Il vero complotto? Nessuno lo vede

Autrice
Cinzia Picchioni


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Il vero complotto nessuno lo vede. Io invece lo sto vedendo nel “mio” ambito: lo yoga (ma può essere visto anche nella scuola… e da un po’ – dopo i primi entusiasmi – ce ne stiamo accorgendo).

Parlo del fatto che, da subito, si sono potute fare le lezioni a distanza (naturalmente dopo averle ribattezzate con un nome più glamour “DAD”, il solito acronimo che da una parte esclude mucchi di persone e dall’altra sposta l’attenzione e fa apparire la faccenda più accettabile di quello che è. Tra l’altro “dad” in inglese sta per “papà”… che sia un caso? E che si chiama “educazione paterna” quella che si impartisce a casa? È un caso anche quello? Forse sì… forse no. )

Ma torniamo al titolo. Se possiamo immediatamente trovare la soluzione (anche se è una soluzione) a un problema smettiamo di cercarne altre. Smettiamo di ribellarci, smettiamo di rimanere creativi, smettiamo di credere di poter cambiare qualcosa. Ci spostiamo proprio là dove vuole il potere (comunque lo intendiamo: mediatico, politico, sociale, economico); ci acquietiamo nel mondo proposto – in questo caso – da un video, da un personal computer, da una lezione a distanza, da una video-chiamata.

Il vero complotto? Nessuno lo vede
Photo by Kari Shea on Unsplash

Nel caso dello yoga – come anche della scuola e di tutte le situazioni dove sia prevista una “educazione” – è  impossibile realizzare una lezione tramite un video, perché c’è bisogno di interazione tra chi “insegna” e chi “impara”. Ho volutamente messo tra virgolette i due verbi, proprio perché “mentre si insegna si impara” (e viceversa, ovvio!). Faccio un esempio: io preparo le lezioni di yoga che terrò per tutto l’anno (e ahimè so che non tutte/i le/gli insegnanti lo fanno!); di solito le preparo durante l’estate, per avere una sorta di “piano di studi”.

Poi però, quando mi siedo nella sala yoga e vedo (ma anche “sento”, ascolto, percepisco, “annuso”) le allieve/gli allievi posso scoprire di dover cambiare – del tutto o in parte – la lezione che avevo deciso e scritto sul mio “diario della pratica”. Magari è successo qualcosa nel mondo, o nella propria città, o a qualcuno degli allievi/delle allieve; oppure percepisco che c’è della stanchezza – o viceversa dell’agitazione – e allora adatto la lezione alla realtà (cosa che tra l’altro è una delle “leggi” dello yoga: la pratica deve adattarsi all’allievo e non viceversa, come ri-ahimè professano insegnanti e “scuole”).

Potrei fare decine di esempi: sulla strada stanno facendo dei lavori e c’è la betoniera che rumoreggia? Dovrò cambiare non solo il volume della mia voce, ma forse anche il focus, e magari cercare di spostare l’attenzione dai rumori esterni a qualcos’altro… solo per dirne una.

Quindi – mi chiedo – come fanno quelli che propongono a chiunque le loro lezioni di yoga? Mi sono risposta: non propongono yoga, propongono posizioni. Allora sì: yoga è ginnastica; sì possiamo accettare di fare le lezioni on-line senza preoccuparci; allora sì gli allievi/le allieve proseguiranno le loro lezioni. Ma insieme al messaggio fuorviante (“lo yoga è ginnastica”) si veicola anche quello che possiamo stare tranquilli, possiamo non protestare, possiamo non andare a sederci in piazza per chiedere dei ristori o per chiedere di riaprire i Centri yoga (che non sono palestre). Sapete invece che cosa è successo? Che – equiparando lo yoga alla ginnastica – le palestre sono state chiuse come i Centri yoga e nessuno ha protestato perché alla fine si riusciva lo stesso a “fare yoga”, e anzi si sta continuando, e anzi si sta pensando di continuare anche quando le palestre (e i Centri yoga) riapriranno!

