Crisi climatica, giovani e democrazia

Autrice
Elisa Mondino


Crisi climatica giovani e democrazia
Illustrazione di Vanda Kovacs

Dal 16 al 18 Febbraio 2021, si è tenuto online il meeting consultivo The climate crisis, young people and democracy (Crisi climatica, giovani e democrazia) del Consiglio d’Europa. L’evento ha lo scopo di connettere giovani attivisti e operatori giovanili da tutto il mondo con le istituzioni del Consiglio d’Europa. Lo scopo è quello di riflettere sul cambiamento climatico e il suo impatto sulle istituzioni democratiche, a partire da due domande fondamentali. “La democrazia può salvare l’ambiente?” e “L’ambiente può salvare la democrazia?”.

Emersi nel corso del World Forum on Democracy 2020, i due quesiti sono stati ripresi nel corso dei tre giorni di discussione, aggiungendo, però, un ulteriore tassello. Infatti, il tema centrale del ciclo di incontri è stato il ruolo della partecipazione giovanile nella democrazia e nella lotta al cambiamento climatico.

L’interesse nel tema nasce dalla considerazione che non è più possibile ignorare la voce dei giovani. Quegli stessi giovani che, negli ultimi anni, sia attraverso l’attivazione individuale, sia tramite i movimenti globali di protesta hanno preteso giustizia di fronte all’inazione climatica dei governi. La giustizia climatica, che si richiede a gran voce, è questione di responsabilità intergenerazionale; è diritto alla vita e diritto alla partecipazione.

Infatti, se è vero che le giovani generazioni subiranno i maggiori costi del cambiamento climatico in atto, allora essi dovrebbero avere peso nella formulazione delle soluzioni. Ma quali sono i modi in cui essi possono essere coinvolti? La loro partecipazione può essere parte della soluzione per raggiungere un mondo più sostenibile, più equo e più giusto?

Nel corso delle tre giornate, per affrontare i nodi cruciali, si sono susseguiti gli interventi di numerosi esperti di questioni climatiche ed esponenti di movimenti ed organizzazioni giovanili. Il cambiamento climatico e le politiche ambientali sono state trattate e analizzate in tutta la loro complessità. Sono state esplorate le intersezioni tra i quesiti ambientali e i diritti umani, le migrazioni, la democrazia e la partecipazione giovanile.

Alcuni tra gli interventi sono stati quelli di Mary Robinson, docente di Climate Justice al Trinity College di Dubino ed ex- Presidente della Repubblica d’Irlanda, con la quale si sono esplorate le disuguaglianze di genere, di censo e di sviluppo amplificate dal cambiamento climatico. Con Mariam Traore Chazalnoel, dell’International Organisation for Migration, è stato affrontato il tema dei migranti ambientali e il possibile riconoscimento di questo status in ambito internazionale. Invece con il Professor Cosmin Corendea si è discusso il ruolo della democrazia partecipativa nella risposta al cambiamento climatico. Tuttavia, il tema più sentito è stato sicuramente la partecipazione giovanile. 

Innanzitutto, cos’è la partecipazione giovanile? La partecipazione giovanile è il diritto dei giovani a prendere attivamente parte alla vita comunitaria e contribuire al loro proprio sviluppo e quello della comunità. La sua importanza è ribadita nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 e ripresa in molte altre convenzioni e dichiarazioni, come, ad esempio, nella Convenzione ONU dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, in cui l’art. 12 recita:

“Gli Stati parti garantiscono al fanciullo capace di discernimento il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa, le opinioni del fanciullo essendo debitamente prese in considerazione tenendo conto della sua età e del suo grado di maturità (…)”

Il Consiglio d’Europa si impegna attivamente nel rafforzamento di questo diritto, attraverso l’azione del Joint Council of Youth, un corpo decisionale che riunisce l’European Steering Committee for Youth (CDEJ) e l’Advisory Council on Youth (CCJ), in cui si definiscono le priorità e gli obiettivi del settore giovanile. Proprio in questo contesto, la task force del Joint Council of Youth terrà conto delle proposte emerse nel corso del Consultative Meeting. Le proposte finali sono state formulate in seguito al lavoro dei gruppi di discussione. I partecipanti hanno avuto modo di confrontarsi direttamente tra loro e con i rappresentanti del Consiglio d’Europa. 

