Obiettori di coscienza in Turchia

Autore
Nicolò Spinola


Obiettori di coscienza in Turchia
Manifastazione contro il militarismo per l’obiezione di coscienza | Fonte: lafisyanda.org

La rete di associazioni impegnate nella difesa del diritto all’obiezione di coscienza e in particolare legate al Movimento Nonviolento e alla War Resisters’ International, ha deciso di organizzare un seminario incentrato sullo stato giuridico di questo diritto e sulla situazione degli obiettori di coscienza in Turchia e in alcuni paesi europei e non.

La Turchia è uno degli Stati che si oppongono maggiormente all’obiezione di coscienza. Il giudizio del 2006 sul caso Ülke contro Turchia della Corte Europea dei Diritti Umani evidenzia la vera e propria “morte civile” di quanti scelgono di non accettare l’imposizione del servizio militare obbligatorio.

ln genere nelle costituzioni il diritto all’obiezione di coscienza è garantito dagli articoli sulla libertà di pensiero, coscienza e religione. Sono protetti da due trattati che hanno avuto un profondo impatto sull’evoluzione del diritto internazionale: la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.

Tra i Paesi che hanno ratificato entrambe le dichiarazioni è presente anche la Turchia. I numerosi casi di persone perseguitate a livello giudiziario per la loro scelta permette però di capire come il governo di Erdo?an non riconosca questo diritto per i suoi cittadini.

Secondo la dottrina internazionale, l’obiezione di coscienza deve essere possibile per tutti i cittadini di uno stato, senza discriminazioni rispetto al periodo di servizio militare. Infatti, la durata del servizio civile deve essere simile a quello militare. Questo non succede in Turchia, dove la coscrizione è obbligatoria e non si riconosce una forma civile alternativa. Compiuti 20 anni, un cittadino turco è costretto a 6 mesi di servizio nell’esercito. È possibile diminuire a 30 giorni pagando una sanzione. L’importo viene aggiornato ogni sei mesi e attualmente equivale a 37 mila lire turche (circa 3.600 €).

La decisione di iscriversi a un corso universitario non comporta l’esenzione dal servizio militare. Viene semplicemente rimandato alla fine del percorso di studi o fino al compimento dei 28 anni, età oltre la quale non è più possibile rinviarlo.

Associazioni legate al mondo della nonviolenza e dell’obiezione di coscienza hanno organizzato un incontro con attivisti e cittadini turchi che hanno scelto di non partecipare al servizio militare obbligatorio, presentando l’attuale situazione turca e la loro esperienza. 50 giorni dopo il ricevimento della lettera di convocazione, i giovani che non si presentano in caserma diventano disertori. Questa condizione cambia completamente le loro vite. A ogni controllo di polizia sarà segnalata alle autorità la propria situazione giudiziaria, con l’obbligo di presentarsi entro 15 giorni al centro di reclutamento indicato nella lettera ricevuta. La scelta di non presentarsi dà inizio a un processo che si conclude con l’obbligo di pagare delle sanzioni amministrative, non precludendo inoltre la possibilità di ricevere nuove sanzioni.

Nel corso degli anni le multe aumentano considerevolmente. L’impossibilità di pagare ogni singola sanzione ha come risultato la chiusura dei conti correnti intestati agli obiettori di coscienza. Nel tempo, le continue sanzioni portano a un procedimento penale. Le condanne vanno dai 2 mesi ai tre anni, secondo le informazioni condivise dall’European Bureau for Conscientious Objection (EBCO).


Obiettori di coscienza in Turchia
Manifastazione contro il militarismo per l’obiezione di coscienza | Fonte: lafisyanda.org

Un attivista ha rivelato di aver ricevuto 50 multe dal 2016 al 2021. Questa situazione lo ha portato a cercare di evitare ogni interazione con la polizia, molto presente nella società turca. Diventa quasi impossibile viaggiare usando i mezzi pubblici, in quanto le forze dell’ordine sono spesso presenti per controlli. La chiusura dei conti correnti vieta agli obiettori di poter uscire fuori dai territori nazionali. Infatti la decisione di concedere un visto è legata alla situazione economica del richiedente.

Nel suo intervento uno degli obiettori spiega che pagare le multe e gli avvocati per i processi a cui si è sottoposti diventa quasi impossibile. Si nega loro la possibilità di lavorare legalmente. Il datore di lavoro riceve infatti una multa se assume persone che non hanno prestato il servizio militare.

Si sospende anche il diritto di voto, fornendo così un pericoloso precedente per la condizione di alcuni cittadini turchi.  Un attivista per l’obiezione di coscienza ha raccontato la sua esperienza. Alla nascita del figlio non ha potuto inserire il proprio nome nel certificato di paternità.

La costituzione turca e in particolare gli articoli 10 e 90 affermano l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, oltre a recepire nella giurisprudenza i maggiori trattati di diritto internazionale. Nonostante questo l’EBCO denuncia le misure punitive a carico degli obiettori di coscienza. Sono discriminati a causa di un diritto che è sancito e protetto da diversi trattati internazionali.

Nel corso degli anni sono state numerose le richieste delle associazioni per istituire un servizio civile volontario alternativo. Ma fino a questo momento la politica nazionale non è stata ricettiva nei confronti delle loro istanze. Nonostante questo, gli attivisti chiedono un aumento della pressione internazionale per portare Ankara ad ammettere questo diritto, promuovendo un’azione da parte del Consiglio d’Europa, in cui la Turchia è l’unico paese membro a non riconoscere il diritto all’obiezione di coscienza.

In particolare, la decisione di diminuire il periodo di servizio militare a seguito del pagamento di un contributo non sembra nascere dall’esigenza di riformare la leva obbligatoria nel paese, ma solo da questioni di bilancio. Il contributo di 37 mila lire turche non è alla portata di una popolazione con un salario medio di 2300 lire al mese, all’incirca 220€ e con un livello di disoccupazione che nel 2019 era pari al 13,67% della popolazione, portando così a un aumento delle disparità tra individui con una condizione economica e sociale disuguale.


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