Le radici della nonviolenza rivoluzionaria negli Stati Uniti sono nella comunità afroamericana

Autrice
Joanne Sheehan


Photo by Library of Congress on Unsplash

La collaborazione tra gli attivisti per l’indipendenza in India e gli attivisti contro la segregazione negli Stati Uniti evidenzia le radici della nonviolenza rivoluzionaria americana.

Molti si chiedono come rispondere all’attuale minaccia della supremazia bianca. Basta guardare alla storia – a coloro che si sono organizzati contro la cultura e le leggi brutali della segregazione in questo paese – per trovare ispirazione sull’importanza della costruzione di relazioni, strategie creative e formazione per poterla, oggi, smantellare. Poche persone oggi sanno che è stata la solidarietà transnazionale tra il clero cristiano, nero e bianco, degli Stati Uniti e gli attivisti indiani che lottavano per l’indipendenza dal dominio coloniale britannico ad introdurre le filosofie e le strategie della nonviolenza rivoluzionaria negli Stati Uniti, e che quest’impresa avrebbe costruito il fondamento di ciò che avrebbe portato al movimento per i diritti civili.

Embed from Getty Images

Alla fine degli anni ’30, la comunità afroamericana negli Stati Uniti era alla ricerca di leadership e metodi per porre fine alla discriminazione razziale. Le testate della comunità nera segnalavano con grande interesse il movimento di liberazione indiano. Gli indiani e altri coinvolti nel movimento per l’indipendenza indiana hanno fatto la storia negli Stati Uniti. E i leader neri si sono recati in India per incontrare Gandhi, con un crescente interesse per il metodo del satyagraha, che venne tradotto in “nonviolenza”.

Tra loro c’era Howard Thurman, un illustre teologo, educatore e scrittore afroamericano, che si incontrò con Gandhi durante un tour di conferenze religiose in India. Gandhi disse a Thurman che si rammaricava del fatto che la nonviolenza non fosse più visibile in tutto il mondo e dichiarò: “è possibile che, attraverso la comunità afroamericana, il messaggio puro della nonviolenza sarà consegnato al mondo”.

La comunità integrata dell’Harlem Ashram ha studiato i metodi gandhiani di nonviolenza, analizzando come potessero essere utilizzati per porre fine alla discriminazione razziale negli Stati Uniti.

Howard Thurman è stato mentore e collega di molti leader dei diritti civili, tra cui Martin Luther King Jr., James Farmer, Pauli Murray, James Lawson e A.J. Muste, e, attraverso i suoi scritti e i suoi insegnamenti, ha continuato a stimolarne molti altri sulle potenzialità della nonviolenza. Sebbene molti gli abbiano chiesto di diventare il loro leader, il suo focus è rimasto per lo più sulla promozione dell’uso di strategie e pratiche non violente.

Decenni dopo, il suo lavoro sarebbe risultato fondamentale per il movimento per i diritti civili.

Nel 1940, due ministri bianchi, Ralph Templin e Jay Holmes Smith, i quali erano stati cacciati dall’India per aver sostenuto il movimento per l’indipendenza, fondarono l’Harlem Ashram. Basato sugli ashram gandhiani, i cittadini erano impegnati nella vita semplice e nella riflessione spirituale quotidiana. La comunità integrata studiava i metodi gandhiani di nonviolenza, cercando di capire come potessero essere utilizzati per porre fine alla discriminazione razziale negli Stati Uniti.

D’altra parte, molti dei primi promotori dell’uso della nonviolenza negli Stati Uniti appartenevano al clero cristiano nero e bianco, incluso Haynes Holmes, il quale, alla fine degli anni ’30, si recò a Londra per incontrare Gandhi.

L’Harlem Ashram divenne un luogo di ritrovo per un gruppo più ampio di persone afroamericane, le quali si battevano per la libertà e per i loro alleati: pacifisti antirazzisti, molti dei quali con legami con la War Resisters League e la Fellowship of Reconciliation, o FOR, i quali avevano trascorso del tempo in India con il movimento di indipendenza. Mentre sosteneva la leadership nera, questo gruppo integrato di donne e uomini lavorava per sviluppare una consapevolezza di come il satyagraha potesse essere utilizzato per porre fine alla segregazione e alla discriminazione finanziate dallo stato. Costoro si concentravano principalmente nel Nord e si impegnavano in azioni dirette non violente per desegregare i centri di New York City.

Bayard Rustin, un pacifista che era coinvolto nella missione di giustizia razziale, viveva nelle vicinanze ed era spesso all’ashram, così come A. Philip Randolph, il fondatore e presidente della Brotherhood of Sleeping Car Porters. Insieme, costoro si impegnarono per il Movimento della marcia su Washington del 1941 e per la marcia su Washington per il lavoro e la libertà del 1963. Promuovendo l’uso delle linee guida sulla nonviolenza e facilitando la formazione durante il primo mese del Boicottaggio dei bus a Montgomery, Rustin contribuì a creare le basi per le campagne nonviolente che seguirono.

