese
Photo by Marco Savastano on Unsplash

Il 10 aprile 1998 Irlanda e Regno Unito hanno firmato un accordo di pace che ha avuto un profondo impatto sulla crisi nordirlandese. Si conclude così uno dei conflitti più duraturi della storia. Gli accordi hanno creato una serie di istituzioni per il governo del territorio conteso dell’isola. Oltre all’accettazione di un compromesso per entrambe le parti sulla sovranità della regione. Inoltre un referendum ha anche sancito l’approvazione da parte della popolazione di entrambi gli stati, diventando uno standard da imitare per risolvere le crisi mondiali. Il processo di pace nord-irlandese può essere un modello per la Palestina?

Parte dell’accordo è stato però lasciata volutamente vaga, così da non interrompere il processo di pace. Questa decisione ha attirato diverse critiche da parte di coloro che vedono nel “Good Friday Agreement” uno strumento per mantenere lo status quo dell’isola. In una conferenza organizzata dal Cambridge Peace and Education Research Group è intervenuto lo studioso Brendan Ciarán Brown. Il focus è discutere della possibilità di usare un framework simile a quello che ha sospeso il conflitto in Irlanda del Nord per far riprendere il dialogo per la pace in Palestina. Molti però si chiedono se sia ancora ancora possibile portare avanti un processo di questo tipo in Israele.

Al centro della conferenza e dell’analisi sulle modalità per la conclusione del conflitto è presente il concetto di giustizia e il suo rapporto con i processi di decolonizzazione. Questo è un elemento di novità rispetto alla questione irlandese che complica le relazioni tra la popolazione palestinese e israeliana.

L’errore

Il ricercatore ha voluto evidenziare l’errore commesso da coloro che intendono ispirarsi alla gestione della crisi nordirlandese per risolvere la questione palestinese. Portare avanti un processo di pace simile a quello tra Irlanda e Regno Unito non considera la realtà dei rapporti tra popolazione palestinese e governo israeliano. Infatti deriva.da una situazione e di un modo di pensare occidentale, con caratteristiche diverse rispetto a quelle che troviamo nel conflitto presente in Medio Oriente.

La scelta di non cercare una soluzione di altro tipo per portare avanti i processi di pace in Palestina non può assicurare una tregua duratura. E soprattutto ha una priorità sbagliata; a ricerca di una stabilità e di una tranquillità che non offre alle vittime del conflitto la giustizia che meritano per i numerosi crimini subiti. Condizione necessaria per una risoluzione nonviolenta della crisi. Un processo di pace sulla falsariga dell’Accordo di Venerdì Santo porterebbe solo a una cristallizzazione dello status quo. Oltre a una ripetizione dei rapporti tra le due popolazioni, elemento particolarmente evidente se si prende in considerazione la reazione internazionale alla violenza dei settlers.

La sospensione

Inoltre, nel corso della conferenza Brendan Brown ha voluto sottolineare come il trattato abbia solamente sospeso gli scontri nell’Irlanda del Nord. Di fatto non ha portato avanti un’importante riforma della cittadinanza. Tutt’ora è ancora possibile notare la divisione tra cattolici e protestanti nel territorio dell’Irlanda del Nord.

Secondo quanto afferma lo studioso, gli stessi promotori dell’accordo di pace stanno destabilizzando il trattato. Il governo britannico ha infatti sacrificato i passi avanti compiuti nei suoi rapporti con la Repubblica d’Irlanda in favore della Brexit, portando a un ritorno della conflittualità all’interno del territorio dell’Irlanda del Nord. Le relazioni tra i due stati e in particolare all’interno del territorio nordirlandese sono soggette a crisi periodiche, a cui si aggiunge la fragilità degli esecutivi di Belfast.

Dalla violenza diretta a quella sistemica

Nonostante questo, le violenze presenti nel territorio dell’Irlanda del Nord si sono esaurite a partire dal 1998. Sono state però sostituite da una violenza sistemica che ha portato a un aumento della povertà, in particolare di quella infantile. Nello stesso tempo alcune associazioni impegnate nel sociale hanno denunciato un aumento consistente dei suicidi a partire dal 1998, con un numero di morti maggiori rispetto ai periodi dei Troubles.

Una critica diversa sulla proposta di applicare questo processo di pace sottolinea l’esclusione completa dell’origine coloniale del conflitto in Palestina in una eventuale copia dell’accordo tra Regno Unito e Irlanda. La discriminazione sistemica presente nel territorio israeliano non può essere risolta senza una trattativa tra le parti che cerchi di superare i rapporti di tipo coloniale tra le due popolazioni.

L’unico modo per farlo è attraverso il rispetto e l’utilizzo di un linguaggio diverso, anticoloniale e ancorato alle risoluzioni di diritto internazionale, in particolare per quanto riguarda lo status legale dei cittadini palestinesi.

Conclusioni

Brendan Ciarán Brown ha quindi voluto denunciare quello che secondo il suo parere è uno sfruttamento degli accordi di pace tra Irlanda e Gran Bretagna. Sono di fatto utilizzati come strumento per passivizzare la questione palestinese. A questi oppone la necessità di trovare una trattativa di pace estremamente localizzata, adeguata ad affrontare le problematiche presenti nella regione.


Una replica a “Processo di pace nord-irlandese: un modello per la Palestina?”

  1. non credo proprio che il modello irlandese possa funzionare in Palestina, tanto meno queste donne premio Nobel per la Pace schierate contro la collega del Myamar, sono situazioni completamente diverse, servirebbe SALOMONE con la sua saggezza
    segnalo l'intervento di Xi Jinping , ha invitato i due leader Israele e Palestina a giorni alterni, vedremo in futuro…..

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