Combattiamo affrontando l’insurrezione fascista

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Laura Jedeed intervista Shane Burley


Con Trump fuori dalla Casa Bianca, l’estrema destra ha perso un potente alleato, ma il pericolo della violenza fascista, così come del razzismo, è lontano dall’essere terminato. Ecco perché combattiamo affrontando l’insurrezione fascista


Shane Burley è un giornalista, filmmaker e scrittore che ha studiato il fascismo per 10 anni. Il suo ultimo libro, Why We Fight: Essays on Fascism, Resistance, and Surviving the Apocalypse, riflette sulla evoluzione dell’estrema destra dopo il disastro di Charlottesville e la sua direzione sotto la presidenza Biden. Abbiamo assistito agli alti e bassi di questa violenta manifestazione del pensiero alt-right, ma sembra che il movimento continuerà a minacciare l’Europa nel prossimo futuro. Sono stata abbastanza fortunata da intervistare Shane riguardo cosa ci riserverà il domani in questi anni post-Trump.

Negli ultimi cinque anni abbiamo assistito alla nascita di una delle più violente forme di estrema destra nella storia moderna, perché ora? E cosa ci trovano i sostenitori di così accattivante in questo movimento?

In qualche modo abbiamo visto molteplici forme frammentarsi in un periodo di tempo estremamente accelerato, con manifestazioni che colpiscono diversi gruppi sociali: la classe media, i lavoratori, gruppi rurali e urbani, anche gli studenti. Abbiamo assistito all’impatto sia all’interno delle organizzazioni politiche tradizionali sia al loro esterno. Così c’è stata una simultanea e organizzata insurrezione di stampo fascista in quasi tutti i livelli della società occidentale.

I motivi sono complessi ma tutto questo dipende dalla crisi del neoliberalismo e dalla crisi emotiva e culturale interna alla società. Mentre lo stato di una classe sociale può creare una rivolta contro la propria condizione – guardiamo    all’esplosione del movimento dei lavoratori negli Stati Uniti nel corso degli ultimi anni – può anche dare origine a una percezione di una perdita di risorse e status.

Qui è dove gli “stipendi della classe lavorativa bianca” diventano un fattore perché l’emotività di questa parte della società e il sentimento di una superiorità sociale hanno prodotto una reazione negativa ai cambiamenti demografici e dei valori pubblici. La società occidentale sta esplodendo poiché è minacciata, e di conseguenza, le crisi materiali sono state riformulate attraverso le lenti del razzismo e capovolte. Quindi un movimento razzista in rivolta è la risposta al cambiamento delle circostanze sociali, provando a riprendere una lotta di classe all’interno di un discorso razziale.

Tutto questo per dire che il vecchio mondo sta tramontando e qualcosa altro sta lottando per rimpiazzarlo, e il nazionalismo bianco sta vedendo una rinascita sotto le vesti di una contro-rivoluzione. Questo fenomeno probabilmente crescerà nei prossimi anni mentre dovremo occuparci attraverso la cooperazione internazionale di problemi globali, nei quali i conflitti globali e il cambiamento climatico abbattono i confini e le classi politiche ed economiche provano a trovare il modo di tenere il potere per sé.

I disordini di Charlottesville sono avvenuti quasi 3,5 anni fa. Come ha fatto l’estrema destra ad adattarsi e a raggrupparsi in seguito a quella disfatta?

Non si può gonfiare quanto siano stati catastrofici i disordini di Charlottesville per l’estrema destra. Quell’evento ha aiutato a mobilitare un de-platforming di massa nei due anni seguenti, che ha minato le ragioni primarie per le quali sono stati in grado di crescere. Un fenomeno su larga scala come l alt-right non sarebbe stato semplicemente possibile nell’era precedente ai mass media e su piccola scala, i media indipendenti sono collassati nel flusso di informazioni dei social. Prima di Charlottesville, Richard Spencer poteva stare nello stesso sito, Twitter, di celebrità mainstream e di figure mediatiche, il che significa che la piattaforma dell’alt-right stava solamente crescendo.

Charlottesville ha dato la prova di cosa il loro movimento sia alle persone che non hanno posto attenzione, e ora gli antifascisti potrebbero spingere le compagnie tech a escluderli dalla piattaforma. E lo hanno fatto, abbastanza da relegare la loro presenza pubblica ai backchannel dell’internet.

Si è anche formato un movimento antifascista di massa, che si è allargato solamente dopo gli eventi di Charlottesville. Ciò che prima portava solamente un centinaio di persone in piazza adesso ne porta migliaia, come abbiamo visto durante le proteste contro la violenza di stampo razzista della polizia nel 2020. Le infrastrutture antifasciste sono anche cresciute oltre le organizzazioni ufficiali che hanno fatto il loro lavoro, e ora un re-orientamento verso l’azione ha preso così tanto spazio, da spingere intere generazioni a riempire le strade.

