Sei lotte globali mostrano il potere dell’azione nonviolenta

Rivera Sun

Dall’India alla Palestina, fino al Canada, sei lotte globali mostrano il potere dell’azione nonviolenta e dimostrano come la gente comune si stia mobilitando per i diritti dei lavoratori e per la fine della guerra.

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Oggi, nel mondo dei media – soprattutto se si vive all’interno della bolla mediatica statunitense – quando si sentono notizie sui paesi stranieri, tendenzialmente queste riguardano il business, la politica, le guerre o i disastri. Nel complesso, emerge una visione piuttosto negativa e debole dei nostri concittadini. Ma qui sono presentate sei delle molte  campagne nonviolente in corso per il cambiamento nei paesi di tutto il mondo. Queste mostrano le capacità e il potere della gente comune che s’impegna a favore della giustizia, dei diritti, della pace e della dignità. Mostrano che le persone non devono avere ricchezza, armi o “forza” per essere potenti. Hanno bisogno, invece, di comunità, connessione e alcuni strumenti tipici dell’azione nonviolenta. 

  1. Le donne indiane riaffermano il loro posto e la loro presenza nelle proteste degli agricoltori: le proteste degli agricoltori indiani hanno catturato i titoli dei giornali di tutto il mondo – come è giusto che sia. Sono tra le più grandi proteste nella storia dell’umanità. Il 18 gennaio, Mahila Kisan Diwas (Giornata delle Donne Contadine), le contadine di tutta l’India hanno manifestato per riaffermare il loro posto nella lotta in corso portata avanti dagli agricoltori contro le leggi agricole neo-liberali di Modi. Questa azione è stata in parte organizzata per correggere gli squilibri di genere, soprattutto nella rappresentazione mediatica che ha tagliato le donne fuori dalla storia della lotta.

A causa degli effetti che il patriarcato ha a livello globale, le donne nei movimenti hanno spesso bisogno di correggere il verbale, ristabilire l’equilibrio tra chi è nella stanza e invitato al tavolo, e (ri)affermare il loro ruolo fondamentale nella generazione del cambiamento. Gli studi dimostrano che le donne svolgono un ruolo importante nei movimenti nonviolenti. Erano al centro della rivoluzione nonviolenta del Sudan del 2019 contro una dittatura durata 30 anni. Hanno portato avanti la recente campagna di revisione costituzionale in Cile, in un modo così decisivo che lo slogan rappresentativo della protesta era “Mai più senza donne“. E, in India, donne e contadine hanno organizzato così tante dimostrazioni di massa, scioperi generali e accampamenti di protesta che hanno superato ogni record mondiale negli ultimi due anni. È importante mettere in chiaro le cose! 

  1. Trionfano i lavoratori palestinesi in sciopero: gran parte delle notizie riguardanti la Palestina sono strazianti e tragiche. Sentiamo parlare di bombardamenti, di frutteti rasi al suolo, di case demolite e di altri abusi perpetrati dagli occupanti israeliana. Eppure, i lavoratori palestinesi hanno condotto una campagna nonviolenta significativa e vincente, in cui non solo gli sono stati riconosciuti i diritti umani e del lavoro, ma gli è stato chiesto scusa per i commenti razzisti pronunciati dal loro datore di lavoro israeliano. Durante i 19 giorni di questo sciopero a tempo indeterminato, tutti i salari sono stati bloccati e i lavoratori minacciati di essere licenziati e sostituiti. Ma hanno perseverato e vinto.

(N.B.: l’accordo sullo sciopero deve ancora essere sostenuto da un tribunale israeliano.)

Il segretario dei sindacati in Palestina ha detto: “Speriamo che questa piccola vittoria sia l’inizio di altre vittorie per i nostri lavoratori e il nostro popolo, che sono stati soggiogati dall’apartheid disumano perpetrato da Israele e dall’oppressione coloniale.” Gli organizzatori dello sciopero sono stati rincuorati dalla notizia. Hanno anche ricevuto grande solidarietà internazionale e parole di incoraggiamento da parte dei lavoratori di tutto il mondo, che li sostengono a perseverare.

