NOTAV nonviolenza e lotte ambientali

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Autore
Mario Cavargna


NOTAV nonviolenza e lotte ambientali: come essere nonviolenti in grandi battaglie sociali e per l’ambiente. Il caso dell’opposizione alla “nuova” ferrovia ad alta velocità/capacità Torino-Lione


NOTAV nonviolenza e lotte ambientali

Quando si parla di nonviolenza si parla di una filosofia etica che si sviluppa come una tecnica di lotta. Non bisogna quindi confonderla con l’interpretazione dell’etica cristiana che la riconduce ad una semplice espressione di mitezza.

Gandhi diceva che “la nonviolenza non è per i deboli ma per i forti e i coraggiosi” e il termine che più la rappresenta è forse quello del coraggio, nella difesa dei principi e nel resistere in modo etico a qualsiasi pressione.

Parlando invece di battaglie ambientali bisogna superare il pregiudizio che siano meno importanti di quelle delle altre grandi tematiche, perché la qualità di vita, la salute e la conservazione dei beni naturali sono beni la cui difesa riguarda tutti e non solo chi appartiene ad una certa area di pensiero od ha una certa sensibilità.

NOTAV nonviolenza e lotte ambientali

Per contro non è detto che le battaglie ambientali debbano per forza nascere dagli ambientalisti, in quanto l’iniziativa parte spesso da piccoli gruppi locali, che si trovano ad essere investiti da un problema che ha dei risvolti ambientali e ne segnalano precocemente l’esistenza

E per usare delle tecniche nonviolente all’inizio, non occorre neppure la coscienza di farlo: e che solo più tardi si arrivi a scoprire di aver usato tecniche di lotta nonviolenta nei due momenti fondamentali di una battaglia ambientale, che sono quelli del confronto sul progetto con i proponenti e quello del coinvolgimento dell’opinione pubblica.

La scelta del movimento No Tav di affrontare subito il progetto contrastato sul piano dei dati e diconfrontarsi pubblicamente con esso, è stata una scelta nonviolenta che ha ripagato perché il proporre soluzioni alternative ed evitare di rinchiudersi in soluzioni dogmatiche, ha portato a creare un movimento inclusivo che si è allargato facilmente sino a dare dei numeri insperati. Chi ha seguito questa vicenda ricorda sicuramente la sorpresa dei primi 10 anni di manifestazioni, dal 1996 al 2005,a vedere una partecipazione sempre crescente.

Non è un caso che proprio al centro della valle, a Condove, avesse abitato un grande conoscitore di Gandhi, Achille Croce che, che con le sue lezioni e la sua battaglia sindacale alla Moncenisio, culminata con il rifiuto degli operai a produrre armi, aveva fatto scuola. Ma non è stata comunque una decisione sempre facile e non sono mancati momenti di acceso dibattito.

L’albero dei Giusti dedicato ad Achille Croce | Giardino del Liceo Des Ambrois di Oulx

Oggi possiamo anche chiederci se sia stata la tecnica vincente, a fronte del fatto che il contrasto tecnico politico del progetto, che noi abbiamo portato ai massimi livelli con l’aiuto di un team di professori del Politecnico di Torino, non è riuscito a infrangere la spietata determinazione dei promotori che si è mantenuta anche davanti al crollo di tutte le loro previsioni.  Ma l’esserci confrontati in questo modo ci ha fatto guadagnare moltissimo consenso tra gli abitanti interessati e le amministrazioni locali, che hanno fatti propri gli argomenti del dibattito; e questo ha fatto di loro dei soggetti in grado di mantenere le proprie opinioni critiche anche contro una campagna di stampa falsa e ingannatrice che avrebbe dissuaso chiunque e ha permesso alla nostra battaglia di resistere nel tempo.

NOTAV nonviolenza e lotte ambientali

Solo nell’arco degli ultimi quindici anni abbiamo affrontato sette progetti generali, ognuno dei quali era costituito da una settantina di dossier; ma è valso la pena farlo, perché,chi è informato, è poi motivato a cercare nuova informazione e a cercare di comunicarla agli altri.

