Dai Friday for Future a Greta Thunberg | Elisa Mondino

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Greta Thumberg friday future
Greta Thunberg si rivolge ai “Friday For Future” al Civic Center Park di Denver. Foto: Andy Bosselman, Streetsblog Denver (Fonte: Flickr, CC BY 2.0)

Nell’evento online “Dai Friday of Future a Greta Thunberg: l’impegno dei giovani per il clima?” del 27 Novembre, organizzato da Arci Servizio Civile Nazionale, interviene Luca Mercalli, noto meteorologo e divulgatore scientifico per parlare del cambiamento climatico e dell’impegno dei giovani per fare la differenza. Il tema di fondo è capire come una sfida globale possa essere affrontata da ognuno di noi.

Ma prima di tutto bisogna conoscere il fenomeno. Cos’è il cambiamento climatico

Luca Mercalli parla dall’alta Val di Susa, dove solitamente in questo periodo dell’anno sarebbe già nevicato. Oggi non ce n’è neanche un fiocco. Certo può capitare che a novembre non nevichi, ma se questa “anomalia”, per riprendere i termini di Mercalli, si presenta a più riprese, forse siamo in presenza di una tendenza climatica.

È proprio questo il caso. Tutti i dati meteorologici da 150 anni a questa parte ci testimoniano una progressione verso l’alto della temperatura terrestre. Gli ultimi anni sono i più caldi della nostra storia. Ovunque. Alcuni diranno «Ok, però nella storia della Terra ci sono sempre state delle variazioni del clima». Ebbene si. Attraverso metodi indiretti, come l’analisi dei sedimenti sul fondo di laghi e oceani, o la stratificazione dei ghiacciai, è possibile conoscere i lenti cambiamenti del clima del nostro Pianeta nell’ultimo milione di anni. Tuttavia, l’impennata della temperatura nell’ultimo secolo, o meglio, a partire dalla Seconda Rivoluzione Industriale, testimonia che le attività umane, soprattutto quelle legate ai combustibili fossili, come petrolio e carbone, sono responsabili dell’attuale cambiamento. 

Ma rappresenta davvero un problema? Le parole di Mercalli sono eloquenti: «La Terra è come un corpo umano. Noi abbiamo una temperatura normale di 36-37 gradi. Se ci aggiungo un grado, inizio a star male; se ne aggiungo 5, arrivo a 42 e son morto». A morire però non sarà il Pianeta, ma molte delle specie vegetali e animali che lo popolano.

Ogni ecosistema si è sviluppato in condizioni climatiche ben precise, che hanno permesso agli esseri viventi di adattarsi in maniere del tutto specifiche. Un apparentemente minimo aumento di 1°C della temperatura terrestre sconvolge l’equilibrio creatosi nei millenni.

Ad esempio, se i ghiacciai dell’Antartide ci sembrano una realtà lontana, gli effetti del loro scioglimento ci interessano molto più da vicino. L’innalzamento del livello del mare, infatti, rischia di far scomparire la nostra amata Venezia, o Mumbai, la metropoli costiera dell’India occidentale, o ancora le Isole Maldive.

Addirittura, la siccità e la desertificazione, soprattutto nel continente africano, rendono molto difficile, se non impossibile, l’agricoltura, creando flussi migratori senza precedenti. Passando al nord del globo, in Canada e Siberia, il riscaldamento globale provoca la fusione del permafrost, strato di ghiaccio permanente, che nei secoli ha intrappolato residui di materiali organico. La sua fusione permette a foglie, alberi e resti animali di decomporsi, rilasciando gas metano, uno dei principali gas serra. Insomma, la geografia del mondo sta cambiando e noi esseri umani ne siamo responsabili quanto vittime.  

Greta Thumberg friday future

I possibili scenari individuati dalla comunità scientifica indicano però che il futuro non è ancora totalmente scritto. Vi è la possibilità di ridurre sensibilmente gli effetti devastanti del cambiamento climatico, se si agisce subito. «Abbiamo 10 anni per fare queste scelte. Ne abbiamo già persi 40, a causa dell’inerzia e dell’indifferenza delle istituzioni politiche».

Negli ultimi anni, i protagonisti della lotta all’indifferenza sono stati i giovani. I ragazzi che al grido di “There’s no Planet B”, hanno riempito le piazze di tutto il mondo, in nome del movimento “Friday for Future” e la giovanissima Greta Thunberg, che con la sua tenacia, ci ha ispirati a batterci ogni giorno per un mondo più pulito. E’ fondamentale comprendere che la battaglia portata avanti dai giovani è una protesta per la loro vita, per il loro futuro, per non ritrovarsi a vivere in un mondo inospitale. 

Eppure, solo tutti uniti abbiamo la possibilità di fare la differenza. «Servizio civile vuol dire essere proposti, disponibili alla comunità. Tutti insieme abbiamo un grande servizio civile da fare: spargere consapevolezza, far conoscere queste idee».

È pur vero, che nonostante gli avvertimenti della comunità scientifica, c’è chi nega l’esistenza di un cambiamento del clima, ma il negazionismo, abbiamo visto anche in occasione di questa pandemia, è ovunque. Non è un pretesto per arrendersi, anzi è un segno che bisogna fare di più: rendersi testimoni, sensibilizzare gli altri e praticare buone abitudini nella vita quotidiana.

Greta Thumberg friday future

Se a livello istituzionale, con l’Accordo di Parigi del 2015, qualcosa sembra smuoversi, la strada da percorrere è ancora lunga. L’attivismo giovanile è ora più che mai importante, per continuare a mettere pressione sui decisori politici. 

Intanto, ognuno di noi può fare la sua parte, piccola ma fondamentale, a partire dai quattro ingredienti della “Ricetta di Sostenibilità” proposta da Luca Mercalli:

  1. Casa:  installiamo pannelli solari o fotovoltaici, i vetri doppi e il cappotto ai muri; 
  2. Trasporti: preferiamo un’ autovettura piccola, che consuma poco o addirittura elettrica; quando possibile utilizziamo i mezzi pubblici e le biciclette; sostituiamo i viaggi di lavoro con lo smartworking (se il covid ci insegna qualcosa!);
  3. Cibo: riduciamo il nostro consumo di carne bovina; prediligiamo il cibo locale o prodotto con fonti energetiche sostenibili;
  4. Consumi: usciamo dalla logica dell’usa e getta e sostituiamola con l’ “usa, riusa, ripara, ricicla”.

Abbiamo una sola carta da giocare.
Per il clima non c’è il vaccino.

Luca mercalli

E questa carta è il restare uniti e lasciare il mondo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato.