Alla spesa militare il 25% dei fondi pluriennali d’investimento

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Autore 
Francesco Vignarca

Alla spesa militare il 25% dei fondi pluriennali d’investimento

Alla spesa militare il 25% (oltre 36 miliardi) dei fondi pluriennali d’investimento. Secondo le stime dell’Osservatorio Mil€x su complessivi 143,97 miliardi di euro stanziati dai “Fondi pluriennali” di investimento fino al 2034 verranno destinati alle spese militari 36,7 miliardi (oltre il 25% del totale). L’investimento specifico in nuovi sistemi d’arma dovrebbe attestarsi su 26,8 miliardi di euro, che il Ministero della Difesa potrà spendere in circa 15 anni. Le cifre stimate fanno parte di una serie di dati e analisi diffusi nella puntata di “Presa Diretta” del 22 marzo. 


Mentre il dibattito politico e dell’opinione pubblica è concentrato su quali potranno essere gliutilizzi dei miliardi europei del programma Next Generation EU, un grande flusso di investimenti su un orizzonte di quindici anni è già stato impostato e definito dai Governi degli ultimi anni. Tra le Amministrazioni coinvolte, anche il Ministero della Difesa (e in generale tutti gli interventi di finanziamento di capitoli che si possono considerare spesa militare) hanno beneficiato della pianificazione derivante dall’istutuzione di fondi pluriennali per l’investimento e lo sviluppo infastrutturale dell’Italia.

Questi ultimi sono strumenti di finanziamento di medio periodo introdotti a partire dal 2016 (e quindi voluti da diversi Governi) e si svilupperanno in un orizzonte temporale che terminerà nel 2034. Complessivamente si tratta di tre fondi distinti (le cui risorse sono state garantite dalle leggi di Bilancio per gli anni 2017, 2018, 2019 e 2020) creati “per assicurare il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese in determinati settori” e che garantisono stanziamenti per tutti i Ministeri. Le schede parlamentari più aggiornate sul tema così descrivono (1) le decisioni prese:

Il Fondo per il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese, istituito dalla legge di bilancio per il 2017 e rifinanziato dalla legge di bilancio per il 2018 per complessivi 36,115 miliardi di euro per gli anni dal 2018 al 2033, finanzia interventi nei settori dei trasporti, delle infrastrutture, della ricerca, della difesa del suolo, dell’edilizia pubblica e della riqualificazione urbana.
La legge di bilancio per il 2019 ha istituito il Fondo finalizzato al rilancio degli investimenti delle Amministrazioni centrali dello Stato e allo sviluppo del Paese, con una dotazione complessiva di circa 43,6 miliardi di euro per gli anni dal 2019 al 2033. Una quota di 900 milioni di euro si destinava al finanziamento del prolungamento della linea metropolitana da Milano fino al comune di Monza.

La legge di bilancio per il 2020 ha istituito un diverso Fondo finalizzato al rilancio degli investimenti delle Amministrazioni centrali dello Stato e allo sviluppo del Paese, destinato in particolare all’economia circolare, alla decarbonizzazione dell’economia, alla riduzione delle emissioni, al risparmio energetico, alla sostenibilità ambientale e, in generale, ai programmi di investimento e ai progetti a carattere innovativo, anche attraverso contributi ad imprese, a elevata sostenibilità e che tengano conto degli impatti sociali. Tale Fondo ha una dotazione complessiva di circa 20,8 miliardi di euro per gli anni dal 2020 al 2034.

Dalla descrizione si evince come il primo e il terzo fondo prevedano alcune aree di indirizzo delle scelte di investimento, mentre per quello relativo alle Amministrazioni centrali nato nel 2019 le risorse sono genericamente finalizzate al rilancio degli investimenti. Sono poi stati previsti anche degli utilizzi specifici e vincolanti e nel corso degli anni successivi si sono verificati acuni spostamenti di capitoli che però non hanno toccato il volume complessivo.

Per quanto riguarda il Ministero della Difesa l’unica specifica riserva è stata prevista con la Legge di bilancio 2020 che ha destinato un trasferimento verso il fondo destinato alle attività di bonifica di poligoni e delle aree militari (1 milione di euro per l’anno 2020, 5 milioni di euro per l’anno 2021, e 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022 e 2023). Tali cifre dovranno essere destinate “ad interventi di recupero dei residuati del munizionamento impiegato nei poligoni, al monitoraggio permanente sulle componenti di tutte le matrici ambientali in relazione alle attività svolte nel poligono, e aree limitrofe al poligono, ad interventi di vigilanza e sorveglianza e accertamento degli illeciti in violazione della normativa in materia di rifiuti”.

