Intrecci d’arte sociale in Brasile

Autrici
Elisa Fazio e Irene Lucia Malpeli


Un progetto itinerante

Sinestesie nasce dall´incontro con persone, colori e sapori differenti: è un progetto itinerante di intrecci d’arte sociale in Brasile, in cui si uniscono la passione per l’arte e la volontà di conoscere e condividere con distinte culture.

Siamo Elisa e Lucia, un´educatrice sociale e un´artista plastica della provincia di Torino in viaggio in Sud America.

L´obiettivo di questo progetto è creare spazi di scambio e interazione con varie comunità attraverso l’arte. La creatività è per noi sia un mezzo per avvicinarci a un territorio e alle sue dinamiche socio-culturali, sia uno strumento capace di innescare cambiamenti.

Ispirato a ideali di giustizia sociale, indipendenza ed educazione popolare, Sinestesie non si propone solamente di fare delle attività sul territorio, ma anche di creare legami a distanza tra varie realtà. Lo scopo? Dare voce ad altri progetti affini, divulgandoli in varie parti del mondo per creare una rete globale di appoggio e solidarietà.

Chi ci ha già seguito e sostenuto è a conoscenza della prima tappa di questo progetto itinerante, realizzata nella città di Cordoba (Argentina), nel quartiere della Bajada de San José. Lì abbiamo condiviso varie attività artistiche e culturali con le donne e i bambini della comunità1.


Intrecci d’arte sociale in Brasile
Laboratorio di trampoli nel quartiere Bajada de San José (Cordoba), Foto di Elisa Fazio

Dopo vari mesi di viaggio, arriviamo nella città di San Paolo (Brasile), dove troviamo ospitalità nell’Ouvidor 63, uno dei centri culturali più grandi dell’America Latina. Qui artisti di ogni ambito e nazionalità s’incontrano e si organizzano per realizzare progetti di arte indipendente2: dai graffiti alle installazioni, dalla produzione di documentari alla musica, dal teatro al circo.

In questo luogo abbiamo la possibilità di conoscere e imparare nuove tecniche artistiche e, ovviamente, non ci stiamo lasciando scappare l’opportunità di partecipare ai collettivi attivi nel campo dell´arte sociale, come quello del circo.

È infatti tra i mille colori e le mille note dell’Ouvidor 63 che incontriamo il 6/12 Circus, collettivo di teatranti del palco e della strada.


Spettacoli di variété e di teatro negro, Foto di Rose Steinmetz


6/12 Circus e Circompromiso

Il collettivo nasce nel 2016 ed è composto principalmente da artiste/i di varie parti del mondo, ognuna/o specializzata/o in linguaggi circensi e teatrali differenti. Organizzato secondo principi di autogestione, durante gli anni ha realizzato molteplici spettacoli3 e progetti artistici. Tra quelli tuttora in corso vi sono Teatro 63 e Circompromiso.

Il primo consiste nella creazione e ristrutturazione del teatro del centro culturale, inteso non solamente come uno spazio di interazione e scambio, ma anche un importante mezzo di sostentamento per il collettivo. Il teatro era solito ospitare vari laboratori artistici gratuiti o a collaborazione volontaria aperti al pubblico; una sorta di divulgazione culturale disponibile per tutta la popolazione della città. Inoltre ogni quindici giorni vi si realizzavano Variétés di circo con funzione di auto-finanziamento del collettivo.

Il secondo progetto si occupa, invece, di portare spettacoli di circo e interventi artistici nelle periferie della città di San Paolo. Tutti realizzati ogni quindici giorni e in forma totalmente gratuita con l´intenzione di democraticizzare l´accesso alla  cultura circense e all´intrattenimento.


Spettacolo di circo sociale a Héliopolis,Foto di Elisa Fazio

Ecco alcune esperienze delle persone che partecipano alle attività di Circo Sociale4.

Come nasce questo progetto?

“Il Circompromiso nasce dalla proposta al collettivo di circo dell´Ouvidor da parte di un artista di strada cileno che già aveva esperienza nel campo. La prima attività sociale fu realizzata nel novembre dello stesso 2017, a San Paolo in Praza da Sé, dove vivono molti senzatetto. L´esperienza è stata incredibile ed è così che il collettivo ha cominciato ad accogliere il progetto come stabile, tanto che continua a essere realizzato ancora oggi”. (Kanas, Colombia)

Chi siete? Che cosa fate?

“Siamo giocolieri, equilibristi, pagliacci, maghi… Quello che facciamo nei quartieri consiste principalmente in Variétés di circo. Il tutto accompagnato da altre attività come trucca bimbi, creazione di fanzine, laboratori di pittura, conta storie e, quando possiamo, portiamo anche una merenda. Il progetto è itinerante e viene realizzato in vari posti della città, per lo più nelle favelas5.