Tutto questo si unisce alla consapevolezza di massa dell’antifascismo di essere un principio morale significativo e a una consapevolezza di cosa produca lasciare che i fascisti si organizzino senza opposizione. Ora è quasi impossibile per i razzisti che ci siano eventi come quello di Charlottesville senza che esso non venga bandito dalla città. Tutte le condizioni sono differenti da quelle nel 2017 e il pubblico è più pronto a reagire a questo pericolo. 

Mentre l’estrema destra è salita alla ribalta ed è arrivata a esercitare un’influenza malsana sui partiti politici di destra hanno messo in pratica svariate tattiche per fermare o rallentare l’avanzata fascista. Quali tattiche sono state specialmente efficaci? E ce ne sono alcune che devono stare nel dimenticatoio?

Penso che le tattiche che sono state più efficaci siano quelle incredibilmente chiare su ciò che stanno cercando di realizzare e perché. Ad esempio, il deplatforming di massa dopo Charlottesville ha portato alla riduzione del pool di reclutamento per le organizzazioni del alt-right, portando alla chiusura finale di gruppi come Identity Evropa e altri. Quindi l’organizzazione che è andata a fare pressioni sulle compagnie tech per rimuoverli dalla piattaforma era concentrata sull’ottenere un risultato che aveva una logica verificata dietro.

Quando si tratta di rivelazioni su figure dell’estrema destra, si creano campagne incredibilmente efficaci nell’isolare queste persone, sfidando la loro efficienza all’interno del movimento razzista e scoraggiando persone meno coinvolte dal partecipare. Ciò che è stato meno efficace è la trafila in gran quantità di informazioni senza un contesto o una organizzazione dietro, in particolare quando queste non sono affidabili. Per rendere questo genere di lavoro importante la gente deve avere degli standard incredibilmente alti per quanto riguarda l’informazione.

Analogamente, una informazione su un singolo individuo dell’estrema destra non è così utile se gli antifascisti non spiegano chiaramente perché rappresenta una minaccia e cosa i membri di una comunità potrebbero fare per tenere sé stessi e gli altri al sicuro. Quando le organizzazioni hanno rilasciato informazioni e poi le hanno integrate con una specifica campagna con specifici obiettivi, come ottenere una sede per concerti per mettere fine a una relazione con una band neo-nazista o provare a convincere un datore di lavoro a tagliare i legami con una figura del alt-right, queste condotte hanno dimostrato efficacia. Ma questo richiede una grande impegno nel lavorare con il pubblico, esaminando le informazioni e creando piani attuabili. Parte delle difficoltà è che le persone sono semplicemente sopraffatte dal numero di individui veramente minacciosi e quindi immagino che sia difficile per gli organizzatori prendere tempo quando sono pressati dalle circostanze.

Penso anche che usare organizzazioni e movimenti esistenti per allargare la campagna antifascista si sia dimostrata efficace. L’unione dei lavoratori, le associazioni locali, le organizzazioni per i diritti degli immigrati e i gruppi ambientalisti hanno tutti un ruolo nel collaborare e nel formare coalizioni per affrontare l’estrema destra, in particolare nelle contromanifestazioni di massa per sfidare l’accesso fascista allo spazio pubblico. Guardare quali risorse i collaboratori hanno già, quali organizzazioni ne fanno già parte e guardare quali    uniche capacità, prospettive e idee hanno già è meglio che aspettarsi che tutti si conformino a un singolo modello organizzativo.

Complessivamente credo che dovremmo fidarci degli antifascisti. Molte persone si sono occupate di questo genere di organizzazione per anni, anche prima di Trump, e spesso sanno come rendere efficaci le loro strategie.

Il 6 gennaio è stato un altro assoluto disastro per le Pubbliche Relazioni dell’estrema destra, e il movimento si è trovato un’altra volta impantanato nel disordine. Biden ha decisamente vinto su Trump, e ora i Democratici controllano l’esecutivo e il legislativo. Molte persone pensano che il pericolo sia passato. Lei è d’accordo?

Assolutamente no. Da un certo punto di vista, ci sono come al solito tutte le condizioni che hanno portato a un’insurrezione fascista. La disparità di reddito che si allarga, la fine della classe lavorativa, l’ingerenza militare e la violenza globale, il cambiamento climatico che accelera, i tassi epidemici della violenza della polizia: Joe Biden e i Democratici che sono stati eletti a grande maggioranza non hanno una soluzione al riguardo.