Così facendo, si è creata una conoscenza diffusa che ha abbattuto le barriere interpersonali e ha formato un popolo con una ideologia comune, con delle generazioni di giovani che ne sono già piene interpreti e che, dopo 30 anni,  può ancora mostrare di essere forte e motivato.

Il secondo momento di una battaglia ambientale è quello di coinvolgere l’opinione pubblica regionale e nazionale.

Per questo, sono state determinantile marce, per rivelare il numero della gente che contestava il progetto, e le innumerevoli conferenze tenute in tutta Italia, ogni volta che qualche realtà ne facesse richiesta e che a volte sono stati dei veri e propri tour che passavano da una località all’altra. A esse si sono unite le missioni a Strasburgo e a Bruxelles per portare le ragioni della protesta in sede europea.

Ma ci sono stati anche altri modi per cercare di farsi sentire, come mandare lettere su lettere ai giornali per occupare almeno gli spazi riservati ai lettori e combattere il silenzio sulle pagine di cronaca; oppure inviare migliaia di lettere o cartoline di protesta ad un determinato indirizzo amministrativo; od ancora raccogliere decine di migliaia di firme, poi rilegate in eleganti volumi e consegnate a tutte le sedi competenti, per creare una notizia; e anche inviare dei doni che facessero parlare di sé: come un pezzo del filo spinato che sbarrava la strada, per gli auguri di Natale, o un tronchetto dei castagneti plurisecolari abbattuti, per ricordare la devastazione ambientale.

NOTAV nonviolenza e lotte ambientali

A parte, ci sono le iniziative più leggere, come gli apericena al cantiere e le polentate e i pranzi condivisi per la raccolta dei fondi. Anche se queste ultime sembrano lontane dalla nonviolenza classica, perché Gandhi praticava il digiuno piuttosto che la cena in comune, sono state anch’esse forme di lotta nonviolenta perché hanno rafforzato la coesione e la presenza. Ma non sono mancati i digiuni collettivi.

NOTAV nonviolenza e lotte ambientali

Anche la creazione della cosiddetta Repubblica della Maddalena può essere ascritta allo sforzo di sviluppare una resistenza nonviolenta che sarebbe piaciuta a Gandhi. La sua breve vita è stata una esperienza bellissima, con cucina e sale di riunione ben tenute e attrezzate e una organizzazione efficiente in cui ognuno decideva da solo la parte da fare. Contro le infamie sparse dai grandi mezzi di informazione ma, per fortuna, non seguite dalla stampa locale, va rivendicata la natura nonviolenta di questa esperienza e delle barricate difensive di tubi erette contro un complotto politico ed economico, che non consentiva altro modo di difesa.

NOTAV nonviolenza e lotte ambientali

Il tutto è sempre stato nel segno di una grande creatività, che sceglieva di annegare la delusione e la rabbia, nell’immaginazione e nell’ironia: come quella di accogliere i rappresentanti di Regione, provincia e comune di Torino, che venivano a parlare di compensazioni, come fossero stati re magi che portavano doni, oppure di improvvisare grandi “cacerolazo” di pentole per scacciare le trivelle, oppure ancora di parodiare con torce e staffette finte  il passaggio della fiaccola olimpica, anche se quest’ultimo episodio è poi caduto in una campagna denigratoria della grande stampa. Ovviamente la tristezza ha invece prevalso quando si è dovuto protestare per dei manifestanti feriti dai lacrimogeni, picchiati od arrestati con motivazioni spropositate.

Questo modo di affrontare le cose ci ha tenuto uniti e ci dato sostegno nonostante avessimo contro tutti i giornali, tutti i partiti, tutti i sindacati, tutte le associazioni di categoria, tutti gli enti sovracomunali.