Krishnalal Shridharani, che era stato coinvolto in diverse campagne nella lotta per l’indipendenza indiana, giunse a New York nel 1934 per frequentare la Columbia University, dove scrisse la sua tesi di dottorato “War Without Violence: The Sociology of Gandhi’s Satyagraha”. Pubblicato nel 1939, il suo scritto divenne una base per comprendere le tecniche dell’azione nonviolenta. Coloro che si erano riuniti all’Harlem Ashram, dove per un periodo visse anche Shridharani, lo studiarono per pianificare e preparare le azioni non violente per smantellare la segregazione.

A Chicago nel 1942, James Farmer, un co-fondatore del Congress of Racial Equality, o CORE, visse per un periodo nell’ashram. “War Without Violence”, attraverso la sua analisi e la sua descrizione dell’azione diretta nonviolenta utilizzata nel movimento di liberazione indiano, influenzò la strategia nonviolenta del CORE. Subito dopo la fondazione del CORE, Farmer e l’alleata bianca e cofondatrice Bernice Fisher, organizzarono il primo raduno di protesta per i diritti civili in una caffetteria a Chicago.

Il CORE si impegnò a fornire corsi di formazione non violenti. Nel 1947, il CORE organizzò il Viaggio di Riconciliazione, il primo viaggio della libertà. Un gruppo interrazziale di otto uomini neri e otto uomini bianchi viaggiò in autobus attraverso l’Alto Sud per verificare la decisione del 1946 di vietare la segregazione sui viaggi interstatali. Fu organizzato da Bayard Rustin e George Houser – un attivista bianco della War Resisters League e del FOR – che co-facilitò la formazione sulla nonviolenza per preparare il gruppo al suo pericoloso viaggio di due settimane.

Promuovendo la leadership della comunità nera, l’Harlem Ashram è stato un incubatore del movimento per i diritti civili e per la nonviolenza strategica rivoluzionaria.

Molti dei partecipanti si erano incontrati grazie alle attività svolte per i diritti civili durante gli anni ’40 ed erano oppositori della Seconda guerra mondiale. I membri di questo gruppo, tra cui Bayard Rustin, Wally Nelson e George Houser, coninuarono ad organizzare e tenere i seminari estivi del CORE a Washington. Nel 1948, Wally e Juanita Nelson, Ernest e Marion Bromley, insieme a Ralph Templin – e molti altri che erano stati coinvolti nell’Harlem Ashram e nel CORE – fondarono i Peacemakers e organizzarono l’attuale movimento di resistenza contro le tasse di guerra.

Pauli Murray, che era coinvolta nei movimenti per i diritti civili e per l’uguaglianza di genere – definendo il sessismo “Jane Crow” – visse nell’ashram solo per un breve periodo di tempo, ma per decenni continuò il suo lavoro insieme a molti che conobbe all’interno di quella comunità. Pauli Murray ed Ella Baker, erano state entrambe organizzatrici del Viaggio di Riconciliazione nel 1947 e avrebbero voluto partecipare, ma gli uomini avevano ritenuto che sarebbe stato troppo pericoloso. Mentre frequentava la facoltà di giurisprudenza alla Howard University, Pauli difendeva gli attivisti studenteschi, tra cui Juanita Morrow (Nelson), la quale, all’inizio degli anni ’40, aveva partecipato ad un raduno di protesta in una tavola calda di Washington.

Sebbene sia durata solo dal 1940 al 1948, la comunità multirazziale creata per studiare i metodi adatti per utilizzare l’azione non violenta contro l’ingiustizia razziale è stata molto influente in questo campo. Attraverso le relazioni createsi, come spazio per riunirsi e impegnarsi in discussioni strategiche e sviluppare la formazione sulla nonviolenza – e dove una comunità integrata ha promosso la leadership della popolazione nera – è stata un’incubatrice per il movimento per i diritti civili e per la nonviolenza strategica rivoluzionaria.

Sebbene la Seconda guerra mondiale avesse rallentato il processo di azione non violenta per la giustizia razziale, molti oppositori alla guerra, neri e bianchi, continuarono la propria missione in prigione. Ed emerse un gruppo più giovane di leader afroamericani, rafforzando e ampliando il movimento.

Quando, nel 1955, Rosa Parks fu arrestata per aver rifiutato di cedere il proprio posto su un autobus segregato di Montgomery, c’era già una ricca tradizione di azioni dirette non violente contro la segregazione. Parks era un membro attivo della NAACP che aveva recentemente frequentato il Citizenship Training presso l’Highlander Center guidato da Septima Clark.

Martin Luther King Jr. non era stato scelto solo per guidare la Montgomery Improvement Association, istituita per coordinare il boicottaggio degli autobus, perché era il nuovo giovane pastore della città. Egli aveva riflettuto profondamente sull’azione nonviolenta, ispirato da Howard Thurman e da sua moglie Coretta Scott, la quale si era impegnata nella nonviolenza sin da quando era una studentessa ad Antiochia. La War Resisters League inviò Bayard Rustin e il FOR inviò

G lenn Smiley a Montgomery insieme a risorse per sostenere la campagna nonviolenta.

