Movimento per i diritti delle donne in Polonia: come si mantiene attivo | Craig Brown

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Le restrizioni sul coronavirus hanno costretto le proteste contro la legge anti aborto ad adottare un profilo più basso, ma non ad essere meno creative.

Manifestanti contro la legge anti aborto bloccano con successo l’uscita di Rondo Charles de Gaulle, 28 Novembre

Il 30 Ottobre, Varsavia ha ospitato una delle più grandi manifestazioni dai tempi della caduta del comunismo, con circa 100.000/150.000 persone che hanno marciato insieme per opporsi alla nuova legge sull’aborto. In un precedente articolo ho esposto gli eventi della settimana che hanno portato a questa protesta.

Quali sono stati gli sviluppi delle ultime tre settimane del movimento di resistenza alla legge sull’aborto?

Due importanti aspetti vanno sottolineati. Prima di tutto, l’emergenza sanitaria è peggiorata in Polonia, arrivando a registrare nella prima settimana di Novembre un incremento delle restrizioni, anche relativamente ai raduni pubblici.

Inoltre, nei giorni successivi alla manifestazione del 30 Ottobre, i principali membri del Pis, il partito maggioritario in Polonia, insieme al presidente Duda si sono resi disponibili ad un compromesso rispetto alla normativa sull’aborto.

Una svolta che svela il lloro stupore davanti all’ondata di indignazione -frutto di un maggior supporto che le azioni di resistenza del 22 Ottobre hanno ricevuto- e dalle preoccupazioni del governo rispetto ad un declino generale dei consensi.

Graffiti davanti alla camera dei deputati, incluso il numero di telefono dell’organizzazione Aborto senza confini

Tuttavia, la sospensione dell’approvazione della legge non può essere considerata una vittoria, molti oppositori la considerano una mossa per sedare le proteste, come si evince dalla decisione di molti manifestanti di richiedere un aborto legale, piuttosto che una semplice revoca della nuova legge.

Nonostante le azioni di resistenza siano risultate più dispersive e di minor portata a causa delle restrizioni del coronavirus, hanno continuato a “ribollire” e a dividersi con la partecipazione di differenti figure. Alcune delle più significative dinamiche sono spiegate in seguito:

Linguaggio di scontro, azione di incontro

Se da un lato il governo e i media che lo sostengono hanno voluto dipingere la retorica delle proteste sulla legge anti aborto come “volgare”– arrivando a considerarla una minaccia per la società e la cultura polacca- i protestati hanno invece deciso di abbracciare tale volgarità, smontando così le accuse.

In effetti, non si sono tirati indietro dalla possibilità di risultare “offensivi”, tramite i loro slogan espliciti e profani: “Wypierdala?,” o “Get the fuck out” e “Jeba? PiS,” o “Fuck PiS.” C’è anche una versione di quest’ultimo con una lingua contro l’interno di una guancia con solo degli asterischi per censurare *****. Continuano ad apparire in centro città (e lontano da questa) scritte su monumenti, arredi urbani e per le strade durante le ultime tre settimane, da quando è iniziata la protesta.

Sebbene tutto questo possa apparentemente risultare in linea con la retorica governativa delle proteste violente, un’analisi più attenta potrebbe interpretarli come commoventi atti di resistenza di natura pacifica. A dimostrazione di ciò sono molti i discorsi razionali. È piuttosto comune vedere il numero di telefono di “Abortions withot Borders” che promuove l’accesso ad un aborto sicuro, scritto per le strade, come atto di sfida.

Inoltre, ad esclusione di una retorica rabbiosa contro la chiesa cattolica e qualche istanza di distruzione di massa nei primi momenti delle proteste, sono state fornite chiare istruzioni dai coordinatori sul canale Gdziecowwa per “aggirare le chiese che vengono strenuamente difese da vari gruppi”.

Dal momento in cui i manifestanti hanno iniziato ad ignorare completamente le chiese difese dai movimenti ultra-nazionalisti, le squadre antisommossa e i militari, tra i più significativi gruppi coinvolti nell’organizzazione delle proteste anti- aborto, hanno promosso un totale disinteresse al confronto con la marcia a Varsavia per l’11 Novembre, giorno dell’indipendenza polacca. Tuttavia, l’evento si è svolto online sotto l’insegna “Quarantena dal nazionalismo”.

Le nonne polacche e altre manifestanti per i diritti delle donne alla rotonda di Charles de Gaulle, centro di Varsavia

Esiste una forte tradizione storica tra l’ala di sinistra, la società civile e i cittadini, un confronto diretto con i manifestanti di estrema destra, una resistenza alla loro presenza per le strade. Ma quest’anno, restare a casa ha significato che, quando inevitabilmente la responsabilità per la violenza di estrema destra fu addossata agli agitatori dell’ala di sinistra o alle “donne arrabbiate”, la polizia stessa ha respinto le accuse.