Lì cerchiamo di entrare in contatto con gli abitanti del posto, chiediamo se sono interessati e proponiamo l´evento.

Poi, nel 2019, abbiamo realizzato un’attività di Circo-scuola che si è svolta nella quebrada6 di Guarapiranga in San Paolo. Il progetto è durato tre mesi e consisteva in laboratori di mimica, giocoleria e poesia per tutte le persone del quartiere, specialmente le/i giovani. è stata una esperienza unica e stiamo pensando che, se ci fosse la possibilità, ci piacerebbe riprenderlo e portarlo avanti… troviamo che la continuità ci permetta di ottenere degli effetti più profondi nelle comunità”. (Kanas, Colombia)

Perché lo fate?

“Nasce con l’idea di dare l´accesso all´arte alle persone che generalmente non ce l´hanno. Alla gente che ci vede piace il circo e attraverso i nostri spettacoli molte volte riusciamo a raggiungere un contatto diretto con loro inaspettato e sicuramente impensabile in un tendone di circo tradizionale”. (Manuel, Peru´)


Laboratorio di fanzine nella favela di Héliopolis, Foto di Elisa Fazio


“Lo facciamo per aprire alle comunità una porta ad alternative di integrazione, educazione, una sorta di interscambio di idee e culture.

È interessante perché, a poco a poco, tra noi artisti si sparge la voce, è un progetto che viaggia insieme a noi e chi ne fa parte lo porta per il mondo. Così che esce fuori dal Brasile e si genera in altre comunità; sembra che si stia costruendo una rete mondiale di arte sociale. Sento che stiamo stimolando una specie di empowerment7 tra la gente, soprattutto quando vedono che persone come loro, che vengono da un contesto simile, cercano di creare questo tipo di spazio in cui la comunità stessa è la protagonista”. (Bryan, Perú)

Che tipo di effetto pensate abbia sulle persone delle comunità?

“Abbiamo notato che molte volte rappresentiamo un´alternativa di vita per i bambini che ci vedono come un esempio. Portiamo allegria in luoghi in cui la gente vive costantemente ad un ritmo alto di violenza. Questo diventa per loro, dunque, un giorno in cui possono riposare dalla loro quotidianità e prendersi un tempo per ricevere altri stimoli.

Alcune persone si stupiscono quando scoprono che il circo è gratuito: non sono abituate al fatto che l´arte sia fruibile a tutti”. (Ayelen, Argentina)

“Quello che vedo è che alla gente piace che veniamo da tutte le parti del mondo, per loro è insolito vedere stranieri in quartiere; dato che spesso non hanno la possibilità di viaggiare e vedere diverse parti del mondo, sentono quasi che questi paesi vengono da loro… non sai quanto si emozionano quando ci sentono parlare in spagnolo”. (Bryan)


Intrecci d’arte sociale in Brasile
Circo sociale nel villaggio di Tekoa Itakupe, Foto di Rose Steinmetz

Come vi sentite?

“Sento di essere nel luogo giusto, perché mi piace quello che facciamo e mi piace ciò che il circo genera nei quartieri. Sento che apre una possibilità in più, non solo come lavoro, ma anche come strumento e opzione di vita, dato che molte persone non hanno scelta alternativa alla delinquenza. Questo può rappresentare anche una spinta a viaggiare, conoscere e imparare attraverso questo”. (Manuel)

“Il circo sociale ci aiuta a essere più uniti come collettivo, perché condividiamo un´azione che viene dal cuore, a cui nessuno è obbligato: è infatti aperto a tutte le persone che vogliono parteciparvi.

È anche una possibilità di crescita per gli artisti stessi, che hanno l´opportunità di poter presentare nuovi numeri e nuovi ruoli in pubblico”. (Kanas)

“Per questo sentiamo che l´attività è intrisa di un sentimento di reciprocità: non solo le comunità, infatti, ne traggono dei benefici, ma anche noi artisti, che continuiamo costantemente con la nostra crescita personale”. (Ayelen)

“Ricordo che al termine di uno degli ultimi circhi sociali, si avvicina un ragazzo con problemi di dipendenza che mi ringrazia dicendo: stavo andando a fumare del crack,  quando nella strada vi ho visto e ho passato un momento di allegria come se fossi in un´altra dimensione. Per quel momento mi avete tolto la voglia di fumare. Considerato il contesto è stata una grande gioia ascoltare queste parole” (Kanas).

Continuate anche durante la pandemia?

