Ve l’avevo detto… | Cinzia Picchioni

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Molte delle indicazioni di comportamento che sorgono a causa del (o grazie al?) Covid-19 sono contenute nelle «regole» della semplicità volontaria, che a loro volta sono contenute nella Regola francescana (e nel Cantico delle creature di san Francesco d’Assisi), che a loro volta sono contenute nel Vangelo (in particolare nel Sermone della montagna – o «beatitudini») cui – sono sicura – si è ispirato il leggendario saggio indiano Patanjali per scrivere gli Yoga Sutra.

Indiana è – non a caso – anche Vandana Shiva, mio personale «mito» (e non solo mio). Dieci anni fa – 10 anni fa! – la famosa ambientalista scriveva, diceva, trasmetteva alcuni concetti che oggi – in tempo di Covid-19 – sembrano più attuali che mai. In realtà non sono attuali, è che sono stati inascoltati, e così oggi siamo nella situazione in cui siamo. Per questo ho pensato di riprendere alcune di quelle  suggestioni espresse in due articoli – pubblicati nel 2019 dal Centro Studi Sereno Regis –: Satyagraha per un’economia sacra e È ora di finire la guerra contro la Terra, di Vandana Shiva [1]. Sarebbe auspicabile che – dovendo ripensare tutto, compreso il sistema economico oltreché sanitario – si tenesse conto di queste parole, nell’ulteriore occasione che abbiamo «grazie» alla pandemia che – come dice il nome – coinvolge tutti.

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Secondo la Gram Seva Sangh di Bangalore un’economia sacra è tale se è «un sistema di produzione che crea il maggior numero di posti di lavoro con il minore investimento di capitale, e anche con il minor danno alla natura». Satyagraha – forza della verità – è la parola usata da Gandhi per indicare la non-cooperazione e la non-partecipazione con sistemi, leggi, paradigmi, politiche che distruggono la terra e rubano la nostra umanità e le nostre libertà, che frantumano il nostro potenziale di compassione e condivisione, che atrofizzano i nostri cuori, le nostre menti, le nostre mani.[…] Satyagraha è la pratica più profonda di democrazia: dire NO dal più profondo della coscienza rappresenta un dovere morale a non cooperare con leggi ingiuste e brutali, e con processi antidemocratici di sfruttamento: è alle leggi più elevate che dobbiamo obbedire. […]

[…] la guerra più grossa è quella contro il pianeta. È una guerra con le radici in un’economia che manca di rispettare i limiti ecologici ed etici – limiti all’ineguaglianza, all’ingiustizia, all’avidità e alla concentrazione economica. Una manciata di grandi aziende e di paesi potenti cerca di controllare le risorse della Terra e trasformare il pianeta in un supermarket in cui tutto è in vendita. Vogliono venderci l’acqua, i geni, le cellule, gli organi, la conoscenza, le culture e il futuro. […] Far pace con la Terra è sempre stato un imperativo etico ed ecologico; ma adesso è diventato un imperativo di sopravvivenza per la nostra specie. […] La violenza contro il suolo, la biodiversità, l’acqua, l’atmosfera, le fattorie e i coltivatori produce un sistema alimentare parabellico incapace di nutrire le persone. Un miliardo soffre la fame. Due miliardi soffrono di malattie collegate all’alimentazione  obesità, diabete, ipertensione e tumori.

In uno sviluppo non sostenibile sono coinvolti tre livelli di violenza. Il primo è la violenza contro la Terra, che si esprime come crisi ecologica. Il secondo è la violenza contro le persone, che si esprime come povertà, privazione e sfollamento. Il terzo è la violenza della guerra e della conflittualità in quanto i ricchi si protendono a risorse situate in altre comunità e paesi per i propri appetiti illimitati. […]

[…] Come guardiamo a noi stessi in questo mondo? Per cosa ci siamo come umani? E siamo null’altro che una macchina per far soldi e ingoiare risorse? O abbiamo uno scopo, un fine, più alto? Credo che la «democrazia della Terra» ci renda in grado di concepire e creare democrazie vive basate sul valore intrinseco di tutte le specie, tutte le persone, tutte le culture – una giusta ed equa condivisione delle risorse vitali della Terra e delle decisioni sul loro utilizzo. […] Dobbiamo fare una scelta. Obbediremo alle leggi di mercato dovute all’avidità delle grandi aziende o alle leggi di Gaia per il mantenimento degli ecosistemi terrestri e la varietà dei suoi esseri?