Ancora una volta, l’estrema destra sta combattendo a vuoto contro arcobaleni e ombre femminili.

Talmente in fremito da lanciare petardi in un appartamento considerato offensivo per aver esposto simboli di solidarietà allo sciopero delle donne e alla comunità LGBTQ+, un gruppo di estrema destra ha dato fuoco ad un altro appartamento in cui erano conservati i lavori dell’artista polacco Stanis?aw Ignacy Witkiewicz.

La mossa del tutto controproducente è un perfetto esempio di ciò che l’estrema destra sa fare meglio: distruggere fonti di cultura, distinguendosi per la loro assurdità.

Se solo la corrente fascista che rappresentano non fosse così pericolosa.

Azioni simboliche e visibilità

Alcune azioni simboliche sono risultate impegnative, per esempio appendere un lungo striscione da cima a fondo del monte polacco Great Giewont in data 8 Novembre.

Ancora una volta, in circostanze in cui la distanza fisica è fondamentale e un’azione su larga scala può essere classificata come sconsiderata ed irresponsabile, trovarsi in cima ad una montagna permette di rimanere isolati continuando ad attirare visibilità sulla questione.

Ancora una volta, il gesto è stato rappresentato come profano e dissacrante, sembra che l’accusa di causare offesa sia rimasta l’unica possibile contro i manifestanti.

Siccome l’iniziativa del Great Giewont è stata considerata inappropriata, il movimento per lo sciopero delle donne in Pohdale ha semplicemente pubblicato- alludendo ad una più ampia questione sui diritti delle donne per cui stanno promuovendo campagne- “E’ inappropriato abusare di donne, bambini e uomini, e delegittimare questo comportamento così come fornire consenso sociale all’abuso domestico.”

Per il mese di Novembre, il movimento per lo sciopero delle donne ha anche promosso un’iniziativa globale con persone dedite a praticare sport fuori casa o altre attività mostrando i simboli delle proteste contro la legge anti- aborto, per poi inviarne le foto al gruppo per la presentazione sui social media.

Raduno di artisti in una delle più importanti piazze di Varsavia, Plac Zamkowy

Le nonne polacche

Un altro ruolo distintivo della resistenza attualmente in corso è quello delle Polskie Babcie, o “nonne polacche”, nonostante il loro gruppo sia nato precedentemente a quelli delle attuali proteste. Si perdoni chi crede che la questione dell’aborto, così come quella dei diritti LGBTQ+, debba essere separata lungo linee generazionali, siccome l’audace movimento delle anziane ci ha mostrato che la situazione è più complessa di così.

La costante presenza intimidatoria delle anziane polacche

Il numero di poliziotti che si sono confrontati con le nonne polacche e i loro giovani sostenitori, e la velocità con cui la polizia si è attivata in merito alle sanzioni per le proteste del 12 Novembre, risultano intimidatori. Di certo la predominanza di donne e persone anziane nelle iniziative non ha automaticamente escluso la possibilità di reazioni violente delle forze armate contro di loro.

Assedi e proteste in movimento

Soprattutto di lunedì, l’occupazione delle strade ha continuato con la partecipazione di gruppi come Exstintion Rebellion Poland e i ciclisti Critical Mass. Ciò ha coinciso con proteste che, ad esempio, hanno attirato l’attenzione sul dramma che durante il coronavirus ha colpito artisti e il mondo dello spettacolo, ai quali è stata fornita un’assistenza ridotta o non statale.

Le minacce di tagliare fondi all’istruzione hanno permesso agli studenti di partecipare alle proteste, il ministro dell’istruzione Przemys?aw Czarnek ad allontanare insegnanti e tutor universitari.

Mentre tattiche come l’occupazione delle strade sono state precedentemente accolte con ostilità da parte di un’ampia  fetta di popolazione da cui si ricercava consenso e approvazione, ci sono stati episodi a cui hanno partecipato taxisti e autisti di mezzi pubblici.

Forse quando la tua esistenza arriva ad un punto morto, non c’è più molto da perdere nel rimanere bloccati in un ingorgo stradale.

Nello sforzo di mantenere attivo il movimento e di incoraggiare i più ampi settori della popolazione ad uscire e prendere parte all’azione, i manifestanti si sono anche spostati verso le città satellite intorno a Varsavia per partecipare alle manifestazioni locali, come accaduto ad Otwock il 5 Novembre.

La manifestazione ha mantenuto una propria fluidità, soprattutto per come è stata percepita la gravità della condizione di pandemia per cui la polizia ha prontamente iniziato a multare i manifestanti per raduni illegali.

Come raccomandato dal canale Telegram Gdziecowwa, i manifestanti si sono mossi per la capitale in gruppi non superiori alle cinque persone, scelta che, opportunistica o no che sia, ha portato ad un indebolimento degli attacchi da parte della polizia.