Ha anche permesso di mantenere la nostra identità di fronte alla enorme pressione giudiziaria: la magistratura torinese, che ha accettato acriticamente i dossier preparati dalla DIGOS, e ha emesso circa 1.500 avvisi di garanzia, imputato 1.000 persone, e celebrato 120 processi, nei vari gradi di giudizio. Da parte loro, le forze dell’ordine nel 2011 sono arrivate a dispiegarecontro di noi 130.000 giornate di contrasto, in un solo anno.

Per accrescere la pressione magistratura torinese ha imbastito una fantasiosa accusa di terrorismo che è sempre stata smentita in Cassazione, ma è servita a fornire alla grande informazione il materiale necessario ad imbastire una campagna di discredito e a comminare preventivamente molti anni di carcere duro a diversi ragazzi.

Ma, nonostante tutto, non è mai mancato chi ha continuato a disobbedire ai decreti prefettizi che vietavano il transito per i sentieri intorno al cantiere, chi come Nicoletta ha portato alle estreme conseguenze il rifiuto dei provvedimenti di restrizione, e chi, come Dana, ha affrontato una condanna durissima solo per aver imbracciato un megafono per sostenere le ragioni di questa opposizione.

Un discorso sulle conseguenze della resistenza nonviolenta non può non parlare anche dei ferimenti, con le facce sfigurate dal sangue, colpite da manganellate, calci o da candelotti sparati, non “ad altezza d’uomo”, ma “mirando all’uomo”, che, insieme ad altri episodi dolorosi, come la caduta dal traliccio di Luca Abbà, invece di fiaccare il movimento, hanno contribuito a farlo conoscere e capire. La lotta No Tav aveva già 13 anni quella notte del 5 dicembre in cui le Forze dell’Ordine, per riconquistare il cantiere di Venaus, pur in assenza di qualsiasi resistenza, si sfogarono a picchiare, ma questo ha spiegato agli italiani, meglio di qualsiasi parola, quale fosse il vero volto di quanto stava dietro al progetto. 

Tornando alle marce, cioè a quando la gente scende in strada per metterci la faccia e per mostrare anche con la presenza fisica il proprio dissenso. In una ventina di anni, contro la Torino Lione, ce ne sono state almeno 50, una dozzina delle quali hanno avuto da 30.000 a 50.000 partecipanti.  Alcune in posti difficili, sui sentieri montani di Clarea, altre in condizioni metereologiche estreme, per chilometri sotto il sole di luglio, oppure a – 4 °C sotto zero come tra Bussoleno e Susa nel 2011.

E questo ricorda la componente fondamentale di cui si alimenta la lotta nonviolenta: quella del sacrificio, qui sofferta per le ore passate sotto il sole od al freddo, per la sete, la fatica, i piedi doloranti e le ore di viaggio necessarie per arrivare da luoghi lontani, che ha contribuito a quella formazione collettiva del gruppo a cui Gandhi annetteva grande importanza.

Rompendo una tradizione che voleva che le marce di protesta fossero un coro assordante di tamburi e fischietti, esclusive e paurose per i cittadini che le incontravano, sin dall’inizio si è puntato ad accompagnarle con ilsuono degli ottoni delle bande del paese e dei violini che davano il segno della appartenenza e dell’amore per il proprio territorio- In questo modo i cortei si sono aperti alla città e questo ha permesso alle parole di farsi sentire più lontano. Il fiume di gente che marciava, sottolineato da mille bandiere, ha offerto uno spettacolo che mirava a dimostrare la vitalità del movimento piuttosto che l’odio per gli avversari e quindi si presentava tendenzialmente simpatico.

L’ironia, Gandhi non l’aveva teorizzata, ma, stando al suo modo anticonformista e provocatorio, possiamo credere che gli sarebbe piaciuta.