Ci siamo adattati alla situazione proposta dall’alto, senza fare niente, perché abbiamo potuto (abbiamo creduto di potere) fare “lezione” lo stesso.

Ora: io sono da sempre in cerca della coerenza, nella vita e nel lavoro, possibilmente e piuttosto che insegnare on-zoom ho digiunato (perché senza soldi), sono stata quasi senza riscaldamento per tutto l’inverno, ho cercato di risparmiare, ho cercato altre fonti di guadagno (minore) e ho accettato gli aiuti che parenti e amici hanno voluto prestarmi. E capisco che a volte non si può, non si sa e non si vuole fare così. Basta essere consapevoli. Consapevoli anche del fatto che stiamo obbedendo a decisioni che vengono dall’alto e da persone/istituzioni che non sanno nulla di yoga (né di cultura, teatro, danza, circo, cinema, presentazioni di libri, lezioni varie, sci… tutto ciò per cui non basta un tutorial e anzi fa danni!).

Peccato che anche il mondo dello yoga – accettando di fare lezioni on-line – abbia dimostrato di non sapere molto dell’antica disciplina e abbia dichiarato che è vero: lo yoga è ginnastica (e come tale non può essere praticata nelle palestre come tutte le altre ginnastiche); se su questo sono d’accordo persino le/gli insegnanti, succede – come infatti è successo – che nessuno protesti, nessuno si sieda davanti al Palazzo della Regione come hanno fatto le/gli studenti (o le lavoratrici/i lavoratori dello spettacolo, o i mercatali, o i maestri di sci, o tutte quelle categorie per le quali l’on-line non funziona e non è giusto che funzioni!).

Piano piano si sta capendo che la DAD (Didattica A Distanza) non funziona, e forse è pure dannosa (ma va?).

È di venerdì 26 marzo u.s. un articolo del Corriere della Sera (di Massimo Ammaniti, Gli effetti psicologici dell’eccesso di videochat) che racconta il punto di vista della psicologia. Sì, certo, nell’articolo si parla delle videochiamate con amici e amiche. Ma se leggiamo tra le righe ci sono indicazioni anche per noi che crediamo di fare yoga, che crediamo di seguire un evento, che crediamo di stare parlando con qualcuno solo perché ne vediamo il viso (ma perché, dico io, non può bastare una lunga, tranquilla – e possibilmente da fisso a fisso – telefonata?). Leggete qua, a proposito di “vedere il viso”:

«E che effetti psicologici ha lo zooming? Dopo ore e ore davanti allo schermo ci si sente spesso stanchi, svuotati, quasi allienati dentro lo schermo che ha divorato le energie mentali e fisiche. Si tratta di impressioni molto diffuse, ma che sono state studiate nel Laboratorio di Interazione Umana Virtuale presso la Stanford University. […] Contatti visivi troppo ravvicinati e prolungati con un’altra persona, soprattutto con la sua faccia, creano un contesto relazionale artificioso […] questa vicinanza innaturale rischia di provocare una forte attivazione cerebrale […]. è presente anche l’immagine personale in cui ci si rispecchia continuamente […] Questo rispecchiamento crea tensione obbligando ad avere un’oscillazione continua fra l’immagine degli altri e la propria […] Davanti allo schermo lo scambio relazionale si impoverisce e diventa difficile cogliere i segni extraverbali che aiutano a orientarsi nel contesto sociale […] [le] videochat […] hanno aiutato a sentire in modo meno acuto l’isolamento […] ma hanno creato un contesto innaturale di scambi sociali, nei quali il lessico relazionale si è impoverito».