Alla spesa militare il 25% dei fondi pluriennali d’investimento
Alla spesa militare il 25% dei fondi pluriennali d’investimento

La ripartizione dettagliata dei Fondi così costituti è stata oggetto di provvedimenti governativi specifici approvati dal Parlamento, ed è quindi possibile ora a valutare quali siano state le destinazioni principali e quali saranno i Ministeri (e gli utilizzi) che si avvantaggeranno maggiormente dei quasi complessivi 144 miliardi messi a disposizione dei dicasteri da qui al 2034. Un conteggio ovviamente realizzabile anche per la Difesa e per le risorse assegnate al Ministero per lo Sviluppo Economico poi utilizzate per acquisizioni di sistemi d’arma (come avviene già da tempo anche per i capitoli annuali definiti con le Leggi di Bilancio) e che l’Osservatorio Mil€x è in grado di stimare in circa 36,7 miliardi di euro complessivi

Una valutazione in tal senso è stata recentemente realizzata anche dai competenti Servizi Studi parlamentari utilizzando i dati forniti in audizione dal generale Antonio Conserva (capo ufficio generale pianificazione, programmazione e bilancio dello Stato maggiore della Difesa) con un totale stimato di 31,1 miliardi (ma senza considerare gli effetti dell’ultimo fondo deciso a fine 2020).

Si tratta di un conteggio che differisce da quello del nostro Osservatorio (vedremo perché) ma al netto delle cifre c’è convergenza anche da parte nostra nel ritenere, non solo per il volume rilevante del flusso di fondi a vantaggio delle spese militari, che ci si trovi di fronte ad una modifica radicale sia della prospettiva decisionale che dei meccanismi di finanziamento del procurement militare (con effetti chiari e rilevanti già a partire dal Bilancio 2021): “il passaggio allo strumento finanziario dei Fondi investimento, che coprono un orizzonte temporale ultraventennale, svolge un ruolo significativo per la programmazione finanziaria della Difesa, in quanto l’arco temporale nel quale i Fondi esplicano i propri effetti finanziari, coincide, in taluni significativi casi, con la pianificazione temporale del programma d’investimento” (2).

L’utilizzo militare della quota di Fondi pluriennali come detto è possibile attraverso gli stanziamenti diretti al Ministero della Difesa (di varia natura) e la quota parte di destinazione “acquisto armamenti” riferita invece al Ministero per lo sviluppo economico.  Solo per i primi due provvedimenti legati al “Fondo per il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese” (Art. 1 comma 140 Legge 232/2016 riferita al Bilancio 2017 e Art. 1 comma 1072 Legge 205/2017 riferita al Bilancio 2018) è possibile entrare maggiornemnte nel merito delle destinazioni di utilizzo, grazie all’approvazione definitiva dei relativi DPCM di ripartizione(analizzati come schemi dai due rami del Parlamento e i cui riparti finali si possono trovare qui e qui).

I DPCM relativi invece ai due “Fondi finalizzati al rilancio del investimenti delle Amministrazioni centrali dello Stato e allo sviluppo del Paese” pur se approvati e registrati dalla Corte dei Conti o pubblicati in Gazzetta Ufficiale (si veda qui e qui) non presentano il medesimo grado di dettaglio. Questa situazione lascia quindi alcune incertezze di valutazione anche per il nostro ambito di analisi, da colmarsi in particolare per le cifre MISE con indicazioni indirette derivanti sia da audizioni già citate sia dal più recente Documento Programmatico Pluriennale (DPP) del Ministero della Difesa. Un quadro riassuntivo derivante dall’analisi di tutti questi documenti è mostrato nella seguente Tabella.

Come già sottolineato solo per le prime due colonne è possibile differenziare direttamente nei fondi di pertinenza della Difesa l’utilizzo per procurement militare da quello per altri interventi (tra cui infrastrutture, risanamento ambientale e bonifiche, edilizia e prevenzione sismica), mentre per i fondi più recenti si sono utilizzate le indicazioni di massima presenti nelle ultime edizioni del DPP. Va sottolineato il fatto che tale valutazione, di per sé rilevante e significativa, per forza di cose si deve considerare una stima imperfetta legata ai dati disponibili e soggetta a possibili variazioni o correzioni a seguito di diffusione di ulteriori documenti di dettaglio (con le conferme dei programmi) da parte della Difesa.

