Animali e Santi. Saggi di ecologia umana | Recensione di Enrico Peyretti

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Alberto Bosi, Animali e Santi. Saggi di ecologia umana, Primalpe, Cuneo 2019, pp. 208, € 13,00

Libri  –  Con un pacato amore

Questo libro di saggi  è scritto da un saggio. Un saggio che si muove con garbo e passo leggero nei tre regni, degli umani, persino dei santi, degli animali, e della terra. Percorre la continuità nelle differenze, e sente l’unità di tutte le cose, e i comuni problemi, i pericoli, e ascolta i messaggi che i tre regni si trasmettono. Parla l’Autore, naturalmente, parlano molti narratori e filosofi che egli frequenta e ascolta, parlano gli animali di cui sa intendere la lingua, parlano anche alcuni santi, più o meno immaginari. C’è di che imparare.

L’esordio è allarmante: l’ideale del superuomo (oggi si parla di transumanesimo) è prematuro, perché non c’è ancora l’uomo: l’uomo non realizza ancora le sue possibilità attuali. Pensa di crescere con la tecnologia, più che cercare la sapienza. Aggredisce la natura, invece di convivere nel corpo comune che essa è per ogni vita. Si comporta in modi disumani, perché stenta a riconoscere uomo come se stesso l’altro uomo. 

L’Autore vuole scrivere in forma leggera e ironica, che non è meno impegnata e preoccupata. Nei brevi saggi che ci offre vuole proporre una saggezza pratica più che sapienza teorica, ma noi vediamo che quella discende da questa, come è bene che sia. Così si interroga sull’umano, e sui limiti dell’umano: limiti nei confronti dell’Oltre, e della natura cui apparteniamo. La nostra specifica natura è diventata cultura, cioè ci siamo coltivati e costruiti, cambiando il mondo insieme a noi: l’epoca attuale, segnata da noi, è l’Antropocene. La struttura cosmoteandrica (Panikkar) della nostra realtà appare scissa: noi separati dall’Oltre e violenti sulla terra, ci procuriamo solitudine e pericolo, disuguaglianze e illusioni, dipendenza dalle tecnologie, le nostre serve-padrone.

Attraverso fiabe e favole (c’è una differenza: p. 31), animali classicamente ricchi di messaggi per noi (in primo luogo l’asino!), ci accompagnano a leggere in trasparenza la nostra condizione attuale, sulla quale l’Autore riflette con acume, con ampie conoscenze del pensiero classico e attuale, delle testimonianze oggi più significative, come delle sapienze popolari e della mitologia. Una grande quantità di autori e testimoni sono citati e discussi con cura, facendo incrociare molti sguardi. E anche una realtà naturale come il bosco scopriamo che dice molto alla filosofia e alla religione, allo spirito umano. Come possiamo disboscare a man bassa, e asfaltare il mondo? La critica al sistema di potere vigente è continua, ma non irata: e così è più efficace, perché con l’occhio della trasparenza simbolica ne scopre il midollo malato sotto la coriacea epidermide imbellettata. Consumare per vivere, vivere per consumare: e noi come criceti corridori immobili dentro la ruota.

La vera domanda politica ed economica è: come pensare e promuovere un reale e globale progresso dell’umanità, non solo quantitativo e apparente? (p. 125).

I riferimenti all’attualità arrivano fino all’incendio di Notre Dame, 2019: aspettiamo da Alberto Bosi una lettura della nostra vita dopo la pandemia del 2020. Ma anche nelle favole e nei miti antichi l’Autore vede l’umanità e il mondo attuale, vede la domanda che abbiamo citato: come progredire, evolvere, almeno salvarci dai pericoli che abbiamo creato noi, e realizzare l’uomo incompiuto. Perciò egli dice all’inizio che il suo libro si può cominciare da un punto qualunque.  È continuo il tema, ma vari e vivaci gli approcci, con quella leggerezza seria e colta che può accompagnare anche il lettore meno impegnato a porsi le domande oggi ineludibili.

Ottimista o pessimista il nostro Autore? Vediamo come definisce queste due specie umane, a p. 158. Direi che è preoccupato, occupato a scrutare l’orizzonte, ad analizzare il percorso, mosso da impulso vitale, senza illusioni consolatorie, senza rassegnazione. Con un pacato amore per ciò che vive.

30 maggio 2020