Nel 1957 i leader afroamericani del crescente movimento si riunirono per creare la Southern Christian Leadership Conference, o SCLC. Con l’obiettivo di diffondere i metodi nonviolenti utilizzati nel Boicottaggio degli autobus di Montgomery, i fondatori (tra cui Martin Luther King Jr., Ralph Abernathy di Montgomery, il Reverendo Fred Shuttlesworth di Birmingham, Bayard Rustin ed Ella Baker) adottarono l’azione di massa nonviolenta come fulcro della loro strategia.

Quando l’Highlander Center non poté più soddisfare la necessità di corsi di formazione sulla cittadinanza, Dorothy Cotton della SCLC ne assunse il coordinamento. Questi workshop segnarono davvero la differenza nel rafforzamento del movimento, con oltre 6.000 partecipanti alle lezioni sulla registrazione degli elettori e sulla responsabilizzazione personale e comunitaria.

James Lawson, un obiettore di coscienza, trascorse un anno in prigione per essersi rifiutato di iscriversi alla leva e tre anni studiando e insegnando come missionario Metodista in India.

L’apprendimento degli sforzi per il successo del movimento indipendentista indiano rafforzò la sua convinzione nella nonviolenza come strumento per il cambiamento sociale. Tornò a casa nel 1956, quando il Boicottaggio dei Bus a Montgomery si serviva di quei metodi. Aveva anche letto “Gesù e i diseredati” di Howard Thurman e voleva essere coinvolto. Grazie al sostegno di Martin Luther King, Jr e tramite A.J. Muste e Glenn Smiley del FOR, Lawson fu incoraggiato ad andare a Nashville.

Lì Lawson iniziò seminari sulla nonviolenza con studenti dei due college afroamericani e alcuni studenti bianchi sostenitori. Questa storia è ben documentata nella rubrica su Nashville “A Force More Powerful” e in “The Children” di David Halberstam.

A partire dal settembre del 1959, i laboratori attirarono un numero sempre maggiore di studenti, e anche la violenza da parte dell’establishment bianco. Il 1 ° febbraio 1960, mentre si preparavano per un raduno in una tavola calda, sentirono di quattro studenti di Greensboro seduti alla tavola calda di Woolworth che chiedevano di essere serviti. Il 13 febbraio, 124 giovani, quasi tutti afroamericani, armati di disciplina e strategia non violenta, marciarono dalla chiesa di Nashville, che era il loro luogo del raduno, alla tavola calda segregata in centro. Grazie ai mesi di formazione, i leader di questa campagna divennero i giovani leader del movimento.

Grazie all’ispirazione di Greensboro e Nashville, i giovani di tutto il paese tennero raduni di protesta nelle tavole calde e svolsero azioni di solidarietà presso le catene come la Woolworth. Ad aprile si tenne una conferenza, organizzata da Ella Baker presso il SCLC, che era critica nei confronti della leadership dall’alto verso il basso dell’organizzazione. Voleva che gli studenti, tra cui Diane Nash, John Lewis, Marion Barry, Bernard Lafayette e James Bevel della campagna di Nashville, fossero invitati. Stokely Carmichael della Howard University e Julian Bond del Morehouse College erano tra i 126 studenti delegati che parteciparono a più di 50 raduni di protesta. Costoro crearono la Student Nonviolent Coordinating Committee, o SNCC, cioè un’organizzazione autonoma impegnata nella democrazia partecipativa non gerarchica che si impegnava a prendere decisioni consensuali. Una nuova generazione di giovani leader afroamericani che divennero gli strateghi, gli organizzatori e i formatori nonviolenti del SNCC.

Oltre a sostenere i raduni nelle tavole calde, contribuirono ad organizzare i Freedom Rides del 1961, le campagne di registrazione degli elettori nel 1962 e la Marcia su Washington del 1963, insieme a molte altre organizzazioni per i diritti civili.

È importante comprendere e apprezzare i ruoli chiave che la comunità afroamericana, di tutte le età e di tutti i generi, hanno assunto nell’introduzione e nello sviluppo della nonviolenza rivoluzionaria nel mondo occidentale. I miti secondo cui è stata l’opera di alcuni famosi afroamericani che si celebrano questo mese, tra cui la “sarta stanca” e Martin Luther King, devono essere rivisti. Inoltre, si deve mettere in discussione anche la narrativa secondo cui la nonviolenza non è potere, ma passività richiesta dalla comunità nera. E per onorare la loro eredità, dobbiamo impegnarci a capire in che modo il potere della nonviolenza rivoluzionaria possa essere efficace nel continuare la lotta per la giustizia.


Joanne Sheehan

le radici della nonviolenza rivoluzionaria americana

Joanne Sheehan è un’insegnante di azione diretta nonviolenta e co-fondatrice di War Resister League, New England.


Fonte: Waging Nonviolenca, War Resisters, 15 febbraio 2021

Traduzione di Cinzia Destefanis per il Centro Studi Sereno Regis


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.