Il nuovo governo d’Israele peggiorerà i dissensi, altro che appianarli

Autore
Jonathan Cook


Il momento simbolico di un partito palestinese in un governo insieme ai leader dei coloni irrancidirà ben presto: Il nuovo governo d’Israele peggiorerà i dissensi, altro che appianarli

Il nuovo governo d’Israele peggiorerà i dissensi

La foto era senza precedenti. Mostrava Mansour Abbas, capo di un partito islamista per i palestinesi [cittadini] d’Israele, firmare la sera di mercoledì 2 giugno un accordo di partecipazione a un “governo di cambiamento” insieme al capo dei coloni Naftali Bennett.

Il primo ministro provvisorio Benjamin Netanyahu cercherà febbrilmente il modo di rompere tale coalizione nei prossimi giorni, prima che si tenga la relativa votazione parlamentare. Ma se non ci riesce sarà la prima volta 73 anni di storia del paese che un partito guidato da un cittadino palestinese partecipi – ossia che gli sia permesso di partecipare – a un governo d’Israele.

A parte il simbolismo del momento, non ci sono altri motivi di celebrazione. Infatti il coinvolgimento della Lista Araba Unita con i suoi quattro membri per puntellare una maggioranza per un governo guidato da Bennett e Yair quasi certamente condurrà a un ulteriore rapido deterioramento dei rapporti maggioranza-minoranza. Ci sarà un rendiconto per questo momento e un quinto della popolazione d’Israele, i 1,8 milioni di cittadini palestinesi, pagheranno ancora una volta il prezzo maggiore.

L’unica ragione per l’esistenza di questa coalizione di fortuna – l’unico suo collante – è l’ostilità dei vari partiti per Netanyahu; perlopiù non un’ostilità per e sue posizioni politiche, semplicemente verso lui personalmente, e verso la stretta mortale corruttiva che ha esercitato sul sistema politico d’Israele nei 12 anni scorsi. Il “cambiamento” cui si riferisce questa proposta coalizione di governo inizia e finisce con la rimozione di Netanyahu.

Doppiamente offesi

Non c’è quasi bisogno di ripetere che Bennett, che fungerà inizialmente come primo ministro a rotazione con Lapid, è ancor più destrorso che Netanyahu. In effetti, tre dei partiti principali della nuova coalizione sono almeno, se non più, furiosamente nazionalisti quanto il vecchio capo d’Israele. In qualunque altra circostanza si tufferebbero entusiasti in un governo col suo Likud.

Mentre Bennett e Mansour s’incontravano segretamente in un hotel vicino a Tel Aviv per firmare l’accordo di coalizione pressati dal tempo restante al mandato a Lapid per formare un governo, fuori dimostranti d’estrema destra gridavano rumorosamente che Bennett stava entrando in un “governo di fiancheggiatori del terrorismo”. Molta destra ultra-nazionalista è così furente per quanto fa Bennett che a lui e altri membri del suo partito Yamina è stata assegnata una squadra di protezione per timore di un attentato assassino.

Nessuno ha dimenticato che è stato proprio il campo di coloni di Bennett ad aver prodotto Yigal Amir. Nel 1995 uccise a revolverate l’allora primo ministro Yitzhak Rabin, in un tentativo di neutralizzare gli accordi di pace di Oslo con i palestinesi. Amir uccise Rabin in gran parte perché questi veniva considerato traditore del popolo ebraico col permettere agli “arabi” – i partiti palestinesi nel parlamento – di puntellare da fuori il suo governo di minoranza, cosa fatta per approvare le leggi necessarie all’attuazione iniziale del processo di Oslo.

La catena di eventi che seguirono l’assassinio è ben nota. Gli israeliani sbandarono ancor più a destra ed elessero Netanyahu. Il binario di Oslo con il leader palestinese Yasser Arafat fu divelto. Eruppe un’intifada palestinese. E – a chiudere il cerchio – Netanyahu tornò al potere ed è ora il primo ministro più anziano di funzione.

Oggi i potenziali Yigal Amir sono doppiamente offesi dal comportamento di Bennett. Credono che abbia pugnalato alla schiena il capo naturale della destra, Netanyahu. Permettendo al contempo ad Abbas – visto dalla destra come l’uomo di Hamas alla Knesset – di dettare il da farsi ai proprietari della terra ebraici.


Jonathan Cook

Jonathan Cook è un giornalista britannico premiato con sede a Nazareth, Israele, dal 2001. È autore di: Blood and Religion: The Unmasking of the Jewish State (2006); Israel and the Clash of Civilisations: Iraq, Iran and the Plan to Remake the Middle East (2008); e Disappearing Palestine: Israel’s Experiments in Human Despair (2008). Nel 2011 gli è stato conferito il Premio Speciale Martha Gellhorn per il Giornalismo. Lo stesso anno, Project Censored ha votato uno dei resoconti di Jonathan, “Israel brings Gaza entry restrictions to West Bank” [Israele introduce le restrizioni d’ingresso per Gaza in Cisgiordania], come nona più importante storia censurata nel 2009-10.


In PALESTINE – ISRAEL, 7 Jun 2021 | Jonathan Cook – TRANSCEND Media Service | Il nuovo governo d’Israele peggiorerà i dissensi, altro che appianarli

Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis


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