Il bisogno umano di cibo e acqua può essere soddisfatto solo se si protegge la capacità della natura di fornire cibo e acqua. Suoli sterili e fiumi morti non possono dare cibo né acqua.

Difendere i diritti di madre Terra è perciò  la più importante lotta per i diritti umani e la giustizia sociale. È il più ampio movimento per la pace dei nostri tempi»

Se avessimo ascoltato…

  • avremmo diminuito di viaggiare come monadi impazzite per tutto il mondo, in ogni momento dell’anno e per «turismo»; e non mi dite che vi manca andare nei musei italiani quando preferite andare a visitare i Caraibi invece delle città italiane che tutto il mondo ci invidia;
  • avremmo imparato già da tempo a comprare prodotti locali, a km 0, senza pretendere di far coltivare/raccogliere/trasportare per migliaia di chilometri le pere argentine;
  • avremmo imparato già da tempo a comprare di meno, imparando l’auto-produzione in ogni caso possibile (e non solo per «moda»), cucinando di più in casa invece di andare al bar anche quando non è necessario;
  • avremmo imparato già da tempo a non usare l’automobile anche per pochi metri di strada, scoprendo che la bicicletta è il mezzo migliore per muoversi in città, ogni volta che si può, cercando di capire quando preferirla;
  • avremmo capito prima che non è importante andare in discoteca, né dal parrucchiere, né ammucchiarci in una piazza per seguire la partita sui maxi-schermi (non ci è bastata la tragedia di Torino in piazza San Carlo…), e che invece davvero importanti sono le relazioni che non abbiamo più potuto coltivare se non con fastidiose video-chiamate (che lasciano in genere più delusi di una telefonata normale, con la voce e basta, ho sentito dire, perché io non ho il cellulare e non ho trovato importante usare/imparare a usare i sistemi per video-chiamare, skype, zoom ecc., accontentandomi di parlare al telefono – fisso – con qualche persona cara);

e l’elenco potrebbe continuare a lungo, passando per l’imparare a fare la spesa in modo intelligente invece di uscire – rischiando e facendo rischiare – ogni 2 giorni, e anche rendersi conto che mangiamo tutti troppo! Se si capisce che le scorte devono usare di più si impara anche a mangiare il giusto, cucinando creativamente senza buttare gli avanzi, anzi senza avanzare alcunché.

Nasci, consuma, crepa

E vogliamo parlare della necessità di comprare?  Prima di comprare – insegna la semplicità volontaria – abbiamo molte altre opzioni da analizzare. Es.: il lievito di birra che a un certo punto è venuto a mancare nei negozi. Ma mi chiedo: perché non avevamo il lievito-madre in frigo? 

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Finisce il detersivo per i panni: perché non abbiamo la magic washing ball?  Entrambi i suggerimenti sono stati dati molti anni fa dalla semplicità volontaria, evidentemente non a caso (lo vediamo ora). E la carta igienica? Pure quella a un certo punto non si trovava più. Ma perché se siamo in casa non ci laviamo, invece di consumare rotoli e rotoli di carta vergine? 

Anche questo suggerimento era stato ampiamente fornito e motivato, molti anni fa, dopo la mia visita al depuratore del Po, e puntualmente regalato dalle «pagine» di questo sito oltre che dalle pagine vere dei 2 libri Consigli contro gli acquisti e Semplifichiamo!, entrambi con l’Introduzione di Nanni Salio, in cui pure lui ci parlava di qualcosa di passato e inascoltato: il Club di Roma e I limiti dello sviluppo.

Tutti profeti che, come al solito, non vengono considerati dai loro stessi concittadini… chissà se ora, che ci siamo accorti che non esiste la propria città e l’Altrove, ma che il mondo è chiuso, è uno, è «finito» e soprattutto è tutto collegato, proprio come la rete. Solo che adesso l’aggettivo «virale» ha assunto un altro significato, e non veicola più stupidi video di giovani e inconsapevoli influencer.

Il virus ci ha fatto capire dolorosamente il significato di «virale» (e che forse è ora di smettere di usare le parole a casaccio?) e anche di «influenza». Chissà se abbiamo capito? Chissà se avremo rispetto? Chissà se riscopriremo – altro messaggio inascoltato di un profeta ignorato – che «Piccolo è bello»? Anche questo era già stato detto.

Firmato Il grillo parlante.


[1] Vandana Shiva è una fisica e ambientalista indiana, destinataria del Premio per la Pace 2010 di Sidney. Questa ultima è una versione riveduta del suo discorso all’Opera House di Sidney del 3 novembre 2010.