Una visione spirituale dell’economia

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Autrice
Noemi Epoté


Una visione spirituale dell’economia
Gandhi e Kumarappa

Il secondo incontro de “I mercoledì della SET” ci porta verso una visione spirituale dell’economia, che si discosta dall’economia tradizionale e dall’idea che l’essere umano sia un agente razionale in continua ricerca della massimizzazione del profitto economico.

Il concetto ci viene spiegato da Roberto Burlando, docente all’Università di Torino e sostenitore dello sviluppo spirituale dell’economia.

Il Professor Burlando apre il meeting sostenendo che le idee economiche di Gandhi non miravano all’accumulazione ma alla soddisfazione dei bisogni fondamentali della persona all’interno della vita comunitaria.

L’economia gandhiana viene studiata facendo riferimento a un vasto corpus di letteratura. Tra gli altri troviamo autori come Romesh Diwan e J.C Kumarappa, del quale sono conservati al Sereno Regis alcune degli scritti presenti in Italia.

L’approccio

Tuttavia, il miglior modo per approcciarsi a questa economia oggi è concepirla come vicina a quella buddhista. Un’economia ancorata ai principi dello yoga  e analizzata secondo vari aspetti cruciali:

  • Primo: l’aspetto antropologico nel senso di intendere l’uomo come essere relazionale;
  • Secondo: ’aspetto ontologico o ontico, secondo Raimon Panikkar, nel senso di considerare la realtà nel momento in cui noi siamo in grado di superare i limiti che la mente ci propone per concepire una dimensione più ampia e profonda;
  • Terzo: l’aspetto metodologico che rifiuta l’individualismo per quanto riguarda il metodo di indagine.

Come nel primo incontro de “I mercoledì della SET”, ritorna la centralità dell’essere umano e della natura. Ma il modello di Gandhi si allontana dal concetto di “desiderio” come propulsore delle attività umane, che identifica come autodistruttivo se mal orientato. Gandhi si fa invece portavoce del pensiero secondo il quale è opportuno soddisfare le necessità proprie della vita comunitaria. In questo modo, tale economia si discosta dal materialismo e dall’individualismo. tipici dell’ondata neoliberista.

All’interno di una visione spirituale dell’economia, Gandhi individuava inoltre 4 aree di perseguimenti per raggiungere la soddisfazione dei bisogni:

  1. il dharma ovvero l’impegno nel condurre una vita etica che consente alla nostra coscienza di essere in pace;
  2. l’arta ovvero la sensazione di realizzazione di sé finalizzata a se stessi e agli altri;
  3. il kama ovvero il piacere della realizzazione propria e altrui;
  4. l’elevazione spirituale che non coincide con una religione in particolare ma si tratta del desiderio di ricercare qualcosa in più.

Conclusione

Il Professor Burlando conclude citando le 6 parole chiave che Romesh Diwan ha individuato come sintesi dell’approccio gandhiano anche se, ci spiega il professore, tale riferimento potrebbe rivelarsi un approccio riduzionista del pensiero.

Diwan parla infatti di limitazione del desiderio, di lavoro manuale e intellettuale, di attività economiche produttive in funzione delle esigenze interne della comunità/paese, di rispetto della natura e degli esseri umani, di uguaglianza e di amministrazione fiduciaria ovvero uno strumento che diventa necessario per autorganizzarsi.

Invitiamo i lettori al prossimo appuntamento: Economia trasformativa e pratiche solidali. Mercoledì 17 febbraio ore 17.30.

Il programma completo del Corso, con gli aggiornamenti periodici dei link alla piattaforma ZOOM utili per accedere alle relazioni, è consultabile nel sito dell’Università per la pace delle Marche.