Giaglione ottobre 2011

Da noi, nelle marce come nelle manifestazioni, ha fatto molto più presa della esibizione della aggressività, e ha permesso di evitare che la rabbia provocasse disordini, ad uso e consumo di una stampa ostile che stava in agguato. In tanti anni le marce No Tav organizzate dal movimento non hanno mai provocato alcun danno nei paesi e nelle città attraversate, compresa Torino, neppure quando si sono svolte in un clima di tensione altissimo per protesta contro un’ondata di arresti o di processi.La nonviolenza dichiarata ha fatto si che non ci sia mai stato bisogno di servizi d’ordine: ognuno ha controllato se stesso in conformità ad un desiderio di filtrato dall’assemblea con la gente che si teneva ogni volta in Val di Susa.

A rimarcare il nostro modo di essere, a Torino i grandi cortei di Torino si sono sempre chiusi conun servizio di spazzini No Tav che ha ripulito le strade dalle bottiglie e i sacchetti che non potevano trovar posto nei cestini sigillati dalla polizia per motivi di sicurezza. Una piccola fatica in più ampiamente ripagata dal consenso che creava nei cittadini.

Il fine ultimo di una marcia nonviolenta è quello di attirare la simpatia delle persone che potrebbero schierarsi con noi, per produrre quell’orientamento della opinione pubblica che impressiona il potere.

Non si può terminare questa carrellata senza parlare di quandola violenza in qualche modo ha sforato, sia pure in limiti e in modi su cui la nostra versione dei fatti è radicalmente diversa da quella data dalle forze dell’ordine e dai grandi mezzi di comunicazione:

  • Per la riconquista del cantiere di Venaus, il 5 dicembre 2005
  • Per lo sgombero della Maddalena, il 27 giugno 2011
  • Per la grande manifestazione sotto le reti per l’occupazione del cantiere, il 3 luglio 2011

Quello di Venaus è stato lo straripamento di un popolo offeso che è scivolato a quel livello di scontro: ma questa uscita è stata controllata perché, nonostante l’ampiezza della battaglia solo tre agenti si son dichiarati feriti, e nessun dimostrante è stato incriminato.

Il movimento e la gente di Val di Susa hanno ripetutamente detto che non si devono tirare pietre e tanti si sono impegnati affinché chi si faceva trascinare da un gesto arcaico, smettesse immediatamente. Quello che è successo episodicamente è stato un gesto sbagliato, ma non dobbiamo scandalizzarcene perché le Forze dell’Ordine han tollerato comportamenti anche peggiori nelle loro file.

Lo sgombero della cosiddetta Repubblica della Maddalena ha motivato racconti da tregenda a sentire i funzionari di polizia che hanno deposto al processo e, secondo quanto è stato denunciato, ha prodotto oltre cento feriti tra le forze dell’ordine. Anche qui bisogna ricordare che la resistenza è stata fatta opponendo i propri corpi alle ruspe, e che la grandissima parte dei manifestanti presenti si è semplicemente ritirata sotto una pioggia di lacrimogeni, mentre solo pochissimi son ricorsi al lancio di pietre e all’uso di estintori. Sulla entità e le cause dei ferimenti denunciati dalle Forze dell’Ordine che supporterebbe una tesi diversa, la mia testimonianza è diversa. Perché, un’ora dopo l’attacco, incontrai i tre ufficiali e funzionari che avevano diretto l’operazione e tutti e tre mi dissero che c’erano meno di venti ferimenti tra storte e lussazioni dovute al terreno accidentato. Ricordo che obiettai che avrebbero dovuto esser chiamati infortuni.

Lo scontro alle reti del 3 luglio successivo è stato l’episodio di maggior rilievo giudiziario perché c’è stato un intensissimo scambio di fuochi di artificio da una parte e di proiettili di lacrimogeni dall’altra. In questa occasione le FFOO hanno sparato 3.450 lacrimogeni: un numero che probabilmente è un record storico a livello europeo e forse mondiale. Su come si sono comportate le forze dell’ordine in questa occasione, il movimento, insieme ad i suoi consulenti legali, ha prodotto il Video “Archiviato. L’obbligatorietà dell’azione penale inValsusa” che, attraverso l’uso dei fermo immagine tratti dalle riprese delle stesse FFOO, documenta le loro stesse violenze. È indubbio che contro di esse son stati tirati dei sassi e dei fuochi pirotecnici ma, anche qui, la loro versione è dubitabile perché il numero di loro feriti sembra statisticamente impossibile, in rapporto ai 300 giovani che han dichiarato di avere avuto davanti.