Alla spesa militare il 25% dei fondi pluriennali d’investimento
Risorse destinate alle spese militari (e quota per armamenti) nei Fondi pluriennali di investimento istituiti a partire dal 2016 – Elaborazione Mil€x su DPCM (dati in milioni di euro)

Dall’analisi delle cifre si evince chiaramente come la destinazione di spesa militare sia predominante all’interno del totale dei Fondi pluriennali, superando (con oltre 36,7 miliardi di euro) un quarto delle risorse a disposizione se si considerano congiuntamente, per i motivi già citati, i capitoli della Difesa e del Ministero per lo Sviluppo Economico. Per una probabile destinazione ad interventi di procurement per nuovi armamenti (o comunque al comparto degli investimenti) dovrebbero essere assicurati circa 26,8 miliardi di euro, da soli oltre il 18,5% del totale complessivo di quasi 144 miliardi. In questo modo la Difesa si è dunque assicurata un “tesoretto” che fino al 2034 le permetterà di potenziare gli interventi di investimento, oltre che spostare maggiori risorse sull’esercizio grazie anche agli interventi di sistemazione infrastrutturali possibili in generale con i miliardi a disposizione.

Alla spesa militare il 25% dei fondi pluriennali d’investimento

Come già segnalato, il totale con destinazione alla spesa militare nei Fondi valutato dall’Osservatorio Mil€x differisce da quanto presentato dal Ministero della Difesa che fino a 2020 ha sempre definito in 31,1 miliardi le risorse a propria disposizione. Tale differenza è meno marcata di quanto sembra perché sostanzialmente deriva dal fatto che la Difesa non ha ancora considerato come “incamerate” le cifre del secondo Fondo per le Amministrazioni Centrali (quello definito nel comma 14 L.2019) anche se il relativo DPCM ha già approvato i fondi per il Ministero della Difesa e per analogia con i prcedenti è lecito ritenere che anche le quote MISE previste saranno confermati.

Si tratta complessivamente di circa 4,3 miliardi di euro che nelle pianificazioni del Dicastero di via XX Settembre (si vedano il DPP e le audizioni) dovrebbero essere integralmente destinate a investimenti e procurement. Una seconda differenza si ha sulle destinazioni MISE del primo Fondo investimenti (comma 140 L.2016) per il quale Mil€x conteggia come spesa per armamenti tutti i 3,4 miliardi che negli schemi di Decreto vengono previsti esplicitamente per “Forniture militari ad alta tecnologia”, mentre la Difesa considera (in vari documenti e audizioni) solo 2,7 miliardi circa. Al momento abbiamo preferito mantenere tutta la cifra come definita negli schemi del DPCM poi approvato e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, in attesa che MISE e Difesa diffondano documentazione di maggiore dettaglio.

Al momento non ci è invece possibile elaborare una proiezione temporale dell’impatto di questi fondi pluriennali poiché non siamo a conoscenza dei dettagli di distribuzione per tutti i provvedimenti (si deve notare infatti come ogni volta si producano documenti di forma diversa e non coerente, rendendo impossibile ulteriori elaborazioni a chi non ha accesso ad ulteriori dati). Non è nemmeno possibile estrapolare una schematizzazione dal profilo prodotto dalla Difesa, in quanto sussistono le differenze di valutazione su alcuni capitoli come spiegato poco sopra. Indicativamente si può comunque segnalare che già dal 2022 l’impatto sarà rilevante con iniezione di fondi che supererà i 2 miliardi di euro all’anno continuando a crescere in maniera costante fino a sfiorare i 3 miliardi di euro sul 2031 e 2032.

La destinazione dei fondi avrà una natura varia, anche in relazione alla tipologia di allocamento prevista dai DPCM, ma in generale si articolerà sia in scelte di mantenimento delle principali linee operative della Difesa (anche con riapprontamento scorte di mezzi e munizionamenti) sia investimenti per nuovi programmi, maggiormente garantiti grazie alla pianificazione pluriennale (tra essi: elicotteri, navi, sommergibili, blindati, sistemi missilistici, aerei). Un elenco sommario di tali interventi è stato indicato nelle recenti audizioni parlamentari (si vedano immagini sottostanti).


(1) “I Fondi per gli investimenti delle Amministrazioni centrali dello Stato” – Servizio Studi della Camera dei Deputati, 25 settembre 2020

(2) “I Fondi per il rilancio degli investimenti nell’ambito della Difesa” – Servizio Studi della Camera dei Deputati, 19 novembre 2020


Alla spesa militare il 25% dei fondi pluriennali d’investimento, fonte: MIL€X, Osservatorio sulle spese militari italiane


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