Quello che l’estrema destra farà sarà spostarsi leggermente di più nella retroguardia, un avanti e indietro che hanno storicamente praticato. Mentre durante i quattro anni di Trump una consistente sezione del alt-right sentiva di avere un alleato nella Casa Bianca, larghe porzioni del movimento fascista vedeva Trump come un traditore. Non è una novità per la traiettoria storica del nazionalismo bianco. Anche mentre Ronald Raegan stava essenzialmente organizzando un colpo di stato di estrema destra, il promettente movimento razzista si stava rivolgendo all’azione terroristica basandosi sull’idea che il governo federale fosse già stato catturato dal nemico, il Governo d’Occupazione Sionista. Subito prima di Trump, Richard Spencer e altri direttivi nel alt-right parlavano di come una riforma fosse impossibile, stavano aspettando il collasso e/o la rivoluzione.

Quindi hanno sempre aspettato questo. Ma ciò che è più preoccupante è che destabilizzando la verità del consenso di base con la retorica del “fermate il furto”, si è verificata una radicalizzazione di massa in cui milioni di persone sono state battezzate in una sorta di teoria del complotto, alimentata dal accelerazionismo, per la quale la loro concezione dello stato è bloccata nella retorica millenial sugli adoratori del demonio e il traffico degli esseri umani. Ciò significa che stiamo entrando in un’era in cui la nostra principale preoccupazione sono gli atti di violenza motivati ideologicamente, apparentemente impulsivi atti di violenza basati su narrative di disperazione.

Questo è un momento davvero pericoloso, quello in cui alcune delle vecchie valvole di sicurezza vengono distrutte e la crisi che Trump ha creato potrà davvero dilagarsi. E’ una parte della quale discuto nel libro, che ci dà la vivida sensazione che stiamo vivendo negli ultimi tempi. Non perché una forza biblica esterna l’ha predetto o causato, ma perché cercheranno di rendere la loro convinzione nell’apocalisse una realtà.

Il titolo del suo libro indica che potremmo porre fine al fascismo. Pensa che possiamo debellarlo per sempre? E se sarà così, a cosa assomiglierà?

Potrebbe non essere una risposta soddisfacente, ma dobbiamo guardare alle reali assunzioni e strutture di base della nostra società. Il fascismo è una radicalmente netta realizzazione delle ineguaglianze e delle autorità che sono implicite nel nostro mondo, che è incentrato su una storia di schiavitù, imperialismo e colonialismo. Queste ineguaglianze si inaspriscono attraverso il predominio occidentale e un intrecciato sistema di oppressione. Il fascismo è questo sistema in crisi, e siccome questo sistema è impostato alla ripetizione costante, l’unico modo per fermarlo è risistemare il centro della nostra disposizione sociale.

Ma io penso che dovremmo essere incredibilmente speranzosi al riguardo. L’apocalisse che l’estrema destra sta creando è anche quella con la quale stiamo convivendo. E le nostre azioni di compassione e sopravvivenza daranno vita a un nuovo mondo. L’anno scorso ha visto non solo atti di resistenza intorno al mondo, ma anche la creazione semi-spontanea di reti di mutua assistenza – non completamente spontanea certo, la pianificazione a lungo termine è necessaria – che sono venute incontro ai reali bisogni delle persone tra la pandemia globale e le crisi degli incendi forestali. La nostra capacità di sfidare il potere è solo enfatizzante. Così facendo mostriamo non solo di sapere come confrontarci con questo sistema, ma stiamo attualmente vivendo una piccola parte di quello che assomiglia a un mondo nuovo.

Dovremmo fidarci di noi stessi. Sappiamo già come farlo meglio. Lo facciamo nel grande e nel piccolo ogni giorno.


Shane Burley

Shane Burley è uno scrittore e regista di Portland, Oregon. Il suo libro più recente è Why We Fight: Essays on Fascism, Resistance, and Surviving the Apocalypse (AK Press, 2021). Al Jazeera, The Baffler, Jacobin, Truthout, NBC News, The Daily Beast, Haaretz e Oregon Historical Quarterly. È il creatore di ¡No pasarán! Independent Journalism on Fascism and Resistance.

Laura Jedeed

Laura Jedeed è una giornalista di Portland, Oregon, dove si concentra sull’estrema destra, sulla copertura delle proteste e sui problemi del lavoro. Il suo lavoro è apparso su Truthout, Willamette Week, Portland Monthly e altri.


Fonte: Combattiamo affrontando l’insurrezione fascista, RoarMag, PEOPLE & POWER, 20 aprile 2021

Traduzione di Jacopo Topino per il Centro Studi Sereno Regis