Bisogna poi ricordare che, la reazione di quei 300 ragazzi che si sono spinti sotto alle reti, è stata entusiasticamente sostenuta da almeno 20.000 persone che dall’altra sponda per 5 ore li hanno ininterrottamente incitati con grida, applausi e battendo sui guard rail. Per questo, riconoscendo la situazione e le circostanze, il movimento ha rivendicato a se la responsabilità di questi scontri, che in alcuni episodi hanno dimostrato di avere chiaro il limite da non superare.

Molto di questo è stato confermato dalla Corte di Cassazione di Roma che, con l’ultima sentenza, ha annullato ì 100 anni di carcere comminati dai tribunali di Torino a una quarantina di imputati, modificando alcune posizioni e ordinando di rifare la maggior parte dei processi, riconoscendo che “un fatto ingiusto scatenò l’ira dei No Tav” e che gli imputati erano suggestionati dalla folla in tumulto e arrabbiati per l’atteggiamento della polizia”.

Pur con queste eccezioni, si deve concludere che la lotta No Tav, a volte in modo cosciente, a volte in modo spontaneo, ha seguito le regole della lotta nonviolenta. Non è arrivata alla sospirata vittoria perché l’aver contro tutto l’apparato di potere, anche a livello internazionale, ha costituito un muro invalicabile, ma è riuscita a non interrompersi mai e, dopo 30 anni, può vantare il fatto che l’opera non è ancora iniziata. A fronte di diversi movimenti che, in questi ultimi venti anni, sono stati sconfitti approfittando di una episodica deriva violenta alla prima grande manifestazione, la lotta No Tav, con la nonviolenza, è riuscita a sopravvivere alla repressione giudiziaria e agli attacchi mediatici, perché tendenzialmente non produce azioni inaccettabili per l’opinione pubblica, che è il punto di riferimento di ogni azione politica.

Nella sostanza il metodo nonviolento ha permesso di formare un gruppo vasto e radicato, capace di resistere e mantenere la pressione per lunghissimo tempo perché, se pur è vero che non ha ancora vinto, è vero anche continua a combattere ogni giorno come se dovesse vincere domani.

AZIONI NONVIOLENTE DEL MOVIMENTO NO TAV

  • Marzo 1995 simulazione del rumore
  • Marzo 2005 33 amministrazioni deliberano in piazza Castello
  • Luglio 2006 marcia a bassa velocità sino a Roma
  • Aprile 2008 sceneggiata dei tre re magi per l’arrivo di Bresso Chiamparino e Saitta a parlar di compensazioni
  • Marzo 2008 primo acquisto collettivo di terreno da espropriare
  • Novembre 2009 sul Musinè compare la scritta No Tav
  • Giugno 2011 repubblica della Maddalena
  • Marzo-Aprile 2012 Ascoltateli! Digiuno pubblico a staffetta per la Vale di Susa
  • Ottobre 2012 acquisizione collettiva di terreni da espropriare
  • Maggio 2015 pioggia di lettere alla commissaria trasporti UE
  • Febbraio-Marzo 2021 l’esproprio più lungo della storia