“Con l’inizio della pandemia, il collettivo entra in una nuova fase organizzativa interna. Siccome siamo chiusi al pubblico, stiamo lavorando alla ristrutturazione del teatro per renderlo conforme alle norme di sicurezza e, dato che non possiamo più realizzare le Variétés di auto-finanziamento, dobbiamo sostenere individualmente tutte le attività attraverso una quota economica alla cassa comune.


Intrecci d’arte sociale in Brasile
Lavori di ristrutturazione del Teatro 63, Foto di Rose Steinmetz

Siamo un collettivo indipendente, fino ad ora ci siamo basati sull’uso delle nostre forze, ma nessuno si aspettava tanto tempo di reclusione. È quasi impossibile per noi poter finanziare tutti i materiali necessari per la ristrutturazione del teatro e di conseguenza anche i progetti nelle varie comunità. Ci sentiamo limitati e per questo chiediamo un appoggio a chiunque possa e voglia sostenere i nostri progetti: l’arte è un diritto umano, a causa della pandemia i centri culturali e i progetti sociali sono stati messi in ultimo piano sia dai governi sia dalle varie organizzazioni. Per questo come artiste e artisti ci sentiamo in dovere di mantenere accessibili questi spazi di cultura popolare”. (Izabella, Brasile)

Tessere una rete mondiale

Per concludere, vorremmo ringraziare l’Ouvidor 63 per averci accolto e permesso di conoscere la moltitudine di progetti che lo abitano. Ringraziamo il collettivo di circo per la sua forza, la sua allegria e la sua energia. Grazie perché ci insegnate le vostre conoscenze e condividete con noi i vostri sogni.


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Ovviamente un enorme ringraziamento va anche a tutte le persone che continuano a seguirci in questo viaggio da varie parti del mondo, che ci appoggiano e ci incoraggiano. Ognuno di noi è infatti indispensabile per la creazione di questa rete che connette varie realtà e culture e permette a sempre più persone di accedere all´arte.

Infine, vi vogliamo invitare non solo a condividere e divulgare questo progetto per farlo continuare a vivere in altri luoghi, ma anche, se possibile, a sostenerlo con un contributo economico. Crediamo, infatti, che la ridistribuzione economica sia una componente essenziale della giustizia sociale: una maniera per ripartire le ricchezze che durante il corso della storia si sono concentrate in alcune parti del mondo a causa dei domini occidentali, generando povertà e difficoltà negli altri Paesi.

Tutte le donazioni ricevute saranno devolute al collettivo di circo affinché entrambi i progetti possano continuare. La parte destinata al Circompromiso verrà investita in: logistica per finanziare il trasporto e i viveri degli artisti durante la giornata del circo sociale, materiali scenici e didattici per le attività con i bambini. Mentre, per quanto riguarda la ristrutturazione del Teatro 63: materiali di costruzione, materiali scenici, impianti audio e informatici.

Chi volesse seguire in tempo reale le attività del collettivo di circo e conoscerlo più da vicino può visitare le seguenti pagine social:

@612circus, @ouvidor63 su Instagram e Circompromiso su Facebook.

Per il Progetto Sinestesie, si può seguire la pagina Facebook @ProyectoSinestesie


Per donare invece segui questo link: https://sites.google.com/view/6-12-circus/inicio

A presto!


Note

1Si trattava per esempio di laboratori di circo, ceramica, carpenteria, cinema all’aperto ecc… Per chi volesse sapere di più su questa tappa del progetto può trovare l’articolo qui.

2Arte non patrocinata dall’industria culturale e artistica del mercato ufficiale. Generalmente offre e sostiene contenuti contro-culturali.

3Per esempio nel 2017 e 2018 è stato organizzato FICAR- Festival Internacional de Circo e Arte di Rua, un evento di una settimana che comprendeva laboratori e spettacoli svolti sia dentro l´Ouvidor 63 che nella via pubblica. Successivamente sono stati ideati e presentati anche alcuni spettacoli propri, nati dal lavoro congiunto di tutti i membri; tra di essi ricordiamo in particolare Revo-lixão (2018), Okupamundo (2019) e Pirilampos (2019, 2020).

4I testi riportati sono stati tratti e tradotti da un´intervista realizzata originariamente in spagnolo e portoghese il giorno 29 aprile 2021 ad alcuni membri del collettivo 6/12 Circus

5Aree marginali delle città.

6Quartieri popolari che si trovano in periferia, generalmente in aree collinari, si usa come sinonimo di favela.

7Empowerment: è um termine che rimanda a “un processo attraverso il quale una persona o una collettività si libera da uno stato di sottomissione, acquisisce la capacità di usar e pienamente i suoi diritti, liberandosi dalla dipendenza dell’ordine sociale, morale o intellettuale” (Maury, Hedjerassi 2020).


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