Fare ancora. Ripensando a Alexander Langer

Recensione di
Cinzia Picchioni


Gaia Carroli, Davide Dellai (a cura di), Fare ancora. Ripensando a Alexander Langer, Edizioni alpha beta, Merano 2011, pp. 248, € 15,00

Non ci credevo, qualche giorno fa, sentendo degli archivisti chiedersi “Ma chi è ‘sto Alex Langer?”, dopo averne visto il nome scritto più volte sull’etichetta di molti faldoni…

Eppure sì, c’è qualcuno che non lo conosce… mi sento molto privilegiata, allora. E mi ci sento anche nel presentare (e consigliare) il libro di questa settimana. Anzi i libri, perché due sono quelli che ci consegnerà il libraio (il libraio, mi raccomando: andiamo a comprare i libri nei loro posti d’elezione, cioè le librerie, non-virtuali-ma-scaffali). Dicevamo: uno è Fare ancora, il titolo – diciamo – principale, l’altro è un piccolo prezioso opuscolo intitolato Sulle spalle di San Cristoforo (sottotitolo: Un itinerario per le vie di Bolzano); ma non pensiamo a una guida turistica, infatti si apre con Sulle orme di Ulisse, un percorso alla scoperta di Alexander Langer.

Così abbiamo un dono per la mente e uno per il corpo. Scorreremo uno dei due libri leggendolo seduti in poltrona, l’altro lo porteremo in tasca con noi, passeggiando a piedi per le vie che furono anche di Langer.

Mi è piaciuto molto, tutto il lavoro, mi sono commossa nei ricordi, mi sono rattristata nei ricordi, mi sono compiaciuta nei ricordi (per essere vissuta precisamente negli stessi giorni e a volte negli stessi  luoghi del grande… del grande? Pacifista? Ambientalista? Politico? Intellettuale? Eurodeputato? Facitore di paci (come racconta Mao Valpiana a pp. 106-7)? Militante rivoluzionario (come racconta Erri De Luca alle pp. 108-9)? Membro del M.I.R.?

«Alex aderiva a movimenti mariani e al MIR (Movimento Internazionale di Riconciliazione) sui temi della pace e del dialogo. Nel ‘67 ci fu un convegno a Bolzano organizzato dal MIR dal titolo Coscienza cristiana e problematica sudtirolese. Vennero relatori da varie parti d’Italia e dall’Austria» (p. 45)

Per più di 30 pagine troverete testimonianze, scritte nella lingua che ciascuno ha preferito utilizzare (in perfetto stile Langer), la maggior parte in italiano, di chi l’ha conosciuto, per poco o molto tempo, dal liceo fino a un anno prima che si uccidesse.

«La raccolta si compone in gran parte (ma non solo) di testimonianze su Langer da parte di persone che l’hanno conosciuto e frequentato, perlopiù condividendone pensiero e azione, ai tempi della contestazione, della “dissidenza” e delle battaglie politiche per un altro Sudtirolo.» (p. 15)

L’elenco dei nomi di tutti/e coloro che hanno scritto si trova, in ordine alfabetico, nelle due ultime pagine del libro. Prima di allora, non perdetevi l’Appendice (la parte migliore di tutto il libro? Non so decidermi…), con l’elenco delle 108 (!) parole chiave irrinunciabili.

E per avere solo una vaga idea dell’incredibile personalità di Alex Langer potete affidarvi all’ultima delle Personalia, le testimonianze: un lungo elenco di “Alexander Langer era…” “Alexander Langer me lo ricordo…” “Alexander Langer aveva… diceva”; brevi, fulminanti aforismi che colpiscono in faccia ad ogni “ a capo”. La più forte per me? “Alexander Langer, mi ricorda un loden verde”.

Al motto olimpico Alex contrapponeva un lentius, profundius, soavious, secondo l’idea che sia ormai necessario

Parole profetiche che oggi, di fronte alla miseria ideale nella quale siamo impantanati, fanno rimpiangere Alex Langer, l’uomo, il politico, l’amico. “Non siate tristi”: sì, va bene, ma non è facile. (p. 151)


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