MARCE

  • 3.1996 a S. Ambrogio
  • 1.2001 * a Torino con interposizione. Clima ironico, senza fischietti e tamburi ma musica di bande
  • 11.2001 ad Avigliana
  • 6.2002  *da Alpignano a Pianezza
  • 5.2003  **grande marcia da Borgone a Bussoleno
  • 1.2004 occupazione del cantiere di sondaggio a Chianocco
  • 3.2004  grande marcia a Venaria
  • 6.2005  contro i tentativi di iniziare i sondaggi
  • 10.2005  al Seghino
  • 11.2005 ** marcia da Susa a Bussoleno
  • 11.2005 tentativo di prender possesso del sito di cantiere a Venaus
  • 11.2005 **grande marcia da Bussoleno a Susa
  • 12.2005 rioccupazione del cantiere
  • 12.2005 **grande marcia a Torino
  • 1.2006 marcia a Chambery
  • 1.2006  *marcia  da Susa a Mompantero per manifestazione contro il Ponte sullo Stretto
  • 2.2006 manifestazione per il passaggio della fiamma olimpica a Susa
  • 2.2007 **grande marcia a Verona
  • 3.2007  * marcia da Trana ad Avigliana
  • 10.2009 **grande marcia tra Vaie e S. Ambrogio
  • 10.2009 *fiaccolata per Halloween da Condove a S. Ambrogio
  • 12.2009 manifestazione a Torino
  • 1.2010 **grande marcia dal presidio dell’autoporto al centro di Susa
  • 2.2010 sondaggio a Coldimosso
  • 9.2010 *marcia da Rivalta a Rivoli
  • 10.2010 *marcia da Vaie a S. Ambrogio
  • 12.2010 *marcia tra S. Giuliano e Susa
  • 6.2011 Fiaccolata da Chiomonte a Maddalena
  • 7.2011 **grande marcia da Chiomonte a Exilles verso il cantiere
  • 10.2011* marcia “diamoci un taglio” da Chiomonte Exilles e Giaglione
  • 2.2012 **grande marcia da Bussoleno a Susa
  • 3.2012 marcia da Giaglione al cantiere
  • 7.2012 marcia da Giaglione al cantiere
  • 9.2012 marcia da Giaglione al cantiere per il ritorno di Luca
  • 12.2012 marcia da Giaglione al cantiere
    (Il questore Faraoni dichiara che nel 2012 son state mobilitate 130.000 giornate di lavoro delle FFOO)
  • 3.2013 **grande marcia da Susa a Bussoleno con i neoparlamentari 5 stelle
  • 7.2013 fiaccolata di solidarietà a Bussoleno
  • 11.2013 *marcia a Susa con l’episodio del bacio di una ragazza  sul casco di un poliziotto in tenuta antisommossa
  • 5.2014 **grande marcia a Torino a fine corteo un gruppi di spazzini No Tav raccoglie e seleziona i rifiuti caduti in strada
  • 11.2014 *marcia in Torino
  • 12.2014 *marcia in Susa
  • 2.2015 **grande marcia in Torino anche qui gli spazzini No Tav chiudono il corteo
  • 6.2015 *marcia da Exilles a Chiomonte
  • 12.2015 *marcia da Susa a Venaus
  • 3.2016 *marcia da Giaglione al cantiere di Maddalena
  • 7.2016 *marcia da Rivalta verso la collina morenica
  • 6.2017 marcia da Bussoleno a S. Didero
  • 7.2017 marcia da Giaglione in Clarea
  • 5.2018 marcia da Rosta ad Avigliana

In queste, MAI NESSUN INCIDENTE ma molta musica, bande di paese o di percussionisti e violini. Nessun fischio o rumore molesto ma tanta ironia. 


Mario Cavargna

Mario Cavargna, presidente di Pro Natura Piemonte, ambientalista storico, master di Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.), al servizio del movimento No Tav. Fra le numerose sue pubblicazioni: 150 ragioni contro la Torino Lione (edito nel 2006 e 2011), e No TAV, cronaca di una battaglia ambientale trentennale Intra Moenia, Napoli, 2018 (Vol. 1 anni 1990 – 2008; Vol. 2 anni 2009 – 2018), che ricostruisce la storia della lotta ambientale e nonviolenta in Val di Susa.