In quale mondo stiamo per entrare?

Johan Galtung

Non so; ma penso di saperne qualcosa… Almeno penso, quindi mi può capitare di sapere…

Non un mondo di stati-nazione. Han fatto il loro tempo, salvo i più grandi. In maggioranza sono semplicemente troppo piccoli. Uno stato riguarda il potere di controllo, mediante un’organizzazione cui ci si riferisce pure con il termine stato; lo stato entro lo stato: un centro di stato per controllare il resto, la periferia dello stato.

Affinché ciò funzioni, l’informazione su eventuali minacce al controllo dev’essere ultra-rapida, di preferenza alla velocità della luce (non segnali di fumo fra cime montuose). Questo è il mondo che più o meno effettivamente abbiamo. E che però sta cambiando.

La forza propulsiva ne è com’era, per Marx, nella tecnologia. Ma, a differenza di Marx, non dei mezzi di produzione, bensì di trasporto e comunicazione. Dal cavallo e i velieri ai voli aerei e ai missili; dai segnali di fumo alla velocità della luce. Un bel po’.

Così ci ritroviamo il cambiamento già in atto da qualche tempo, da un mondo di stati-nazione verso un mondo di regioni-civiltà, forse una decina, su per giù.

Un mondo per il meglio, o per il peggio? Dipende da che ne facciamo.

Comunque, possiamo predire che le scuole dovranno ridurre l’insegnamento dee storie relative agli stati-nazione, compreso il proprio, con tanto di glorie traumi, a favore delle culture legate alle civiltà, con i relativi pro e contro. Il che favorisce gli insegnanti più giovani e comporta la riformazione dei più anziani.  Benché le scuole non possano congedare i propri studenti solo nella società bensì nella propria regione, sprovvista come tutto il mondo di mappe relative alle culture e alle civiltà, una sfida chiave oggigiorno.

Siamo abituati a carte bidimensionali rappresentanti la terza dimensione con curve fra punti alla stessa altitudine. C’è il rischio di trattare le culture, addirittura intere civiltà allo stesso modo, in termini di superiore e inferiore; che va bene per dimensioni specifiche – come livello di pluralismo di varietà – ma non generalmente.

Piuttosto, si cerchino e sottolineino i punti forti di ogni cultura/civiltà, Ma, allora, dal punto di vista di quale civiltà? Risposta: di parecchie. Le realtà pluralistiche comportano un insegnamento/ apprendimento pluralistico, per non cadere nella tentazione – qualcuno direbbe abisso – di dichiararne una “universale” come spesso nella storia umana, sempre seguito da “declino e caduta”.

Morale: per evitare decline e caduta, non arrampichiamoci troppo in alto, miriamo all’uguaglianza, tutti allo stesso livello, e tutti in rapporto con tutti. Tavole rotonde, a profusione.

Abbiamo il privilegio di vivere in un periodo storico molto stimolante, con l’addio agli stati-nazione e l’accoglienza alle regioni-civiltà. E poi sempre con la possibilità di riscoprire, o ricreare, una realtà di “piccolo è bello”, indipendentemente da quanto “grosso è necessario” possa emergere. Emozionante!


EDITORIAL, 14 Sep 2020 | #656 | Johan Galtung – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

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