Oulx. Le “verità nascoste” delle migrazioni

Autore 
Paolo De Marchis

L’alta Val Susa è la rotta alpina per i migranti che cercano di raggiungere la Francia. E lì c’è Oulx, luogo di transito e di sosta. E anche di un’accoglienza nella quale si integrano, in un mix inedito e virtuoso, Caritas, Rainbow4Africa, No TAV, Soccorso Alpino, anarchici e antagonisti italiani e stranieri, cattolici e valdesi, volontari e cittadini. Ecco Oulx, le “verità nascoste” delle migrazioni


Molti storici descrivono la cosiddetta “Repubblica degli Escarton” come una delle prime forme di “democrazia partecipata”. Verso la metà del 1300 con prima capitale Briançon i territori tra Marsiglia e Torino (oggi diremmo italiani e francesi insieme) diedero vita a una grande comunità cooperativa che vedeva insieme Briançonnese, Queyras (oggi dipartimento delle Hautes-Alpes in Francia), Oulx, Pragelato e Casteldelfino in Piemonte. L’Escarton di Oulx comprendeva ventidue comuni e pur non avendo un territorio molto vasto, contava più di quarantamila abitanti. Un buon esempio di Stato democratico cancellato poi dal Trattato di Utrecht del 1713. Un bell’esempio di quando, pur eliminando o cambiando alcuni confini geografici, restino forti elementi culturali condivisi ancora oggi: costumi e tradizioni, usi e abitudini, lingue e forme dialettali, tipologie architettoniche.

Oulx è diventata crocevia di un sistema intermodale gomma-treno, trivio tra strade internazionali, nazionali e provinciali che portano dalla bassa valle di Susa in Francia anche attraverso strade sterrate, sentieri o semplicemente boschi fitti che sembrano terra di nessuno, ma che in realtà sono patrimonio di tutti. Chiudi le frontiere, sposti le dogane, ma continui a essere vicino al vicino chiunque esso sia.

È “verità nascosta” che Oulx in questi ultimi anni sia diventata la capitale dell’Alta Valle di Susa per merito acquisito sui temi della benevolenza, della pratica dell’accoglienza e dell’ascolto, del rispetto ma ancor prima del riconoscimento degli uomini e delle donne come esseri umani. «Tutti i cittadini hanno pari dignità e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche di condizioni personali e sociali» recita la nostra Costituzione all’articolo 3. Una pratica di un territorio che, in passato, ha già vissuto le migrazioni, i temi dell’accoglienza, dell’interazione e dell’integrazione tra uomini, in cerca di lavoro, donne e bambini dal meridione e dai paesi dell’Est con i valsusini.

Oulx non è situato al confine geografico con la Francia, non ha il traforo del Frejus (Bardonecchia) e neanche la pista da fondo (Claviere) in comune con Monginevro. Non avrà indicazioni stradali con la scritta “Comune fiorito”, ma a breve bisognerebbe installarne uno con la scritta “umanità”. Un cartello che indica una potente carica e verità nascosta; una storia che racconta 100, 1000, 10000 storie di persone che, soprattutto a partire dal 2016, hanno vissuto e tuttora vivono l’esperienza della migrazione, la sofferenza del cammino, la pericolosità della clandestinità, un ammasso cerebrale di speranze, paure, inquietudini. Mobilità che per alcuni durano mesi, in altre situazioni durano anni scappando da guerre e persecuzioni (https://volerelaluna.it/migrazioni/2019/10/28/ancora-12-chilometri-migranti-in-fuga-sulla-rotta-alpina/).

La situazione attuale è tutt’altro che rosea, per certi aspetti drammatica e sicuramente l’inverno attuale, con importanti nevicate sulle montagne, non aiuta. La complessità del momento politico a livello nazionale fa sì che ancora una volta non ci si occupi seriamente delle politiche dell’immigrazione, delle fragilità degli individui, perché è molto comodo che ci siano “mondi invisibili”.

Gli invisibili sono persone e famiglie erranti provenienti da ogni dove, prima solo via mare con la rotta mediterranea e oggi con un incremento importante dalla rotta balcanica. Sono anche invisibili le reti di volontariato, anche transfrontaliere, non sempre riconosciute dalle parti istituzionali: un bel mix di generazioni dai 16 anni agli 80 anni con l’obiettivo di evitare che questi viaggi della speranza diventino cammini verso la morte. Un mondo che in questi anni si è avvalso della Croce Rossa, di Rainbow4Africa, del movimento No TAV, del Soccorso Alpino e delle Caritas ma anche di gruppi anarchici, antagonisti, italiani e stranieri, semplici cittadini e famiglie volenterose locali.

Non è facile oggi fare stime precise sui passaggi in Alta Valle di Susa e soprattutto a Oulx dove sono presenti differenti esperienze quali la Casa Cantoniera occupata e autogestita Chez JesOulx, il punto-rifugio Fraternità Massi-Talita Kum che, grazie a contributi di privati, fa un servizio di accoglienza solo ultimamente riconosciuto a livello istituzionale, e il centro di assistenza legale attivato dalla Diaconia Valdese. Tre luoghi fisici con arrivi in ogni momento del giorno e della notte. Tre esperienze diverse e spesso ideologicamente lontane ma capaci di integrarsi. Esperienze che devono continuare nonostante le ricorrenti minacce di sgombero della casa cantoniera occupata. Tre esperienze a cui corrisponde, oltre il confine francese, il rifugio solidale di Briançon, anch’esso perennemente a rischio chiusura.

È Oulx il “paese-ricovero” dei respingimenti notturni dalla frontiera francese di Monginevro, dall’ultima fermata del treno internazionale o della rete Flixbus a Bardonecchia. È Oulx il luogo deputato a ricevere dalla Croce Rossa e dalla Polizia di Frontiera persone abbandonate al loro destino, spesso famiglie anche con 4 o 5 figli, a volte semplicemente scaricate davanti alla stazione ferroviaria. Nessuno viene schedato o allontanato, si presta prima di tutto attenzione a considerare e trattare queste persone con dignità, non tutti hanno piacere di dialogare, molti hanno solo bisogno di una doccia e di un pasto caldo e vestiti pesanti per il cammino della speranza, alcuni tentano l’impresa a ostacoli del confine più volte, altri si perdono tra le montagne nel territorio di Cesana, altri ancora fanno giungere messaggi rassicuranti sul fatto di aver raggiunto Briançon (quella dell’Escarton) o la meta prestabilita.

C’è sicuramente una “situazione sanitaria” sulla quale vigilare. Il Covid-19 ha di fatto nebulizzato i livelli di attenzione su qualsiasi altra situazione fisica, psicofisica o sociale che possa prevenire, tutelare il malessere delle persone; non solo integrità del corpo, ma tensione positiva verso la persona. In questi ultimi mesi sono state tante le donne incinte che hanno tentato l’avventura del confine con 7-8 mesi di gravidanza, altre con bambini di pochissimi mesi. Bambini numerosi di famiglie numerose, minori stranieri spesso soli ma non abbandonati che hanno semplicemente voglia di giocare, disegnare vivere uno spaccato di vita normale. Molti sono gli adulti che arrivano con patologie ortopediche, spesso con infezioni o menomazioni probabilmente in seguito a percosse, violenze varie patite nelle carceri, molti ultimamente in Croazia.

Tanto è stato fatto e tanto viene fatto da tutte le reti di accoglienza visto che in questo momento, almeno dalle informazioni in nostro possesso, la montagna e le nevi sciolte hanno rilasciato pochissimi corpi senza vita… Sempre troppi.

Per approfondire:


Fonte: Volere la luna


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