I bambini sono sempre gli ultimi. Come le istituzioni si stanno dimenticando del nostro futuro

Recensione di
Angela Dogliotti


Daniele Novara, I bambini sono sempre gli ultimi. Come le istituzioni si stanno dimenticando del nostro futuro, bur-Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 2020, pp. 208, € 16,00

I bambini sono sempre gli ultimi

È appena stato pubblicato per i Saggi bur l’ultimo libro di Daniele Novara, I bambini sono sempre gli ultimi, per bur-Biblioteca Universale Rizzoli.

Partendo dalla situazione di confinamento in casa dei bambini durante il lockdown dovuto alla pandemia, l’autore mostra come questa scomparsa dei bambini sia in realtà una condizione che contraddistingue la nostra società fin dagli anni Settanta-Novanta, in cui è avvenuta una sorta di mutazione antropologica narcisistica.

Meglio avere un cane che un bambino; Riapre tutto, ma la scuola no… sono i titoli di due paragrafi del primo capitolo, per mettere in evidenza come i bambini siano diventati invisibili per la collettività.

Così, a poco a poco, in questi anni, i bambini hanno perso l’infanzia in nome della sicurezza: non ci sono più spazi liberi in cui giocare, sporcarsi, poter salire sugli alberi e mettersi alla prova, giocare con i coetanei e confrontarsi nel gruppo spontaneo.

E in questo modo  l’infanzia ha perso anche la sua rilevanza sociale, condizione che trova riscontro nel calo demografico, le cui ragioni profonde, secondo Novara, risiedono nel fatto che

in Italia, fare figli, gestire i bambini, farli crescere, educarli è un’impresa difficile, quasi titanica, un’impresa in cui i genitori sono lasciati quasi sempre da soli, senza alcuna condivisione sociale  o comunitaria, come se l’aver fatto figli fosse uno sfizio che si poteva anche evitare […] (p.78).

La nascita è un evento trascurato e alle neo mamme non è offerto alcun sostegno, in un momento così delicato e importante come il parto, esperienza fondante nel rapporto madre-bambino.

Si capisce perciò come naturale conseguenza di tale contesto sia la perdita del ruolo educativo dei genitori e la sempre più diffusa delega agli «specialisti» della soluzione di normali problemi di relazione e di comportamento, sia in famiglia, sia a scuola.

I bambini hanno la possibilità di farcela se messi nelle condizioni di poter esprimere le loro potenzialità e compensare le competenze ancora non sviluppate […] (p.125).

Nonostante non si investa nella scuola e la professione docente abbia perso sempre più valore e prestigio sociale

per chi ha passione, quello dell’insegnante è un lavoro bellissimo e l’insegnamento lascia dei segni: quando i bambini trovano chi li valorizza sono salvi (p. 127),

come insegna l’esperienza di importanti innovatori e maestri quali Maria Montessori, medico e fondatrice del metodo e delle scuole montessoriane; Danilo Dolci, nonviolento  animatore delle lotte antimafia in Sicilia e fondatore della scuola di Mirto, condotta con il metodo maieutico; Mario Lodi, straordinaria figura di maestro del Movimento di Cooperazione Educativa (MCE). Tutti protagonisti di una diversa stagione di speranza e fiducia nelle risorse dell’infanzia e nella fondamentale importanza di una alleanza tra generazioni. Come chiedono oggi  a gran voce Greta Thunberg e Malala, per restituire il futuro a tutti noi e alle nuove generazioni.


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