Attivisti del Extinction Rebellion partecipano al blocco per la legge anti-aborto nelle principali strade di Varsavia, qui nel al. Solidarno?ci vicino alla città vecchia

Varsavia si risveglia

Se le proteste nelle due settimane a partire dal 30 Ottobre sono state represse, il 18 Novembre si è assistito ad un rinnovamento. A causa del sostanziale influsso  della polizia a Varsavia per anticipare le manifestazioni fuori dal Sejm- il parlamento polacco- e ancora una volta la presenza di forze militari fuori dalle chiese e i palazzi governativi, è cresciuta la pressione rispetto ad un possibile uso della forza, come espresso da vari gruppi su social media.

Mentre il Sejm veniva duramente difeso, vari gruppi di manifestanti si sono ancora una volta radunati in altre zone. Hanno preso il comando della rotonda di Charles de Gaulle con una corsa libera verso due delle principali strade del cento città per circa mezz’ora, situazione piuttosto imbarazzante per le forze dell’ordine.

Invocando le proteste del 30 Ottobre- quando il Palazzo Staliniano della Cultura e della Scienza fu decorato con luminarie rosse del movimento di sciopero delle donne- il vecchio quartier generale del Partito polacco dei Lavoratori Uniti, che ha governato la Polonia durante il comunismo, è stato adornato allo stesso modo e il traffico velocemente bloccato dalla protesta.

Ad Al. Ujazdowskie correndo in parallelo al Parlamento, i manifestanti si interfacciano con il blocco della polizia di Plac Trzech Krzyzy.

Dopo che  la polizia ha circondato la maggior parte dei manifestanti davanti al palazzo del portavoce del PiS, alcuni ufficiali di polizia in borghese li hanno respinti con lacrimogeni e granate assordanti. La maggior parte dei partecipanti non ha reagito alle provocazioni, ma ha risposto prontamente mantenendo la loro presenza nelle strade.

Invece che farsi intimidire, le forze di polizia sono determinate ad esacerbare la questione nei giorni a venire. Sul canale telegram Gdziecowwa si legge il post “Pensate che potremo mai dimenticare tutto ciò? Toglietevi le uniformi e chiedete scusa alle vostre madri, abbiamo il diritto di protestare senza repressioni”

Tuttavia, c’è la sensazione che i recenti eventi in Bielorussia siano rimasti impressi ai manifestanti, alla polizia e al governo- soprattutto dal momento che la Polonia si è dimostrata piuttosto accomodante con i dissidenti e i cittadini comuni bielorussi che fuggivano dalle repressioni- per la “pessima idea” delle forze dell’ordine di Lukashenko di attaccare le donne esposte in prima linea in varie manifestazioni.

Consiglio dello sciopero e altri scioperi

Nell’ottica di mandare avanti l’azione per l’abolizione della nuova legge sull’aborto, l’istituzione di un Consiglio del movimento dello Sciopero delle Donne è risultato piuttosto promettente. Dopo aver sollevato differenti questioni rispetto alla natura rappresentativa del consiglio, è sembrato uno sforzo sincero per risultare inclusive nei confronti dei giovani e di vari partecipanti, sebbene vari gruppi abbiano continuato con le proprie iniziative dal basso e in tutta la Polonia. Un post sul canale telegram Gdziecowwa del 12 Novembre ha insistito sulla natura “priva di leaders” delle manifestazioni.

Come pianeti che orbitano intorno al sole, così la polizia orbita intorno a Niccolò Copernico. Presumibilmente per insinuare che le “donne arrabbiate” siano una minaccia per la cultura, la religione e il razionalismo della Polonia

L’organizzazione del Consiglio è stata preceduta da un vero e proprio bando online per raccogliere consensi su quali dovessero essere i principali obiettivi del movimento dello Sciopero delle Donne, a partire da un chiarimento su diversi obiettivi progressisti per i gruppi minoritari, fino ad un’assistenza economica nel contesto di pandemia.

In un contesto in cui il governo continua ad estraniare differenti gruppi sociali ed economici, anche attraverso la manomissione della legge sull’aborto o la diffusione di problemi economici, il movimento di Sciopero delle Donne si sforza di organizzare uno sciopero generale continuato. Lo sciopero delle donne si è tenuto mercoledì 28 ottobre, mostrando il lascito dello sciopero delle donne nel 2016, in cui avevano abbandonato i loro lavori domestici e non pagati. Degne della prima pagina e delle iniziative più eclatanti, così le azioni future non dovrebbero essere da meno per contrastare le norme patriarcali.


Craig Brown

Craig Brown è un affiliato dipartimentale di sociologia presso UMass Amherst. È assistente redattore del Journal of Resistance Studies e membro del consiglio della European Peace Research Association. Il suo dottorato ha valutato i metodi di resistenza durante la rivoluzione tunisina del 2011.


Fonte: Waging Nonviolence, 20 Novembre 2020 in Resistance Studies

Traduzione di Luisa Ruffa per il Centro Studi Sereno Regis