L’agricoltura biologica: un’agricoltura di altri tempi?

Autrice
Noemi Epotè


Photo by Alexander Schimmeck on Unsplash

Nell’ottavo incontro del Corso permanente online di Economia Trasformativa Fabio Taffetani, docente dell’Università politecnica delle Marche, si fa portavoce di questo tema molto dibattuto che schiera l’agricoltura biologica da una parte e l’agricoltura industriale dall’altra.

Il Prof. Taffetani parte dal presupposto che l’Italia è la culla del buon cibo e che il territorio italiano sia sempre stato dedito all’agricoltura. Ma, soprattutto a partire dal dopoguerra, il modello agricolo che viene utilizzato non è sano poiché fa uso della chimica a scapito della naturale capacità produttiva di un terreno. Viene dunque meno l’attenzione che dovrebbe essere riservata al suolo. Infatti, il modello produttivo in uso sull’80% del territorio italiano è quello dell’agricoltura industriale. Una tecnica molto produttiva per quanto riguarda la quantità ma che non tiene conto della qualità dei prodotti. In più ha modificato completamente il paesaggio, che non valuta il dinamismo degli agrosistemi e che induce alla perdita della biodiversità.

Alla base di un processo produttivo proficuo e salutare vi è il rapporto tra l’agricoltura e l’ambiente. Le grandi invenzioni come gli impianti fotovoltaici o gli impianti eolici sono sicuramente vantaggiosi per il minor consumo energetico ma per quanto riguarda il suolo hanno un impatto molto aggressivo.

Tuttavia, l’importanza del suolo sembra essere ancora molto sottovalutata. Persino il CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) non ritiene degne del computo economico le questioni di un alto consumo d’acqua, di inquinamento delle falde e della perdita delle funzionalità del suolo.

Tali funzionalità degli ecosistemi sono fortemente ridotte a causa del diserbo chimico attraverso il glifosato, particolarmente nocivo per gli organismi, l’ambiente e la cancerogenicità sulla salute umana.

La politica agricola comune guarda al futuro e si prospetta solo il 25% di agricoltura biologica entro il 2030.

È vero che l’agricoltura biologica si avvicina a quegli insegnamenti della tradizione che legavano le famiglie contadine tramite patti di forte solidarietà ma se questi non sono replicabili sta a noi cercare di recuperare le capacità organizzative e di cooperazione.


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