In primo luogo, i partecipanti sono stati chiamati a condividere il proprio percorso di attivismo in ambito ambientale. C’è chi predilige la partecipazione a organizzazioni e movimenti collettivi e chi si impegna in azioni individuali di protesta; c’è chi preferisce più semplicemente esercitare il proprio diritto di voto e chi ha modificato le proprie abitudini di consumo. Tuttavia, ciò che accomuna tutte queste esperienze di attivismo è la frustrazione. Infatti, i 50 partecipanti, provenienti da circa 20 Paesi diversi, hanno riportato difficoltà e sfide molto simili. In particolare, è fortemente sentita la distanza con le istituzioni. Una distanza, questa, che si fa sentire in diverse forme.

In generale, è avvertita una divergenza tra le giovani generazioni e la classe politica. Mentre le prime invocano a gran voce la solidarietà e la responsabilità intergenerazionale, la seconda adotta soluzioni a breve termine per un problema a lungo termine. Infatti, i giovani non si sentono realmente coinvolti nei processi decisionali. Particolarmente vero in questo periodo di crisi sanitaria, in cui il focus delle politiche è quello alla lotta al Covid-19, la partecipazione giovanile è troppo spesso vista come un lusso concesso da chi è in potere, invece che un diritto fondamentale. Ancora, molti giovani si sentono addirittura scoraggiati dal partecipare ed attivarsi. È sentimento comune a molti giovani quello di sentirsi troppo impreparati per poter instaurare un dialogo ed essere ascoltati dalle istituzioni. 

Tenendo conto delle difficoltà emerse nella discussione, i gruppi di lavoro dovevano provare a elaborare delle soluzioni. In breve, si è identificata l’educazione come il punto di partenza fondamentale per lo sviluppo di una strategia partecipativa efficace. Si propone, infatti, l’istituzione o il potenziamento di programmi educativi sul cambiamento climatico e sulla partecipazione giovanile, sin dai primi anni di scuola. In tal modo, si darebbe la possibilità alle nuove generazioni di essere consapevoli dei propri diritti e di conoscere i diversi canali di partecipazione attiva.

Un altro punto fondamentale è la formulazione delle politiche ambientali tenendo conto dell’intersezionalità del cambiamento climatico con altri ambiti, come i diritti umani, l’educazione e le disuguaglianze sociali, in modo che vi sia maggiore coordinazione tra le diverse politiche statali e internazionali. Un bisogno di intersezionalità, questo, che si richiama anche nei termini della partecipazione giovanile. Infatti, i giovani sentono la necessità di essere coinvolti  tenendo conto delle intersezioni tra il loro essere giovani e le altre identità che li definiscono: il genere, la nazionalità, l’etnia, la classe sociale. Solamente prestando attenzione alla molteplicità delle esperienze, si possono comprendere a fondo in che misura i giovani, in ogni parte del mondo, sono toccati dalla crisi ambientale.

Infine, proprio allo scopo di dare un maggior peso alla voce dei giovani, si ritiene che sia importante tenere delle consultazioni con organizzazioni, movimenti collettivi e società civile, simili a quella proposta dal Consiglio d’Europa, a tutti i livelli di governance – locale, statale e internazionale. Tramite il coinvolgimento preventivo di diversi gruppi d’interesse, la formulazione di politiche ambientali e giovanili acquisirebbe quelle caratteristiche di trasparenza, accessibilità e partecipazione, che ora risultano carenti.

Le tre giornate di lavoro si sono concluse in un clima di speranza per il futuro, ma anche nella consapevolezza che questo meeting è stato solamente un punto di partenza. La strada per la giustizia climatica è appena iniziata, ma le giovani generazioni sono impazienti di essere parte del cambiamento, di far valere le proprie idee, urlando ancora più forte, se necessario, e sedersi finalmente al “tavolo dei grandi”.


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