  1. In Sri Lanka, centinaia di lavoratori delle piantagioni di tè scioperano per difendere i posti di lavoro e i diritti sociali: in Sri Lanka, i lavoratori delle piantagioni di tè sono sindacalizzati ma a causa della mancanza di azione da parte della leadership sindacale, gli operai della Gartemore sono in sciopero (non approvato dal sindacato stesso) dalla fine di dicembre. Dopo che la Gartemore ha venduto una parte delle sue terre, i suoi lavoratori hanno rischiato l’erosione dei loro diritti e la perdita del posto di lavoro. Alcuni lavoratori temono che la gestione attuale intenda costruire strutture turistiche nella tenuta al posto del tè, il che ridurrebbe drasticamente la forza lavoro. Inoltre, sono preoccupati per la riservatezza di importanti documenti personali, tra cui certificati di nascita e di morte, documenti di salute e di famiglia, attualmente presso l’ufficio immobiliare. Gli organizzatori dello sciopero stanno chiedendo un accordo scritto – non una promessa verbale – che delinei una serie di questioni volte a proteggere i lavoratori.
  1. I medici in Perù lanciano lo sciopero della fame per mancanza di protezioni e attrezzature: Dall’inizio della pandemia, gli operatori sanitari del Perù hanno utilizzato l’azione nonviolenta per richiedere migliori protezioni e attrezzature. Al momento, almeno quattro medici hanno iniziato uno sciopero della fame come protesta contro le condizioni di lavoro scadenti. Il personale medico ha protestato per una settimana, proprio nel pieno di una seconda ondata di coronavirus nel paese. Non sono soli. Gli scioperi degli operatori sanitari sono scoppiati in tutto il mondo. Solo due settimane fa, alcuni studenti di medicina in Ecuador hanno ottenuto alcuni risultati dopo aver lasciato il lavoro e resistito alla repressione della polizia. I medici peruviani riusciranno in questa impresa? Il tempo lo dirà.
  1. Sciopero dei lavoratori del settore petrolifero in Kazakistan: oltre 60 lavoratori del settore petrolifero hanno scioperato nella regione nordoccidentale del Kazakistan, chiedendo un aumento di stipendio. Il 29 gennaio, gli operai hanno dichiarato che i loro stipendi mensili di circa $160 dovrebbero essere raddoppiati, dato che allo stato attuale non riescono a provvedere alle loro famiglie. Potrebbero trovare appoggio e solidarietà da parte dei dipendenti di una società britannica di gas, i quali hanno organizzato numerose azioni per protestare contro i salari inferiori alle norme. Questi lavoratori – e quelli di molte altre industrie – sono di fronte a quelle dinamiche da “carota e bastone”, che gli effetti economici della pandemia hanno aggravato. 
  1. I canadesi bloccano i camion delle armi che alimentano la guerra dello Yemen: per fermare, o almeno non peggiorare, la guerra in Yemen, i canadesi hanno bloccato una carovana di camion che trasportavano veicoli blindati e altre armi verso l’Arabia Saudita. Si sono seduti davanti alle ruote, sventolando striscioni in mezzo alle strade e rischiando l’arresto. L’azione diretta di Hamilton, in Ontario, è tra i centinaia di eventi organizzati per fare pressione sull’amministrazione Biden, e su altri governi, affinché smettano di armare l’Arabia Saudita. La loro azione ricorda i modi in cui i lavoratori portuali italiani si sono ripetutamente rifiutati di caricare armi sulle navi dirette in Arabia Saudita, in opposizione alla guerra dello Yemen.

Queste sei campagne nonviolente sono solo una frazione delle storie che Nonviolence News raccoglie e diffonde settimana dopo settimana, sia negli Stati Uniti che all’estero. (Puoi leggere di più nella carrellata di questa settimana qui e iscriviti alla newsletter per riceverla nella tua casella di posta). Queste storie rivelano che l’azione nonviolenta è un fenomeno globale – e che è adatta a ogni occasione, dalle richieste di pace all’aumento dei salari, dalla tutela dei diritti umani alla protezione della salute, e altro ancora. Ogni lotta ha lezioni uniche da offrire a tutti noi, nel nostro lavoro organizzativo. Allo stesso tempo, queste storie ci ricordano che siamo tutti parte della stessa umanità – e che ovunque la gente comune sta lottando per la giustizia, la pace e l’equità.


Fonte: Waging Nonviolence, Campaign Nonviolence, 3 febbraio 2021

Traduzione di Benedetta Pisani per il Centro Studi Sereno Regis


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