Personalmente mi sono rifiutata di partecipare a qualsiasi evento on-zoom o on-line (assemblee, webinar, riunioni, lezioni ecc.), e d’altra parte per scelta non ho neanche uno smartphone, ma la mia intenzione non è quella di diffondere il “mio” modello. Vorrei solo che si pensasse un po’ di più prima di trasferire tutto nel mondo irreale dello zooming. Vorrei che si facesse una selezione tra cose davvero importanti – o inevitabili, come per qualcuno il lavoro “agile” – e cose che si può evitare di fare, aspettando tempi migliori.

A parte tutto: che gusto può avere un aperitivo, quando ognuno è a casa propria col bicchiere in mano e si auto-riprende per “stare” con gli altri che fanno la stessa cosa? Davvero vogliamo agire così la nostra umanità? Davvero vogliamo dimostrare l’affetto per nostro nipote facendogli vedere la nostra faccia in uno schermo, dopo che è già stato ore e ore lì davanti per le lezioni scolastiche?

Lo yoga poi, è una disciplina essenzialmente individuale, che si pratica a occhi chiusi, non appena si può, per andare “dentro”, per “sentirsi”; non devono esserci specchi o luci forti in una sala yoga…  per non parlare dell’inquinamento elettromagnetico. Con le video-lezioni dobbiamo stare con gli occhi aperti, forse addirittura con gli occhiali, con luce sufficiente per vedere lo schermo, con il computer acceso (e collegato con il wi-fi in tutta la casa!). Non so voi, ma a me viene voglia di aspettare, piuttosto, e intanto protestare, trovare soluzioni creative, praticare da sola con poche posizioni sicure che magari ho ricevuto dalla mia/dal mio insegnante di riferimento, e ancora aspettare, assaporando la mancanza dello yoga, che potrà solo impreziosirlo, invece di immiserirlo e abbinarlo a una qualunque forma di ginnastica – benché più dolce. 


3 risposte a “Il vero complotto? Nessuno lo vede”

  1. Cara Cinzia anche se non sono così coerente come te che non hai neanche uno smartphone, sono totalmente in sintonia su quanto scrivi . Purtroppo giià alla copertina dell'Internazionale di questa settimana si legge quanto segue : GOLPE DIGITALE : i governi hanno permesso alle grandi aziende tecnologiche di accumulare un potere enorme che oggi mette in pericolo la democrazia . E' tempo di reagire … Fin dall'inizio della pandemia io, che ho uno smartphone, tengo ua chat perchè ho intuito che ci sarebbe stato un uso strumentale del 'VIRUS ' siccome il passaggio dalla terza alla quarta rivoluzione industriale ricchiede che ci si adatti al cosiddett modello cinese. La chat ha questo titolo : In medio stat virtus, perchè sono contraria a tutte le tesi complottiste e non nego la presenza del VIRUS, ma se veramente andiamo a fondo vediamo quali abusi vengono fatti quotidianamente con il pretesto di 'salvarci ' dalla pandemia .
    Passando al privato volevo dirti che ho visto una tua fotografia nella casa di Carla Perotti , il cui figlio sta facendo attività per demistificare detto uso . Almeno mi sembravi tu nella foto, ma d'altro canto mi sembra conseguenziale che tu abbia appreso lo yoga da CArla che a quel che ne so io lo ha portato a Torino . Mi farebbe piacere incontrarti o al limite sentirti al telefono anche se so che è difficile .

    • Scusa il ritardo con cui rispondo…
      puoi cercarmi al Regis (di solito il mercoledì), telefonando prima per essere sicura di trovarmi.
      Cinzia

  2. ciao carissima,
    concordo con tutto ciò che hai scritto e ti sento vicina anche per il mio lavoro è lo stesso. …..tanto si sà che la cultura, le relazioni e il benessere come le intendiamo noi, non sono importanti, meglio tenere aperti i centri commerciali e le aziende soprattutto se producono armi o automobili (quello sì che è un lavoro). E' comodo fare del terrorismo per i giornalisti (quarto potere?) che lavorano ancora più di prima, visto che le persone in casa spesso si rimbambiscono con la narrazione unica. Che amarezza

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